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Ville di Marcello D’Olivo a Lignano Sabbiadoro[modifica]

Le ville progettate da Marcello D'Olivo a Lignano Sabbiadoro rappresentano un esempio emblematico dell'architettura moderna italiana del dopoguerra. Queste abitazioni, realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta, incarnano l'innovativo approccio progettuale dell'architetto, caratterizzato da un attento dialogo con il paesaggio naturale e da soluzioni estetiche e funzionali all'avanguardia. Attraverso l'uso di forme organiche, materiali locali e un'armonica integrazione con l'ambiente costiero, le ville si sono consolidate come simboli della creatività e dell'ingegno di D'Olivo, nonché come testimonianze significative di una stagione di grande fervore architettonico e culturale in Italia.

L’architetto e il suo rapporto con Lignano[modifica]

Marcello D’Olivo (Udine, 27 febbraio 1921 - Udine, 24 agosto 1991) è stato un architetto italiano di rilievo nel XX secolo, noto per il suo approccio innovativo e organico, che combinava architettura e natura. Formatosi all'Istituto Universitario di Architettura di Venezia[1], dove si laureò nel 1947, si distinse per superare i canoni tradizionali e adottare soluzioni progettuali innovative.

La sua carriera, sviluppata sia in Italia che all'estero, si caratterizzò per la ricerca stilistica e l’attenzione al paesaggio. I suoi progetti includevano edifici residenziali, complessi pubblici e piani urbanistici, spesso arricchiti da riflessioni teoriche sull’urbanistica. Collaborò con artisti e intellettuali come De Chirico, Pasolini ed Hemingway, aggiungendo una profonda dimensione culturale alle sue opere.

La carriera nella bassa friulana[modifica]

Il legame di Marcello D’Olivo con Lignano Sabbiadoro è uno degli aspetti più distintivi della sua carriera. Negli anni Cinquanta, la cittadina stava vivendo una fase di grande trasformazione, passando da piccolo borgo marittimo a rinomata località turistica. Fu in questo contesto che D’Olivo venne coinvolto in un progetto di sviluppo urbanistico che segnò la storia della città e lo consacrò come uno degli architetti più visionari del suo tempo.

Nel 1953, infatti, su incarico della Lignano Pineta S.p.A., fondata da Aldo Mainardis[2], D’Olivo progettò il piano urbanistico di Lignano Pineta[3]. La sua idea rivoluzionaria prevedeva una disposizione a spirale delle strade, ispirata alla forma di una chiocciola, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale e preservare la pineta preesistente. Questo schema urbanistico era unico nel suo genere e rifletteva l’approccio organico di D’Olivo, che mirava a integrare edifici e natura in un dialogo armonioso. La spirale urbanistica, con il centro destinato a spazi pubblici e le aree più esterne occupate da abitazioni, ha reso Lignano Pineta un modello di sviluppo sostenibile e innovativo. Il progetto attirò l’attenzione di critici e intellettuali, tra cui Bruno Zevi, e venne ammirato a livello internazionale [4]. Oltre al piano urbanistico, D’Olivo progettò diverse strutture a Lignano, tra cui ville residenziali, edifici pubblici e spazi ricettivi. Tra questi spicca Villa Mainardis, una delle sue opere più iconiche, che combina una pianta circolare con materiali naturali, in perfetta sintonia con l’ambiente circostante.

Lignano divenne per D’Olivo un laboratorio a cielo aperto dove sperimentare soluzioni architettoniche innovative. La sua attenzione alla sostenibilità, alla luce naturale e al paesaggio si riflette in ogni progetto, rendendo la località un esempio pionieristico di sviluppo turistico rispettoso del territorio.

Villa Mainardis[modifica]

Villa Mainardis è una villa unifamiliare situata a Lignano Pineta, progettata dall’architetto Marcello d’Olivo. Il progetto della villa risale al 1953, con la costruzione completata nel 1955. L'edificio fu commissionato da Aldo Mainardis, una figura di grande rilievo imprenditoriale e culturale del Friuli Venezia Giulia [5]. Negli anni '50, infatti, Mainardis si dedicò a progetti visionari, tra cui lo sviluppo urbanistico di Lignano Pineta: tra i suoi progetti spiccano l'acquisizione di ettari di pineta e la fondazione di Lignano Pineta S.P.A. Mainardis, grande sostenitore dell'architettura moderna, commissionò diverse ville residenziali a D’Olivo, tra cui la sua residenza personale.

Il rapporto tra Mainardis e D'Olivo si trasformò in una solida amicizia, arricchendo il progetto di Villa Mainardis con una visione condivisa di innovazione. Il progetto attirò l'attenzione di personalità illustri come Ernest Hemingway e Bruno Zevi, che lodarono la fusione tra architettura e natura. Questo approccio originale suscitò anche l'interesse di Leonardo Sinisgalli, industriale e poeta.

Villa Mainardis non è solo un simbolo di architettura moderna, ma anche un testimone dell'impegno di Aldo Mainardis per la promozione culturale e artistica della sua terra.

Descrizione[modifica]

La villa si sviluppa su una pianta circolare, una scelta innovativa e poco convenzionale che riflette l'interesse di D'Olivo per la geometria organica e per le influenze di grandi maestri internazionali come Frank Lloyd Wright. La pianta è un fulcro simbolico e funzionale che conferisce alla struttura un carattere unico, esaltandone l'eleganza e la fluidità spaziale.

"A pianta circolare è pure villa Mainardis, iniziata nel dicembre del 1954 e organizzata attorno a un patio centrale. Le dimensioni contenute della casa costringono l'architetto a rivedere una prima soluzione con il vano centrale più ampio, ma di incerta distribuzione delle stanze perimetrali, per sviluppare una seconda soluzione, poi attuata, con il patio di dimensioni più ridotte. Ispirata alla casa di Frank Lloyd Wright per il figlio David a Phoenix, questa villa è una sorta di disco volante planato tra le dune, metafora di una città futuribile" 

Marcello D'Olivo, a cura di Guido Zucconi, Einaudi 1998

Tra le principali caratteristiche architettoniche della struttura, il tetto spiovente, pur aderendo a uno stile contemporaneo, richiama le tradizioni locali e favorisce il deflusso delle acque piovane, creando al contempo un effetto visivo dinamico. Le terrazze sagomate, perfettamente integrate con la pianta circolare, offrono spazi esterni panoramici e fruibili, mantenendo una stretta connessione con gli interni della villa. Le ampie vetrate a tutta altezza garantiscono un’eccellente illuminazione naturale e stabiliscono una costante relazione visiva con l’ambiente circostante. L’utilizzo di materiali naturali e durevoli, come il cemento armato per la struttura, i mattoni faccia a vista e l’intonaco bianco per le facciate, conferisce all’edificio un’estetica raffinata e senza tempo. La copertura praticabile in calcestruzzo e i serramenti in legno completano il progetto, garantendo un equilibrio tra funzionalità e design.

Stato attuale e conservazione[modifica]

Villa Mainardis ha sempre goduto di una manutenzione esemplare, che ha permesso alla villa di conservare intatte le sue caratteristiche architettoniche distintive. Nel corso degli anni, l'edificio è stato oggetto di interventi di cura e restauro che ne hanno preservato l'integrità.

Un significativo esempio della continua attenzione riservata alla villa è il suo coinvolgimento nel video musicale di Mattia del Moro, "Dove siamo finiti", diretto dal regista Bruno Noaro [6]nel 2019. In questa occasione, la villa è stata valorizzata attraverso l'obiettivo della telecamera, mettendo in risalto le sue linee moderne e le caratteristiche architettoniche uniche, nonché l'ampio spazio esterno, che si fonde armoniosamente con il paesaggio naturale circostante. Questo tipo di attenzione ha contribuito a mantenere viva l'importanza storica e architettonica di Villa Mainardis, confermandola come una delle icone dell'architettura del Novecento a Lignano Sabbiadoro.

L'abitazione è attualmente tutelata dall'associazione Raggi & ArchiTetture – Ville di Lignano.

Villa Spezzotti-Gregoratti[modifica]

Villa Spezzotti-Gregoratti è una villa unifamiliare progettata dall'architetto Marcello D'Olivo, situata nel comune di Lignano Sabbiadoro, nella zona di Lignano Pineta. L’abitazione fu commissionata dall'imprenditore Giovanni Battista Spezzotti come dono per la moglie Lydia Maria Rizzi.

Progettata nel dicembre del 1955, la sua costruzione ebbe inizio solo nell'ottobre del 1956, quando D'Olivo aveva ormai perso il controllo sulle costruzioni realizzate all'interno della spirale di Lignano Pineta, dopo aver interrotto i rapporti con la Società Lignano Pineta a causa di disaccordi sul piano urbanistico. Secondo il Piano regionale delle emergenze della Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia, grazie al lavoro della catalogatrice Francesca Nodari, sappiamo che la villa fu completata tra il 1956 e il 1958 [7]

Negli anni Settanta, a seguito della prematura morte di Lydia Maria Rizzi, la villa cambiò proprietà e assunse il nome di ‘’Villa Spezzotti-Gregoratti’’.

Descrizione[modifica]

L'abitazione è concepita attorno a una maglia di anelli concentrici, distanziati di un metro e generati da quattro centri principali, su cui poggiano le pareti, caratterizzate da ampi raggi di curvatura di 16 metri e angoli di apertura di circa 65 gradi. Le mura perimetrali sono costituite da setti portanti in cemento armato, sia a vista che intonacati, con inserti decorativi in ceramica e bassorilievi. Questa impostazione dinamica, aperta e centrifuga, scelta da D'Olivo, consente una concezione inusuale degli spazi, che si sviluppano in modo fluido sia all'interno che all'esterno della villa.

Distribuita su tre livelli, la villa è percorribile a partire dal piano terra, dove si trova l'accesso principale. Una rampa conduce al piano dell'abitazione, dove l'atrio, posto in posizione baricentrica, funge da punto di distribuzione degli ambienti. Da qui, brevi percorsi conducono al soggiorno passante, alla cucina e alla zona delle camere. Dal terrazzo del soggiorno, una scala permette di accedere al tetto praticabile.

"Villa Spezzotti continua la ricerca formale iniziata nelle due abitazioni precedenti - differenziandosi rispetto a villa Mainardis per un impianto planimetrico che rivela una forte tensione centrifuga. Nel "neoespressionismo" di villa Spezzotti vanno colti non solo l'intenzione liberatoria e l'illusoria fiducia nel gesto, ma anche il disagio intellettuale dell'architetto verso le costrizioni alienanti del fare architettura. Progettata nel dicembre del 1955, ma iniziata solo nell'ottobre del 1956, quando ormai a D'Olivo sfugge il controllo sulle costruzioni realizzate all'interno della spirale di Lignano Pineta, villa Spezzotti conclude l'esperienza di Lignano Pineta e ne rappresenta il canto del cigno" 

Marcello D'Olivo, a cura di Guido Zucconi, Einaudi 1998

Il segno distintivo di Marcello D'Olivo è evidente in ogni dettaglio della villa. I muri perimetrali in cemento armato costituiscono solo la base per il motivo curvo predominante, che si manifesta in elementi decorativi come la scultura di Luciano Ceschia, che sostituisce gli infissi del bagno padronale, e nel girasole in ceramica posto all'ingresso, anch'esso opera di Ceschia.

L'interno della villa esprime appieno la concezione circolare dell'abitazione: dal caminetto della zona giorno al corridoio che conduce alla zona notte, dove anche gli infissi seguono una linea curva. I mobili sono progettati come parte integrante dell'architettura. Gli armadi a muro, talvolta utilizzati come elementi divisori, sono realizzati con listelli di diverse essenze (frassino, pitch pine, larice, rovere, mogano) e, nella zona giorno, sono rivestiti da una tela con disegni raffiguranti segni zodiacali e galeoni.

Il tema del mare è particolarmente presente nelle camere da letto, ispirate agli interni di una nave. Le pareti attrezzate, curvilinee, fungono sia da armadi a nicchia che da alcove. Anche la cucina riflette l'influenza del mondo nautico, con comparti componibili e modulari che richiamano i casiers standard di Le Corbusier, una delle fonti di ispirazione di D'Olivo. Nel piano interrato, nella zona più fresca della casa, si trova una vera e propria cambusa, dove si racconta che gli Spezzotti organizzassero cene con artisti e intellettuali dell’epoca.

Gli esterni della villa sono altrettanto affascinanti: sebbene non rimanga nulla della duna naturale su cui la villa fu costruita negli anni Cinquanta, il giardino conserva l'essenza originale della pineta, con numerosi pini marittimi.

Stato attuale e conservazione[modifica]

Villa Spezzotti ha attraversato un periodo di grave abbandono e degrado, soprattutto tra il 2010 e il 2020. Durante questo decennio, la villa si trovava in condizioni particolarmente precarie, con intonaco staccato, cancelli danneggiati e vetri rotti. La gestione della proprietà da parte di un'agenzia immobiliare durante questo periodo non ha contribuito a migliorare le condizioni dell'edificio, e la villa è stata venduta a causa delle sue condizioni deteriorate e del disinteresse da parte degli agenti incaricati.

La situazione è cambiata radicalmente quando la villa è stata acquistata da privati che hanno intrapreso un'opera di recupero e ristrutturazione. Gli interventi effettuati hanno riportato la villa a condizioni abitabili, mantenendo però il più possibile le caratteristiche architettoniche originali che la rendono unica. Oggi, Villa Spezzotti rappresenta un esempio di recupero e valorizzazione dell'architettura modernista di metà Novecento, restituendo alla comunità e ai visitatori un bene culturale di grande valore.

L'abitazione è attualmente tutelata dall'associazione Raggi & ArchiTetture – Ville di Lignano.

Note[modifica]

  1. Giorgio Dri (a cura di), D'Olivo Marcello - architetto, urbanista, pittore in: Dizionario Biografico dei Friulani, che dice: "Frequentò l’università in maniera discontinua, tra difficoltà e sacrifici, mostrando però un grande interesse per le lezioni di scienza delle costruzioni e di fisica".
  2. Roberto Gargiulo (a cura di), Aldo Mainardis - farmacista, imprenditore, mecenate, collezionista d'arte in: Dizionario Biografico dei Friulani, che dice: "in collaborazione con operatori friulani e veneti, aveva anche avviato uno dei suoi progetti più ambiziosi, acquistando alcuni ettari di pineta tra Lignano Sabbiadoro e il Tagliamento, dando vita in seguito alla Lignano Pineta Spa".
  3. Una delle tre divisioni di Lignano Sabbiadoro tutt'ora in uso, nata dalle associazioni urbanistiche fondate nel corso del Novecento
  4. Roberto Gargiulo (a cura di), Aldo Mainardis - farmacista, imprenditore, mecenate, collezionista d'arte in: dizionario biografico dei friulani, che dice: "Tra M. e D’Olivo nacque una personale amicizia e un’assidua frequentazione. L’opera di D’Olivo suscitò anche l’interesse di Hernest Hemingway, che si recò a Lignano per visionare la realizzazione urbanistica e qui conobbe l’architetto e lo stesso M., mentre il primo avviava la costruzione di alcune ville residenziali nell’area, tra cui la nota villa Mainardis".
  5. Roberto Gargiulo (a cura di), Aldo Mainardis - farmacista, imprenditore, mecenate, collezionista d'arte in: dizionario biografico dei friulani, che dice: "Incarnò una figura davvero originale di capitano d’industria pragmatico e innovatore, al tempo stesso legato alla sua terra e sensibile alle istanze culturali e artistiche della sua epoca".
  6. DelMoro - Dove Siamo Finiti
  7. Dal Catalogo del Patrimonio Culturale FVG: "dal Piano regionale delle emergenze della Protezione Civile FVG. 26/10/2013, Catalogatore Francesca Nodari : La villa Spezzotti fu costruita tra il 1956 e il 1958 su progetto dell'architetto udinese Marcello d'Olivo (1921-1991), autore della progettazione di Lignano Pineta tra il 1953 e il 1956, che è da considerare un gioiello dell'urbanistica moderna".

Bibliografia[modifica]