Fondazione della Apple

Da Unipedia.

La fondazione della Apple, avvenuta nel 1976 grazie a Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne, avviene nel contesto della Silicon Valley degli anni Settanta. La creazione dell’Apple I e il ruolo dei primi investitori, insieme alle dinamiche personali e tecniche, portarono alla nascita della Apple Computer.

Contesto storico e culturale

Negli ultimi anni Sessanta, la Silicon Valley era un’area in cui si concentravano aziende elettroniche, produttori di componenti e persone interessate alla progettazione di circuiti e dispositivi informatici.

I centri di ricerca

Nell’area di Palo Alto erano presenti centri di ricerca informatici che svolgevano studi avanzati sull’informatica e sullo sviluppo dei sistemi di calcolo. Presso il centro Xerox PARC furono sviluppati strumenti come il mouse e i primi sistemi di interfaccia grafica[1].

Gli appassionati di elettronica

Nella regione operavano numerosi ingegneri, tecnici e hobbisti che realizzavano progetti elettronici utilizzando microchip e altri componenti reperibili sul mercato[2]. Molti costruivano dispositivi nei propri spazi domestici, come garage o stanze adibite a laboratorio, e testavano direttamente il funzionamento delle schede elettroniche realizzate.

Vi erano inoltre dei luoghi di incontro, tra cui l’Homebrew Computer Club, dove i partecipanti presentavano schede elettroniche, prototipi e discutevano progetti. La People’s Computer Company, fondata da Gordon French e Fred Moore, organizzava incontri regolari dedicati alla condivisione di informazioni pratiche, comprese le procedure per costruire circuiti e prototipi, e alla dimostrazione di strumenti e applicazioni legate ai computer personali.

Anche le riviste specializzate contribuirono alla diffusione di queste conoscenze: «Popular Mechanics», per esempio, presentò in copertina il primo kit di computer personale da assemblare, l'Altair 8800, lanciato nel 1975 al prezzo di 495 dollari[3]. Pur essendo tecnicamente semplice e composto da soli componenti da montare, l'Altair suscitò un forte interesse tra hobbisti, catturando in particolare l'attenzione di Steve Jobs e Steve Wozniak.

I movimenti alternativi

La vita culturale della regione era animata anche da gruppi giovanili e movimenti alternativi, tra cui gli hippy, che sperimentavano stili di vita non convenzionali, musica, pratiche spirituali come meditazione e yoga e forme di espressione personale, creando un ambiente aperto all’innovazione e alla sperimentazione[4].

Jobs stesso adottava uno stile di vita bohémien, sperimentando pratiche spirituali e droghe psichedeliche come l’LSD, che egli considerava fondamentali per la propria crescita e consapevolezza, contribuendo a formare la sua visione creativa e imprenditoriale[5].

Gli incontri tra movimenti alternativi e ricerca informatica

Nell'ambiente della Silicon Valley si produceva anche l'incontro tra movimenti alternativi e ricerca tecnologica. Gruppi semiaccademici legati a figure come Doug Engelbart, inventore del mouse, o Ken Kesey, scrittore e figura della controcultura americana degli anni Sessanta, noto per aver organizzato spettacoli che combinavano musica e luci per celebrare l’uso di droghe, promuovevano infatti dimostrazioni di nuove tecnologie, spettacoli musicali e festival che combinavano arte, scienza e tecnologia.[6]

Il «Whole Earth Catalog», curato da Stewart Brand, diffondeva la convinzione che gli strumenti tecnologici e le conoscenze dovessero essere alla portata di tutti, valorizzando risorse capaci di aumentare l’indipendenza individuale e contribuendo in modo significativo alla formazione della cultura tecnica degli hobbisti[7].

Gli inizi di Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne

Steve Jobs, nato il 24 febbraio 1955 e cresciuto a Cupertino, nel cuore della Silicon Valley, in California, sviluppò fin da piccolo una forte passione per l’elettronica grazie anche al padre adottivo, Paul, che lo coinvolgeva nei lavori manuali e gli insegnava l’importanza di costruire bene, curando ogni dettaglio, anche quelli nascosti[8].

Steve Wozniak, nato nel 1950 e cresciuto a San Jose, in California, sviluppò fin da giovane una forte passione per l’elettronica anch’egli grazie all’influenza del padre, ingegnere, che gli trasmise una mentalità scientifica basata sulla sperimentazione e sull’onestà[9]. Dotato di un grande talento tecnico, già durante gli anni della scuola progettava circuiti e dispositivi elettronici per interesse personale[10].

Steve Jobs e Steve Wozniak si conobbero durante gli anni del liceo, frequentando entrambi l’Homestead High School a Cupertino[11].

Jobs e Wozniak operavano con una chiara divisione dei compiti: Wozniak si occupava della progettazione tecnica dei circuiti[12] e del funzionamento dei sistemi, mentre Jobs seguiva gli aspetti organizzativi e pratici legati alla realizzazione dei prototipi. Questa collaborazione, sviluppata attraverso esperienze condivise e attività concrete, costituì la base delle iniziative successive.

Nel 1971 i due realizzarono insieme un dispositivo noto come blue box, un generatore di toni che permetteva di effettuare telefonate interurbane senza pagare la tariffa, replicando i segnali utilizzati dalla rete telefonica per l’instradamento delle chiamate. Il progetto ebbe origine nel 1971, in seguito alla lettura di un articolo pubblicato sulla rivista «Esquire», dedicato alle attività dei cosiddetti phone phreaks, coloro che studiavano i segnali telefonici per comprenderne il funzionamento e, spesso, trovare modi per aggirare le tariffe delle chiamate.[13]

Wozniak, geniale progettista di circuiti, svolgeva un ruolo centrale nel motivare l’amico e nel convincerlo a trasformare i suoi progetti tecnici in prodotti vendibili. Jobs fu determinante nella fondazione di Apple: propose il nome Apple Computer, ispirato da una dieta a base di frutta e da un periodo trascorso in un meleto, scegliendo un nome semplice, informale e anticonformista[14].

Nel 1974 dopo il diploma, Jobs lavorò come tecnico presso Atari, società produttrice di videogiochi fondata da Nolan Bushnell: tale esperienza contribuì a forgiare il suo approccio al business e al design[15]. Nello stesso periodo Wozniak fu impiegato come ingegnere alla Hewlett-Packard, continuando tuttavia a collaborare con Jobs e a condividere interessi comuni legati all’elettronica.

Nel 1975 Jobs iniziò a coinvolgere Wozniak in progetti concreti, come lo sviluppo di una versione di Pong per giocatore singolo, in cui il giocatore lanciava la palla contro un muro che perdeva un mattone a ogni colpo. Questa esperienza consolidò la loro collaborazione, insegnando loro a lavorare con tempi stretti, risorse limitate e a curare la semplicità e l’usabilità dei prodotti, competenze fondamentali per i primi computer Apple[16].

La nascita della Apple Computer (1976)

Nei mesi successivi, Jobs e Wozniak iniziarono a lavorare in proprio sulla realizzazione di computer commerciabili.

Il garage della famiglia Jobs a Los Altos divenne il laboratorio per assemblare le prime schede e collaudare i prototipi. Tutte le fasi del lavoro, dalla progettazione all’assemblaggio dei prototipi, furono gestite direttamente da Jobs e Wozniak. Per finanziare l’acquisto dei componenti necessari , Jobs vendette il suo furgone Volkswagen e Wozniak la sua calcolatrice programmabile[17].

Per persuadere Wozniak a vincolare i suoi progetti alla futura società e a entrare pienamente nell’attività imprenditoriale, Jobs coinvolse il suo amico Ron Wayne, ingegnere ed ex imprenditore di slot machine, che assunse il ruolo di arbitro in caso di disaccordi tra i due e contribuì alla redazione dell’accordo societario e alla definizione delle quote[18].

Steve Jobs e Steve Wozniak nel garage di Los Altos, nel 1976.

Ronald Wayne, un dirigente con esperienza nel settore tecnologico, contribuì in generale a supportare e coordinare le attività operative dei giovani fondatori, aiutando a tradurre la loro visione in pratica[19].

Nel 1976 Jobs, Wozniak e Wayne decisero di creare una società per progettare e vendere computer personali, trasformando l'attività di laboratorio in una struttura imprenditoriale organizzata. La Apple Computer Company venne formalmente costituita il 1º aprile 1976 a Cupertino, in California, con quote iniziali del 45% ciascuno per Jobs e Wozniak e del 10% per Wayne. Undici giorni dopo la costituzione, preoccupato dai rischi finanziari personali derivanti dal modello di società in accomandita semplice, Wayne si ritirò cedendo la propria quota per 800 dollari[20].

La costituzione della società permise ai fondatori di gestire le prime vendite, ancora in forma artigianale, e di curare i rapporti con i primi clienti e rivenditori.

I modelli iniziali furono utilizzati per valutare l’interesse del mercato e individuare migliorie da applicare ai computer successivi. L’esperienza acquisita inoltre fornì ai fondatori competenze pratiche nella costruzione di computer personali e nella gestione degli ordini.

In questo modo, la nascita della Apple Computer rappresentò il passaggio da un’attività sperimentale a un’iniziativa imprenditoriale concreta, ponendo le basi materiali, tecniche e organizzative per la crescita futura dell’azienda[21].

L’Apple I e i primi sviluppi dell’azienda

Il primo prodotto sviluppato dalla Apple Computer fu l’Apple I, un computer basato su una singola scheda elettronica progettata da Steve Wozniak. La scheda integrava un microprocessore, memoria e circuiti di supporto, permettendo il collegamento a tastiera e monitor esterno. A differenza di molti kit dell’epoca, l’Apple I veniva venduto già assemblato, lasciando all’utente il solo compito di aggiungere un contenitore, un alimentatore e le periferiche necessarie[22].

Sviluppo tecnico

Wozniak curò l’intero progetto tecnico del computer, sviluppando sia l’hardware sia il software di base. Jobs gestì la produzione, i contatti con i clienti e la strategia commerciale.

Le prime unità, a differenza dei prototipi creati per sperimentazione tecnica, furono assemblate con l’aiuto di amici e familiari, utilizzando spazi domestici come laboratori: la camera da letto di Patty Jobs, sorella adottiva di Steve Jobs, il tavolo di cucina e il garage della casa dei genitori di Steve Jobs a Los Altos. Tra i collaboratori c’erano Daniel Kottke, conosciuto da Steve Jobs al Reed College, un collegio universitario privato di Portland, Oregon, ed Elizabeth Holmes, che saldava i chip sotto la supervisione di Jobs, mentre Patty Jobs contribuiva al montaggio. Wozniak verificava ogni circuito collegandolo a tastiera e monitor, separando quelli funzionanti da quelli da correggere[23].

Steve Jobs e Daniel Kottke presentano l’Apple I al Festival del Personal Computer di Atlantic City (1976).
Sviluppo commerciale

Un momento chiave fu l’accordo con il Byte Shop, un negozio di computer gestito da Paul Terrell, il quale accettò di acquistare un certo numero di unità, imponendo come condizione che le schede fossero già assemblate e funzionanti. Jobs ottenne l’accordo e consegnò i primi cinquanta Apple I entro trenta giorni, coprendo quasi interamente i costi dei primi cento componenti[24]. Questo permise alla Apple di iniziare a ottenere un profitto sulle unità successive, vendute ad amici e agli altri membri dell’Homebrew Computer Club. Il prezzo di vendita fu fissato a 666,66 dollari, calcolato da Jobs moltiplicando per tre il costo di fabbricazione dei circuiti, e scelto anche per la ripetizione delle cifre[25].

Nei primi mesi del 1976, Holmes assunse il ruolo di contabile part-time, mentre Jobs noleggiò una segreteria telefonica per gestire i messaggi dell’azienda. Ron Wayne realizzò il primo logo, raffigurante Newton sotto un melo, con un verso di Wordsworth[26]. Furono prodotte circa 200 unità, vendute sia a singoli clienti sia a rivenditori specializzati[27].

I due fondatori parteciparono anche alle prime fiere del settore. Al Festival annuale del Personal Computer di Atlantic City, portarono una scatola con l’Apple I e il prototipo del successore. Qui si confrontarono con prodotti concorrenti come l’IMSAI 8080 e il SOL-20 della Processor Technology Corporation. Sebbene il SOL-20 apparisse più completo e curato nell’involucro, Jobs e Wozniak si resero conto della solidità funzionale del proprio computer e del prototipo successivo, consolidando la fiducia nella capacità della Apple di competere sul nascente mercato dei personal computer[28].

Il ruolo dei primi investitori e la crescita iniziale

Dopo il successo dell’Apple I, Jobs e Wozniak avevano bisogno di capitali e competenze manageriali per avviare la produzione dell’Apple II e consolidare l’azienda. Inizialmente cercarono finanziamenti da Nolan Bushnell, fondatore di Atari, e poi da Don Valentine della Sequoia Capital, i quali riconobbero il potenziale del progetto ma sottolinearono l’importanza di affiancare una figura esperta in marketing e gestione aziendale[29].

La scelta per questa figura ricadde su Mike Markkula, ex dirigente di Intel e investitore, che nel 1976 visitò il garage di Steve Jobs, dove era in fase di sviluppo il primo computer Apple. Colpito dal progetto, Markkula decise di investire nell'azienda nascente, garantendo una linea di credito di 250.000 dollari in cambio di un terzo della partecipazione azionaria. Il suo aiuto non si limitò al finanziamento: Markkula collaborò con Jobs e Wozniak alla definizione di un piano aziendale strutturato, contribuì a pianificare la produzione e a progettare l’espansione del mercato oltre gli hobbisti[30].

Markkula propose inoltre una strategia innovativa per portare il computer nelle case delle persone comuni, anticipando l’uso domestico dei personal computer, e riuscì a convincere Wozniak a entrare nell’azienda a tempo pieno, rassicurandolo sulla possibilità di mantenere il ruolo tecnico senza assumere funzioni manageriali. Grazie al suo intervento, Apple poté acquistare componenti in quantità maggiore, rendere più efficiente la produzione e gestire i primi ordini dei rivenditori.

Markkula fornì a Jobs supporto in ambito di marketing, vendite e organizzazione aziendale. Sottolineò l’importanza dell’empatia verso il cliente, della chiarezza degli obiettivi e della cura dell’attribuzione, cioè della percezione che il pubblico ha del prodotto e dell’azienda[31]. Questo approccio pose le basi per la crescita futura e consolidò Apple nel nascente mercato dei personal computer.

Note

  1. https://www.britannica.com/money/Apple-Inc.
  2. Walter Isaacson, Steve Jobs, pp. 20-22.
  3. Walter Isaacson, Steve Jobs, p. 72.
  4. Walter Isaacson, Steve Jobs, p. 70, 71.
  5. Walter Isaacson, Steve Jobs, p. 53, 54.
  6. Walter Isaacson, Steve Jobs, pp. 69, 70.
  7. Walter Isaacson, Steve Jobs, p. 71, 72.
  8. Walter Isaacson, Steve Jobs, pp. 18, 19.
  9. Steve Wozniak e Gina Smith, iWoz: From Computer Geek to Cult Icon, pp. 6, 7.
  10. Walter Isaacson, Steve Jobs, pp. 31-39.
  11. Walter Isaacson, Steve Jobs, pp. 37.
  12. Walter Isaacson, Steve Jobs, p. 84.
  13. Walter Isaacson, Steve Jobs, pp. 39-42.
  14. Walter Isaacson, Steve Jobs, pp. 76, 77.
  15. Walter Isaacson, Steve Jobs, pp. 55-57, 67.
  16. Walter Isaacson, Steve Jobs, pp. 65-68.
  17. Walter Isaacson, Steve Jobs, pp. 75, 76.
  18. Walter Isaacson, Steve Jobs, pp. 76-79.
  19. https://www.britannica.com/money/Apple-Inc.
  20. https://www.britannica.com/money/Apple-Inc.
  21. Steve Wozniak e Gina Smith, iWoz: From Computer Geek to Cult Icon, pp. 178-117, 118.
  22. https://www.britannica.com/money/Apple-Inc.
  23. Walter Isaacson, Steve Jobs, p. 81.
  24. Steve Wozniak e Gina Smith, iWoz: From Computer Geek to Cult Icon, pp. 116, 117.
  25. Steve Wozniak e Gina Smith, iWoz: From Computer Geek to Cult Icon, p. 118.
  26. Walter Isaacson, Steve Jobs, p. 82.
  27. https://www.britannica.com/money/Apple-Inc.
  28. Walter Isaacson, Steve Jobs, p. 83.
  29. Walter Isaacson, Steve Jobs, p. 89.
  30. Walter Isaacson, Steve Jobs, p. 343.
  31. Walter Isaacson, Steve Jobs, pp. 92, 93.

Bibliografia

  • Walter Isaacson, Steve Jobs, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2011.
  • Steve Wozniak, Gina Smith, iWoz: From Computer Geek to Cult Icon: Getting to the Core of Apple's, Headline Publishing Group, 2013.
  • https://www.britannica.com/money/Apple-Inc.