Parafilia

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Introduzione alle parafilie[modifica]

La parafilia, derivante dal greco para παρά = "presso", "accanto", "oltre" e filia φιλία = "amore", "affinità", è il trovare un persistente piacere e interesse sessuale in una qualsiasi forma diversa dalla stimolazione genitale. Il termine è stato coniato nell’Ottocento da Richard von Krafft-Ebing con il suo famoso trattato “Psychopathia sexualis”, dove analizza con precisione ciò che all'epoca veniva definito 'perversioni sessuali'".

Nel 2013 l’APA (American Psychiatric Association) ha introdotto nella quinta edizione del DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) le parafilie, o meglio i disturbi parafilici. Quelli analizzati in questo manuale sono 8:

  • Il disturbo voyeuristico: spiare altri nella loro intimità;
  • Il disturbo esibizionistico: esibire i genitali;
  • Il disturbo frotteuristico: toccare o strofinarsi contro un individuo non consenziente;
  • Il disturbo da masochismo sessuale: farsi infliggere umiliazioni, bondage, o sofferenze;
  • Il disturbo da sadismo sessuale: infliggere umiliazioni, bondage, o sefferenze;
  • Il disturbo pedofilico: interesse sessuale per i bambini;
  • Il disturbo feticistico: usare oggetti inanimati o focalizzarsi in modo altamente selettivo su parti del corpo non genitali
  • Il disturbo da travestitismo: eccitarsi sessualmente attraverso il cross-dressing

Questi otto disturbi elencati non esauriscono la lista dei possibili disturbi parafilici, ma sono quelli relativamente più comuni e comportano azioni che vengono definite come reati.

Abbiamo menzionato due termini in relazione a questo: 'parafilia' e 'disturbo parafilico':

“Un disturbo parafilico è una parafilia che, nel momento presente, causa disagio o compromissione nell’individuo o una parafilia la cui soddisfazione ha arrecato, o rischiato di arrecare, danno a se stessi o agli altri”.[ Pagina 796 del DSM…]

Una parafilia è una condizione necessaria ma non sufficiente per avere un disturbo parafilico; ed è per questo che l’APA ha stabilito due criteri generali per poter definire una parafilia un vero e proprio disturbo: il Criterio A che specifica la natura qualitativa della parafilia e il Criterio B che precisa le conseguenze negative della parafilia; un soggetto è affetto da un disturbo parafilico, quindi si ha una diagnosi, quando soddisfa entrambi i Criteri A e B, se soddisfa solo uno dei due ha una parafilia, ma non un disturbo parafilico.

Il disturbo voyeuristico[modifica]

Il disturbo voyeuristico deriva dal francese voyeurismo che letteralmente significa ‘guardone’. Esso è un comportamento sessuale umano che implica il raggiungimento del piacere sessuale attraverso la visione di altre persone seminude, nude e/o intente in un rapporto sessuale.

I criteri su cui si basa il DSM per poter diagnosticare un disturbo voyeuristico sono tre:

A. Eccitazione sessuale ricorrente e intensa, manifestata attraverso fantasie, desideri o comportamenti, per un periodo di 6 mesi, derivante dall’osservare, a sua insaputa, una persona nuda o che si sta spogliando o che è impegnata in attività sessuali;

B. L’individuo ha messo in atto questi desideri sessuali a discapito di un’altra persona non consenziente oppure i desideri o le fantasie sessuali causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti;

C. L’individuo che prova eccitazione per tali desideri e/o mette in atto ha almeno 18 anni di età.

Bisogna inoltre precisare se il tutto accade in ambiente controllato, quindi dove la possibilità di compiere atti voyeuristici sono limitate, o se in remissione completa, quindi se ciò non è accaduto con persone non consenzienti e/o se non ha provocato alcun disagio in nessun ambito per almeno 5 anni, nonostante non fosse un ambiente controllato. Il disturbo voyeuristico può essere diagnosticato sia a individui che ammettono queste fantasie e che ammettono di averle messe in atto; sia a individui che negano ciò, ma di cui si hanno prove certe che abbiano compiuto tali atti; sia se queste fantasie non sono mai state messe in atto ma provocano nell’individuo disagio o problemi psicosociali. Per quanto riguarda questo disturbo per poterlo diagnosticare, ai due Criteri A e B si aggiunge un terzo Criterio, C, che va a tutelare soggetti adolescenziali, in quanto l’adolescenza e la pubertà in generale aumentano la curiosità e l’attività sessuale; per non correre il rischio che questa innocente curiosità sia incompresa e quindi scambiata per un vero e proprio disturbo, è necessario che l’individuo abbia raggiunto la maggiore età.

In ambito clinico il disturbo voyeuristico è molto raro tra le femmine, sulla base degli atti sessuali voyeuristici in campioni non clinici, la più alta prevalenza possibile per il disturbo voyeuristico nell’arco di vita è all’incirca del 12% nei maschi e del 4% nelle femmine, avendo così un rapporto di 3:1.

Alcune condizioni che si possono verificare in comorbilità[ Comorbilità=in medicina, la presenza contemporanea nello stesso soggetto di due o più malattie.] sono l’ipersessualità e altri disturbi parafilici; in altri ambiti possiamo trovarli anche con disturbi depressivi, bipolari, d’ansia e da uso di sostanze, disturbo da deficit di attenzione/iperattività, il disturbo della condotta e il disturbo antisociale di personalità.

Il disturbo esibizionistico[modifica]

Il disturbo di esibizionismo deriva dalla contrazione della parola "esibizione" e dal suffisso "-ismo". Si caratterizza per comportamenti mossi da pulsioni o fantasie esibizionistiche, causando sofferenza o interferendo con le attività quotidiane dell'individuo. I criteri diagnostici includono l'eccitazione sessuale ricorrente e intensa manifestata attraverso l'esibizione dei genitali a persone inconsapevoli, con conseguenze negative per sé o per gli altri.

Si possono distinguere diverse forme di esibizionismo, come l'esibizione davanti a bambini prepuberi o individui adulti, e può verificarsi in ambienti controllati o essere in remissione completa.

La diagnosi può essere posta anche in assenza di ammissione di piacere da parte dell'individuo o se questo nega atti passati che sono documentati. La prevalenza del disturbo, soprattutto nel genere femminile, è relativamente bassa e non esiste un'età minima per la diagnosi, sebbene spesso si sviluppi durante l'adolescenza.

Fattori come l'abuso sessuale, l'ipersessualità e disturbi psicologici possono contribuire alla comparsa del disturbo esibizionistico. La diagnosi differenziale può includere altre condizioni psicologiche come disturbi depressivi, d'ansia o da uso di sostanze.

In breve, il disturbo esibizionistico è caratterizzato da comportamenti esibizionistici ricorrenti che causano disagio o danni, con possibili cause legate a esperienze traumatiche o a disturbi psicologici sottostanti. La diagnosi e la differenziazione da altre condizioni richiedono una valutazione clinica approfondita.

Il disturbo frotteuristico[modifica]

In francese, "frotter" significa strofinare e descrive coloro che strofinano i loro corpi, in particolare i loro genitali, contro persone non consenzienti.

Per il DSM, i criteri diagnostici sono due:

A. Eccitazione sessuale ricorrente e intensa, manifestata attraverso fantasie, desideri o comportamenti, per un periodo di almeno 6 mesi, derivante dal toccare o strofinarsi contro una persona non consenziente.

B.L’individuo ha messo in atto questi desideri sessuali a discapito di un’altra persona non consenziente oppure i desideri o le fantasie sessuali causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.

Si specifica anche se il comportamento avviene in un ambiente controllato, dove le possibilità di toccare o strofinarsi contro una persona non consenziente sono limitate, o se è in remissione completa, ossia se ciò non è avvenuto con persone non consenzienti e/o se non ha provocato disagio in nessun ambito per almeno 5 anni, nonostante non fosse un ambiente controllato.

Le condizioni per diagnosticare il disturbo frotteuristico sono simili a quelle di altri disturbi già descritti. Non c'è un'età minima per la diagnosi.

Molte donne nel mondo riferiscono di essere state vittime di frotteurs. Nel genere maschile, gli atti frotteuristici arrivano al 30%, e circa il 10-14% ammette soddisfazione in ciò. Per quanto riguarda il genere femminile, non è stata ancora determinata una percentuale di presenza di questo disturbo.

Per diagnosticare il disturbo frotteuristico, si prendono in considerazione anche il disturbo della condotta, il disturbo antisociale di personalità e il disturbo da uso di sostanze. Tuttavia, è possibile che, insieme ad altre problematiche come il disturbo esibizionistico e/o voyeuristico, il disturbo depressivo, bipolare, d’ansia, possano affiancare il disturbo frotteuristico.

Il disturbo da masochismo sessuale[modifica]

L'etimologia del termine "masochismo" deriva dal cognome dell'autore austriaco Leopold von Sacher-Masoch, noto per le sue opere letterarie che esplorano tematiche di dominazione, sottomissione e piacere derivante dal dolore. Il termine fu coniato dallo psichiatra austriaco Richard von Krafft-Ebing nel suo lavoro "Psychopathia sexualis", pubblicato nel 1886, per descrivere il piacere sessuale derivante dalla sottomissione e dal dolore fisico. La definizione scientifica del masochismo sessuale comprende comportamenti o fantasie sessuali che coinvolgono la ricezione consensuale di dolore o umiliazione come parte essenziale per ottenere gratificazione sessuale.

I criteri diagnostici dati dal DSM rimangono invariati rispetto agli altri disturbi, con l'aggiunta della necessità di specificare se l'individuo è attratto dalla pratica dell'asfissiofilia, cioè dall'eccitazione sessuale connessa con la limitazione della respirazione. Tuttavia, questi criteri si applicano solo agli individui che ammettono intensa eccitazione sessuale ma che riferiscono anche difficoltà psicosociali a causa delle loro attrazioni sessuali per essere umiliati, percossi, legati o fatti soffrire in altro modo, senza specificare un arco di tempo. Se l'individuo non riferisce disagio, non sarà possibile diagnosticare un disturbo da masochismo sessuale.

Non ci sono dati statistici a livello mondiale per rilevare il disturbo da masochismo sessuale nella popolazione, ma uno studio condotto in Australia nel 2021 ha rilevato che il 2,2% dei maschi e l'1,3% delle femmine hanno praticato bondage e disciplina, sadomasochismo o dominazione e sottomissione nell'anno precedente.

L'età media di esordio del disturbo da masochismo sessuale è intorno ai 19 anni, anche se le fantasie possono iniziare già in età più giovanile, come l'infanzia e la pubertà, e possono rimanere invariate o cambiare durante la crescita. Le conseguenze del disturbo non sono completamente comprese, ma esiste un rischio elevato di morte accidentale durante la pratica dell'asfissiofilia o altre pratiche autoerotiche.

La diagnosi differenziale può includere il feticismo di travestimento, il disturbo da sadismo sessuale, l'ipersessualità e i disturbi da uso di alcol e sostanze. È importante considerare anche il ruolo della pornografia, poiché i comportamenti presenti nei video possono influenzare le fantasie dell'individuo e portare alla nascita di nuove fantasie rischiose per sé stesso.

Il disturbo da sadismo sessuale[modifica]

L'etimologia del termine "sadismo" è collegata al nome del marchese de Sade, un nobile francese del XVIII secolo noto per le sue opere letterarie caratterizzate da una rappresentazione estrema di perversioni sessuali e violenze, difatti il sadismo sessuale è una condizione psicologica in cui un individuo trae piacere sessuale dall'infliggere dolore fisico o emotivo ad altre persone durante l'attività sessuale.

I criteri diagnostici e le cose da specificare dati dal DSM sono le stesse del masochismo sessuale, come d’altronde anche le caratteristiche diagnostiche, cambiando ovviamente non l’individuo disturbato ma il soggetto a cui vengono praticati questi atti.

Non abbiamo dei dati statistici a livello mondiale di individui soggetti a sadismo sessuale, ma sappiamo che negli USA, meno del 10% di autori di reati sessuali perseguiti in sede civili presenta sadismo sessuale, tra gli individui che hanno commesso omicidi per motivi sessuali, i tassi di questo disturbo vanno dal 37 al 75%; mentre in Australia è riportato che il 2,2% dei maschi e l’1,3% delle femmine ha affermato di essere stato coinvolto, nel 2021, in bondage e disciplina, sadomasochismo, o dominazione e sottomissione.

L’età di esordio del sadismo sessuale secondo uno studio afferma che nel genere femminile nella prima età adulta, a differenza del genere maschile che avviene all’incirca tra i 18/19 anni. Questo disturbo però si pensa “non curabile”, ossia che andando avanti con il tempo persista senza mutare, solo in età più avanzata potrebbe esserci una riduzione del disturbo, come accade anche con gli altri disturbi parafilici o normofilici.

Il disturbo pedofilico[modifica]

L'etimologia del termine "pedofilia" ha radici linguistiche nel greco antico. Deriva dalla combinazione di due parole greche: "pais" (παῖς), che significa "bambino", e "philia" (φιλία), che significa "amore" o "amicizia". Quindi, "pedofilia" letteralmente si traduce in "amore per i bambini" o "amicizia con i bambini".

Nel DSM i vari criteri diagnostici sono:

A.Eccitazione sessuale ricorrente e intensa, manifestata attraverso fantasie, desideri o comportamenti, per un periodo di almeno 6 mesi, che comportano attività sessuale con un bambino in età prepuberale o con bambini (in genere sotto i 13 anni di età).

B.L’individuo ha messo in atto questi desideri sessuali, oppure i desideri o le fantasie sessuali causano disagio o difficoltà interpersonali.

C.L’individuo ha almeno 16 anni di età ed è almeno 5 anni maggiore del bambino o dei bambini di cui il Criterio A.

Nota: non comprende un individuo in tarda adolescenza coinvolto in una relazione sessuale con un individuo di 12-13 anni.

Bisogna specificare quale:

Tipo esclusivo (attratto solo dai bambini)

Tipo non esclusivo

Se:

Attratto sessualmente da maschi

Attratto sessualmente da femmine

Attratto sessualmente da entrambi

E se limitato all’incesto.

La percentuale di prevalenza di disturbo pedofilico all’interno del genere maschile è del 3-5%, in quello femminile non si hanno dati.

Quando si va ad analizzare un possibile disturbo pedofilico bisogna prendere in considerazione i fattori temperamentali, in quanto sembra che tra pedofilia e antisocialità vi sia un’interazione tale che i maschi con entrambi i tratti di personalità abbiano una maggiore probabilità di agire sessualmente con i bambini. Pertanto, il disturbo antisociale di personalità può essere considerato un fattore di rischio per il disturbo pedofilico nei maschi con pedofilia; i fattori ambientali, in quanto i maschi adulti con pedofilia spesso riferiscono di essere stati vittime di abusi sessuali da bambini. Non è chiaro, tuttavia, se questa correlazione riflette un’influenza causale dell’abuso sessuale nell’infanzia sulla pedofilia in età adulta; i fattori genetici e fisiologici, dal momento che la pedofilia è una condizione necessaria per il disturbo pedofilico, qualsiasi fattore che aumenta la probabilità di pedofilia aumenta anche il rischio di disturbo pedofilico. Vi sono alcune evidenze che un’anomalia nello sviluppo neurologico intrauterino aumenti la probabilità dello sviluppo di un interesse pedofilico.

Per quanto riguarda il disturbo pedofilico ci sono aspetti diagnostici correlati al genere: i test psicologici dell’interesse sessuale condotti in laboratorio, che a volte risultano utili per diagnosticare il disturbo pedofilico nei maschi, non sono necessariamente utili nel diagnosticarlo nelle femmine, anche quando sono disponibili procedure identiche o analoghe. Essi possono essere utili quando la storia di un individuo suggerisce la presenza di questo disturbo ma lo nega.

Il disturbo feticistico[modifica]

L'etimologia del termine "feticismo" ha origine dal latino "factitius", che significa "artificiale" o "artigianale". Questo concetto è stato poi adottato nel XIX secolo e ha subito una trasformazione nel significato, specialmente nell'ambito della psicologia e della sessuologia. Il termine "feticismo" nel contesto sessuale si riferisce all'interesse sessuale persistente e intenso per oggetti inanimati, parti del corpo non genitali o materiali non umani. Questi oggetti, noti come "fetish", possono variare ampiamente e possono includere scarpe, biancheria intima, indumenti di pelle, lattice, giocattoli sessuali o qualsiasi altro oggetto che suscita eccitazione sessuale. Però è importante notare che il termine "feticismo" può anche essere usato in contesti non sessuali, come nell'antropologia, dove si riferisce alla pratica di attribuire poteri magici o significati speciali a oggetti inanimati o simboli.

Nel DSM i vari criteri diagnostici sono:

A.Eccitazione sessuale riccorrente e intensa, manifestata attraverso fantasie, desideri o comportamenti, per un periodo di almeno 6 mesi, derivante dall’uso di oggetti inanimati o da un interesse molto specifico per parte/i del corpo non genitale/i;

B.Le fantasie, i desideri o i comportamenti sessuali causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.

C.Gli oggetti feticisti non si limitano a capi di abbigliamento usati per il cross-dressing (come nel disturbo da travestitismo), oppure a strumenti specificamente progettati al fine di una stimolazione tattile dei genitali (per es. vibratore).

Bisogna sapecificare:

Parte/i del corpo

Oggetto/i inanimato/i

Altro

E se in ambiente controllato o in remissione completa

Il disturbo feticistico può essere un’esperienza multisensoriale, che comprende l’afferrare, il toccare, l’annusare, lo strofinarsi addosso l’oggetto feticistico, o introdurlo negli orifizi durante la masturbazione, oppure preferire che un partner sessuale indossi o usi l’oggetto feticistico durante i rapporti sessuali. Non è raro che i feticisti sessualizzati comprendono sia oggetti inanimati sia parti del corpo (per es. calzini sporchi e piedi) e per tale ragione la definizione di disturbo feticistico ora reincorpora anche il parzialismo (cioè un’attenzione esclusiva per una parte del corpo).

Il disturbo feticistico può svilupparsi prima dell’adolescenza. Una volta insorto, esso tende ad avere un decorso continuativo che oscilla per intensità e frequenza di desideri o comportamenti.

La diagnosi più vicina al disturbo feticistico è il disturbo da travestitismo, e anche il disturbo da masochismo sessuale o altri disturbi parafilici, oltre alla possibile presenza di ipersessualità, possono essere considerati come diagnosi alternative. Inoltre, è raro che il disturbo feticista sia associato a condizioni neurologiche.

Il disturbo da travestitismo[modifica]

L'etimologia del termine "travestitismo" deriva dalla combinazione di due parole di origine latina:

"Trans" - Questo prefisso latino significa "al di là di", "attraverso" o "cambiamento". In questo contesto, indica un cambiamento o una trasformazione.

"Vestire" - Deriva dal verbo latino "vestire", che significa "indossare" o "coprirsi con un indumento".

Pertanto, il termine "travestitismo" letteralmente significa "cambiamento di abbigliamento" o "atto di indossare abiti dell'altro sesso". Si riferisce al comportamento di vestirsi con indumenti tipicamente associati al sesso opposto.

Nel DSM i vari criteri diagnostici sono:

A.Eccitazione sessuale ricorrente e intensa, manifestata attraverso fantasie, desideri o comportamenti, per un periodo di almeno 6 mesi, derivante dal cross-dressing[ L’abitudine di un individuo di indossare abiti e adottare comportamenti comunemente associati al sesso opposto.], cioè dell’indossare indumenti del sesso opposto.

B.Le fantasie, i desideri o i comportamenti sessuali causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.

Bisogna specificare se:

Con feticismo: Se eccitato sessualmente da tessuti, materiali o indumenti.

Con autoginefilia: Se eccitato sessualmente da pensieri o immagini di sé come femmina o maschio.

E se in ambiente controllato o in remissione completa.

La presenza di feticismo diminuisce la probabilità di disforia di genere[ Forma di angoscia, determinata dalla difficoltà o dal rifiuto di accettare il proprio sesso anatomico] negli uomini con disturbo da travestitismo. La presenza di autogenifilia aumenta le probabilità di disforia di genere negli uomini con disturbo da travestitismo.

La prevalenza del disturbo da travestitismo è sconosciuta. Il disturbo da travestitismo è raro nei maschi ed estremamente raro nelle femmine, infatti meno del 3% dei maschi riferisce di aver provato eccitazione sessuale indossando abbigliamento da donna. La maggior parte dei maschi con disturbo da travestitismo si considera eterosessuale, anche se alcuni individui hanno rapporti sessuali occasionali con altri maschi, soprattutto mentre indossano indumenti del sesso opposto.

Il travestitismo è spesso rilevato in associazione con altre parafilie, quali feticismo e masochismo, ma una forma particolare di masochismo, l’asfissia autoerotica, è associata al travestitismo in una considerevole proporzione di casi in esito fatale.

Terapia[modifica]

Il trattamento delle parafilie può essere condotto attraverso percorsi psicoterapeutici e, in alcune circostanze, con l'impiego di farmaci. Gli studi condotti da B. J. Holoyda e D. C. Kellaher mettono in evidenza che:

"Dati i rischi intrinseci, alcuni disturbi parafilici possono aumentare la probabilità che un individuo commetta reati sessuali. Pertanto, il trattamento farmacologico dei disturbi parafilici riveste una notevole importanza sia per la psichiatria che per la società in generale.
Esistono tre categorie principali di farmaci comunemente utilizzati nel trattamento dei disturbi parafilici: gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, gli analoghi steroidei sintetici e gli analoghi dell'ormone di rilascio delle gonadotropine."

Attualmente non sono disponibili test specifici per diagnosticare le parafilie, quindi è essenziale che il terapeuta conduca un'indagine approfondita sulle cause del problema e adotti le tecniche terapeutiche più appropriate per ciascun individuo.

Una delle forme di psicoterapia utilizzate nel trattamento delle parafilie è la terapia psicodinamica, che può essere condotta anche con la guida di un terapeuta sessuologo e può essere sia individuale che di coppia.

L'approccio psicodinamico nell'interpretare un individuo coinvolto in comportamenti sessuali perversi richiede una comprensione approfondita:

della dinamica di interazione tra la perversione e la struttura di personalità sottostante dell'individuo

delle conseguenze che tali comportamenti hanno sulla vita dell'individuo.

Chiunque soffra di parafilia dovrebbe agire con prudenza e cercare aiuto da professionisti qualificati. Un primo passo potrebbe essere quello di rivolgersi a uno psicologo, anche tramite servizi di consulenza online. È fondamentale che il paziente dimostri una solida motivazione nel voler affrontare la parafilia.

Altre voci correlate[modifica]

Altri tipi di parafilie esistenti che non sono riconosciute come veri e propri disturbi:

  • scatologia telefonica: l'eccitazione nasce da telefonate in cui viene utilizzato un linguaggio sessuale o "osceno"
  • necrofilia: il provare eccitazione sessuale o compiere atti sessuali con cadaveri
  • parzialismo: il piacere è raggiunto prediligendo una specifica parte del corpo
  • zoofilia: l'eccitazione scaturisce dal desiderio sessuale nei confronti di animali
  • coprofilia: il desiderio sessuale aumenta di fronte alla vista, all'odore o al gusto degli escrementi
  • urofilia: la minzione o il contatto con l'urina sono fonte di eccitazione sessuale
  • clismafilia: si tratta di praticare (a sé o ad altri) dei clisteri, azione che aumenta l'eccitazione sessuale.

Altri media[modifica]

Note[modifica]

Bibliografia[modifica]