Antigone
Antigone (in greco antico: Ἀντιγόνη, Antigónē) è un personaggio della mitologia greca, figlia del rapporto incestuoso tra il re di Tebe, Edipo, e di Giocasta, madre anche dello stesso Edipo. Antigone è sorella di Ismene e dei due gemelli Eteocle e Polinice. Il suo nome significa letteralmente "colei nata al posto" (di qualcun altro, di un figlio maschio) o, anche, "colei che sta di fronte alla sua stirpe" (come un figlio maschio che deve difendere la propria famiglia)[1].
Antigone nel teatro attico
Edipo re di Sofocle
Antigone compare, insieme alla sorella Ismene, nel finale dell'opera. Edipo, dopo essersi accecato, fa chiamare le due bambine perché ha a cuore il loro destino e perché teme che la maledizione, che grava sulla stirpe, possa compromettere anche il loro destino. Edipo viene rinchiuso all'interno del palazzo ed è separato dalle due sorelle, che, invece, vengono affidate alla tutela di Creonte. [2]
Antigone di Sofocle
Polinice, esiliato precedentemente dal fratello Eteocle, decide di muovere guerra a Tebe per tentare di riappropriarsi del trono che, ingiustamente, gli era stato tolto. Al termine del conflitto rimangono uccisi sia Eteocle che Polinice e, da qui, inizia la tragedia di Sofocle. Antigone ed Ismene si trovano in scena, nel silenzio che ha sostituito il rumore delle innumerevoli lance scagliate durante il conflitto. Antigone dichiara il suo proposito alla sorella e le chiede di aiutarla: seppellire Polinice. Quest'ultimo, infatti, è rimasto insepolto per volontà di Creonte, diventato nuovamente re per diritto dinastico. Ismene, per paura, rifiuta e le sorelle si separano[3].
Il pensiero di Creonte è chiaro, egli suddivide, da una parte, gli amici e, dall'altra, i nemici. Il bene della patria travalica ogni altro proposito. Ma a corte giunge notizia che il corpo di Polinice è stato coperto da un leggero strato di polvere che lo rende, di fatto, sepolto. Sarà solo dopo la riesumazione e la seconda sepoltura che il colpevole verrà fuori. A seppellire il cadavere è stata Antigone. L'interrogatorio verbale di Creonte è breve, Antigone ammette di aver compiuto il gesto in nome di <<leggi non scritte>>[4], principi che impongono ad una sorella di prendersi cura del corpo del proprio fratello morto. Creonte è inamovibile, ha come suoi argomenti la legge e la patria, Polinice era un nemico in vita, e tale resta anche ora che è morto. <<Non sono nata per odiare, ma per amare>>[5], dice Antigone; <<Scendi sotterra se vuoi amare i morti>>[6] ribatte Creonte. Il re decreta che Antigone debba essere sepolta viva lontana dalla città.[7]
Emone, figlio di Creonte e promesso sposo di Antigone, invita il padre a ritornare sui suoi passi perché i cittadini sono contrari alla sua decisione. Ma Creonte non ha dubbi, Antigone deve morire.[8]
Antigone, sul punto di morte, riflette sulla sua azione e sul fatto che, morti i genitori, il fratello le fosse unico, e non poteva, dunque, lasciarlo insepolto. L'indovino Tiresia profetizza che l'uccisione di Antigone causerà a Creonte un morto nella sua stirpe (<<un morto darai in cambio del morto insepolto. Questo, però, è un morto da te nato>>[9]). Inutile è il tentativo di Creonte di cambiare il proprio destino. Emone si uccide abbracciando il cadavere di Antigone e persino Euridice, moglie di Creonte, devastata dalle notizie giuntele, si toglie la vita [10].
Antigone dall’antichità al medioevo
Le Fenicie di Seneca
Nell'opera di Seneca, Antigone incarna i valori dello stoicismo, ponendosi come un saggio che ha il compito di dissuadere il padre dal temere la vita, invitandolo, piuttosto, ad affrontare e a resistere di fronte alle sventure della vita (<<non è – come tu credi - coraggio, padre, temere la vita ma opporsi a immensi mali e non voltare le spalle e cedere>>[11]).[12]
Seneca riprende un tema già presente in Sofocle, esasperandolo: il legame morboso che lega Antigone ad Edipo. Antigone pare provare un amore quasi incestuoso, malato, terribile come la peste (<<Nessuna forza, padre mio staccherà la mia mano dal tuo corpo; nessuno mai mi impedirà con la forza di essere la tua compagna>>[13]). Antigone promette un legame indissolubile, superiore perfino a quello matrimoniale. Antigone diventa l'ombra del padre, inevitabilmente vicina e legata nella vita e nella morte di lui. Il sentimento di Antigone risulta degenere, perché costringe alla vita un uomo che vorrebbe morire. È un amore egoista, crudele. Antigone riesce a piegare, con le sue preghiere, il padre, il quale persegue il precetto stoico che impone di andare incontro al proprio destino, qualunque esso sia.[14]
Nella seconda parte della tragedia, Antigone ha principalmente il ruolo di consolatrice della madre Giocasta, e si fa sua compagna nel vano tentativo di dissuadere i due fratelli, Eteocle e Pollinice, dal muoversi guerra a vicenda.[15]
Tebaide di Stazio
Nella Tebaide, Argia assume lo stesso incarico di Antigone, quello di seppellire Pollinice, ossia suo marito. Nell'ultimo libro del poema, le due donne decidono autonomamente di dare sepoltura a Pollinice.
La riscoperta di Antigone (XVI-XVIII secolo)
Antigone nel XIX secolo
Antigone nel XX secolo
L’Associazione Antigone
- ↑ Fornaro, Sotera. Antigone. Storia di un mito. Roma: Carocci editore, 2012, p. 34.
- ↑ Fornaro, Sotera. Antigone. Storia di un mito. Roma: Carocci editore, 2012, p. 30.
- ↑ Fornaro, Sotera. Antigone. Storia di un mito. Roma: Carocci editore, 2012, p. 21.
- ↑ www.dramma.it/dati/libreria/antigone_disofocle.htm
- ↑ www.dramma.it/dati/libreria/antigone_disofocle.htm
- ↑ www.dramma.it/dati/libreria/antigone_disofocle.htm
- ↑ Fornaro, Sotera. Antigone. Storia di un mito. Roma: Carocci editore, 2012, p. 23.
- ↑ Fornaro, Sotera. Antigone. Storia di un mito. Roma: Carocci editore, 2012, p. 23.
- ↑ www.dramma.it/dati/libreria/antigone_disofocle.htm
- ↑ Fornaro, Sotera. Antigone. Storia di un mito. Roma: Carocci editore, 2012, p. 24.
- ↑ https://docenti.unimc.it/claudio.micaelli/teaching/2022/26040/files/Seneca%20Tragedie%20-Classici%20latini-%20Lucio%20Anneo%20Seneca-%20a%20cura%20di%20Giancarlo%20Giardina%20-%20Tragedie-UTET%20-2000.pdf
- ↑ Fornaro, Sotera. Antigone. Storia di un mito. Roma: Carocci editore, 2012, p. 60.
- ↑ https://docenti.unimc.it/claudio.micaelli/teaching/2022/26040/files/Seneca%20Tragedie%20-Classici%20latini-%20Lucio%20Anneo%20Seneca-%20a%20cura%20di%20Giancarlo%20Giardina%20-%20Tragedie-UTET%20-2000.pdf
- ↑ Fornaro, Sotera. Antigone. Storia di un mito. Roma: Carocci editore, 2012, p. 61.
- ↑ Fornaro, Sotera. Antigone. Storia di un mito. Roma: Carocci editore, 2012, p. 62.