Folclore italiano
Il folclore italiano riguarda l’insieme delle leggende, delle fiabe, delle usanze e dei miti che riguardano il territorio italiano. Alcuni elementi derivano anche dall’importante influenza del cristianesimo e della Chiesa, specie quando si parla di demoni o altre creature che in qualche modo sono collegate al cattolicesimo popolare.
Etimologia e terminologie varie
Folkóre (folclóre) s.m.[ dall’ingl. Folklore, comp.di folk “popolo” e lore “sapere; complesso di tradizioni, termine coniato nel 1846 dall’archeologo W.J.Thoms]. Il folclóre l’insieme delle tradizioni popolari di una regione, di un paese, di un gruppo etnico, in tutte le manifestazioni culturali che ne sono espressione, cioè usi, costumi, leggende, credenze e pratiche religiose o magiche, racconti, proverbi e quanto altro è tramandato per tradizione orale.
La scienza che studia tali tradizioni, detta anche Demologia, demospicologia, e, come disciplina di insegnamento universitario, Storia delle tardizioni popolari.[1]
Nascita dell'interesse per il folclore in Italia
L’interesse per il folclóre e gli aspetti popolari della cultura italiana si ridestò a partire dall’epoca romantica, il riconoscimento del radicamento locale delle culture è fattore di fratellanza e unione fra i popoli Il romanticismo si concentra quasi esclusivamente sulla letteratura orale, sui prodotto folcloristici cui è possibile assegnare un valore artistico.
Il positivismo, seconda metà dell’Ottocento, tenta invece di documentare tutti gli aspetti della cultura del popolo, dal punto di vista antropologico di una cultura. Quindi non solo fiabe, ma anche costumi e usi, credenze magiche e superstizioni, pratiche del lavoro contadino o artigianale, tradizioni legate al ciclo della vita. In realtà, per il positivismo non c’è una vera e propria delimitazione tra antropologia e folclóre, entrambe le discipline sono interessare a stadi arcaici dell’evoluzione culturale dell’umanità, di cui i fenomeni folcloristici sarebbero sopravvivenze.
Per la scuola evoluzionista di fine Ottocento, lo studio del folclóre rappresenta uno dei grandi campi per uno studio comparativo delle orgini della cultura umana. Metodo che consiste nel ricondurre usi e costumi contemporanei a presunti antecedenti storici, a forme originarie che ne contribuirebbero la spiegazione. Ogni cultura nazionale produce una propria tradizione di studi. Per l’Italia, il personaggio forse più rappresentativo di questa fase è Giuseppe Pitré.[2]
Giuseppe Pitré e la demopsicologia
Giuseppe Pitré (1841 – 1916), medico palermitano fondatore della “demopsicologia” , raccoglitore di fatti folclorici raccolti nella monumentale Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane ( 25 volumi usciti dal 1871 al 1913). Pitré, se seppe rinnovare e ampliare i suoi percorsi euristici, non abbandonò mai la sua idea di fondo, ossia che la cultura più genuina e più ricca di una regione, ma anche di una nazione, risiede nelle classi popolari e che gli studi delle credenze e dei modi di vita, di quello che “il popolo dice che fa” , servono a illuminare la psicologia popolare. Nel 1910 venne incaricato dell’insegnamento Demopsicologia, e nel volume La Demopsicologia e la sua storia (2001) contiene le ‘lezioni’ del primo Corso universitario. Il corpus delle carte pitreiane comprendeva 8 manoscritti contenenti le lezioni svolte tra gennaio e marzo del 1911: Prelezioni, Classificazioni; Storia del Folclore prima dei Grimm; Le tradizioni negli scrittori; Storia del folclore dopo i Grimm; Società, Riviste e Collezioni.[3] Pitré, in cinquant’anni di studi, aveva ampliato sempre di più i suoi interessi, i campi di analisi, e aveva scoperto nuovi ‘oggetti’ di ricerca e nuove prospettive. Tutto rientrava nella demopsicologia: dal suo primitivo interesse per i Canti popolari agli studi di cultura materiale. La Demopsicologia divenne una disciplina ‘severo e geniale’ che si pose accanto alla Etnografia (studio antropologico attraverso la pratica della ricerca sul terreno) e alla Sociologia e come ‘segmento’ dell’Antropologia.
“Grandi scrutatori del passato nelle reliquie presenti spendono tutte le energie del loro ingegno nella ricerca della vita dei popoli, perché sanno che i postulati della Demopsicologia fan parte della cultura scientifica”. [4]
Figure e leggende della folclore italiano
Diverse sono le figure della tradizione italiana e variano da semplici vecchiette a cavallo di scope a streghe, fate, spiriti, mostri e demoni vari. Tutti rappresentano delle loro specialità, chi porta doni, chi viene utilizzato per spaventare i bambini non obbedienti e chi invece vive o infesta i mari, le foreste e le montagne di ogni regione.
Sicuramente ci sono figure che sono conosciute in tutta Italia e hanno anche un valore di importanza per la tradizione folcloristica italiana.
Figure della tradizione
- La Befana: vecchietta spesso sorridente, ed ha una borsa piena di ogni squisitezza e regali per i bambini meritevoli, ma anche di carbone per i bambini che non sono “stati buoni” durante l’anno, passa a portare questi doni nella sera tra il 5 gennaio e il 6 gennaio (Epifania).
È una delle figure più affascinanti e misteriose del folklore italiano. Trae origine da riti propiziatori antichissimi, legati al ciclo delle stagioni e al passaggio dell’anno vecchio a quello nuovo. Probabilmente la figura folcloristica più conosciuta in Italia. Con l’avvento del Cristianesimo la Befana venne accostata all’evento dell’Epifania, che celebra la manifestazione di Gesù bambino ai Re Magi.[5]
- L’uomo nero o Babau: conosciuto non soltanto in tutta l’Italia, ha diversi nomi a seconda della cultura in cui viene rappresentato (Boogeyman in Inghilterra e in America settentrionale).
Il Babau era e tutt’ora è ai giorni nostri l’ammonimento con cui i genitori spaventavano i bambini non obbedienti e che se non lo fossero stati il Babau sarebbe venuto a prenderli mentre dormivano, per questo l’accostamento dell’uomo “nero” con il buio.
- L’orcolat: creatura del folclore friulano, conosciuta come ‘orco’, Orcul in lingua locale. Ha dimensioni mastodontiche e riposa, secondo la tradizione, nel cuore delle montagne delle Carnia, e che se svegliato, si rigira nella sua tana facendo così smuovere la terra e causare la maggior parte dei terremoti frequenti in questa regione
- Krampus: creature maligne dalle sembianze ripugnanti, mezzo uomo e mezzo capra, che sfilano la notte del 5 dicembre con il loro corteo di fiaccole verso la valle e piccoli villaggi. Questo corteo in passato rappresentava l’arrivo del solstizio d’inverno, il momento in cui le tenebre vincevano sulla forza della luce, associato alle pratiche celtiche che celebravano l’antica lotta tra il bene e il male. Ancora oggi si può assistere alla sfilata lungo le strade dei paesi altoatesini, in cui il santo (San Nicola) viene seguito da queste figure sinistre che vanno in cerca di bambini da punire
Streghe, fate, spiriti e demoni
- Le streghe Janare: sinistre creature femminili che nascevano la notte di Natale, si dice popolassero le zone di Roccasicura e Forlì del Sannio, in Molise. Potevano avere l’aspetto di vecchie anziane come anche di bellissime fanciulle seducenti, solo una cosa rivelava la loro natura: la metà del corpo aveva le sembianze di un serpente. Erano spesso causa di discordia familiare e portavano decessi in casa, riuscivano a condannare intere generazioni con malefici
- Le Anguane: in località Calalzo di Cadore, in Veneto. Eteree entità acquatiche che trascorrono la maggior parte del loro tempo nascoste in piccole cavità naturali. Timide e misteriose, hanno cercato di rendere la loro presenza più celata possibile per vivere in pace e tranquillità. Però si pensa che nuotare con loro sia pericoloso, poiché, le dolci creature potrebbero spingere la povera vittima in profondità o in un punto di un laghetto insidioso per poi affogarla
- La Sibilla: vicino alla cime del Monte Sibilla, Marche, a 2.150 metri di altezza e sul lato del crinale sul mare Adriatico, lì si trova la grotta della Sibilla. Sul conto della Sibilla sono circolate, e circolano ancora, diverse storie. Eraclito di Efeso (500 a.C.) le attribuì il ruolo di “profetessa estatica” che annunciava catastrofi imminenti. Per quanto riguarda le sue ancelle, le fate della Sibilla, erano giovani donne di bell’aspetto e bizzarri piedi caprini che durante le notti di plenilunio erano solite uscire di nascosto e galoppare fino al villaggio per perdersi con i giovani del posto in frenetiche danze (tipico ballo marchigiano del Saltarello)
- Il Basilisco: rettile favoloso, che secondo le credenze medievali dava la morte o pietrificava con lo sguardo[6], è noto anche per il suo respiro velenoso.
Spesso definito il 're dei serpenti' o 'basigallo', questo perché secondo la leggenda, il basilisco nasce da un uovo di gallo covato da un rospo. Può essere ucciso dal canto del gallo o facendolo specchiare per riflettere il suo stesso sguardo.
In base alla regione il nome cambia ( es. in Toscana 'Badalischio', in Puglia 'Sternatia' ecc.), ma il mostro con le sue caratteristiche rimane lo stesso
Folk music revival
Per Folk music revival si indica l’attenzione che ceti urbani e colti dell’Europa del XX secolo hanno rivolto alle musiche di tradizione orale. Questo “primo folk revival” interessa soprattutto i musicisti d’ambito colto e utilizza la didattica come strategia prevalente di diffusione. In Italia, questa fase riproposta del folclore vede all’opera studiosi e compositori come Alberto Favara e Leone Sinigaglia, nonché compilatori di canzonieri a uso scolastico animati dall’esigenza di dare una veste unitaria alle diversissime inflessioni del canto dialettale regionale.[7]
Note
- ↑ https://www.treccani.it/vocabolario/folclore/
- ↑ Fabio Dei, Antropologia culturale, Capitolo 7,' Folklore, cultura popolare, cultura di massa', Il Mulino, 2012
- ↑ https://teresigiovanni.wordpress.com/2020/11/06/la-demopsicologia-di-giuseppe-pitre-analisi-storico-culturale-di-giovanni-teresi/, Teresi Giovanni, 2020
- ↑ Giuseppe Pitré, 'Per l'inaugurazione del corso di Demopsicologia', 1911
- ↑ https://www.gliscritti.it/bambini/perugini081207.htm, il Centro culturale Gli scritti, 2007
- ↑ https://www.treccani.it/vocabolario/basilisco2/
- ↑ https://www.treccani.it/enciclopedia/il-folk-music-revival-e-la-canzone-politica_(Storia-della-civilt%C3%A0-europea-a-cura-di-Umberto-Eco)/, Serena Facci, 2014
Bibliografia
• Fabio Dei, Antropologia culturale. Bologna, Il Mulino, 2012.
• Giuseppe Pitré, Per la inaugurazione del corso di Demopsicologia, nella R. Università di Palermo.
• Alice Guidi, Miti e Leggende del folclore italiano, Gribaudo, 2023.
• Vocabolario Treccani, Etimologia folclore, https://www.treccani.it/vocabolario/folclore/
• Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, Enciclopedia delle scienze sociali, 1994, Alan Dundes.
• Vocabolario Treccani, il Folk music revival, https://www.treccani.it/enciclopedia/il-folk-music-revival-e-la-canzone-politica_(Storia-della-civilt%C3%A0-europea-a-cura-di-Umberto-Eco)/