Commedia dell'arte

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La commedia dell'arte è stata una forma di teatro nata in Italia intorno alla metà del XVI secolo. Si sviluppa all'interno di compagnie attoriali professionistiche e si afferma come uno dei fenomeni teatrali più influenti della tradizione europea.

Storia[modifica]

Origine[modifica]

La commedia dell'arte nasce da un processo di organizzazione stabile del mestiere dell'attore. Questo tipo di teatro si fondava sull'uso dei canovacci, tracce narrative schematiche che indicavano solo la struttura della storia e lasciavano agli attori spazio per improvvisare.

La caratteristica principale della commedia dell'arte è la codificazione dei personaggi attraverso l'utilizzo di maschere, costumi e comportamenti ricorrenti, che servivano per far capire subito al pubblico i ruoli e le funzioni sceniche.

Non si ha una data precisa di quando nasca questa disciplina artistica, ma una delle prime testimonianze scritte sull'esistenza di queste compagnie teatrali risale al 1545, con un contratto stipulato a Padova nel quale gli attori si impegnano a esercitare collettivamente l'attività teatrale. [1] In particolare nel documento, si legge che questi artisti hanno deciso di costruirsi una sorta di società con lo scopo di portare le loro commedie da luogo in luogo per avere sempre pubblico diverso e poter guadagnare denaro che avrebbero diviso in parti uguali.[2] Grazie a questo avvenimento, il lavoro del teatrante verrà riconosciuto come un vero e proprio mestiere.

Le compagnie itineranti[modifica]

A metà del Cinquecento, le compagnie teatrali erano piuttosto numerose in Italia. Esse erano composte principalmente da otto componenti che interpretavano vari ruoli nella commedia. Però non tutte le compagnie teatrali potevano essere definite professioniste: per ottenere quel titolo, esse dovevano aver definito delle proprie leggi e regole interne ed essere riconosciute dalle corti presso cui operavano. Gli artisti che componevano le prime compagnie avevano alle spalle un buon addestramento tecnico, culturale, letterario e vocale. Le compagnie che non riuscivano a essere definite professionali, rimanevano semplici teatranti amatoriali.

A differenza delle compagnie teatrali classiche, quelle della commedia dell'arte erano caratterizzate dalla loro natura itinerante, ovvero si spostavano tra città e corti adattando le rappresentazioni ai diversi contesti sociali e culturali. [3]

Figura della donna[modifica]

Le compagnie inizialmente erano composte esclusivamente da uomini che, attraverso l'utilizzo delle maschere, potevano interpretare anche i ruoli femminili. Questi ruoli erano in effetti rappresentati principalmente da fanciulli o uomini con voce acuta e non mascolina. Attorno al 1570, però, ci fu l'introduzione della donna-attrice. Queste donne erano provviste di una certa cultura e doti artistiche, e questo permetteva loro di unirsi alle compagnie. Dopo questa introduzione, le compagnie arrivarono a essere composte da circa dieci attori, di cui almeno due donne. Una delle donne più famose che hanno preso parte a grandi compagnie teatrali è stata Isabella Andreini, moglie del Comico Francesco Andreini. Lei spiccava per le sue composizioni in versi e in prosa e per la sua grandissima capacità interpretativa.[4]

Espansione in Europa[modifica]

A partire dal XVI secolo, le compagnie teatrali italiane furono invitate costantemente a esibirsi in numerosi paesi europei, tra cui Spagna, Russia, Inghilterra, Germania e Polonia, dove riscuotono un gran successo nonostante la lingua diversa. Ciò era possibile perché gli attori avevano una grande forza espressiva e utilizzavano in modo chiaro e comprensibile i gesti scenici[5]

Oltre a questi paesi, la commedia dell'arte ebbe successo in Francia, dove i comici dell'arte furono accolti con entusiasmo, fino a quando, nel 1635, una compagnia italiana si stabilì definitivamente a Parigi con il nome di Ancienne troupe de la Comédie-Italienne, diretta da Domenico Locatelli, così segnando un fondamentale passo di integrazione del modello italiano in quello francese. Questo aiutò lo sviluppo di nuove forme comiche europee.[6]

Personaggi[modifica]

I personaggi della commedia dell'arte sono riconoscibili attraverso la loro maschera identificativa e sono divisi in gruppi:

  • Zanni (servi)
  • Vecchi (mercanti e figure autorevoli)
  • Innamorati (giovani amanti)
  • capitani (soldati)
Personaggi principali
Immagine Personaggio Categoria Descrizione Provenienza
Arlecchino Zanni Servo astuto, combinaguai e contraddistinto dalla comicità fisica Bergamo
Brighella Zanni Servo furbo e spesso manipolatore Bergamo
Pulcinella Zanni Servo ambiguo e grottesco, tra comicità e malinconia Napoli
Scapino Zanni Servo furbo ma anche codardo, amante degli inganni Venezia
Pantalone Vecchi Mercante ricco e autoritario Venezia
Il Dottore Vecchi Pedante colto, spesso ridicolo per via del suo linguaggio Bologna
Il Capitano Capitani Soldato codardo e fanfarone, amante delle esagerazioni Spagna (immaginaria)
Colombina Zanni serva astuta, intelligente e spesso aiutante degli innamorati Venezia
Flavio Innamorati Giovane nobile innamorato Non definita
Isabella Innamorati Giovane donna colta e innamorata non definita


Opere celebri[modifica]

Oltre ai personaggi, la commedia dell’arte è nota anche per alcuni canovacci e opere teatrali che hanno avuto grande diffusione e hanno contribuito alla codificazione delle maschere e dei ruoli scenici. Queste opere sono:

  • Il Capitano - Flaminio scala, 1611 [7]
  • Arlecchino servitore di due padroni - canovacci italiani [8]
  • La villana nobile - Flaminio Scala, 1611, [9]'
  • La creduta morta – Flaminio Scala (1611)[10]'
  • Il Dottore - canovacci dedicati al personaggio del Dottore, Flaminio Scala e anonimi

Linguaggio[modifica]

La caratteristica principale del linguaggio della commedia dell'arte è quella dell'uso di plurilinguismi e dialetti. Gli attori utilizzavano diversi registri linguistici in base alla necessità del personaggio. Spesso ricorrevano all'utilizzo dei dialetti regionali e a forme ibride di espressioni verbali. [11]

Insieme all'uso della parola, assume un ruolo centrale e importante il linguaggio corporeo, che permetteva di far capire l'azione scenica anche a un pubblico non italofono. A tutti questi elementi si univa anche l'inserimento dei lazzi, brevi intermezzi comici basati su situazioni ripetitive e non verbali.[12] Tutti questi elementi rendevano la commedia dell'arte accessibile a tutti.

Riscoperta del Novecento[modifica]

Nel XX secolo, la commedia dell'arte fu nuovamente studiata per comprenderne l'importanza nella storia del teatro europeo e nella formazione dell'attore moderno. Questa tipo di recitazione venne ripresa come modello alternativo al teatro naturalistico, basato sulla centralità del corpo e sulla maschera come strumento espressivo.

L'adozione dei metodi tradizionali della commedia dell'arte riportò al centro la dimensione fisica e artigianale del lavoro teatrale e favorì un rapporto diretto con il pubblico, noto come rottura della quarta parete. Questo modo di fare teatro influenzò anche Luigi Pirandello, che riprese tali elementi nel suo teatro attraverso il metateatro, ispirandosi alla commedia dell'arte.[13]

Note[modifica]

  1. https://www.treccani.it/enciclopedia/commedia-dell-arte_(Enciclopedia-Italiana)
  2. https://teatropertutti.it/approfondimenti/teatro-nella-storia/commedia-dell-arte
  3. Kenneth Richards – Laura Richards, The Commedia dell’Arte, Blackwell, Oxford, 1990, pp. 25.
  4. Maria Rosaria Grifone, Teatro e Femminilità, pp. 15 https://www.dramma.it/dati/monografie/teatroefemminile.pdf
  5. Nazzareno Luigi Todarello, COMMEDIA DELL'ARTE: L'invenzione italiana del teatro, Casa Editrice Le Lettere, 2020, pp 151. ,
  6. Nazzareno Luigi Todarello, COMMEDIA DELL'ARTE: L'invenzione italiana del teatro, Casa Editrice Le Lettere, 2020, pp 152. ,
  7. Flaminio Scala, Il Teatro delle Favole Rappresentative, 1611
  8. Roberto Tessari, La commedia dell’arte, Laterza, Roma-Bari 2013, pp. 446.
  9. Flaminio Scala, Il Teatro delle Favole Rappresentative, 1611
  10. Flaminio Scala, Il Teatro delle Favole Rappresentative, 1611
  11. Nazzareno Luigi Todarello, COMMEDIA DELL'ARTE: L'invenzione italiana del teatro, Casa Editrice Le Lettere, 2020, p. 111,
  12. Nazzareno Luigi Todarello, COMMEDIA DELL'ARTE: L'invenzione italiana del teatro, Casa Editrice Le Lettere, 2020, p. 112,
  13. Roberto Tessari, La commedia dell’arte, Laterza, Roma-Bari, 2013, pp. 446.

Bibliografia[modifica]