Incidenti da esposizione involontaria a materiali radioattivi

Da Unipedia.

Gli incidenti da esposizione involontaria a materiali radioattivi sono eventi non intenzionali che comportano l'esposizione di persone, di animali o dell’ambiente a livelli di radiazioni ionizzanti superiori ai limiti di sicurezza.

Definizione

Nel linguaggio tecnico, gli incidenti derivanti dall'esposizione involontaria a materiali radioattivi rientrano nella categoria degli "incidenti radiologici". Tali incidenti possono derivare dalla perdita, dalla dispersione o dalla manipolazione impropria di sorgenti radioattive, e possono verificarsi in ambiti industriali, medici o a seguito di azioni illecite, come il traffico illegale di materiali radioattivi. [1]
La storia ha documentato numerosi casi in cui individui ignari hanno trovato e maneggiato materiali radioattivi senza protezione, causando gravi conseguenze per la salute e l’ambiente.

Cause comuni degli incidenti radiologici

Numerosi fattori contribuiscono agli incidenti radiologici. Tra i più rilevanti rientra la gestione inadeguata delle sorgenti radioattive, soprattutto quando le apparecchiature contenenti isotopi ad alta attività vengono dismesse o trasferite senza adeguate comunicazioni all’autorità di controllo. L’abbandono di dispositivi in aree prive di sorveglianza può favorire l’accesso di persone ignare, a volte mosse dalla curiosità o dall’idea di rivendere il metallo come rottame.

Un ulteriore aspetto è la carenza di sistemi di sicurezza fisica. Locali in stato di abbandono, mancanza di lucchetti e segnaletica incomprensibile aumentano il rischio che le sorgenti vengano manomesse o smarrite. In diversi casi, l’assenza di etichette chiare e di registri aggiornati rende difficile tracciare i dispositivi nel tempo, vanificando i controlli. Anche le verifiche periodiche da parte di ispettori o tecnici qualificati possono essere sporadiche: questo impedisce di individuare sorgenti “orfane” (quelle non più sotto la responsabilità di un titolare autorizzato) e di ritirarle in sicurezza.

La bassa consapevolezza del pubblico circa il pericolo delle radiazioni aggrava gli esiti di un potenziale incidente. Chi entra in contatto con una sorgente radioattiva senza riconoscere il simbolo di pericolo potrebbe aprirne l’involucro o disseminare il materiale, come accaduto nel celebre caso di Goiânia, dove il cesio-137 in forma altamente solubile ha contaminato case e persone. Altri esempi mostrano come alcuni lavoratori, ritenendo le sorgenti un semplice scarto metallico, ricorrano a metodi rudimentali (martelli, fiamme) per smontare i dispositivi, subendo esposizioni elevate e ripetute.

All’assenza di piani di emergenza specifici si aggiunge spesso la mancanza di una rapida catena di comando, per cui possono trascorrere giorni prima che venga riconosciuto il rischio radiologico. Nei contesti in cui la politica o la paura dell’opinione pubblica impongono tempi di reazione incerti, le situazioni si complicano ulteriormente. Parallelamente, una eccessiva lassità o scarsa informazione possono ritardare gli interventi necessari ad arginare le esposizioni.

La difficoltà di gestione delle sorgenti a fine vita è un problema ricorrente: in molte realtà non esiste un percorso chiaro per smaltire o restituire le sorgenti esauste al produttore. Alcuni soggetti, privi di licenza o risorse, accumulano questi materiali senza protezione adeguata. In altri casi, la carenza di supervisione impedisce di aggiornare i registri e di effettuare ispezioni regolari, lasciando le sorgenti abbandonate o spostate in modo irregolare.

Eventi come l’abbandono di fonti di ^90Sr in Georgia evidenziano infine l’importanza di etichettatura universale e di piani di soccorso internazionali. L’intervento dell’IAEA, ad esempio, si è rivelato cruciale per il recupero di sorgenti in aree difficili da raggiungere. Tali episodi mostrano la necessità di standard di segnaletica riconosciuti globalmente e di una più ampia formazione del personale medico, poiché la mancata correlazione tra sintomi (nausea, vomito, ustioni cutanee) e radioattività può ritardare la diagnosi e aumentare i danni alla salute. [2]

Incidenti Noti

L’incidente di Goiânia (1987)

Nel settembre del 1987 a Goiânia in brasile, due individui entrarono in possesso di una sorgente di Cesio-137 da un apparecchio abbandonato di radioterapia di una clinica dismessa e abbandonata, ignari del pericolo, smantellarono la capsula, liberando una polvere luminosa di blu che attrasse la popolazione locale.

Ci fu una contaminazione diffusa, circa 112.000 persone furono controllate per possibili contaminazioni, di queste, 249 risultarono contaminate. Molte abitazioni e luoghi pubblici subirono gravi contaminazioni radioattive.

Conseguenze sanitarie furono: la morte di quattro persone per esposizione acuta da radiazioni e almeno 20 necessitarono di cure intensive a causa di ustioni radioattive e sindrome acuta da radiazione. Le autorità brasiliane e l’AIEA intervennero isolando le aree contaminate e trattando le vittime; rimossero circa 3500 metri cubi di rifiuti radioattivi. Furono identificate carenze nella gestione delle sorgenti radioattive dismesse, evidenziando la necessità di regolamenti rigorosi per prevenire incidenti simili. [3]


L'Incidente di Samut Prakan (2000)

Nel febbraio del 2000, a Samut Prakarn in Thailandia, una sorgente di Cobalto-60 di un’apparecchiatura medica dismessa fu rubata e venduta a un deposito di rottamazione. Gli operai, ignari del rischio, aprirono la capsula liberando il materiale radioattivo al suo interno. Almeno 10 persone furono esposte e contaminate, manifestando sintomi immediati come nausea e gravi ustioni; l’area del deposito risultò fortemente contaminata. Sui 4 lavoratori, tre subirono ustioni gravi da radiazioni, richiedendo cure intensive che risultarono nella loro morte. Ci fu una risposta internazionale, le autorità locali e la AIEA intervennero per la decontaminazione, cure mediche e miglioramento del controllo delle sorgenti orfane. L’insegnamenti principali ricevuti grazie all’accaduto erano: l’importanza della sorveglianza rigorosa, della formazione specifica per prevenire simili incidenti e una segnaletica sui materiali radioattivi. [4]

L'incidente radiologico di Lia (Georgia, 2001)

Nel dicembre del 2001, nel villaggio di Lia, in Georgia, tre abitanti trovarono due generatori termoelettrici a radioisotopi contenenti del Stronzio-90 abbandonati in una foresta. Ignari del pericolo, li utilizzarono per riscaldarsi, esponendosi direttamente alle radiazioni. Ci furono ripetute esposizioni ai materiali radioattivi che svilupparono sintomi quali nausea, vomito anche dopo poche ore dall’esposizione; due dei tre soggetti subirono gravi ustioni radioattive alla schiena. Furono diagnosticati con una sindrome acuta da radiazione (ARS), due individui furono trasferiti in strutture specializzate in Francia e Russia. Uno morì dopo due anni a causa della complicazione della grave esposizione. L’operazione del recupero delle sorgenti fu realizzata sotto condizioni logistiche e meteorologiche difficili e vide la collaborazione di esperti locali e dell’AIEA. L’incidente mise in evidenza l’importanza della gestione appropriata delle sorgenti radioattive orfane e della formazione delle autorità locali per prevenire incidenti analoghi. [5]

Misure Preventive

Per evitare futuri disastri e salvaguardare soprattutto il nostro Pianeta è fondamentale:

  • L’educazione e sensibilizzazione: Informare il pubblico sui pericoli dei materiali radioattivi e su come identificarli e approcciarsi.
  • Regolamentazione rigorosa: Implementare e migliorare delle normative severe per il controllo, lo stoccaggio e lo smaltimento dei materiali radioattivi.
  • Segnaletica adeguata: Assicurarsi che tutti i materiali radioattivi siano chiaramente etichettati con simboli di avvertimento internazionali.

Note

  1. L. Cerezo, «Radiation accidents and incidents. What do we know about the medical management of acute radiation syndrome?,» vol. 16, n. 4, 2011.
  2. Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), The Radiological Accident in Goiânia, Vienna, Austria: IAEA, 1988. pp. 87–91.
    Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), The radiological accident in Samut Prakarn, Vienna, Austria: IAEA, 2002, pp. 40–49.
    Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), The radiological accident in Lia, Georgia, Vienna, Austria: IAEA, 2014, pp. 137–138
  3. Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), The Radiological Accident in Goiânia, Vienna, Austria: IAEA, 1988. pp. 1-24
  4. Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), The radiological accident in Samut Prakarn, Vienna, Austria: IAEA, 2002. pp. 8-23
  5. Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), The radiological accident in Lia, Georgia, Vienna, Austria: IAEA, 2014. pp. 1-15

Bibliografia

  • L. Cerezo, «Radiation accidents and incidents. What do we know about the medical management of acute radiation syndrome?,» vol. 16, n. 4, 2011.
  • Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), The Radiological Accident in Goiânia, Vienna, Austria: IAEA, 1988.
  • Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), The radiological accident in Samut Prakarn, Vienna, Austria: IAEA, 2002.
  • Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), The radiological accident in Lia, Georgia, Vienna, Austria: IAEA, 2014.