Storia del jazz

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La storia del jazz dalle sue origini alla fine dell'Ottocento a oggi è composta da varie fasi con caratteristiche diverse. Queste fasi sono marcate da diversi fattori tra cui molti cambiamenti negli strumenti usati, nella composizione del complesso che li suona, nel pubblico di riferimento e anche negli obiettivi che i musicisti coinvolti hanno per la loro musica.

Precursori[modifica]

Le origini del jazz si trovano nel blues e nel ragtime. Il blues ha le sue origini prima della guerra di secessione americana nei canti di lavoro degli schiavi afroamericani nelle piantagioni. Dopo l'affrancamento degli schiavi, gli afroamericani hanno cominciato ad aggiungere a questi brani strumenti "poveri" come l'armonica, il banjo e la chitarra. Con l'aumento di libertà per la comunità afroamericana dopo la guerra di secessione, il blues si diffonde e sviluppa prendendo la sua forma iconica di dodici misure, il cosiddetto "12-bar blues". Questa forma tipica è adatta a ballare e di seguito i musicisti hanno cominciato ad aggiungere altri strumenti come ottoni, ance e pianoforti, strumenti che sarebbero poi diventati tipici del jazz.[1]

Il ragtime invece nasce verso la fine dell'Ottocento dalla mescolanza tra brani di marcia suonati con gli ottoni e la musica del "jig," un ballo tipico afroamericano, inizialmente nello stato americano del Missouri. Il ragtime è una musica basata primariamente sul pianoforte, con un battito ben adattato per il "two-step" e il "cakewalk", due balli popolari alla fine dell'Ottocento. Il nome "rag" deriva dall'aspetto sincopato della musica, cioè dall'enfasi sui battiti non-standard in ogni misura di musica ("Ragged" vuol dire 'spezzato' in inglese). Secondo A. Lavignac, il ragtime era "Una melodia fortemente sincopata sovrapposta a un accompagnamento rigorosamente regolare", con la combinazione dello "straight time" dalle marce con il sincopato "rag time".[2] Tra i musicisti del ragtime, Scott Joplin è tra i più conosciuti, grazie specialmente al suo brano The Entertainer (1902) che rimane uno dei più famosi del genere. Il ragtime si è gradualmente diffuso fuori del Missouri ed entro il 1910 era apprezzato anche nelle grandi città, da New York a San Francisco, e anche all'estero in Europa.[3]

La nascita del jazz[modifica]

La mescolanza tra il ragtime, che combinava ritmi tipici africani con gli standard per piano dell'epoca, e il blues, radicato nella musica folkloristica e rurale afroamericana e dotato di melodie lente, ha portato alla nascita del jazz.[4][5] Quantunque le origini siano un po' incerte, generalmente gli storici sono d'accordo nel dichiarare che il jazz è nato a New Orleans nello stato americano della Louisiana. Tra coloro citati come pionieri di questa musica nuova c'è Buddy Bolden, un musicista che suonava la cornetta, uno strumento a fiato in ottone simile alla tromba. Il suo complesso era molto famoso a New Orleans tra il 1900 e il 1905, ma non improvvisava le melodie come sarebbe divenuto normale nell'evoluzione successiva del jazz. Il pianista 'Jelly Roll' Morton è spesso considerato come il primo intellettuale del jazz, come mostra la differenza tra due sue versioni del Maple Leaf Rag, una eseguita nel modo rigido delle marce e ragtime formale e un'altra con il movimento tipico "swing" che caratterizzerebbe il jazz.[6]

Jelly Roll Morton suona Tiger Rag.[7]

Oltre al pianoforte e alla cornetta, un tipico gruppo jazz in questo periodo includeva di solito anche strumenti come il trombone e il clarinetto e pure la chitarra o il banjo. Nello sviluppo del suono, la tromba ha largamente preso il posto della cornetta. Anche se questi strumenti non erano quelli tipici del blues, i brani suonati da questi complessi erano più che altro basati sul blues.[8]

L'era dei Big Band[modifica]

Prima della prima guerra mondiale, i complessi jazz erano semplici, con al più un musicista su ciascuno strumento. Tipicamente si trattava di tromba, trombone e clarinetto appoggiati su una componente di ritmo che poteva includere pianoforte, basso, banjo e batteria. Dato le ridotte dimensioni dei bar e locali a New Orleans e la necessità di lasciare spazio a una pista di ballo, gruppi più grandi non sarebbero stati pratici. In una situazione del genere, ogni musicista doveva conoscere la sua parte a memoria e poi aveva la libertà di improvvisare durante i suoi assoli. Come risultato, il jazz scritto, cioè musica composta sul foglio, non era né comune né necessario.[9]

Un esempio di improvvisazione. [10]

Però con l'aumento in popolarità del jazz, nutrito anche dalla migrazione del popolo americano dal Sud verso il Nord degli Stati Uniti e dal desiderio popolare di ballo, i modesti locali tradizionali non furono più adeguati a servire il mercato. Con il boom economico dopo la prima guerra mondiale, il pubblico americano aveva soldi da spendere e una voglia di ballare il jazz, nominato anche "swing" in questo contesto. Gli impianti di diffusione sonora sarebbero stati inventati solo nei tardi anni Venti, e quindi per riuscire a suonare in locali più grandi era necessario alzare il volume della musica aggiungendo più musicisti su ogni strumento, creando i Big Band (complessi grandi).[11]

Tuttavia, quando c'è più di un musicista, l'improvvisazione non è più possibile. Tutti i clarinetti, per esempio, devono suonare le stesse note allo stesso momento. Dunque l'assolo tradizionale non poteva più essere creato sul momento. Questo ha portato un cambiamento importante in cui i leader dei Big Band hanno dovuto scrivere la musica, cioè documentare gli arrangiamenti su carta, una cosa che non era necessaria prima.[12]

I rami crescono[modifica]

Alla metà degli anni Quaranta, il picco dell'era dei Big Band era passato. Con le sfide dell'economia bellica negli Stati Uniti, soprattutto il razionamento della benzina, e i musicisti arruolati nelle forze armate, era diventato difficile sostenere e spostare un complesso di quindici persone e i loro strumenti.[13] In quel periodo, le capacità musicali dei musicisti dei Big Band erano ad alto livello. Questi musicisti dovevano leggere e poi suonare le composizioni intricate direttamente dagli spartiti in varie tonalità musicali, tempi e ritmi. Però nel contesto dei Big Band avevano poche opportunità per creatività o improvvisazione.[14]. Questa voglia di sperimentazione creativa portò alla nascita del bebop negli anni Quaranta, poi la reazione al bebop del cool jazz subito dopo e ancora dopo lo "hard bop" negli anni Cinquanta. Avendo stabilito un tronco solido, i rami del jazz hanno cominciato a crescere.[15]

Il bebop si è sviluppato ad Harlem, a New York, ed era dominato da personaggi come il sassofonista Charlie "Bird Man" Parker e il trombettista John Birks "Dizzy" Gillespie.[16] Nel movimento bebop i musicisti hanno cominciato a giocare con gli accordi tipici, ad alterare le note dei quinti, noni, undicesimi e tredicesimi accordi e enfatizzarli in modi nuovi.[17] Il bebop mostrava anche un aumento della complessità ritmica in merito al fatto che ogni strumento era suonato da un solo musicista, che aveva quindi ancora l'opportunità di improvvisare. In confronto ai locali enormi, questi musicisti all'avanguardia erano tornati a suonare in piccoli bar e club, condividendo un'esperienza più intima e meno indirizzata verso il ballo, come descritto da Stuart Nicholson:

"Il passaggio dallo swing al bebop non fu semplicemente musicale, ma anche filosofico. Segnò un passaggio dalla celebrazione collettiva della musica in enormi sale da ballo alla sua contemplazione privata nei jazz club. Con l'ascesa del bebop, il jazz divenne rapidamente un'esperienza individuale; il pubblico era più piccolo, solitamente seduto, e l'ambiente espositivo più intimo."[18]

Miles Davis a New York nel 1947

Nei tardi anni Quaranta, un gruppo di musicisti, tra cui il più conosciuto era Miles Davis, si ribellò contro il bebop dando vita al "Cool Jazz".[19] Mentre il bebop era caratterizzato da una forte intensità con armonie e ritmi complicati suonati con un passo rapido, il cool jazz valorizzava ritmi più rilassati. L'influenza della musica classica qui ha toccato il jazz, con l'aggiunta di strumenti nuovi e brani con sezioni più lunghe.[20] Nel 1958, è stato pubblicato l'album Birth of the Cool. Questa collezione di undici brani strumentali era stata registrata nel 1949 e 1950, ma ci volle quasi un decennio prima che il valore rivoluzionario di questi brani fosse riconosciuto. Oltre al trombettista e capo del complesso Miles Davis, c'erano anche sassofonisti Gerry Mulligan (baritono) e Lee Konitz (alto/contralto), quest'ultimo collaboratore del trombettista Chet Baker, un altro nome conosciuto per il cool jazz.[21]

Chet Baker nel 1955

Come accennato prima, il passaggio dall'era dello swing a quella del bebop ha avuto conseguenze sul pubblico che voleva ballare, con effetti prevedibili finanziari per i musicisti e per i locali che li ospitavano. Ma il pubblico non smise di ballare; invece iniziò ad ascoltare (e ballare) il rhythm & blues (R&B).[22] E infatti, i gruppi R&B usavano strumentazione quasi uguale ai musicisti del bebop aggiungendo solo la chitarra elettrica e il canto. Ma il cambiamento più significativo del R&B era l'implementazione del "backbeat" nella sezione di percussione, e questo ritmo, tuttora molto comune nella musica popolare, era molto ballabile.[23] La crescente popolarità del R&B ha lasciato meno opportunità ai gruppi jazz, siccome i locali erano sempre gli stessi e il pubblico voleva ballare.[24] Questi fattori hanno spinto il pianista Horace Silver e il batterista Art Blakey in una direzione nuova, quella del cosiddetto 'funky' hard bop.[25] Prendendo ispirazione dal blues, questa nuova qualità di funky divenne molto popolare.[26] Anche Miles Davis, sempre all'avanguardia dei cambiamenti nel jazz, era coinvolto, e nel 1954 pubblicò l'album Walkin, oggi visto come un classico del sottogenere.[27]

L'elettrificazione del Jazz[modifica]

A questo punto l'albero del jazz è cresciuto al punto di essere veramente sostanziale. Il suo ramo principale è il jazz moderno (Modern Jazz), che comprende tutti i sottogeneri nati dopo la seconda guerra mondiale, includendo il jazz libero (Free Jazz), il jazz spirituale (Spiritual Jazz) e il West Coast Jazz, tra gli altri. Tuttavia, uno dei cambiamenti più significativi fu l'elettrificazione del Jazz, anch'essa guidata da Miles Davis.[28] Sugli album Miles in the Sky e Sorcerer cominciano a essere presenti aspetti della musica rock, con l'aggiunta di chitarre electtriche e il pianista Herbie Hancock che suonava un pianoforte elettrico.[29]

Herbie Hancock nel 1976

Nel 1969, Davis usò anche tre pianoforti elettrici e chitarra e basso elettrici, capendo che rubare e adattare i tratti tipici del rock era necessario per raggiungere il pubblico.[30] Dopo questa transizione, Herbie Hancock è diventato molto famoso per la sua virtuosità sul pianoforte elettrico pubblicando nel 1973 l'album Headhunters, il quale è diventato uno degli album jazz più venduti, anche se lui stesso non lo considerava un album 'jazz'.[31]

Il Jazz attualmente[modifica]

La crescita di tutti questi rami e sottogeneri continua anche oggi, e, come ha accennato Hancock, le linee tra i sottogeneri hanno cominciato a sfocare, anche con variazioni globali. Pure nei paesi fuori dagli Stati Uniti, il jazz si è sviluppato in modo simile: prima in ambito sociale, poi i seguaci hanno portato la musica avanti.[32] Tipicamente quando musicisti internazionali suonano jazz aggiungono anche elementi locali, nel cosiddetto processo di "glocalizazzione".[33] E così nel mondo attuale è possibile trovare jazz ovunque: per esempio, jazz jamaicano (Bridge View da Jazz Jamaica), jazz africano (Hellfire da African Jazz Pioneers), jazz panamense (Danilo Pérez) o jazz norvegese (Lokk da Jan Garbarek).[34] Mescolando le radici nei campi americani con gli elementi locali, i rami continuano a crescere.

Note[modifica]

  1. Blues. Enciclopedia Treccani online. https://www.treccani.it/enciclopedia/blues/.
  2. Rag-time. Enciclopedia Italiana. https://www.treccani.it/enciclopedia/rag-time_(Enciclopedia-Italiana)/
  3. Nicholson, Jazz, pp. 147-150.
  4. Jazz: Overview. Encyclopedia of African-American Culture and History. https://www.encyclopedia.com/history/encyclopedias-almanacs-transcripts-and-maps/jazz-overview.
  5. A New Orleans Jazz History. National Park Service. https://www.nps.gov/jazz/learn/historyculture/jazz_history.htm.
  6. Nicholson, Jazz, p. 154.
  7. https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/66/Jelly_Roll_Morton_-_Tiger_Rag.ogg, Alfi51, CC BY-SA 4.0, https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0. Wikimedia Commons.
  8. Jazz: Overview. Encyclopedia of African-American Culture and History. https://www.encyclopedia.com/history/encyclopedias-almanacs-transcripts-and-maps/jazz-overview
  9. Nicholson, Jazz, p. 194.
  10. https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/8d/II-V-I_Jazz_Improv.ogg. Serolillo, CC BY 2.5, https://creativecommons.org/licenses/by/2.5. Wikimedia Commons
  11. Nicholson, Jazz, p. 194.
  12. Nicholson, Jazz, p. 194.
  13. Nicholson, Jazz, p. 239.
  14. Nicholson, Jazz, p. 263.
  15. Nicholson, Jazz, p. 264.
  16. Nicholson, Jazz, p. 268.
  17. Nicholson, Jazz, p. 265.
  18. Nicholson, Jazz, p. 269.
  19. Nicholson, Jazz, p. 278.
  20. Cool Jazz's Relationship to Bebop. Fiveable. https://fiveable.me/history-of-jazz/unit-7/cool-jazzs-relationship-bebop/study-guide.
  21. Nicholson, Jazz, pp. 280, 282.
  22. Nicholson, Jazz, p. 285.
  23. Nicholson, Jazz, p. 286.
  24. Nicholson, Jazz, p. 287.
  25. Nicholson, Jazz, p. 288.
  26. Nicholson, Jazz, p. 289.
  27. Nicholson, Jazz, p. 296.
  28. Nicholson, Jazz, p. 361.
  29. Nicholson, Jazz, p. 362.
  30. Nicholson, Jazz, p. 363.
  31. Nicholson, Jazz, p. 374.
  32. Nicholson, Jazz, p. 453.
  33. Nicholson, Jazz, p. 463.
  34. Nicholson, Jazz, p. 479.

Bibliografia[modifica]