Parafilia
Introduzione alla Parafilia
La parafilia (dal greco παρά, pará = "presso", "oltre" e φιλία, philía = "amore", "affinità") è il riscontro di un persistente piacere ed interesse sessuale in qualsiasi forma diversa dalla stimolazione genitale.[1] Il termine è stato coniato nell’Ottocento da Richard von Krafft-Ebing all'interno del suo celebre trattato Psychopathia sexualis (1886), nel quale analizzò ciò che all'epoca veniva definito "perversioni sessuali".[2]
Nel 2013 l’American Psychiatric Association (APA) ha introdotto nella quinta edizione del DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) i cosiddetti disturbi parafilici.[3] I principali otto disturbi analizzati dal manuale sono:
- Disturbo voyeuristico: spiare altri nella loro intimità;
- Disturbo esibizionistico: esibire i genitali a persone inconsapevoli;
- Disturbo frotteuristico: toccare o strofinarsi contro un individuo non consenziente;
- Disturbo da masochismo sessuale: farsi infliggere umiliazioni, bondage o sofferenze;
- Disturbo da sadismo sessuale: infliggere umiliazioni, bondage o sofferenze;
- Disturbo pedofilico: interesse sessuale per i bambini;
- Disturbo feticistico: usare oggetti inanimati o focalizzarsi in modo altamente selettivo su parti del corpo non genitali;
- Disturbo da travestitismo: eccitarsi sessualmente attraverso il cross-dressing.
Tali otto disturbi non esauriscono la lista delle possibili manifestazioni, ma rappresentano quelle più comuni e con implicazioni di rilevanza penale.
Differenza tra parafilia e disturbo parafilico
In ambito psicopatologico occorre distinguere concettualmente la parafilia dal disturbo parafilico. Il DSM-5 definisce quest'ultimo come: «Un disturbo parafilico è una parafilia che, nel momento presente, causa disagio o compromissione nell’individuo o una parafilia la cui soddisfazione ha arrecato, o rischiato di arrecare, danno a se stessi o agli altri».[4]
Una parafilia rappresenta una condizione necessaria ma non sufficiente per la diagnosi di disturbo parafilico. L’APA ha pertanto stabilito due criteri generali:
- Criterio A: specifica la natura qualitativa della parafilia (fantasie, impulsi o comportamenti);
- Criterio B: precisa le conseguenze negative della parafilia (disagio personale o danno a terzi).
Un soggetto riceve la diagnosi di disturbo parafilico solo quando soddisfa entrambi i Criteri A e B. Se soddisfa unicamente il Criterio A, si rientra nel quadro di una parafilia non patologica.[3]
Disturbo voyeuristico
Il termine deriva dal francese voyeurismo (da voyeur, "guardone").[5] Si tratta di un comportamento che implica il raggiungimento dell'eccitazione sessuale attraverso la visione di persone nude, nell'atto di spogliarsi o impegnate in attività sessuali a loro insaputa.
Criteri diagnostici
I criteri previsti dal DSM-5 per la diagnosi di disturbo voyeuristico sono tre:[6]
- Criterio A: Eccitazione sessuale ricorrente e intensa (fantasie, desideri o comportamenti) per un periodo di almeno 6 mesi, derivante dall’osservare, a sua insaputa, una persona nuda, che si sta spogliando o impegnata in attività sessuali.
- Criterio B: L’individuo ha messo in atto tali desideri a discapito di una persona non consenziente, oppure i desideri o le fantasie causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.
- Criterio C: L’individuo ha almeno 18 anni di età.
In sede diagnostica si specifica se il disturbo si manifesta in ambiente controllato o se si trova in remissione completa (assenza di riscontri e di disagio per almeno 5 anni in ambiente non controllato). Il Criterio C è stato introdotto per tutelare i soggetti adolescenti, evitando di patologizzare la fisiologica curiosità sessuale tipica dello sviluppo puberale.
La diagnosi può essere posta sia in individui che ammettono tali fantasie o comportamenti, sia in soggetti che li negano ma di cui sussistono prove certe, sia in casi in cui le fantasie non siano mai state messe in atto ma causino forte disagio psicosociale.
Prevalenza e comorbilità
In ambito clinico il disturbo è raramente riscontrato tra le femmine. Sulla base di dati relativi a campioni non clinici, la prevalenza massima nell’arco della vita è stimata al 12% nei maschi e al 4% nelle femmine, con un rapporto di 3:1.[6]
Tra le condizioni in comorbilità[7] figurano l’ipersessualità e altri disturbi parafilici. Sono inoltre frequenti associazioni con disturbi depressivi, bipolari, d’ansia, da uso di sostanze, disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD), disturbo della condotta e disturbo antisociale di personalità.[6]
Disturbo esibizionistico
Il termine deriva dall'unione della parola "esibizione" e del suffisso -ismo.[8] Si caratterizza per la presenza di impulsi, fantasie o comportamenti ricorrenti legati all'esibizione dei propri genitali a persone inconsapevoli e non consenzienti, tali da causare sofferenza o interferire con il funzionamento quotidiano dell'individuo.
Criteri diagnostici
I criteri previsti dal DSM-5 per la diagnosi di disturbo esibizionistico richiedono la presenza di intensa eccitazione per almeno 6 mesi e la specificazione del target d'interesse:[9]
- Esibizione davanti a bambini prepuberi;
- Esibizione davanti a individui fisicamente maturi;
- Esibizione davanti a entrambi.
In sede diagnostica occorre inoltre specificare se il comportamento si verifica in ambiente controllato o se si trova in remissione completa.[9]
La diagnosi può essere formulata anche in assenza di ammissione di piacere o qualora l'individuo neghi episodi passati di cui sussistono prove documentate. Non è stabilita un'età minima formale per la diagnosi, sebbene l'esordio si manifesti tipicamente durante l'adolescenza.
Prevalenza, cause e diagnosi differenziale
La prevalenza del disturbo è stimata attorno al 2-4% nei maschi ed è invece estremamente bassa nel genere femminile.[9]
Tra i fattori correlati all'insorgenza del disturbo si riscontrano esperienze traumatiche pregresse (come abusi sessuali subiti nell'infanzia), l'ipersessualità e quadri psicopatologici sottostanti. La diagnosi differenziale e le comorbilità comprendono disturbi depressivi, d'ansia, disturbi da uso di sostanze e disturbi della condotta o antisociali.[9]
Disturbo frotteuristico
Il termine deriva dal verbo francese frotter ("strofinare").[10] Descrive il comportamento di chi ricerca l'eccitazione sessuale toccando o strofinando il proprio corpo, in particolare la regione genitale, contro una persona non consenziente e inconsapevole.
Criteri diagnostici
I criteri diagnostici previsti dal DSM-5 per il disturbo frotteuristico sono due:[11]
- Criterio A: Eccitazione sessuale ricorrente e intensa (fantasie, desideri o comportamenti) per un periodo di almeno 6 mesi, derivante dal toccare o dallo strofinarsi contro una persona non consenziente.
- Criterio B: L’individuo ha messo in atto tali desideri a discapito di una persona non consenziente, oppure le fantasie o i desideri causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.
In sede diagnostica va specificato se il disturbo si manifesta in ambiente controllato o se si trova in remissione completa (assenza di riscontri per almeno 5 anni in ambiente non controllato). Non è prevista un'età minima formale per porre la diagnosi.[11]
Prevalenza e comorbilità
Mentre per il genere femminile la percentuale di prevalenza non è stata ancora determinata con certezza, nel genere maschile gli atti frotteuristici raggiungono stime fino al 30%, con un 10-14% di soggetti che riferisce di averne tratto gratificazione.[11]
In sede di valutazione clinica e diagnosi differenziale occorre considerare la presenza di disturbo della condotta, disturbo antisociale di personalità e disturbi da uso di sostanze. È inoltre frequente la comorbilità con altre parafilie (quali il disturbo esibizionistico e voyeuristico) e con disturbi dell'umore (depressivo, bipolare) o d'ansia.[11]
Disturbo da masochismo sessuale
Il termine "masochismo" deriva dal cognome dello scrittore austriaco Leopold von Sacher-Masoch, noto per le sue opere che esploravano dinamiche di sottomissione e sofferenza.[12] Il concetto fu introdotto in medicina dallo psichiatra Richard von Krafft-Ebing nel trattato Psychopathia Sexualis (1886).[13] La definizione medica di masochismo sessuale riguarda comportamenti, desideri o fantasie in cui la ricezione di dolore, umiliazione o costrizione costituisce l'elemento centrale per il raggiungimento dell'eccitazione sessuale.
Criteri diagnostici
I criteri previsti dal DSM-5 per la diagnosi di disturbo da masochismo sessuale sono due:[14]
- Criterio A: Eccitazione sessuale ricorrente e intensa (fantasie, desideri o comportamenti) derivante dall’atto reale di essere umiliati, percossi, legati o fatti soffrire in altro modo.
- Criterio B: Le fantasie, i desideri o i comportamenti causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.
In sede diagnostica è necessario specificare se il disturbo è associato ad asfissiofilia (eccitazione legata alla limitazione della respirazione) e se si manifesta in ambiente controllato o in remissione completa.[14] Qualora l'individuo non riferisca disagio psicosociale né compromissioni funzionali, non è possibile porre diagnosi di disturbo patologico.
Prevalenza, decorso e rischi
Sebbene non sussistano dati statistici globali precisi sulla prevalenza del disturbo, uno studio epidemiologico condotto in Australia ha rilevato che il 2,2% dei maschi e l'1,3% delle femmine ha praticato bondage, disciplina, sadomasochismo o dominazione/sottomissione nell'anno precedente.[15]
L'età media di esordio si colloca attorno ai 19 anni, pur con fantasie che possono emergere fin dall'infanzia o dall'adolescenza.[14] Tra le complicanze più gravi vi è l'elevato rischio di lesioni fisiche severe o morte accidentale, in particolare durante la pratica dell'asfissiofilia.[16]
Diagnosi differenziale
La diagnosi differenziale e la comorbilità comprendono il feticismo di travestimento, il disturbo da sadismo sessuale, l'ipersessualità e i disturbi da uso di sostanze o alcol.[14] Risulta inoltre rilevante il ruolo della pornografia e dei media, in quanto la fruizione di determinati contenuti può influenzare l'immaginario e favorire la nascita di nuove fantasie ad alto rischio.[17]
Disturbo da sadismo sessuale
L'etimologia del termine "sadismo" si ricollega al nome del Marquis de Sade, scrittore e nobile francese del XVIII secolo noto per le sue opere incentrate sulla rappresentazione della violenza e della sopraffazione sessuale.[18] In ambito clinico, il sadismo sessuale descrive una condizione in cui un individuo trae intensa gratificazione ed eccitazione erotica dall'infliggere sofferenza fisica o psicologica ad altre persone.
Criteri diagnostici
I criteri previsti dal DSM-5 per la diagnosi di disturbo da sadismo sessuale sono due:[19]
- Criterio A: Eccitazione sessuale ricorrente e intensa (fantasie, desideri o comportamenti) per un periodo di almeno 6 mesi, derivante dall’infliggere sofferenza fisica o psicologica a un’altra persona.
- Criterio B: L’individuo ha messo in atto tali desideri a discapito di una persona non consenziente, oppure le fantasie o i desideri causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.
In sede diagnostica occorre specificare se il disturbo si manifesta in ambiente controllato o se si trova in remissione completa.[19] Qualora le pratiche siano consensuali e non causino disagio o compromissione, la condizione non è classificabile come disturbo patologico.
Prevalenza e ambito forense
Non sussistono dati statistici globali sulla popolazione generale, sebbene in Australia circa il 2,2% dei maschi e l'1,3% delle femmine riferisca il coinvolgimento in attività di bondage, disciplina o sadomasochismo.[20]
In ambito criminologico e forense, negli Stati Uniti meno del 10% degli autori di reati sessuali perseguiti presenta diagnosi di disturbo da sadismo sessuale, mentre la prevalenza sale a valori compresi tra il 37% e il 75% tra i soggetti condannati per omicidi a sfondo sessuale.[19][21]
Esordio e decorso
L'età di esordio mostra differenze di genere: nei maschi si colloca mediamente attorno ai 18-19 anni, mentre nelle femmine tende a manifestarsi nella prima età adulta.[19][22]
Il disturbo presenta un decorso tendenzialmente persistente e cronico.[19] Tuttavia, in età più avanzata è possibile riscontrare una progressiva riduzione della gravità del disturbo e dell'intensità degli impulsi, in modo analogo a quanto osservato per altre parafilie.[23]
Disturbo pedofilico
L'etimologia del termine "pedofilia" deriva dal greco antico, dalla combinazione delle parole pâis (παῖς, "bambino") e philía (φιλία, "amore" o "affetto").[24] In ambito medico descrive la condizione caratterizzata da un interesse sessuale primario rivolto a bambini in età prepuberale.
Criteri diagnostici
I criteri diagnostici previsti dal DSM-5 per il disturbo pedofilico sono tre:[25]
- Criterio A: Eccitazione sessuale ricorrente e intensa (fantasie, desideri o comportamenti) per un periodo di almeno 6 mesi, che comporta attività sessuale con un bambino o più bambini in età prepuberale (in genere di età pari o inferiore a 13 anni).
- Criterio B: L’individuo ha messo in atto tali desideri sessuali, oppure le fantasie o i desideri causano disagio clinicamente significativo o difficoltà interpersonali.
- Criterio C: L’individuo ha almeno 16 anni di età ed è di almeno 5 anni più grande del bambino o dei bambini coinvolti.
Il Criterio C esclude formalmente dal campo diagnostico le relazioni che coinvolgono adolescenti in età avanzata con soggetti di 12-13 anni.[25]
Specificatori e classificazione
In sede di valutazione clinica è richiesto di specificare:[25]
- Tipo esclusivo (attrazione rivolta unicamente a bambini) o Tipo non esclusivo;
- L'orientamento di genere della componente di attrazione (maschi, femmine o entrambi);
- Se l'interesse sessuale è limitato all'incesto.
Prevalenza e fattori eziologici
La prevalenza del disturbo nella popolazione maschile è stimata tra il 3% e il 5%, mentre nel genere femminile mancano dati statistici certi per la scarsità di riscontri clinici.[25][26]
L'analisi eziologica identifica diversi fattori correlati:[25]
- Fattori temperamentali: l'interazione tra tratti pedofilici e disturbo antisociale di personalità aumenta la probabilità di messa in atto di condotte d'abuso.
- Fattori ambientali: si riscontra un'elevata frequenza di abusi sessuali subiti nell'infanzia riferita da adulti con il disturbo, sebbene la relazione causale diretta rimanga oggetto di dibattito.
- Fattori neurobiologici: ricerche cliniche evidenziano il ruolo di anomalie nello sviluppo neurologico intrauterino nella traiettoria di insorgenza dell'interesse pedofilico.[27][28]
Diagnosi e differenze di genere
I test psicofisiologici e di laboratorio per la valutazione dell'interesse sessuale (impiegati talvolta nei casi di diniego per confermare la diagnosi) risultano utili nei soggetti maschili, ma non mostrano la medesima validità se applicati a soggetti femminili.[25][29]
Disturbo feticistico
L'etimologia del termine "feticismo" deriva dal latino facticius ("artificiale", "fatto con arte").[30] Introdotto nella psicologia della sessualità nel XIX secolo,[31] il feticismo clinico descrive un'intensa ed intollerabile attrazione erotica rivolta a oggetti inanimati, materiali non umani o parti anatomiche non genitali (definiti feticci), distinta dal significato antropologico che indica l'attribuzione di poteri magici a un oggetto.
Criteri diagnostici
I criteri previsti dal DSM-5 per la diagnosi di disturbo feticistico sono tre:[32]
- Criterio A: Eccitazione sessuale ricorrente e intensa (fantasie, desideri o comportamenti) per un periodo di almeno 6 mesi, derivante dall’uso di oggetti inanimati o da un interesse molto specifico per parte/i del corpo non genitale/i.
- Criterio B: Le fantasie, i desideri o i comportamenti causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.
- Criterio C: Gli oggetti feticistici non si limitano a capi di abbigliamento usati per il cross-dressing (come nel disturbo da travestitismo), oppure a strumenti specificamente progettati per la stimolazione tattile dei genitali.
In sede diagnostica è richiesto di specificare la tipologia del feticcio (Parte/i del corpo, Oggetto/i inanimato/i, Altro) e se il disturbo si manifesta in ambiente controllato o in remissione completa.[32]
Parzialismo ed esperienze multisensoriali
Il coinvolgimento dell'oggetto feticistico assume spesso una dimensione multisensoriale (toccare, annusare, strofinare, inserire durante la masturbazione o richiedere che il partner lo indossi durante l'atto sessuale).[32]
Poiché è frequente la coesistenza di oggetti inanimati e parti corporee (ad esempio calzini o calzature associati ai piedi), la nosografia del DSM-5 reincorpora all'interno del disturbo feticistico la condizione di parzialismo, definita come la focalizzazione esclusiva ed elettiva su parti del corpo non genitali.[32][33]
Esordio, decorso e diagnosi differenziale
L'interesse feticistico può svilupparsi già in età prepuberale e presenta solitamente un decorso cronico, caratterizzato da oscillazioni temporali nell'intensità dei desideri e delle condotte.[32][34]
La diagnosi differenziale include il disturbo da travestitismo, il disturbo da masochismo sessuale, l'ipersessualità e altri disturbi parafilici.[32] Risulta invece estremamente rara la presenza di un'associazione causale con patologie di origine neurologica.[32][35]
Disturbo da travestitismo
L'etimologia del termine "travestitismo" deriva dalla combinazione del prefisso latino trans ("al di là di", "cambiamento") e del verbo vestire ("indossare").[36] In ambito clinico, il disturbo descrive l'eccitazione erotica ricorrente derivante dal cross-dressing (l'abitudine di indossare abiti associati al sesso opposto).[37]
Criteri diagnostici
I criteri previsti dal DSM-5 per la diagnosi di disturbo da travestitismo sono due:[37]
- Criterio A: Eccitazione sessuale ricorrente e intensa (fantasie, desideri o comportamenti) per un periodo di almeno 6 mesi, derivante dal cross-dressing.
- Criterio B: Le fantasie, i desideri o i comportamenti sessuali causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.
In sede diagnostica è obbligatorio specificare la presenza di sottotipi specifici:[37]
- Con feticismo: se l'eccitazione è stimolata da tessuti, materiali o indumenti specifici;
- Con autoginefilia: se l'eccitazione deriva da pensieri o immagini mentali di sé con sembianze femminili.
Va inoltre indicato se il quadro si manifesta in ambiente controllato o in remissione completa.[37]
Correlazioni con la disforia di genere
La presenza di feticismo riduce la probabilità di insorgenza di disforia di genere (lo stato di sofferenza legato all'incongruenza tra il genere vissuto e quello anatomico) negli uomini con disturbo da travestitismo; al contrario, la presenza di autoginefilia incrementa significativamente tale probabilità.[37][38]
Prevalenza, orientamento e comorbilità
La prevalenza complessiva del disturbo è sconosciuta; risulta raro nei maschi ed estremamente raro nelle femmine, con meno del 3% dei soggetti di sesso maschile che riferisce di aver provato eccitazione sessuale indossando abbigliamento femminile.[37] La maggior parte dei maschi affetti si identifica come eterosessuale, sebbene una quota minoritaria intrattenga occasionali rapporti con altri uomini, spesso durante l'episodio di travestitismo.[37][39]
Il disturbo è spesso rilevato in comorbilità con altre parafilie (feticismo e masochismo sessuale). Di particolare gravità clinica e forense è l'associazione tra travestitismo e pratiche di asfissia autoerotica (forma peculiare di masochismo), riscontrata in una percentuale considerevole di casi con esito fatale.[37][40][41]
Terapia e trattamento
Il trattamento clinico dei disturbi parafilici si avvale di percorsi psicoterapeutici e, in contesti specifici, dell'impiego di trattamenti farmacologici.[42]
Trattamento farmacologico
In ambito psichiatrico e criminologico, il trattamento farmacologico assume un ruolo di rilievo sia per la gestione del disagio del paziente sia per la prevenzione di condotte illecite. Come evidenziato dagli studi di B. J. Holoyda e D. C. Kellaher (2016), dati i rischi connessi, alcuni disturbi parafilici possono aumentare la probabilità di commissione di reati sessuali; pertanto, l'intervento farmacologico rappresenta un presidio di rilevante interesse clinico e sociale.[43]
Le tre categorie principali di farmaci impiegate nella terapia dei disturbi parafilici sono:[43]
- Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI): indicati per la riduzione dell'ipersessualità e della componente impulsivo-compulsiva;
- Analoghi steroidei sintetici (antiandrogeni): impiegati per diminuire i livelli circolanti di testosterone e l'eccitabilità sessuale;
- Analoghi dell'ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH): prescritti nei casi ad alto rischio per ottenere una soppressione marcata e reversibile della funzione gonadica.
Valutazione clinica e psicoterapia
In assenza di test psicofisiologici o di laboratorio univoci validi per la diagnosi di tutte le parafilie, la valutazione clinica si fonda su un'approfondita indagine anamnestica finalizzata a comprendere le cause e la struttura del disturbo nel singolo individuo.[44]
Tra le metodologie di intervento, la terapia psicodinamica (svolta individualmente o all'interno di percorsi di coppia guidati da un sessuologo clinico) si focalizza su:[45]
- La dinamica di interazione tra il comportamento parafilico e la struttura di personalità sottostante dell'individuo;
- Le ripercussioni e le conseguenze che tali condotte determinano sulla vita personale, affettiva e sociale del soggetto.
L'accesso a servizi di consulenza psicologica specialistica e la presenza di una solida motivazione intrinseca del paziente rappresentano elementi primari per l'efficacia del percorso terapeutico.[46]
Altre voci correlate
Altri tipi di parafilie esistenti che non sono riconosciute come veri e propri disturbi:
- scatologia telefonica: l'eccitazione nasce da telefonate in cui viene utilizzato un linguaggio sessuale o "osceno"
- necrofilia: il provare eccitazione sessuale o compiere atti sessuali con cadaveri
- parzialismo: il piacere è raggiunto prediligendo una specifica parte del corpo
- zoofilia: l'eccitazione scaturisce dal desiderio sessuale nei confronti di animali
- coprofilia: il desiderio sessuale aumenta di fronte alla vista, all'odore o al gusto degli escrementi
- urofilia: la minzione o il contatto con l'urina sono fonte di eccitazione sessuale
- clismafilia: si tratta di praticare (a sé o ad altri) dei clisteri, azione che aumenta l'eccitazione sessuale.
Altri media
- Parafilie. Psicologia, clinica e terapia delle perversioni sessuali, L. Berra, ISFiPP Edizioni
- Parafilie e devianza: Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale atipico, F. Quattrini, edizioni Giunti Psychometrics
- Tre saggi sulla teoria sessuale. Al di là del principio del piacere, S. Freud, Bollati Boringhieri
- Inconsueta: Viaggio nel mondo delle parafilie, Eroscultura Editore
- Le parafilie maggiori. (Sadismo, masochismo, pedofilia, incestofilia, necrofilia, zoofilia) tipica espressione di "atavismo filetico" nella specia umana, F. Liggio, Alpes Italia.
- The Voyeurs, film del 2021, scritto e diretto da Michael Mohan.
- Les fantasmes, film del 2021, regia di David Foenkinos, Stéphane Foenkinos, distribuito da Minerva Pictures Group.
- Reportage delle Iene sulla pedofilia: https://www.iene.mediaset.it/2020/news/pedofilia-donna-carnefice_959201.shtml , https://www.iene.mediaset.it/video/pedofilia-incubo-in-una-chat-dopo-un-gioco-online_1243392.shtml , https://www.iene.mediaset.it/video/pedofilia-asilo-cesare-abba-brescia-mostro-orco-psicosi-collettiva-pablo-trincia_266371.shtml
Bib
Manuali diagnostici e opere di riferimento
- American Psychiatric Association, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 5ª ed. (DSM-5), Washington, D.C., American Psychiatric Publishing, 2013 (trad. it.: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2014, ISBN 978-88-6030-661-6).
- Gabbard, Glen O., Psichiatria psicodinamica, 5ª ed., Milano, Raffaello Cortina Editore, 2015, ISBN 978-88-6030-733-0.
- Kaplan, Harold I.; Sadock, Benjamin J., Sinossi di Psichiatria. Scienze del comportamento e psichiatria clinica, XI ed., a cura di A. Siracusano, Padova, Piccin-Nuova Libraria, 2018, ISBN 978-88-299-2911-5.
- Krafft-Ebing, Richard von, Psychopathia Sexualis mit besonderer Berücksichtigung der conträren Sexualempfindung, Stuttgart, Verlag von Ferdinand Enke, 1886.
- Quattrini, Fabrizio, Parafilie e devianza: Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale atipico, Firenze, Giunti Psychometrics, 2019, ISBN 978-88-098-8422-9.
Articoli scientifici e contributi di ricerca
- Binet, Alfred, "Le fétichisme dans l'amour: étude de psychologie morbide", Revue Philosophique de la France et de l'Étranger, vol. 24, 1887, pp. 143–167.
- Blanchard, Ray, "The concept of autogynephilia and the typology of male gender dysphoria", The Journal of Nervous and Mental Disease, vol. 177, n. 10, 1989, pp. 616–623.
- Blanchard, Ray et al., "Phallometric detection of sexual arousal in pedophiles", Journal of Consulting and Clinical Psychology, vol. 70, n. 3, 2002, pp. 718–728.
- Burgess, Ann W.; Prentky, Robert K., "Autogynephilia, transvestic fetishism, and fatal autoerotic asphyxia", Journal of Forensic Sciences, vol. 39, n. 1, 1994, pp. 252–263.
- Cantor, James M. et al., "Handedness in pedophilia and hebephilia", Archives of Sexual Behavior, vol. 34, n. 4, 2005, pp. 447–459.
- Fazio, Rebecca L., "Toward a Neurodevelopmental Understanding of Pedophilia", The Journal of Sexual Medicine, vol. 15, n. 9, 2018, pp. 1205–1207.
- Holoyda, Brian J.; Kellaher, Debra C., "The Biological Treatment of Paraphilic Disorders: An Updated Review", Current Psychiatry Reports, vol. 18, n. 2, 2016, p. 19.
- Kafka, Martin S., "Paraphilia-Related Disorders: The Conceptualization and Treatment of Nonparaphilic Hypersexual Disorders", The Journal of Sex Research, vol. 47, n. 2-3, 2010, pp. 121–139.
- Marshall, William L.; Hudson, Stephen M., "The Assessment and Treatment of Sexual Sadism", Aggression and Violent Behavior, vol. 5, n. 2, 2000, pp. 169–182.
- Richters, Juliet et al., "Sexual practices and sexual health in Australia: the Second Australian Study of Health and Relationships", Sexual Health, vol. 11, n. 5, 2014, pp. 437–448.
- Seto, Michael C., "Pedophilia", Annual Review of Clinical Psychology, vol. 8, 2012, pp. 391–407.
Fonti enciclopediche e organizzazioni
- Dizionario Treccani online, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, voci "parafilia", "voyeurismo", "esibizionismo", "frotteurismo", "masochismo", "sadismo", "pedofilia", "feticismo", "travestitismo", "comorbilità".
- World Health Organization (WHO), Global and regional estimates of violence against women: prevalence and health effects of intimate partner violence and non-partner sexual violence, Geneva, WHO Guidelines Approved by the Guidelines Review Committee, 2013.
Note
- ↑ Dizionario Treccani online, voce "parafilia".
- ↑ Richard von Krafft-Ebing, Psychopathia sexualis, 1886.
- ↑ 3,0 3,1 American Psychiatric Association, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 5ª ed. (DSM-5), Washington, D.C., 2013.
- ↑ DSM-5, cit., p. 796.
- ↑ Dizionario Treccani online, voce "voyeurismo".
- ↑ 6,0 6,1 6,2 American Psychiatric Association, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 5ª ed. (DSM-5), Washington, D.C., 2013, pp. 686-688.
- ↑ Dizionario Treccani online, voce "comorbilità": presenza contemporanea nello stesso soggetto di due o più malattie.
- ↑ Dizionario Treccani online, voce "esibizionismo".
- ↑ 9,0 9,1 9,2 9,3 American Psychiatric Association, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 5ª ed. (DSM-5), Washington, D.C., 2013, pp. 689-691.
- ↑ Dizionario Treccani online, voce "frotteurismo".
- ↑ 11,0 11,1 11,2 11,3 American Psychiatric Association, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 5ª ed. (DSM-5), Washington, D.C., 2013, pp. 691-693.
- ↑ Dizionario Treccani online, voce "masochismo".
- ↑ Richard von Krafft-Ebing, Psychopathia sexualis, 1886.
- ↑ 14,0 14,1 14,2 14,3 American Psychiatric Association, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 5ª ed. (DSM-5), Washington, D.C., 2013, pp. 694-695.
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