Christian Dior
Christian Ernest Dior, il nome dello stilista francese che rivoluzionò la moda del dopoguerra. Con la sua prima collezione intitolata "New Look", uno stile caratterizzato da vita stretta e gonne ampie, diede inizio al suo successo che da lì a poco sarebbe diventato internazionale.
Biografia e formazione[modifica]
Christian Dior, sarto e stilista fra i più importanti della haute couture francese, nasce il 21 gennaio 1905 a Granville, una piccola cittadina costiera nel nord-ovest della Francia a pochi chilometri da Mont Saint-Michel [1]. Secondogenito di Maurice Dior e Madeleine Martine, industriali proprietari di un’impresa di fertilizzanti chimici, vive un’infanzia serena. «Della mia casa d’infanzia conservo un tenero e meraviglioso ricordo. La mia vita e il mio stile le devono quasi tutto», scrisse lo stilista nelle sue memorie [2] . Nel 1910 la famiglia decise di trasferirsi a Parigi, nell’XVI arrondissement, al numero 9 di Rue Louis-David. I genitori volevano per il figlio una carriera diplomatica, e malgrado i suoi interessi fossero principalmente artistici si iscrisse all’École des Sciences Politiques. Nonostante questo, non gli vietarono di dedicarsi al disegno creativo, divenendo un talento nella realizzazione di costumi di carnevale e nell’allestimento di feste domestiche. La naturale predisposizione per l’arte, stimolata dalla regolare frequentazione dei musei, si manifestò molto più tardi, quando interruppe i corsi di Scienze politiche e decise di abbandonare il progetto di una carriera diplomatica, stimata dai suoi valenti genitori. Nel 1928, con il supporto finanziario del padre, decide di aprire una galleria d’arte insieme a Jaques Bonjean al numero 34 di Rue La Boétie, esponendo i lavori dei moderni artisti Man Ray, Picasso e Salvador Dalì [3]. Nel 1931 la perdita della madre e il fallimento dell’azienda di famiglia, causata dal crollo della borsa di Wall Street degli anni precedenti, cambiarono la sua vita facendo della sua giovinezza un periodo di sofferenza. Gli ultimi accaduti lo costrinsero a chiudere la galleria, fino a quel momento stimata e riconosciuta come punto di riferimento nella vita artistica parigina. Nel 1934 si ammalò di tubercolosi e, dopo un anno cominciò a collaborare con le pagine di moda del settimanale Le Figaro Illustré, disegnando cappelli e iniziando a vendere schizzi di abiti e di accessori a diverse case di moda [4]. A metà degli anni Trenta iniziò a coltivare la passione per l’illustrazione vendendo i suoi disegni a Jean Patou, Schiaparelli, Maggy Rouff, Worth, Balenciaga, Molyneux e Paquin [5].
La carriera dello stilista [modifica]
La svolta arrivò grazie alla chiamata di Robert Piguet, di professione stilista, che lo assunse nella sua casa di moda. «Finalmente avrei scoperto di più sui misteriosi modi in cui le idee si trasformavano in abiti e avrei fatto un timido ma appassionato debutto nell’universo degli atelier e delle loro premières», scrisse nella sua autobiografia [6]. In questo periodo mise a punto uno dei suoi primi successi sartoriali: una gonna molto ampia adatta anche per il giorno. Lo scoppio della guerra e il richiamo alle armi misero, ancora una volta, tutto in discussione. La chiamata al servizio militare lo costrinse infatti a interrompere la collaborazione per raggiungere il fronte meridionale della Francia. Nel 1941, soltanto grazie all’insistenza di alcuni amici, decise di tornare a Parigi. Purtroppo, al suo ritorno, il posto presso Piguet non era più disponibile; tuttavia riuscì ad entrare nella casa di moda di Lucien Lelong come collaboratore creativo. Qui disegnò le collezioni per molte stagioni, creando modelli come la gonna strettissima e quella svasata [7]. In questo modo contribuì al successo della casa di moda in cui lavorava e al contempo al proprio, affermandosi come il più autorevole tra i figurinisti. Nel 1946, grazie al sostegno economico di Marcel Boussac, decise di inaugurare la propria maison, ponendo così fine alla collaborazione con Lelong. L’investimento venne ripagato fin dalla prima storica collezione, presentata al pubblico e alla stampa l’anno successivo. In quegli anni rivoluziona la moda e ridefinisce il concetto di femminilità, con tessuti ricchi e proporzioni nuove: spalle morbide, vita stretta e lunghe gonne a corolla. La linea New Look ottenne un successo immediato, aprendo una boutique a New York e influenzando profondamente la moda con ogni collezione, caratterizzata da gonne a tubo, braccia scoperte e modelli pensati per slanciare il busto. Ogni dettaglio, dalle scarpe alle borse, dai profumi agli smalti, veniva scelto con estrema cura dallo stilista.
La fondazione della Maison Dior[modifica]
Durante il periodo del dopoguerra, la limitata disponibilità di materie prime e i cambiamenti nello stile di vita determinarono una trasformazione nel modo di vestire. “Una moda orribile. Cappelli ingombranti, gonne troppo corte, giacche troppo lunghe e suole troppo spesse”, affermò lo stilista nelle sue memorie [8]. Christian Dior, consapevole del suo talento creativo e delle sue capacità imprenditoriali, decise di fondare la propria casa di moda. A spronarlo fu la sua consulente spirituale, Madame Delahaye, che lo accompagnava nelle decisioni importanti. Per realizzare il progetto ottenne il sostegno di Marcel Boussac, il quale mise a disposizione sessanta milioni di franchi, un investimento straordinario per l’epoca e più che sufficiente per dare il via alla nuova avventura. Consapevole di non possedere un’istruzione accademica nel campo della moda, scelse di affiancarsi a professionisti del settore. Al suo fianco si unirono figure di rilievo provenienti da diverse case di moda, tra cui: Raymonde Zechnacker, Suzanne Luling, Marguerite Carré e Mitza Bricard. Jacques Rouet, direttore generale, venne affiancato da una squadra di venditrici seguite da Suzanne Luling e sei indossatrici [9]. L’intera squadra lavorava nella sede al numero 30 di Avenue Montaigne, progettata per ospitare comodamente gli ottantacinque dipendenti della nuova maison [10]. L’edificio comprendeva tre laboratori sartoriali, lo studio personale del couturier, un salone per le sfilate, un ufficio di direzione e sei salottini dedicati alle prove delle collezioni. Il 16 dicembre 1946 la casa di moda aprì ufficialmente i battenti. Pochi mesi dopo, il 12 febbraio 1947, venne presentata la prima collezione Primavera - Estate con le celebri linee “Corolle” e “En 8” che riscossero immediato successo a livello internazionale. La collezione attirò l’attenzione di Carmel Show, caporedattrice di Harper’s Bazaar, la quale rimase entusiasta del nuovo stile proposto dal designer. Dopo la prima collezione, l’attività si espanse e la Maison Dior divenne la più grande boutique di lusso di Parigi. All’interno della casa di moda, assieme a Roger Vivier, creò l’azienda Christian Dior Delman nella quale venivano realizzate calzature su misura[11].
Il New Look e il successo internazionale[modifica]
Qualche mese dopo l’apertura della sua casa di moda, il 12 febbraio del 1947, Christian Dior organizzò la sua prima sfilata Haute Couture, presentando la linea Corolle, e la linea En Huit. La Corolle traeva ispirazione dai fiori della sua infanzia e la En Huit si distingueva per la silhouette strutturata dalle forme arrotondate [12]. Il tailleur Bar, divenne l’emblema del New Look, con giacca bianca sartoriale e gonna di lana nera ampia plissettata [13]. Realizzare la sua prima collezione fu semplice, nessuna pressione o aspettative particolari. Scelse di non promuovere l’evento confidando nel passaparola delle sue conoscenze, ritenendo che la riservatezza avrebbe suscitato l’interesse del pubblico. Alle prime luci del mattino i primi ospiti si posizionarono davanti all’entrata, e nel frattempo all’interno le composizioni floreali venivano sistemate per la sfilata [14]. A rinominarla così fu Carmel Snow, caporedattrice di Harper’s Bazaar, che rimasta estasiata dalle novità disse: “What a new look!” [15]. «Non c’erano vestitini facili, né impressionanti scenografie teatrali. Al contrario, ogni modello era frutto di una profonda conoscenza del lavoro di sartoria, con l’obiettivo di esaltare le forme femminili, oltre la realtà», disse la redattrice Bettina Ballard sottolineando l’attenzione al dettaglio dello stilista [16]. La sfilata, che comprendeva novanta modelli dai colori neutrali, venne presentata nei saloni della sede di Avenue Montaigne 30. All’epoca la collezione attirò l’attenzione di tutti e venne accolta con entusiasmo nonostante le numerose rimostranze. Il New Look mise in risalto la silhouette femminile con il ritorno della vita stretta, bustini strutturati e gonne ampie, utilizzando tessuti di alta qualità per creare capi che esaltavano le forme naturali del corpo, riportando in auge l’arte della sartoria classica, con tagli precisi e dettagli che valorizzavano il punto vita e il busto. I modelli particolarmente elaborati impiegarono una grande quantità di tessuto per la collezione, una cosa inaudita in quel preciso momento storico: siamo nel dopoguerra e la moda del periodo prevedeva abiti semplici, non venivano concepiti sprechi di tessuti e alcun tipo di orpello decorativo. In occasione della celebre sfilata, assieme a Serge Heftler-Louiche alla direzione, venne lanciato anche il primo profumo della Maison: Miss Dior, dedicato a sua sorella Catherine. Si trattava di una fragranza dalle note floreali, verdi e legnose. “Il profumo è il complemento indispensabile della personalità di una donna, il tocco finale di un abito”, disse lo stilista [17]. In pochissimo tempo i suoi abiti girarono il mondo e fecero della nuova marca una delle più prestigiose del mondo. In un periodo in cui le donne cercavano di riconquistare la propria identità ed il proprio ruolo nella società, le sue creazioni offrirono loro un nuovo senso di bellezza e libertà espressiva. Tuttavia, dopo anni di lotte per l’emancipazione, che includevano anche la libertà di indossare abiti più pratici e meno vincolanti, il New Look sembrava rappresentare un passo indietro [18].
Gli anni successivi al New Look[modifica]
Con il trascorrere del tempo forme squadrate e angolate, bustini strutturati e gonne sempre più corte si affermarono sulle passerelle della casa di moda. Il 9 settembre del 1947, a Dallas, lo stilista ricevette l’Oscar della Moda da Stanley Marcus, un riconoscimento che consacrava il suo talento a livello internazionale. Dopo aver vinto il prestigioso Neiman Marcus Award, egli decise di visitare Los Angeles, San Francisco, New York e Chicago affrontando le proteste di alcune donne che manifestavano contro il suo stile, con cartelli polemici con la scritta “Down With the New Look”. Nonostante questo, l’anno successivo, aprì un negozio sulla Fifth Avenue a New York dimostrando una rapida strategia di espansione internazionale [19]. Questi cambiamenti erano contestualizzati ai tempi, e riflettevano la risposta dello stilista alle dinamiche sociali in evoluzione dell’epoca, prefigurando stili che sarebbero diventati iconici alla fine degli anni 50 e inizio 60. Sebbene non amasse viaggiare, riconobbe l’importanza di diffondere la sua moda a livello internazionale: con concretezza e pragmatismo di un uomo d’affari, sviluppò una rete di licenze e filiali prima negli Stati Uniti e poi negli altri Paesi, proteggendo così le sue creazioni dall’imitazione. Nel 1950, ricevette la Légion d'Honneur, un prestigioso riconoscimento francese, e l’anno successivo pubblicò il suo primo libro, intitolato Je Suis Couturier, in cui raccontava il suo approccio creativo [20]. Christian Dior, attento al dettaglio e ossessionato dalla perfezione, prima di ogni collezione, si isolava anche per un mese producendo centinaia di schizzi su cui lavorare. In quegli anni vestì di raffinatezza dive come Rita Hayworth, Grace Kelly, Marlene Dietrich, Wallis Simpson, Marilyn Monroe, Liz Taylor, Evita Perón e Gina Lollobrigida [21]. Tuttavia, fu il legame con la Principessa Margaret d'Inghilterra a renderlo uno dei couturier più apprezzati e desiderati della storia, per un periodo si parlava persino di “The Margaret Look” al posto di New Look a testimonianza dell’impatto del suo stile [22]. La prima boutique Christian Dior dell’America Latina venne aperta a Caracas nel 1953, in Venezuela. L’edificio era la replica di 30 Avenue Montaigne, e il personale che vi lavorava era stato addestrato in Francia per riprodurre le collezioni parigine, realizzate su misura per la nuova clientela. Nel 1954, egli scelse il Moulin du Coudret, un antico mulino nella località di Milly-la-Forêt nei pressi di Parigi, come luogo in cui ritirarsi per rilassarsi tra una collezione e l’altra. La copertina del Time, il 4 Marzo del 1957, consacrò il successo e il valore rivoluzionario del suo New Look, un riconoscimento mai ottenuto da alcun couturier prima d’allora. Fino a quello stesso anno continuò a disegnare e realizzare ventidue collezioni, le quali includevano abiti e accessori vari. Alla fine degli anni ’50, le sue ultime collezioni diventarono più morbide, prendendo le distanze dallo stile strutturato utilizzato in precedenza. Nonostante la crisi, le restrizioni e i limiti che il periodo storico comportava, egli riuscì a segnare le sorti della moda mondiale e a risollevare un settore incupito dalla guerra. L’unico suo obiettivo era restituire alle donne il gusto di piacersi e incoraggiarle a mostrare le loro bellissime forme che per troppo tempo erano rimaste nell’ombra.
L’eredità stilistica e l’influenza nella moda contemporanea[modifica]
Dopo ogni collezione, Christian Dior cercava riposo e relax. Ad ottobre del 1957 partì per Montecatini, una delle sue città italiane preferite, per trascorrere un periodo di riposo per completare la sua imminente nuova collezione [23]. Come di consueto al mattino si recava alle terme, mentre nel pomeriggio si concedeva passeggiate nel parco. La sera, prima della sua scomparsa, si era fermato a giocare a canasta con alcuni amici francesi. Durante la notte improvvisamente ebbe un malore e morì, lasciando dietro di sé un’eredità difficile da eguagliare. Anni prima, nel 1955, un diciannovenne di nome Yves Saint Laurent divenne assistente dello stilista, il quale ne intuì sin da subito il talento scegliendolo come successore della maison. L’intesa tra i due risultava evidente: «Un’idea che aveva lui, me ne suggeriva altre; e un’idea che avevo io, poteva suggerirne altre a lui. È qualcosa che si è consolidato nel tempo, molto più alla fine che all’inizio. Non c’erano discussione tra noi», dichiarò il ragazzo in un’intervista a seguito del decesso del fondatore [24]. Dopo l’accaduto, l’azienda indisse una conferenza stampa per chiarire la situazione. Jacques Rouet, direttore generale della casa di moda, disse: «Il futuro della maison sarà assicurato da coloro che Christian Dior aveva nominato: Raymonde Zehnacker dirigerà lo studio, la grande Marguerite Carré garantirà la direzione tecnica della sartoria e Madame Bricard contribuirà con il suo buongusto. Tutti i disegni saranno eseguiti sotto la responsabilità di Yves Mathieu Saint Laurent, il discepolo preferito di Christian Dior» [25]. Pur mantenendo uno stretto legame con il passato del fondatore, Saint Laurent attualizzò il marchio, modificando la silhouette sperimentando stili più giovanili e all'avanguardia. Qualche anno dopo, nel 1960, il nuovo direttore venne chiamato a svolgere il servizio militare e fu costretto a lasciare la maison. Dopo di lui, Marc Bohan prese le redini della casa di moda, proseguendo il percorso tracciato da Christian Dior. Egli ripropose il New Look, adattandolo agli anni ’60 e rendendo il marchio più accessibile. Inoltre introdusse il prêt à porter, l’abbigliamento pronto da indossare prodotto in serie, e l’abbigliamento per bambini. Tra il 1978 e il 1984 la maison visse un periodo di grande instabilità e incertezza dichiarando il fallimento. L’imprenditore Bernard Arnault acquisì il marchio con l’obiettivo di rilanciarlo, investendo risorse e strategie per consolidarne l’immagine. La nuova proprietà decise di arruolare Gianfranco Ferré nella veste di direttore creativo. Egli consolidò il suo stile sperimentando materiali e linee differenti dalle collezioni precedenti, rendendo ogni sua sfilata un viaggio nel mondo dell'inconsueto. Lo stilista diede vita a borse come la Lady Dior, inizialmente Chouchou, che divenne celebre quando la Première Dame francese Bernadette Chirac la diede in dono alla Principessa Diana, la quale rese la borsa il suo accessorio preferito contribuendo alla definitiva denominazione in suo onere. Qualche anno dopo, Jonh Galliano assunse la direzione, portando uno stile teatrale e spettacolare caratterizzato da collezioni innovative. Egli venne licenziato a causa di dichiarazioni pubbliche antisemite e provocatorie, le quali causarono scandalo danneggiando l’immagine della casa di moda. Successivamente, Raf Simons, introdusse un approccio minimalista e concettuale rivisitando il guardaroba femminile in chiave moderna. Decise di non rinnovare il contratto e, in una dichiarazione ufficiale, diede spiegazioni al riguardo: «È una decisione basata sul mio desiderio di concretarmi su altri interessi della mia vita, tra cui il mio brand e le passioni che ho al di fuori del mio lavoro. Christian Dior è un’azienda straordinaria ed è stato un privilegio poter scrivere qualche riga nel libro della sua storia» [26]. Maria Grazia Chiuri, nominata nel 2016, divenne la prima donna a dirigere la casa di moda mescolando eleganza classica e stile contemporaneo [27]. In occasione della sua nomina a direttrice creativa, dichiarò quanto segue: «Ho deciso di comportarmi come la curatrice di un museo: sono arrivata in un luogo incredibilmente ricco di storia e desidero utilizzare ogni aspetto di essa con la massima libertà» [28]. Ad oggi essa infonde un tocco femminile allo stile del fondatore, trasformando ogni collezione in messaggi che celebrano i principi di uguaglianza ed emancipazione femminile. Chiuri, inoltre, collaborò con artisti e artigiani di tutto il mondo, rendendo ogni sfilata un’opera d’arte collettiva socialmente impegnata. Dal 2025 Jonathan Anderson ricopre il ruolo di primo direttore creativo, dopo il fondatore, a lavorare su tutte le collezioni della maison. In merito al suo approccio artistico, ha affermato: «Da sempre mi ispiro alla ricca storia di questa Maison, al suo spessore e alla sua empatia. Non vedo l’ora di lavorare con i suoi leggendari Atelier per scrivere il prossimo capitolo di questa incredibile storia» [29]. L’influenza contemporanea del marchio conferma il suo valore come icona di stile e innovazione, ispirando le nuove generazioni di stilisti.
Note[modifica]
- ↑ Redazione MAM-e, Christian Dior (1905‑1957), Christian Dior e l’arte
- ↑ Ttmt, Christian Dior: la storia e il ricordo della sua casa d’infanzia, Tutto Montecatini
- ↑ Repola, Christian Dior: il New Look e il ritorno del lusso post-guerra, Gli anni della galleria d’arte
- ↑ Redazione MAM-e, Christian Dior (1905‑1957), Gli inizi nella moda
- ↑ di Giambernardino, Christian Dior, Vogue Italia
- ↑ di Giambernardino, Christian Dior, Vogue Italia
- ↑ Redazione MAM-e, Christian Dior (1905‑1957), Dior e Lucien Lelong
- ↑ RBA Coleccionables, Dior,p. 14
- ↑ RBA Coleccionables, Dior, p. 17)
- ↑ Bensa, Storia di Dior, Il New Look di Dior
- ↑ RBA Coleccionables, Dior, p. 30
- ↑ RBA Coleccionables, Dior, p. 22
- ↑ Repola, Christian Dior: il New Look, La nascita del New Look e la consacrazione di Dior
- ↑ RBA Coleccionables, Dior, p. 20
- ↑ Repola, Christian Dior: il New Look e il ritorno del lusso post-guerra, La nascita del New Look e la consacrazione di Dior
- ↑ RBA Coleccionables, Dior, p. 22
- ↑ RBA Coleccionables, Dior, p. 30, Barcellona, 2025
- ↑ Repola, Christian Dior: il New Look e il ritorno del lusso post-guerra
- ↑ Repola, Christian Dior: il New Look e il ritorno del lusso post-guerra, Da Parigi a New York
- ↑ di Giambernardino, Christian Dior, Vogue Italia
- ↑ Barracane, Harper’s Bazaar
- ↑ di Giambernardino, Christian Dior, Vogue Italia
- ↑ Repola, Christian Dior: il New Look e il ritorno del lusso post-guerra
- ↑ RBA Coleccionables, Dior, p. 39
- ↑ RBA Coleccionables, Dior, p. 36
- ↑ RBA Coleccionables, Dior, p. 108
- ↑ Bensa, Storia di Dior, Il New Look di Dior
- ↑ Galerie Dior, La storia, Maria Grazia Chiuri
- ↑ Galerie Dior, La storia, Jonathan Anderson
Bibliografia[modifica]
- Basma Khalifa, Il concetto di eredità nel mondo della moda, Marie Claire, 2 gennaio 2025 <https://www.marieclaire.it/moda/fashion-news/a63119249/moda-eredita/>.
- Marianna Barracane, La storia di Christian Dior, il couturier che ha riscritto i canoni della femminilità, Harper’s Bazaar, 12 luglio 2023 <https://www.harpersbazaar.com/it/moda/storie/a44473967/christian-dior-storia/>.
- Maria Gabriella Bensa, Storia di Dior: da Christian Dior a Mariagrazia Chiuri, Amica.it, 28 novembre 2023 <https://www.amica.it/2023/11/28/storia-di-dior/>.
- Dior | Biography, Encyclopaedia Britannica , Britannica.com, 11 dicembre 2025 <https://www.britannica.com/biography/Christian-Dior-French-designer>.
- Mariagrazia Repola, Christian Dior: il New Look e il ritorno del lusso post‑guerra, Glamcasamagazine.it, 22 settembre 2025 <https://glamcasamagazine.it/christian-dior-new-look/>.
- Redazione MAM-e, Christian Dior (1905‑1957), moda.mam‑e.it, 9 maggio 2024 <https://moda.mam-e.it/dior-christian-1905-1957/>.
- La storia, Galeriedior.com <https://www.galeriedior.com/it/storia>.
- Giulia di Giambernardino, Christian Dior: tutto quello che non sapevi sul coutrier, Vogue Italia, 15 gennaio 2025 <https://www.vogue.it/article/christian-dior-biografia-completa>.
- Ttmt, “Christian Dior: la storia e il ricordo della sua casa d’infanzia”, Tutto Montecatini, 24 ottobre 2018, <https://www.tuttomontecatini.it/christian-dior/>
- España, RBA Coleccionables, Dior, Barcellona: RBA Coleccionables, 2025.