Storia del jazz: differenze tra le versioni

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Un esempio di [https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/8d/II-V-I_Jazz_Improv.ogg improvvisazione.]
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<ref>https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/8d/II-V-I_Jazz_Improv.ogg. Serolillo, CC BY 2.5 https://creativecommons.org/licenses/by/2.5. Wikimedia Commons</ref>  
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Però con l'aumento in popolarità del jazz, nutrito da, tra altro, l'espansione dal Sud verso il Nord degli Stati Uniti e il desiderio popolare di ballo, i locali modesti tradizionali non erano più adeguati a servire il mercato.  Aggiungendo il boom economico dopo la prima guerra mondiale e il risultato era un pubblico americano con soldi da spendere e una voglia di ballare a questo jazz, nominato anche "swing" in questo contesto.  Impianti di diffusione sonora sarebbero stati inventati nei tardi anni Venti, e quindi per riuscire a suonare in locali più grandi, era necessario alzare il volume della musica e per questo avrebbero dovuto aggiungere più musicisti su ogni strumento, creando i Big Band (complessi grandi).<ref>Nicholson, ''Jazz'', p. 194.</ref>
Però con l'aumento in popolarità del jazz, nutrito da, tra altro, l'espansione dal Sud verso il Nord degli Stati Uniti e il desiderio popolare di ballo, i locali modesti tradizionali non erano più adeguati a servire il mercato.  Aggiungendo il boom economico dopo la prima guerra mondiale e il risultato era un pubblico americano con soldi da spendere e una voglia di ballare a questo jazz, nominato anche "swing" in questo contesto.  Impianti di diffusione sonora sarebbero stati inventati nei tardi anni Venti, e quindi per riuscire a suonare in locali più grandi, era necessario alzare il volume della musica e per questo avrebbero dovuto aggiungere più musicisti su ogni strumento, creando i Big Band (complessi grandi).<ref>Nicholson, ''Jazz'', p. 194.</ref>

Versione delle 22:28, 21 dic 2025

La storia del jazz dalle sue origini alla fine dell'Ottocento a oggi è composta da varie fasi con caratteristiche diverse. Queste fasi sono marcate da diversi fattori tra cui molti cambiamenti negli strumenti usati, nella composizione del complesso che li suona, nel pubblico di riferimento e anche negli obiettivi che i musicisti coinvolti avevano per la loro musica.

Le origini

Le origini del jazz si trovano nel blues e nel ragtime. Il blues ha le sue origini prima della guerra di secessione americana nei brani di campo cantati dagli schiavi statunitensi mentre lavoravano. A seguito dell'emancipazione degli schiavi, gli afroamericani hanno cominciato ad aggiungere strumenti "poveri" come l'armonica, il banjo e la chitarra a questi brani. Con l'aumento di libertà per la comunità afroamericana dopo la guerra di secessione, il blues si diffonde e sviluppa prendendo la sua forma iconica di dodici barre, il cosiddetto "12-bar blues". Questa forma tipica è adatta a ballare e di seguito i musicisti hanno cominciato ad aggiungere altri strumenti come ottoni, ance e pianoforti, strumenti che sarebbero poi diventati tipici del jazz.[1]

Il ragtime invece nasceva verso la fine dell'Ottocento dalla mescolanza tra brani di marcia suonata con gli ottoni e la musica del "jig," un ballo tipico afroamericano, inizialmente nello stato americano del Missouri. Il ragtime è una musica basata primariamente sul pianoforte, con un battito ben adattato per il "two-step" e il "cakewalk", due balli popolari alla fine dell'Ottocento. Il nome "rag" deriva dall'aspetto sincopato della musica, cioè l'enfasi sui battiti non-standard in ogni misura di musica. ("Ragged" vuol dire spezzato in inglese.) Secondo A. Lavignac nell' Encyclopédie de la musique, il ragtime era "Una melodia fortemente sincopata sovrapposta a un accompagnamento rigorosamente regolare", notando la combinazione del "straight time" dalle marce con il sincopato "rag time".[2] Tra i musicisti del ragtime, Scott Joplin è tra i più conosciuti, dovuto specialmente al suo brano The Entertainer (1902) che rimane uno dei brani più famosi del genere. Il ragtime è cresciuto da quel punto in Missouri e entro il 1910 era apprezzato anche nelle città grandi da New York a San Francisco e anche all'estero in Europa.[3][4]

La nascità del jazz

La mescolanza tra il ragtime, che combinava ritmi tipici africani con gli standard per piano dell'epoca, e il blues, radicato nella musica folkloristica e rurale afroamericana e dotato di melodie lente, ha portato alla nascita del jazz.[5][6] Quantunque le origini siano un po' sfumate, generalmente gli storici sono d'accordo che il jazz è nato a New Orleans nello stato americano Louisiana. Tra coloro citati come pionieri di questa musica nuova c'è Buddy Bolden, un musicista che suonava la cornetta, uno strumento a fiato in ottone, simile alla tromba. Il suo complesso era molto famoso a New Orleans tra il 1900 e il 1905 per il suono nuovo che sarebbe il jazz, ma loro non improvvisavano le melodie come sarebbe normale nell'evoluzione del jazz che proseguiva. Il pianista 'Jelly Roll' Morton è spesso considerato come il primo intellettuale del jazz, evidenziato dalle differenze che lui mostrava in due versioni del "Maple Leaf Rag," una nel modo rigido delle marce e ragtime formale e un'altra con il movimento tipico "swing" che caratterizzerebbe il jazz.[7]

Jelly Roll Morton suona Tiger Rag.[8]

Oltre al pianoforte e alla cornetta, un gruppo tipico del jazz in questo periodo nascente a New Orleans avrebbe di solito anche strumenti come il trombone e il clarinetto e pure la chitarra o il banjo. Nello sviluppo del suono, la tromba ha largamente preso il posto della cornetta. Mentre questi strumenti non erano quelli tipici del blues, i brani suonati da questi complessi erano più che altro basati sul blues.[9]

L'era dei Big Band

Prima della prima guerra mondiale, i complessi jazz erano semplici, con al più un musicista su ciascuno strumento. Tipicamente si trattava di tromba, trombone e clarinetto appoggiati su una componente di ritmo, che poteva includere pianoforte, basso, banjo e batteria. Dato le ridotte dimensioni dei bar e locali a New Orleans e il bisogno anche di una pista di ballo, gruppi più grandi non sarebbero stati pratici. In una situazione intima così, ogni musicista ha dovuto conoscere la sua parte a memoria e poi aveva la libertà di improvvisare durante i suoi assoli. Come risultato, il jazz scritto, cioè musica composta sul foglio, non era né comune né necessario.[10]

Un esempio di improvvisazione. [11]

Però con l'aumento in popolarità del jazz, nutrito da, tra altro, l'espansione dal Sud verso il Nord degli Stati Uniti e il desiderio popolare di ballo, i locali modesti tradizionali non erano più adeguati a servire il mercato. Aggiungendo il boom economico dopo la prima guerra mondiale e il risultato era un pubblico americano con soldi da spendere e una voglia di ballare a questo jazz, nominato anche "swing" in questo contesto. Impianti di diffusione sonora sarebbero stati inventati nei tardi anni Venti, e quindi per riuscire a suonare in locali più grandi, era necessario alzare il volume della musica e per questo avrebbero dovuto aggiungere più musicisti su ogni strumento, creando i Big Band (complessi grandi).[12]

Tuttavia, quando c'è più di un musicista, l'improvvisazione non è più possibile. Tutti i clarinetti, per esempio, devono suonare le stesse note allo stesso momento. Dunque l'assolo tradizionale non poteva più essere creato sul momento. Questo ha portato un cambiamento importante in cui i leader dei Big Bands hanno dovuto scrivere la musica, cioè documentare gli arrangiamenti su carta, una cosa che non era necessaria prima.[13]

I rami crescono

Alla metà degli anni Quaranta, il picco dell'era dei Big Bands era passato. Con le sfide dell'economia bellica negli Stati Uniti, soprattutto il razionamento della benzina, e i musicisti arruolati nelle forze armate, era diventato difficile sostenere e spostare un complesso di quindici persone e gli loro strumenti.[14] Però, le capacità musicali dei musicisti dei Big Band erano ad alto livello. Questi musicisti dovevano leggere e poi suonare le composizioni intricate direttamente dagli spartiti in varie tonalità musicali, tempi e ritmi. Però nel contesto dei Big Band avevano poche opportunità per creatività o improvvisazione.[15]. Questa voglia di sperimentazione creativa portò alla nascita del bebop negli anni Quaranta, poi la reazione al bebop del cool jazz subito dopo e ancora dopo il "hard bop" negli anni Cinquanta. Avendo stabilito un tronco solido, i rami del jazz hanno cominciato a crescere.[16]

Il bebop si è sviluppato in Harlem, New York ed era dominato da personaggi come il sassofonista Charlie "Bird Man" Parker e il trombettista John Birks "Dizzy" Gillespie.[17] Nel movimento bebop hanno cominciato a giocare con gli accordi tipici, ad appiattire le note dei quinti, noni, undicesimi e tredicesimi accordi e enfatizzarli in modi nuovi.[18] Il bebop mostrava anche un aumento della complessità ritmica in merito al fatto che ogni strumento era suonato da un solo misicista, che aveva quindi ancora l'opportunità di improvvisare. In confronto ai locali enormi, questi musicisti all'avanguardia erano tornati a suonare in piccoli bar e club, condividendo un'esperienza più intima e meno indirizzata verso il ballo, come descritto da Stuart Nicholson in Jazz: A Beginner's Guide:

"Il passaggio dallo swing al bebop non fu semplicemente musicale, ma anche filosofico. Segnò un passaggio dalla celebrazione collettiva della musica in enormi sale da ballo alla sua contemplazione privata nei jazz club. Con l'ascesa del bebop, il jazz divenne rapidamente un'esperienza individuale; il pubblico era più piccolo, solitamente seduto, e l'ambiente espositivo più intimo."[19]

Miles Davis, New York, 1947

Nei tardi anni Quaranta, un gruppo di musicisti, tra cui il più conosciuto era Miles Davis, si ribellò contro il bebop dando vita al "Cool Jazz".[20]Mentre il bebop era caratterizzato di un'intensità con armonie e ritmi complicati suonati con un passo rapido, il cool jazz valorizzava ritmi più rilassati. L'influenza della musica classica qui ha toccato il jazz, con l'aggiunta di strumenti nuovi e diversi e brani con sezioni più lunghe.[21] Nel 1958, è stato pubblicato l'album Birth of the Cool. Questa collezione di undici brani strumentali era registrata nel 1949 e 1950, ma ci volle quasi un decennio prima che il valore rivoluzionario di questi brani fosse riconosciuto. Oltre al trombettista e capo del complesso Miles Davis, c'erano anche sassofonisti Gerry Mulligan (baritono) e Lee Konitz (alto/contralto), quest'ultimo il quale ha collaborato con Chet Baker, un altro nome conosciuto per il cool jazz.[22]

Chet Baker 1955


Come accennato prima, la progressione lontano dall'era dello swing e verso il bebop ha avuto conseguenze verso il pubblico che voleva ballare, con effetti prevedibili finanziari per i musicisti e per i locali che li ospitavano. Ma la gente non ha smesso di ballare; invece hanno cominciato di ascoltare (e ballare) il rhythm & blues (R&B).[23] E infatti, i gruppi R&B usavano strumentazione quasi uguale ai musicisti del bebop; hanno aggiunto solo la chitarra elettrica e in più il canto. Ma il cambiamento più significativo del R&B era l'implementazione del "backbeat" nella sezione di percussione, e questo ritmo, finora molto comune nella musica popolare, era molto ballabile.[24] La crescente popolarità di R/B ha lasciato meno opportunità ai gruppi jazz, siccome i locali erano sempre gli stessi e il pubblico voleva ballare.[25] Questi fattori hanno spinto il pianista Horace Silver e il batterista Art Blakey in una direzione nuova, quella del cosiddetto 'funky' hard bop.[26] Prendendo ispirazione dal blues, questa nuova qualità di funky divenne molto popolare.[27] Anche Miles Davis, sempre all'avanguardia dei cambiamenti nel jazz, era coinvolto, e nel 1954 pubblicò l'album Walkin, oggi visto come un classico del sottogenere.[28]

L'elettrificazione del Jazz

A questo punto l'albero del jazz è cresciuto al punto di essere veramente sostanziale con il ramo più grande il jazz moderno (Modern Jazz), che comprende tutti i sottogeneri dopo la seconda guerra mondiale, includendo il jazz libero (Free Jazz), il jazz spirituale (Spiritual Jazz) e il West Coast Jazz, tra gli altri. Tuttavia, uno dei cambiamenti più significativi era l'elettrificazione del Jazz, anche qui guidato da Miles Davis.[29] Sugli album Miles in the Sky e Sorcerer, cominciano a essere presenti aspetti della musica rock nel jazz, con l'aggiunto di chitarre electtriche e pianista Herbie Hancock suonando un pianoforte elettrico.[30]

Herbie Hancock 1976

Poi in 1969, Davis ha usato tre pianoforti elettrici e chitarra e basso elettrici, capendo che rubare e adattare i tratti tipici del rock era necessario per raggiungere il pubblico.[31] Dopo questa transizione, Herbie Hancock è diventato molto famoso per la sua virtuosità sul pianoforte elettrico rilasciando l'album Headhunters nel 1973, il quale è diventato uno degli album jazz più venduti, anche se secondo lui l'etichetta jazz non era veramente adatta.[32]

Il Jazz attualmente

La crescita di tutti questi rami e sottogeneri continua anche oggi, e come ha accennato Hancock, le linee tra i sottogeneri hanno cominciato a sfocare, anche con variazioni globali. Pure nei paesi fuori dagli Stati Uniti, il jazz si è sviluppato in modo simile: prima in ambito sociale, poi i seguaci hanno portato la musica avanti.[33] Tipicamente quando musicisti internazionali suonano jazz aggiungono anche elementi locali, nel cosiddetto processo di "glocalizazzione".[34] E così nel mondo attuale è possibile trovare jazz ovunque, tra jazz jamaicano (Bridge View da Jazz Jamaica), jazz africano (Hellfire da African Jazz Pioneers), jazz panamense (Danilo Pérez) o jazz norvegese (Lokk da Jan Garbarek).[35] Mescolando le radici nei campi americani con gli elementi locali, i rami continuano a crescere.

Note

  1. Blues. https://www.treccani.it/enciclopedia/blues/.
  2. Ragtime. https://www.treccani.it/enciclopedia/ragtime/.
  3. Nicholson, Jazz, pp. 147-150.
  4. Ragtime. https://www.treccani.it/enciclopedia/ragtime/.
  5. Jazz: Overview. https://www.encyclopedia.com/history/encyclopedias-almanacs-transcripts-and-maps/jazz-overview.
  6. A New Orleans Jazz History. https://www.nps.gov/jazz/learn/historyculture/jazz_history.htm.
  7. Nicholson, Jazz, p. 154.
  8. https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/66/Jelly_Roll_Morton_-_Tiger_Rag.ogg, Alfi51, CC BY-SA 4.0, https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0. Wikimedia Commons.
  9. Jazz: Overview. https://www.encyclopedia.com/history/encyclopedias-almanacs-transcripts-and-maps/jazz-overview
  10. Nicholson, Jazz, p. 194.
  11. https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/8d/II-V-I_Jazz_Improv.ogg. Serolillo, CC BY 2.5, https://creativecommons.org/licenses/by/2.5. Wikimedia Commons
  12. Nicholson, Jazz, p. 194.
  13. Nicholson, Jazz, p. 194.
  14. Nicholson, Jazz, p. 239.
  15. Nicholson, Jazz, p. 263.
  16. Nicholson, Jazz, p. 264.
  17. Nicholson, Jazz, p. 268.
  18. Nicholson, Jazz, p. 265.
  19. Nicholson, Jazz, p. 269.
  20. Nicholson, Jazz, p. 278.
  21. Cool Jazz's Relationship to Bebop. https://fiveable.me/history-of-jazz/unit-7/cool-jazzs-relationship-bebop/study-guide.
  22. Nicholson, Jazz, pp. 280, 282.
  23. Nicholson, Jazz, p. 285.
  24. Nicholson, Jazz, p. 286.
  25. Nicholson, Jazz, p. 287.
  26. Nicholson, Jazz, p. 288.
  27. Nicholson, Jazz, p. 289.
  28. Nicholson, Jazz, p. 296.
  29. Nicholson, Jazz, p. 361.
  30. Nicholson, Jazz, p. 362.
  31. Nicholson, Jazz, p. 363.
  32. Nicholson, Jazz, p. 374.
  33. Nicholson, Jazz, p. 453.
  34. Nicholson, Jazz, p. 463.
  35. Nicholson, Jazz, p. 479.

Bibliografia