Antigone

Antigone (in greco antico: Ἀντιγόνη, Antigónē) è un personaggio della mitologia greca e del ciclo tebano. Figlia del rapporto incestuoso tra il re di Tebe, Edipo, e di Giocasta, madre anche dello stesso Edipo, Antigone è sorella di Ismene e dei due gemelli Eteocle e Polinice.
Nota soprattutto grazie al drammaturgo ateniese Sofocle, la figura di Antigone ha esercitato un largo influsso sulla letteratura e l’arte, ispirando scrittori, artisti e registi lungo il corso dei secoli.
Il suo nome significa letteralmente "colei nata al posto" (di qualcun altro, di un figlio maschio) o, anche, "colei che sta di fronte alla sua stirpe" (come un figlio maschio che deve difendere la propria famiglia).[1]
Antigone nell'opera di Sofocle
Antigone compare come personaggio, in due diverse fasi della vita, in due tragedie di Sofocle.
Edipo re
Di datazione incerta, l'Edipo Re di Sofocle è collocabile in due possibili periodi: 430-425 a.C. e 414-411 a.C.[2]
Nella tragedia, Antigone ha un ruolo marginale e compare, insieme alla sorella Ismene, nel finale dell'opera. Edipo, dopo essersi accecato, fa chiamare le due figlie, perché ha a cuore il loro destino e perché teme che la maledizione che grava sulla stirpe possa compromettere anche il loro destino. Edipo viene rinchiuso all'interno del palazzo reale ed è separato dalle due bambine, che, invece, vengono affidate alla tutela di Creonte.[3]
Antigone
L'Antigone, rappresentata probabilmente nel 442 a.C., riscosse un successo tale da far ottenere la carica di stratego a Sofocle. In questa tragedia Antigone è protagonista.[4]
Nel ciclo tebano, l'opera è ambientata dopo la morte di Edipo. Dopo essere stato esiliato dal fratello Eteocle, Polinice decide di muovere guerra a Tebe per riappropriarsi del trono che gli era stato ingiustamente sottratto proprio con quell'esilio. Al termine del conflitto rimangono uccisi sia Eteocle che Polinice e, da qui, inizia la tragedia di Sofocle. Antigone e Ismene si trovano in scena, nel silenzio succeduto alla battaglia. Polinice è rimasto insepolto per volontà di Creonte, diventato nuovamente re per diritto dinastico; Antigone dichiara alla sorella il suo proposito di seppellirlo e le chiede di aiutarla. Ismene, per paura, rifiuta e le sorelle si separano.[5]
Il pensiero di Creonte è chiaro: egli suddivide, da una parte, gli amici e, dall'altra, i nemici. Il bene della patria travalica ogni altro proposito. A corte giunge la notizia della sepoltura del corpo di Polinice. Soltanto dopo che il corpo viene riesumato e sepolto nuovamente, l'autore del gesto viene scoperto: è stata Antigone a seppellire entrambe le volte il cadavere. L'interrogatorio verbale di Creonte è breve e Antigone ammette di aver compiuto il gesto in nome di "leggi non scritte"
[6], princìpi che impongono a una sorella di prendersi cura del corpo del proprio fratello morto. Creonte è inamovibile: ha come suoi argomenti la legge e la patria. Polinice era un nemico in vita e tale resta anche ora che è morto. "Non sono nata per odiare, ma per amare"[7], dice Antigone; "Scendi sotterra se vuoi amare i morti"[8] ribatte Creonte. Il re decreta che Antigone debba essere sepolta viva lontana dalla città.[9]
Emone, figlio di Creonte e promesso sposo di Antigone, invita il padre a ritornare sui suoi passi perché i cittadini sono contrari alla sua decisione. Ma Creonte non ha dubbi: Antigone deve morire.[10]
Antigone, sul punto di morire, riflette sulla sua azione: morti i genitori, il fratello era per lei l'unico congiunto, e dunque non poteva lasciarlo insepolto. L'indovino Tiresia profetizza che l'uccisione di Antigone causerà a Creonte un morto nella sua stirpe ("un morto darai in cambio del morto insepolto. Questo, però, è un morto da te nato"[11]). Inutile è il tentativo di Creonte di cambiare il proprio destino. Emone si uccide abbracciando il cadavere di Antigone e persino Euridice, moglie di Creonte, devastata dalle notizie giuntele, si toglie la vita.[12]
Antigone dall’antichità romana al medioevo
Le Fenicie di Seneca
La tragedia, databile tra il 54 d.C. e il 65 d.C., ci è giunta incompleta. Il dramma si apre con Edipo che, dopo essersi accecato per aver scoperto di aver ucciso il padre Laio e sposato la madre Giocasta, si allontana da Tebe desideroso di morire. Al suo fianco, Antigone lo guida fedelmente. Sullo sfondo, il conflitto tra Eteocle e Polinice per il trono di Tebe sta per sfociare in una guerra, mentre la madre Giocasta tenta invano di riconciliare i due figli.
Nell'opera di Seneca, Antigone incarna i valori dello stoicismo, ponendosi come un saggio che ha il compito di dissuadere il padre dal temere la vita, invitandolo, piuttosto, a resistere strenuamente di fronte alle sventure della vita ("non è – come tu credi - coraggio, padre, temere la vita ma opporsi a immensi mali e non voltare le spalle e cedere"[13]).[14]
Seneca riprende un tema già presente in Sofocle, esasperandolo: il legame morboso che lega Antigone a Edipo. Antigone pare provare un amore quasi incestuoso, malato, terribile come la peste ("Nessuna forza, padre mio staccherà la mia mano dal tuo corpo; nessuno mai mi impedirà con la forza di essere la tua compagna"[15]). Antigone promette un legame indissolubile, superiore perfino a quello matrimoniale. Antigone diventa l'ombra del padre, inevitabilmente vicina e legata nella vita e nella morte di lui. Il sentimento di Antigone risulta degenere, perché costringe alla vita un uomo che vorrebbe morire. È un amore egoista, crudele. Antigone riesce a piegare, con le sue preghiere, il padre, il quale persegue il precetto stoico che impone di andare incontro al proprio destino, qualunque esso sia.[16]
Nella seconda parte della tragedia, Antigone ha principalmente il ruolo di consolatrice della madre Giocasta, e si fa sua compagna nel vano tentativo di dissuadere i due fratelli, Eteocle e Polinice, dal muoversi guerra a vicenda.[17]
Tebaide di Stazio
Stazio dedica il proprio poema, la Tebaide, all'imperatore romano Domiziano, terminandolo, verosimilmente, prima del 92 d.C.[18]
Nella Tebaide, ad Argia, moglie di Polinice, spetta lo stesso compito di Antigone: seppellire Polinice. Nell'ultimo libro del poema, le due donne decidono autonomamente di dare sepoltura a Polinice e si ritrovano entrambe a piangere sul corpo di quest'ultimo.[19]
Antigone e Argia, spinte dal desiderio di onorare il corpo di Polinice, cercano un un rogo in cui arderlo. L'unico ancora acceso è quello del fratello Eteocle. La salma di Polinice viene, così, gettata nello stesso rogo del fratello. Il rogo inizia ad agitarsi, le fiamme sembrano combattere tra di loro, replicando l'odio che ha contrapposto i due fratelli durante la vita.[20]
Divina Commedia di Dante
La Divina Commedia è un poema composto tra il 1307 e il 1321 da Dante Alighieri. Il Purgatorio, la seconda delle tre cantiche che compongono il poema, in cui si trova il personaggio di Antigone, è concluso nel 1313.[21]
Nel XXII canto del Purgatorio compare il nome di Antigone, personaggio che incarna perfettamente i valori professati dal cristianesimo. Di Antigone Dante celebra la sua "magnanimità che si manifesta nella usa assoluta devozione filiale (a Edipo), fraterna (a Polinice) e familiare in senso lato verso una cognata (Argia) appartenente alla città nemica".[22]
La riscoperta di Antigone (XVI-XVIII secolo)
La Rosmunda di Giovanni Rucellai
Rappresentata nel 1516, la tragedia La Rosmunda riprende alcune tematiche cruciali presenti nell'Antigone di Sofocle. Rosmunda è una ragazza di sedici anni figlia del re dei Gepidi, Cunimondo. In seguito a uno scontro in battaglia con Alboino, Cunimondo muore e, per volere di Alboino, resta insepolto in quanto nemico.[23]
Nel primo atto dialogano Rosmunda e la vecchia nutrice, in uno scambio che ricorda molto quello tra Antigone e Ismene nell'opera di Sofocle. Rosmunda vorrebbe dare sepoltura al padre, mentre la nutrice cerca di dissuaderla dal proposito, ricordandole la spietatezza del tiranno.[24]
Nel secondo atto il cadavere di Cunimondo risulta già sepolto: Rosmunda, tormentata dallo spettro del padre che compare per chiederle di essere restituito, non ha potuto fare altrimenti. Falisco, consigliere del re e prefetto della cavalleria, la arresta e decreta che il cadavere venga dissepolto e decapitato, e che la testa venga consegnata al re.[25]
Dell'Antigone di Sofocle non rimane molto altro, se non il confronto che intercorre tra Antigone e Alboino, che ricalca quello tra Antigone e Creonte. Il tiranno vorrebbe condannare a morte Rosmunda e la nutrice, ma la sua ira viene placata da Falisco, che suggerisce al re di adottare una maggiore clemenza per mantenere il potere.[26]
Antigone ou la Piété di Robert Garnier
Questo dramma del 1580, diviso in tre atti, esordisce con Edipo appena accecatosi che vaga, esiliatosi da Tebe, assistito da Antigone. Nel secondo e terzo atto Giocasta fallisce nel tentativo di mediazione tra i due figli Eteocle e Polinice, che finiscono con l'uccidersi in battaglia. Giocasta, in seguito alla tragedia consumatasi, si toglie la vita.
Nel dramma assume grande rilevanza la pietas di Antigone, riscontrabile in varie sue azioni: nell'assistenza del padre cieco, nel tentativo di rappacificare i due fratelli e nella disobbedienza nei confronti degli ordini di Creonte. Antigone viene, così, ad assumere i tratti della mater dolorosa di stampo cristiano.[27]
Nel dialogo tra Edipo e Antigone si leggono rimandi al dibattito tra cattolici e calvinisti. Antigone, discolpando il padre, afferma il concetto di libero arbitrio, ricordando come l'uomo possa scegliere sempre tra il bene e il male, senza nessuna condanna originale definitiva.[28]
Antigone nel XIX secolo
Hegel
Ne La fenomenologia dello spirito, opera filosofica pubblicata nel 1807, Hegel analizza la figura di Antigone. Per Hegel, l'agire di Antigone va contestualizzato all'interno di un mondo greco che aveva una visione totalmente negativa della morte. Per i greci, infatti, la morte è totale rifiuto, un doloroso e insensato trapassare. Nella concezione greca non sono ancora presenti le nozioni di risurrezione, di vita eterna, molto influenti, invece, nel pensiero cristiano. Per i greci, soltanto gli onori funebri, rivolti dai famigliari al proprio defunto, attribuiscono un significato a un evento che significato, di per sé, non ha. Attraverso la sepoltura, la persona non è più corpo che perisce e scompare, ma si trasforma in un individuo che resta.[29]
La famiglia stessa si identifica come un'unione di consanguinei fondata sul culto dei morti. È compito dei familiari donare spiritualità alla morte, attraverso la celebrazione del funerale.[30]
Il conflitto di Antigone e Creonte nasce dalla disgregazione della sostanza etica, formata da due leggi: la ragione di stato e la coscienza individuale.[31] Mentre Antigone agisce solo in virtù di una legge divina, Creonte, al contrario, attinge esclusivamente a una legge umana, quella delle città. Nessuno dei due si accorge inizialmente di star agendo solo per un lato della totalità etica, perché Antigone è avversa alla ragione di stato, Creonte alla coscienza individuale. Quando realizzano di aver agito unilateralmente e di aver violato l'altra legge, Creonte e Antigone comprendono la loro colpa e, per questo, si affliggono terribilmente. Così, Antigone è consumata dal suo stato di colpevolezza, che la porta fino al suicidio, e Creonte vede morire il proprio figlio a causa del suo cattivo agire.[32]
Kierkegaard
Nel pensiero di Kierkegaard, Antigone, argomento del saggio Il riflesso del tragico antico nel tragico moderno del 1843, è un "io moderno che avrebbe portato in sé (...) la coscienza della colpa del padre"[33], subendone prima una pena inconsapevole e poi una sofferenza consapevole. Antigone è, infatti, portatrice di una colpa che investe tutta la stirpe. Una colpa ereditaria che è al contempo colpa e innocenza, proprio perché deriva non dalle sue azioni, ma da quelle di suo padre, Edipo. Nonostante il divieto di Creonte, Antigone decide ugualmente di seppellire Polinice, e proprio questa scelta è la causa dell'angoscia caratterizzante la natura tragica di Antigone.[34]
Antigone nel XX secolo
Antigone di Bertolt Brecht
L'Antigone di Brecht è una tragedia rappresentata, per la prima volta, in Svizzera nel 1948, basandosi sulla traduzione di Hölderlin.[35]
Il prologo che apre l'Antigone di Brecht riprende il prologo dell'opera di Sofocle, riadattandolo nella Germania della Seconda guerra mondiale. Due sorelle scoprono che il proprio fratello, fuggito dal fronte, è stato catturato dalle SS. Irrompe un militante delle SS in scena, chiedendo alle due donne se conoscono il "traditore". In questa scena sta una delle innovazioni di Brecht, ossia l'importanza che viene attribuita alla responsabilità della scelta individuale. Antigone non agirebbe spinta dal desiderio di seppellire il fratello, bensì dal tentativo di salvarlo, perché forse ancora vivo. La motivazione dietro la scelta di Antigone avrebbe, quindi, un connotato meno morale, lontano da scrupoli religiosi.[36]
In Brecht, Polinice ed Eteocle sono entrambi schierati dalla parte di Tebe, ma, in seguito alla morte di Eteocle, Polinice tenta di disertare, e a causa di ciò viene fatto prigioniero da Creonte e ucciso. Creonte nega la sepoltura a Polinice per un atto di mera propaganda, punire il traditore della patria. Antigone si oppone a Creonte svelando le sue bugie e i suoi errori. Creonte, secondo Antigone, è un esponente di un movimento reazionario e guerrafondaio, che utilizza la propaganda come mezzo per imporre le proprie idee. E Polinice è stato ingiustamente ritenuto traditore e ucciso, perché ciò a cui si è ribellato Polinice non è lo stato, ma semplicemente la propaganda diffusa da Creonte. Antigone resta comunque un personaggio ambiguo, dato che la sua ribellione è iniziata solo quando ha compreso che gli eventi in corso avrebbero danneggiato anche lei.[37]
Il personaggio di Creonte ricalca la figura storica di Adolf Hitler. Le stesse espressioni che Creonte utilizza riprendono concetti professati da Hitler, come la questione della pulizia etnica ("Con questo
voglio dire che purtroppo la città ha ancora bisogno di far pulizia"[38]). Anche il modo in cui la guardia saluta Creonte riprende il saluto che veniva rivolto a Hitler ("Signore! Mein Führer!"[39]). Creonte è colpevole di aver diffuso la propaganda e di aver perseguito i propri folli ideali, ma altrettanto colpevoli sono i "vecchi" di Tebe, che hanno collaborato con il tiranno e ne hanno alimentato le mire espansionistiche.[40]
Come Hitler, rinchiuso all'interno del bunker di Berlino negli ultimi giorni di guerra, Creonte continua a sperare in una vittoria irraggiungibile, attribuendo il suo mancato dominio sul mondo a una semplice rivolta interna.[41]
L’Associazione Antigone
Il nome di Antigone è stato scelto anche per identificare un'associazione impegnata nella difesa dei diritti dei detenuti e delle garanzie processuali. Fu la giornalista e deputata Rossana Rossanda a decidere il nome "Antigone" per l'associazione, perché alludeva al punto di vista esterno della giustizia, della morale e della politica con cui l'associazione intendeva guardare alle durezze del diritto penale, alle involuzioni inquisitorie dei processi e alle illegalità carcerarie, in difesa del garantismo penale e dello stato di diritto.[42]
L'associazione Antigone è un'organizzazione italiana di tipo ONLUS fondata nel 1991 dal matematico e giurista Mauro Palma, con sede principale a Roma. L'associazione si occupa della tutela dei diritti e delle garanzie nell'ambito del sistema penale e penitenziario.[43]
L'interesse principale dell'associazione è rivolto alle carceri, intese come istituzioni capaci di reintegrare i detenuti nella società una volta scontata la pena. L'associazione promuove la tutela dei diritti umani delle persone detenute, ispirandosi ai principi di umanità, trasparenza ed equità.[44]
Nel 2000 è uscito il primo rapporto annuale sulle condizioni di detenzione, che da allora viene pubblicato con cadenza annuale e offre un quadro aggiornato della situazione carceraria italiana. Nel 2008 è stato istituito il Difensore Civico di Antigone, un organismo che tutela i diritti delle persone detenute, occupandosi di circa cinquecento casi all'anno.[45].
Nel 2017, dopo anni di campagne sostenute anche dall'associazione Antigone, è stato introdotto nell'ordinamento italiano il reato di tortura. Nel 2020, durante la pandemia da Covid-19, Antigone è intervenuta criticando molte delle misure adottate nelle carceri. L'associazione ha inoltre avviato il procedimento per le torture avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, un caso per il quale sono attualmente sotto processo oltre cento persone.[46]
Note
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 34.
- ↑ Lauriola, Edipo Re, p. 25.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 30.
- ↑ Lauriola, Edipo Re, p. 16.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 21.
- ↑ Balducci, Antigone di Sofocle.
- ↑ Balducci, Antigone di Sofocle.
- ↑ Balducci, Antigone di Sofocle.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 23.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 23.
- ↑ Balducci, Antigone di Sofocle.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 24.
- ↑ Giardina, Tragedie: di Lucio Anneo Seneca, p. 247.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 60.
- ↑ Giardina, Tragedie: di Lucio Anneo Seneca, p. 239.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 61.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 62.
- ↑ Mancini - Battaglia, Stazio.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 63.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 64.
- ↑ Introduzione al poema - La Divina Commedia.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 66.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 69.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 69.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 69.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 70.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 75.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 76.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 109.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 108.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 111.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 112.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 117.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 116.
- ↑ Massalongo, Antigone come problema.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 135.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 136.
- ↑ Vannini, Brecht, un'Antigone, p. 6.
- ↑ Vannini, Brecht, un'Antigone, p. 5.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 134.
- ↑ Fornaro, Antigone, p. 137.
- ↑ Speciale la variante Antigone .
- ↑ Associazione Antigone: la storia.
- ↑ Associazione Antigone: missione e visione.
- ↑ Associazione Antigone: difensore civico.
- ↑ Associazione Antigone: la storia.
Bibliografia
- Fornaro, Antigone: storia di un mito, Roma, Carocci editore, 2012.
- Lauriola, Edipo Re: Sofocle, Milano, Paravia, 2000.
- Balducci, Antigone di Sofocle: traduzione in endecasillabi.
- Giardina, Tragedie: di Lucio Anneo Seneca, Torino, Unione Tipografico-Editrice Torinese, 1987.
- Mancini - Battaglia, Stazio, Treccani, 1936.
- Introduzione al poema - La Divina Commedia.
- Massalongo, Antigone come problema: Brecht e la critica di un mito troppo moderno, rivista "Studia theodisca", 2021.
- Vannini, Brecht, un'Antigone.
- Speciale la variante Antigone .
- Associazione Antigone.