Parafilia

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Introduzione alla Parafilia

La parafilia (dal greco παρά, pará = "presso", "oltre" e φιλία, philía = "amore", "affinità") è il riscontro di un persistente piacere ed interesse sessuale in qualsiasi forma diversa dalla stimolazione genitale.[1] Il termine è stato coniato nell’Ottocento da Richard von Krafft-Ebing all'interno del suo celebre trattato Psychopathia sexualis (1886), nel quale analizzò ciò che all'epoca veniva definito "perversioni sessuali".[2]

Nel 2013 l’American Psychiatric Association (APA) ha introdotto nella quinta edizione del DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) i cosiddetti disturbi parafilici.[3] I principali otto disturbi analizzati dal manuale sono:

Tali otto disturbi non esauriscono la lista delle possibili manifestazioni, ma rappresentano quelle più comuni e con implicazioni di rilevanza penale.

Differenza tra parafilia e disturbo parafilico

In ambito psicopatologico occorre distinguere concettualmente la parafilia dal disturbo parafilico. Il DSM-5 definisce quest'ultimo come: «Un disturbo parafilico è una parafilia che, nel momento presente, causa disagio o compromissione nell’individuo o una parafilia la cui soddisfazione ha arrecato, o rischiato di arrecare, danno a se stessi o agli altri».[4]

Una parafilia rappresenta una condizione necessaria ma non sufficiente per la diagnosi di disturbo parafilico. L’APA ha pertanto stabilito due criteri generali:

  • Criterio A: specifica la natura qualitativa della parafilia (fantasie, impulsi o comportamenti);
  • Criterio B: precisa le conseguenze negative della parafilia (disagio personale o danno a terzi).

Un soggetto riceve la diagnosi di disturbo parafilico solo quando soddisfa entrambi i Criteri A e B. Se soddisfa unicamente il Criterio A, si rientra nel quadro di una parafilia non patologica.[3]

Disturbo voyeuristico

Il termine deriva dal francese voyeurismo (da voyeur, "guardone").[5] Si tratta di un comportamento che implica il raggiungimento dell'eccitazione sessuale attraverso la visione di persone nude, nell'atto di spogliarsi o impegnate in attività sessuali a loro insaputa.

Criteri diagnostici

I criteri previsti dal DSM-5 per la diagnosi di disturbo voyeuristico sono tre:[6]

  1. Criterio A: Eccitazione sessuale ricorrente e intensa (fantasie, desideri o comportamenti) per un periodo di almeno 6 mesi, derivante dall’osservare, a sua insaputa, una persona nuda, che si sta spogliando o impegnata in attività sessuali.
  2. Criterio B: L’individuo ha messo in atto tali desideri a discapito di una persona non consenziente, oppure i desideri o le fantasie causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.
  3. Criterio C: L’individuo ha almeno 18 anni di età.

In sede diagnostica si specifica se il disturbo si manifesta in ambiente controllato o se si trova in remissione completa (assenza di riscontri e di disagio per almeno 5 anni in ambiente non controllato). Il Criterio C è stato introdotto per tutelare i soggetti adolescenti, evitando di patologizzare la fisiologica curiosità sessuale tipica dello sviluppo puberale.

La diagnosi può essere posta sia in individui che ammettono tali fantasie o comportamenti, sia in soggetti che li negano ma di cui sussistono prove certe, sia in casi in cui le fantasie non siano mai state messe in atto ma causino forte disagio psicosociale.

Prevalenza e comorbilità

In ambito clinico il disturbo è raramente riscontrato tra le femmine. Sulla base di dati relativi a campioni non clinici, la prevalenza massima nell’arco della vita è stimata al 12% nei maschi e al 4% nelle femmine, con un rapporto di 3:1.[6]

Tra le condizioni in comorbilità[7] figurano l’ipersessualità e altri disturbi parafilici. Sono inoltre frequenti associazioni con disturbi depressivi, bipolari, d’ansia, da uso di sostanze, disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD), disturbo della condotta e disturbo antisociale di personalità.[6]

Disturbo esibizionistico

Il termine deriva dall'unione della parola "esibizione" e del suffisso -ismo.[8] Si caratterizza per la presenza di impulsi, fantasie o comportamenti ricorrenti legati all'esibizione dei propri genitali a persone inconsapevoli e non consenzienti, tali da causare sofferenza o interferire con il funzionamento quotidiano dell'individuo.

Criteri diagnostici

I criteri previsti dal DSM-5 per la diagnosi di disturbo esibizionistico richiedono la presenza di intensa eccitazione per almeno 6 mesi e la specificazione del target d'interesse:[9]

  • Esibizione davanti a bambini prepuberi;
  • Esibizione davanti a individui fisicamente maturi;
  • Esibizione davanti a entrambi.

In sede diagnostica occorre inoltre specificare se il comportamento si verifica in ambiente controllato o se si trova in remissione completa.[9]

La diagnosi può essere formulata anche in assenza di ammissione di piacere o qualora l'individuo neghi episodi passati di cui sussistono prove documentate. Non è stabilita un'età minima formale per la diagnosi, sebbene l'esordio si manifesti tipicamente durante l'adolescenza.

Prevalenza, cause e diagnosi differenziale

La prevalenza del disturbo è stimata attorno al 2-4% nei maschi ed è invece estremamente bassa nel genere femminile.[9]

Tra i fattori correlati all'insorgenza del disturbo si riscontrano esperienze traumatiche pregresse (come abusi sessuali subiti nell'infanzia), l'ipersessualità e quadri psicopatologici sottostanti. La diagnosi differenziale e le comorbilità comprendono disturbi depressivi, d'ansia, disturbi da uso di sostanze e disturbi della condotta o antisociali.[9]

Disturbo frotteuristico

In francese, "frotter" significa strofinare e descrive coloro che strofinano i loro corpi, in particolare i loro genitali, contro persone non consenzienti.

Per il DSM, i criteri diagnostici sono due:

A. Eccitazione sessuale ricorrente e intensa, manifestata attraverso fantasie, desideri o comportamenti, per un periodo di almeno 6 mesi, derivante dal toccare o strofinarsi contro una persona non consenziente.

B.L’individuo ha messo in atto questi desideri sessuali a discapito di un’altra persona non consenziente oppure i desideri o le fantasie sessuali causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.

Si specifica anche se il comportamento avviene in un ambiente controllato, dove le possibilità di toccare o strofinarsi contro una persona non consenziente sono limitate, o se è in remissione completa, ossia se ciò non è avvenuto con persone non consenzienti e/o se non ha provocato disagio in nessun ambito per almeno 5 anni, nonostante non fosse un ambiente controllato.

Le condizioni per diagnosticare il disturbo frotteuristico sono simili a quelle di altri disturbi già descritti. Non c'è un'età minima per la diagnosi.

Molte donne nel mondo riferiscono di essere state vittime di frotteurs. Nel genere maschile, gli atti frotteuristici arrivano al 30%, e circa il 10-14% ammette soddisfazione in ciò. Per quanto riguarda il genere femminile, non è stata ancora determinata una percentuale di presenza di questo disturbo.

Per diagnosticare il disturbo frotteuristico, si prendono in considerazione anche il disturbo della condotta, il disturbo antisociale di personalità e il disturbo da uso di sostanze. Tuttavia, è possibile che, insieme ad altre problematiche come il disturbo esibizionistico e/o voyeuristico, il disturbo depressivo, bipolare, d’ansia, possano affiancare il disturbo frotteuristico.

Disturbo da masochismo sessuale

L'etimologia del termine "masochismo" deriva dal cognome dell'autore austriaco Leopold von Sacher-Masoch, noto per le sue opere letterarie che esplorano tematiche di dominazione, sottomissione e piacere derivante dal dolore. Il termine fu coniato dallo psichiatra austriaco Richard von Krafft-Ebing nel suo lavoro "Psychopathia sexualis", pubblicato nel 1886, per descrivere il piacere sessuale derivante dalla sottomissione e dal dolore fisico. La definizione scientifica del masochismo sessuale comprende comportamenti o fantasie sessuali che coinvolgono la ricezione consensuale di dolore o umiliazione come parte essenziale per ottenere gratificazione sessuale.

I criteri diagnostici dati dal DSM rimangono invariati rispetto agli altri disturbi, con l'aggiunta della necessità di specificare se l'individuo è attratto dalla pratica dell'asfissiofilia, cioè dall'eccitazione sessuale connessa con la limitazione della respirazione. Tuttavia, questi criteri si applicano solo agli individui che ammettono intensa eccitazione sessuale ma che riferiscono anche difficoltà psicosociali a causa delle loro attrazioni sessuali per essere umiliati, percossi, legati o fatti soffrire in altro modo, senza specificare un arco di tempo. Se l'individuo non riferisce disagio, non sarà possibile diagnosticare un disturbo da masochismo sessuale.

Non ci sono dati statistici a livello mondiale per rilevare il disturbo da masochismo sessuale nella popolazione, ma uno studio condotto in Australia nel 2021 ha rilevato che il 2,2% dei maschi e l'1,3% delle femmine hanno praticato bondage e disciplina, sadomasochismo o dominazione e sottomissione nell'anno precedente.

L'età media di esordio del disturbo da masochismo sessuale è intorno ai 19 anni, anche se le fantasie possono iniziare già in età più giovanile, come l'infanzia e la pubertà, e possono rimanere invariate o cambiare durante la crescita. Le conseguenze del disturbo non sono completamente comprese, ma esiste un rischio elevato di morte accidentale durante la pratica dell'asfissiofilia o altre pratiche autoerotiche.

La diagnosi differenziale può includere il feticismo di travestimento, il disturbo da sadismo sessuale, l'ipersessualità e i disturbi da uso di alcol e sostanze. È importante considerare anche il ruolo della pornografia, poiché i comportamenti presenti nei video possono influenzare le fantasie dell'individuo e portare alla nascita di nuove fantasie rischiose per sé stesso.

Disturbo da sadismo sessuale

L'etimologia del termine "sadismo" è collegata al nome del marchese de Sade, un nobile francese del XVIII secolo noto per le sue opere letterarie caratterizzate da una rappresentazione estrema di perversioni sessuali e violenze, difatti il sadismo sessuale è una condizione psicologica in cui un individuo trae piacere sessuale dall'infliggere dolore fisico o emotivo ad altre persone durante l'attività sessuale.

I criteri diagnostici e le cose da specificare dati dal DSM sono le stesse del masochismo sessuale, come d’altronde anche le caratteristiche diagnostiche, cambiando ovviamente non l’individuo disturbato ma il soggetto a cui vengono praticati questi atti.

Non abbiamo dei dati statistici a livello mondiale di individui soggetti a sadismo sessuale, ma sappiamo che negli USA, meno del 10% di autori di reati sessuali perseguiti in sede civili presenta sadismo sessuale, tra gli individui che hanno commesso omicidi per motivi sessuali, i tassi di questo disturbo vanno dal 37 al 75%; mentre in Australia è riportato che il 2,2% dei maschi e l’1,3% delle femmine ha affermato di essere stato coinvolto, nel 2021, in bondage e disciplina, sadomasochismo, o dominazione e sottomissione.

L’età di esordio del sadismo sessuale secondo uno studio afferma che nel genere femminile nella prima età adulta, a differenza del genere maschile che avviene all’incirca tra i 18/19 anni. Questo disturbo però si pensa “non curabile”, ossia che andando avanti con il tempo persista senza mutare, solo in età più avanzata potrebbe esserci una riduzione del disturbo, come accade anche con gli altri disturbi parafilici o normofilici.

Disturbo pedofilico

L'etimologia del termine "pedofilia" ha radici linguistiche nel greco antico. Deriva dalla combinazione di due parole greche: "pais" (παῖς), che significa "bambino", e "philia" (φιλία), che significa "amore" o "amicizia". Quindi, "pedofilia" letteralmente si traduce in "amore per i bambini" o "amicizia con i bambini".

Nel DSM i vari criteri diagnostici sono:

A.Eccitazione sessuale ricorrente e intensa, manifestata attraverso fantasie, desideri o comportamenti, per un periodo di almeno 6 mesi, che comportano attività sessuale con un bambino in età prepuberale o con bambini (in genere sotto i 13 anni di età).

B.L’individuo ha messo in atto questi desideri sessuali, oppure i desideri o le fantasie sessuali causano disagio o difficoltà interpersonali.

C.L’individuo ha almeno 16 anni di età ed è almeno 5 anni maggiore del bambino o dei bambini di cui il Criterio A.

Nota: non comprende un individuo in tarda adolescenza coinvolto in una relazione sessuale con un individuo di 12-13 anni.

Bisogna specificare quale:

Tipo esclusivo (attratto solo dai bambini)

Tipo non esclusivo

Se:

Attratto sessualmente da maschi

Attratto sessualmente da femmine

Attratto sessualmente da entrambi

E se limitato all’incesto.

La percentuale di prevalenza di disturbo pedofilico all’interno del genere maschile è del 3-5%, in quello femminile non si hanno dati.

Quando si va ad analizzare un possibile disturbo pedofilico bisogna prendere in considerazione i fattori temperamentali, in quanto sembra che tra pedofilia e antisocialità vi sia un’interazione tale che i maschi con entrambi i tratti di personalità abbiano una maggiore probabilità di agire sessualmente con i bambini. Pertanto, il disturbo antisociale di personalità può essere considerato un fattore di rischio per il disturbo pedofilico nei maschi con pedofilia; i fattori ambientali, in quanto i maschi adulti con pedofilia spesso riferiscono di essere stati vittime di abusi sessuali da bambini. Non è chiaro, tuttavia, se questa correlazione riflette un’influenza causale dell’abuso sessuale nell’infanzia sulla pedofilia in età adulta; i fattori genetici e fisiologici, dal momento che la pedofilia è una condizione necessaria per il disturbo pedofilico, qualsiasi fattore che aumenta la probabilità di pedofilia aumenta anche il rischio di disturbo pedofilico. Vi sono alcune evidenze che un’anomalia nello sviluppo neurologico intrauterino aumenti la probabilità dello sviluppo di un interesse pedofilico.

Per quanto riguarda il disturbo pedofilico ci sono aspetti diagnostici correlati al genere: i test psicologici dell’interesse sessuale condotti in laboratorio, che a volte risultano utili per diagnosticare il disturbo pedofilico nei maschi, non sono necessariamente utili nel diagnosticarlo nelle femmine, anche quando sono disponibili procedure identiche o analoghe. Essi possono essere utili quando la storia di un individuo suggerisce la presenza di questo disturbo ma lo nega.

Disturbo feticistico

L'etimologia del termine "feticismo" ha origine dal latino "factitius", che significa "artificiale" o "artigianale". Questo concetto è stato poi adottato nel XIX secolo e ha subito una trasformazione nel significato, specialmente nell'ambito della psicologia e della sessuologia. Il termine "feticismo" nel contesto sessuale si riferisce all'interesse sessuale persistente e intenso per oggetti inanimati, parti del corpo non genitali o materiali non umani. Questi oggetti, noti come "fetish", possono variare ampiamente e possono includere scarpe, biancheria intima, indumenti di pelle, lattice, giocattoli sessuali o qualsiasi altro oggetto che suscita eccitazione sessuale. Però è importante notare che il termine "feticismo" può anche essere usato in contesti non sessuali, come nell'antropologia, dove si riferisce alla pratica di attribuire poteri magici o significati speciali a oggetti inanimati o simboli.

Nel DSM i vari criteri diagnostici sono:

A.Eccitazione sessuale riccorrente e intensa, manifestata attraverso fantasie, desideri o comportamenti, per un periodo di almeno 6 mesi, derivante dall’uso di oggetti inanimati o da un interesse molto specifico per parte/i del corpo non genitale/i;

B.Le fantasie, i desideri o i comportamenti sessuali causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.

C.Gli oggetti feticisti non si limitano a capi di abbigliamento usati per il cross-dressing (come nel disturbo da travestitismo), oppure a strumenti specificamente progettati al fine di una stimolazione tattile dei genitali (per es. vibratore).

Bisogna sapecificare:

Parte/i del corpo

Oggetto/i inanimato/i

Altro

E se in ambiente controllato o in remissione completa

Il disturbo feticistico può essere un’esperienza multisensoriale, che comprende l’afferrare, il toccare, l’annusare, lo strofinarsi addosso l’oggetto feticistico, o introdurlo negli orifizi durante la masturbazione, oppure preferire che un partner sessuale indossi o usi l’oggetto feticistico durante i rapporti sessuali. Non è raro che i feticisti sessualizzati comprendono sia oggetti inanimati sia parti del corpo (per es. calzini sporchi e piedi) e per tale ragione la definizione di disturbo feticistico ora reincorpora anche il parzialismo (cioè un’attenzione esclusiva per una parte del corpo).

Il disturbo feticistico può svilupparsi prima dell’adolescenza. Una volta insorto, esso tende ad avere un decorso continuativo che oscilla per intensità e frequenza di desideri o comportamenti.

La diagnosi più vicina al disturbo feticistico è il disturbo da travestitismo, e anche il disturbo da masochismo sessuale o altri disturbi parafilici, oltre alla possibile presenza di ipersessualità, possono essere considerati come diagnosi alternative. Inoltre, è raro che il disturbo feticista sia associato a condizioni neurologiche.

Disturbo da travestitismo

L'etimologia del termine "travestitismo" deriva dalla combinazione di due parole di origine latina:

"Trans" - Questo prefisso latino significa "al di là di", "attraverso" o "cambiamento". In questo contesto, indica un cambiamento o una trasformazione.

"Vestire" - Deriva dal verbo latino "vestire", che significa "indossare" o "coprirsi con un indumento".

Pertanto, il termine "travestitismo" letteralmente significa "cambiamento di abbigliamento" o "atto di indossare abiti dell'altro sesso". Si riferisce al comportamento di vestirsi con indumenti tipicamente associati al sesso opposto.

Nel DSM i vari criteri diagnostici sono:

A.Eccitazione sessuale ricorrente e intensa, manifestata attraverso fantasie, desideri o comportamenti, per un periodo di almeno 6 mesi, derivante dal cross-dressing[ L’abitudine di un individuo di indossare abiti e adottare comportamenti comunemente associati al sesso opposto.], cioè dell’indossare indumenti del sesso opposto.

B.Le fantasie, i desideri o i comportamenti sessuali causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.

Bisogna specificare se:

Con feticismo: Se eccitato sessualmente da tessuti, materiali o indumenti.

Con autoginefilia: Se eccitato sessualmente da pensieri o immagini di sé come femmina o maschio.

E se in ambiente controllato o in remissione completa.

La presenza di feticismo diminuisce la probabilità di disforia di genere[ Forma di angoscia, determinata dalla difficoltà o dal rifiuto di accettare il proprio sesso anatomico] negli uomini con disturbo da travestitismo. La presenza di autogenifilia aumenta le probabilità di disforia di genere negli uomini con disturbo da travestitismo.

La prevalenza del disturbo da travestitismo è sconosciuta. Il disturbo da travestitismo è raro nei maschi ed estremamente raro nelle femmine, infatti meno del 3% dei maschi riferisce di aver provato eccitazione sessuale indossando abbigliamento da donna. La maggior parte dei maschi con disturbo da travestitismo si considera eterosessuale, anche se alcuni individui hanno rapporti sessuali occasionali con altri maschi, soprattutto mentre indossano indumenti del sesso opposto.

Il travestitismo è spesso rilevato in associazione con altre parafilie, quali feticismo e masochismo, ma una forma particolare di masochismo, l’asfissia autoerotica, è associata al travestitismo in una considerevole proporzione di casi in esito fatale.

Terapia

Il trattamento delle parafilie può essere condotto attraverso percorsi psicoterapeutici e, in alcune circostanze, con l'impiego di farmaci. Gli studi condotti da B. J. Holoyda e D. C. Kellaher mettono in evidenza che:

"Dati i rischi intrinseci, alcuni disturbi parafilici possono aumentare la probabilità che un individuo commetta reati sessuali. Pertanto, il trattamento farmacologico dei disturbi parafilici riveste una notevole importanza sia per la psichiatria che per la società in generale.
Esistono tre categorie principali di farmaci comunemente utilizzati nel trattamento dei disturbi parafilici: gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, gli analoghi steroidei sintetici e gli analoghi dell'ormone di rilascio delle gonadotropine."

Attualmente non sono disponibili test specifici per diagnosticare le parafilie, quindi è essenziale che il terapeuta conduca un'indagine approfondita sulle cause del problema e adotti le tecniche terapeutiche più appropriate per ciascun individuo.

Una delle forme di psicoterapia utilizzate nel trattamento delle parafilie è la terapia psicodinamica, che può essere condotta anche con la guida di un terapeuta sessuologo e può essere sia individuale che di coppia.

L'approccio psicodinamico nell'interpretare un individuo coinvolto in comportamenti sessuali perversi richiede una comprensione approfondita:

della dinamica di interazione tra la perversione e la struttura di personalità sottostante dell'individuo

delle conseguenze che tali comportamenti hanno sulla vita dell'individuo.

Chiunque soffra di parafilia dovrebbe agire con prudenza e cercare aiuto da professionisti qualificati. Un primo passo potrebbe essere quello di rivolgersi a uno psicologo, anche tramite servizi di consulenza online. È fondamentale che il paziente dimostri una solida motivazione nel voler affrontare la parafilia.

Altre voci correlate

Altri tipi di parafilie esistenti che non sono riconosciute come veri e propri disturbi:

  • scatologia telefonica: l'eccitazione nasce da telefonate in cui viene utilizzato un linguaggio sessuale o "osceno"
  • necrofilia: il provare eccitazione sessuale o compiere atti sessuali con cadaveri
  • parzialismo: il piacere è raggiunto prediligendo una specifica parte del corpo
  • zoofilia: l'eccitazione scaturisce dal desiderio sessuale nei confronti di animali
  • coprofilia: il desiderio sessuale aumenta di fronte alla vista, all'odore o al gusto degli escrementi
  • urofilia: la minzione o il contatto con l'urina sono fonte di eccitazione sessuale
  • clismafilia: si tratta di praticare (a sé o ad altri) dei clisteri, azione che aumenta l'eccitazione sessuale.

Altri media

Note

Bibliografia

  1. ↑ Dizionario Treccani online, voce "parafilia".
  2. ↑ Richard von Krafft-Ebing, Psychopathia sexualis, 1886.
  3. ↑ 3,0 3,1 American Psychiatric Association, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 5ª ed. (DSM-5), Washington, D.C., 2013.
  4. ↑ DSM-5, cit., p. 796.
  5. ↑ Dizionario Treccani online, voce "voyeurismo".
  6. ↑ 6,0 6,1 6,2 American Psychiatric Association, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 5ª ed. (DSM-5), Washington, D.C., 2013, pp. 686-688.
  7. ↑ Dizionario Treccani online, voce "comorbilità": presenza contemporanea nello stesso soggetto di due o più malattie.
  8. ↑ Dizionario Treccani online, voce "esibizionismo".
  9. ↑ 9,0 9,1 9,2 9,3 American Psychiatric Association, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 5ª ed. (DSM-5), Washington, D.C., 2013, pp. 689-691.