Storia del jazz: differenze tra le versioni

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=== Le origini ===
=== Le origini ===


Le origini del jazz sono trovate nel blues e nel ragtime.  Il blues ha le sue origini prima della guerra di successione americana nei brani di campo cantati dagli schiavi statiunitensi mentre lavoravano.  A seguito dell'emancipazione degli schiavi, gli afroamericani hanno cominciato ad aggiungere gli strumenti "poveri" come l'armonica, il bangio e la chitarra, a questi brani.  Con l'aumento di libertà per la comunità afroamericana dopo la guerra, il blues diffondeva e sviluppava prendendo la sua forma iconica di dodici barre, il cosidetto "12-bar blues".  Questa forma tipica è adatta a ballare, e di seguito, i musicisti hanno cominciato di aggiungere altri strumenti come ottoni, ance e pianoforti, strumenti che sarebbero tipici del jazz. <ref>“Blues.” Enciclopedia Treccani online. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana. Consultato il 30 ottobre 2025.</ref>
Le origini del jazz sono trovate nel blues e nel ragtime.  Il blues ha le sue origini prima della guerra di successione americana nei brani di campo cantati dagli schiavi statiunitensi mentre lavoravano.  A seguito dell'emancipazione degli schiavi, gli afroamericani hanno cominciato ad aggiungere gli strumenti "poveri" come l'armonica, il bangio e la chitarra a questi brani.  Con l'aumento di libertà per la comunità afroamericana dopo la guerra, il blues diffondeva e sviluppava prendendo la sua forma iconica di dodici barre, il cosiddetto "12-bar blues".  Questa forma tipica è adatta a ballare e di seguito, i musicisti hanno cominciato di aggiungere altri strumenti come ottoni, ance e pianoforti, strumenti che sarebbero tipici del jazz.<ref>“Blues.” Enciclopedia Treccani online. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana. Consultato il 30 ottobre 2025.</ref>


Il rag-time invece nasceva verso la fine del'Ottocento dalla mescolanza di brani di marce suonata con gli strumente ottoni con la musica del "jig", un ballo tipico afroamericano, inizialmente nello stato americano di Missouri.  Il rag-time è una musica basata primariamente sul pianoforte, con un battito ben adattato per il "two-step" e il "cakewalk", entrambi balli popolari verso il cambio del secolo alle fine dell'Ottocento.  Il nome "rag" deriva dall'aspetto sincopato della musica, cioè l'enfasi sui battiti non-standard in ogni misura di musica. ("Ragged" vuol dire spezzato in inglese.)  Secondo A. Lavignac nell'Encyclopédie de la musique, il rag-time era "Una melodia fortemente sincopata sovrapposta a un accompagnamento rigorosamente regolare", notando la combinazione del "straight time" dalle marce con il sincopato "rag time". <ref>“Rag-Time.” Enciclopedia Treccani online. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana. Consultato il 30 ottobre 2025.</ref> Tra i musicisti del rag-time, Scott Joplin è tra i più conosciuti, dovuto specialmente al suo brano "The Entertainer" (1902) che rimane uno dei brani più famosi del genere.  Il rag-time è cresciuto da quel punto di Missouri e entro 1910 era apprezzato anche nelle città grandi da New York a San Francisco e anche all'estero in Europa.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017.p.147-150</ref><ref>“Rag-Time.” Enciclopedia Treccani online. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana. Consultato il 30 ottobre 2025.</ref><ref>“Rag-Time.” Enciclopedia Treccani online. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana. Consultato il 30 ottobre 2025.</ref>
Il rag-time invece nasceva verso la fine del'Ottocento dalla mescolanza di brani di marce suonata con gli strumente ottoni, con la musica del "jig," un ballo tipico afroamericano, inizialmente nello stato americano di Missouri.  Il rag-time è una musica basata primariamente sul pianoforte, con un battito ben adattato per il "two-step" e il "cakewalk", entrambi balli popolari circa il cambio del secolo alle fine dell'Ottocento.  Il nome "rag" deriva dall'aspetto sincopato della musica, cioè l'enfasi sui battiti non-standard in ogni misura di musica. ("Ragged" vuol dire spezzato in inglese.)  Secondo A. Lavignac nell'Encyclopédie de la musique, il rag-time era "Una melodia fortemente sincopata sovrapposta a un accompagnamento rigorosamente regolare", notando la combinazione del "straight time" dalle marce con il sincopato "rag time".<ref>“Rag-Time.” Enciclopedia Treccani online. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana. Consultato il 30 ottobre 2025.</ref> Tra i musicisti del rag-time, Scott Joplin è tra i più conosciuti, dovuto specialmente al suo brano ''The Entertainer'' (1902) che rimane uno dei brani più famosi del genere.  Il rag-time è cresciuto da quel punto in Missouri e entro 1910 era apprezzato anche nelle città grandi da New York a San Francisco e anche all'estero in Europa.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017.p.147-150</ref><ref>“Rag-Time.” Enciclopedia Treccani online. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana. Consultato il 30 ottobre 2025.</ref><ref>“Rag-Time.” Enciclopedia Treccani online. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana. Consultato il 30 ottobre 2025.</ref>


=== La nascità del jazz ===
=== La nascità del jazz ===


La mescolanza tra il rag-time, che combinava ritmi tipici africani con i standard per piano dell'epoca, e il blues, radicato nella musica folklorica e rurale afroamericana e dotato con melodie lente, ha portato alla nascita del jazz. <ref>"Jazz: Overview."  Encyclopedia of African-American Culture and History. Encyclopedia.com. 15 novembre 2025. https://www.encyclopedia.com/history/encyclopedias-almanacs-transcripts-and-maps/jazz-overview</ref><ref>"A New Orleans Jazz History." National Park Service. 14 aprile 2015.  Consultato il 29 novembre 2025.</ref> Sebbene le origini sono un po' sfumate, generalmente gli storici sono d'accordo che il jazz è nato a New Orleans in Louisiana.  Tra coloro citato come pioneri di questa musica nuova c'è Buddy Bolden, un musicista che suonava la cornetta, uno strumento a fiato in ottone, simile alla tromba.  Il suo complesso era molto famoso a New Orleans tra 1900 e 1905, almeno per un suono nuovo siccome lui non improvvisava le melodie come sarebbe normale nell'evoluzione del jazz che proseguiva.  Il pianista 'Jelly Roll' Morton è anche spesso spesso come il primo intellettuale del jazz, evidenziato dalle differenze che lui mostrava in due versioni del "Maple Leaf Rag", una nel modo rigido delle marce e rag-time formale e un'altra con il movimento tipico "swing" che caraterizza jazz.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.154.</ref>
La mescolanza tra il rag-time, che combinava ritmi tipici africani con i standard per piano dell'epoca, e il blues, radicato nella musica folklorica e rurale afroamericana e dotato con melodie lente, ha portato alla nascita del jazz.<ref>"Jazz: Overview."  Encyclopedia of African-American Culture and History. Encyclopedia.com. 15 novembre 2025. https://www.encyclopedia.com/history/encyclopedias-almanacs-transcripts-and-maps/jazz-overview</ref><ref>"A New Orleans Jazz History." National Park Service. 14 aprile 2015.  Consultato il 29 novembre 2025.</ref> Sebbene le origini sono un po' sfumate, generalmente gli storici sono d'accordo che il jazz è nato a New Orleans nello stato americano Louisiana.  Tra coloro citato come pioneri di questa musica nuova c'è Buddy Bolden, un musicista che suonava la cornetta, uno strumento a fiato in ottone, simile alla tromba.  Il suo complesso era molto famoso a New Orleans tra 1900 e 1905 per il suono nuovo che sarebbe il jazz, ma loro non improvvisavano le melodie come sarebbe normale nell'evoluzione del jazz che proseguiva.  Il pianista 'Jelly Roll' Morton è spesso considerato come il primo intellettuale del jazz, evidenziato dalle differenze che lui mostrava in due versioni del "Maple Leaf Rag," una nel modo rigido delle marce e rag-time formale e un'altra con il movimento tipico "swing" che caraterizzerebbe il jazz.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.154.</ref>


Inoltre al pianoforte (come 'Jelly Roll' Morton) e la cornetta (come Buddy Bolden) citato sopra, un gruppo tipico del jazz in questo periodo nascente a New Orleans avrebbe di solito anche strumenti come il trombone e il clarinetto e pure la chitarra o il bangio. Nello sviluppo del suono, la tromba ha largamente preso il posto della cornetta. Mentre questi strumenti tipici non era quelli soliti del blues, i brani suonati da questi complessi erano più che altro basati sul blues.<ref>"Jazz: Overview."  Encyclopedia of African-American Culture and History. Encyclopedia.com. 15 novembre 2025. https://www.encyclopedia.com/history/encyclopedias-almanacs-transcripts-and-maps/jazz-overview</ref>
Inoltre al pianoforte e la cornetta ('Jelly Roll' Morton e Buddy Bolden) citato sopra, un gruppo tipico del jazz in questo periodo nascente a New Orleans avrebbe di solito anche strumenti come il trombone e il clarinetto e pure la chitarra o il bangio. Nello sviluppo del suono, la tromba ha largamente preso il posto della cornetta. Mentre questi strumenti tipici non era quelli soliti del blues, i brani suonati da questi complessi erano più che altro basati sul blues.<ref>"Jazz: Overview."  Encyclopedia of African-American Culture and History. Encyclopedia.com. 15 novembre 2025. https://www.encyclopedia.com/history/encyclopedias-almanacs-transcripts-and-maps/jazz-overview</ref>


=== L'era dei Big Band ===
=== L'era dei Big Band ===


Prima della prima guerra mondiale, i complessi jazz erano semplici con al più un musicista su ciascuno strumento. Tipicamente erano tromba, trombone e clarinetto appoggiati su una componente di ritmo, che poteva includere pianoforte, basso, bangio e batteria.  Dato la misura ridotta dei bar e locali a New Orleans e il bisogno anche di una pista di ballo, gruppi più grandi non sarebbero stati fattibili.  In una situazione intima così, ogni musicista ha dovuto conoscere la sua parte a memoria e poi aveva la liberta di improvvisare durante i suoi soli.  Come risultato, il jazz scritto, cioè musica composta sul foglio, non era né comune né necessario. <ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.194</ref>   
Prima della prima guerra mondiale, i complessi jazz erano semplici, con al più un musicista su ciascuno strumento. Tipicamente erano tromba, trombone e clarinetto appoggiati su una componente di ritmo, che poteva includere pianoforte, basso, bangio e batteria.  Dato la misura ridotta dei bar e locali a New Orleans e il bisogno anche di una pista di ballo, gruppi più grandi non sarebbero stati ragionevoli.  In una situazione intima così, ogni musicista ha dovuto conoscere la sua parte a memoria e poi aveva la liberta di improvvisare durante i suoi soli.  Come risultato, il jazz scritto, cioè musica composta sul foglio, non era né comune né necessario.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.194</ref>   


Però con l'aumento in popolarità del jazz, nutrito da, tra altro, l'espansione dal Sud verso il Nord degli Stati Uniti e il desiderio popolare di ballo, i locali modesti tradizionali non erano più adeguati a servire il mercato.  Aggiungendo il boom economico dopo la prima guerra mondiale e il risultato era un pubblico americano con soldi da spendere e una voglia di ballare a questo jazz, nominato anche "swing" nel contesto dei Big Band.  Impianti di diffusione sonora sarebbero inventati nei tardi anni 20, e quindi per riuscire a suonare in locali più grandi, ci voleva alzare il volume della musica e per questo avrebbero dovuti aggiungere più musicisti su ogni strumento.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.194</ref>
Però con l'aumento in popolarità del jazz, nutrito da, tra altro, l'espansione dal Sud verso il Nord degli Stati Uniti e il desiderio popolare di ballo, i locali modesti tradizionali non erano più adeguati a servire il mercato.  Aggiungendo il boom economico dopo la prima guerra mondiale e il risultato era un pubblico americano con soldi da spendere e una voglia di ballare a questo jazz, nominato anche "swing" in questo contesto.  Impianti di diffusione sonora sarebbero inventati nei tardi anni 20, e quindi per riuscire a suonare in locali più grandi, ci voleva alzare il volume della musica e per questo avrebbero dovuti aggiungere più musicisti su ogni strumento, creando i Big Band (complessi grandi).<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.194</ref>


Tuttavia, quando c'è più di un musicista improvisazione non è più possibile.  Tutti i clarinetti, per esempio, devono suonare gli stessi noti agli stessi momenti.  Dunque il solo tradizionale non potrebbe più essere creato sul momento.  Questo ha portato un cambiamento importante in cui i leader dei Big Bands hanno dovuto scrivere la musica, cioè documentare gli arrangiamenti su carta, una cosa che non era mai necessaria prima<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.194</ref>
Tuttavia, quando c'è più di un musicista, improvisazione non è più possibile.  Tutti i clarinetti, per esempio, devono suonare gli stessi noti allo stesso momento.  Dunque il solo tradizionale non potrebbe più essere creato sul momento.  Questo ha portato un cambiamento importante in cui i leader dei Big Bands hanno dovuto scrivere la musica, cioè documentare gli arrangiamenti su carta, una cosa che non era mai necessaria prima<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.194</ref>


=== I rami crescono ===
=== I rami crescono ===


Alla metà degli anni '40, il picco dell'era dei Big Bands era passato.  Con le sfide dell'economia bellica negli Stati Uniti, soprattutto il razionamento di petrolio, e i musicisti conscritti nelle forze armate è diventato difficile sostenere e spostare un complesso di quindici persone e gli loro strumenti.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.239</ref>
Alla metà degli anni '40, il picco dell'era dei Big Bands era passato.  Con le sfide dell'economia bellica negli Stati Uniti, soprattutto il razionamento di petrolio, e i musicisti conscritti nelle forze armate è diventato difficile sostenere e spostare un complesso di quindici persone e gli loro strumenti.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.239</ref>
Tuttavia, le capacità musicali dei musicisti dei Big Band erano ad alti livelli.  Questi musicisti hanno dovuto leggere e poi suonare le composizioni intricate direttamente dalla carta in vari tonalità musicali, tempi e ritmi. Però nel contesto dei Big Band avevano poco opportunità per creatività o improvvisazione.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.263</ref>.  Questa voglia di sperimentazione creativa ha portato alla nascita del bebop negli anni '40, la reazione al bebop del cool jazz subito dopo e poi dopo il "hard bop" negli anni 50.  Avendo stabilito un tronco solido, adesso i rami del jazz hanno cominciato a crescere.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.264</ref>
Quantunque, le capacità musicali dei musicisti dei Big Band erano ad alti livelli.  Questi musicisti hanno dovuto leggere e poi suonare le composizioni intricate direttamente dalla carta in vari tonalità musicali, tempi e ritmi.   Però nel contesto dei Big Band avevano poco opportunità per creatività o improvvisazione.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.263</ref>.  Questa voglia di sperimentazione creativa ha portato alla nascita del bebop negli anni '40, poi la reazione al bebop del cool jazz subito dopo e ancora dopo il "hard bop" negli anni 50.  Avendo stabilito un tronco solido, adesso i rami del jazz hanno cominciato a crescere.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.264</ref>


Il bebop è sviluppato in Harlem New York e era dominato da personaggi come sassofonista Charlie "Bird Man" Parker and trombettista John Birks "Dizzy" Gillespie.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.268</ref>  Nel movimento bebop hanno cominciato a giocare con gli accordi tipici; appiattire i noti dei quinti, noni, undicesimi e tredicesimi accordi e enfatizzarli in modi nuovi.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.265</ref>  Il bebop mostrava anche un aumento della complessità ritmica in merito al fatto che i musicisti erano gli unici su ogni strumento e avevano ancora l'opportunità di improvvisare.  In confronto ai locali enormi, questi musicisti all'avanguardia sono tornati a suonare in piccoli bar e club, condividendo un'esperienza più intima e meno indirizzato verso ballare, come descritto da Stuart Nicholson in Jazz: A Beginner's Guide:
Il bebop è sviluppato in Harlem, New York e era dominato da personaggi come sassofonista Charlie "Bird Man" Parker and trombettista John Birks "Dizzy" Gillespie.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.268</ref>  Nel movimento bebop hanno cominciato a giocare con gli accordi tipici; appiattire i noti dei quinti, noni, undicesimi e tredicesimi accordi e enfatizzarli in modi nuovi.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.265</ref>  Il bebop mostrava anche un aumento della complessità ritmica in merito al fatto che i musicisti erano gli unici su ogni strumento e avevano ancora l'opportunità di improvvisare.  In confronto ai locali enormi, questi musicisti all'avanguardia sono tornati a suonare in piccoli bar e club, condividendo un'esperienza più intima e meno indirizzato verso ballare, come descritto da Stuart Nicholson in Jazz: A Beginner's Guide:


<blockquote>"Il passaggio dallo swing al bebop non fu semplicemente musicale, ma anche filosofico. Segnò un cambiamento dalla celebrazione collettiva della musica in enormi sale da ballo alla sua contemplazione privata nei jazz club. Con l'ascesa del bebop, il jazz divenne rapidamente un'esperienza individuale; il pubblico era più piccolo, solitamente seduto, e l'ambiente espositivo più intimo."<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.269</ref></blockquote>
<blockquote>"Il passaggio dallo swing al bebop non fu semplicemente musicale, ma anche filosofico. Segnò un cambiamento dalla celebrazione collettiva della musica in enormi sale da ballo alla sua contemplazione privata nei jazz club. Con l'ascesa del bebop, il jazz divenne rapidamente un'esperienza individuale; il pubblico era più piccolo, solitamente seduto, e l'ambiente espositivo più intimo."<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.269</ref></blockquote>


Negli tardi anni '40, un gruppo di musicisti, tra cui il più conosciuto era Miles Davis, hanno ribellato contro il bebop e così è nato il "Cool Jazz".<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.278.</ref>  Mentre il bebop era caratterizzato di un'intensità con armonie e ritmi complicati suonati con un passo rapido, il cool jazz invece valorizzava ritmi più rilassati.  L'influenza della musica classica qui ha toccato il jazz, con come risultato l'aggiunto di strumenti nuovi e diversi e brani con sezioni più lunghe.<ref>*"Cool Jazz's Relationship to Bebop." Fiveable. https://fiveable.me/history-of-jazz/unit-7/cool-jazzs-relationship-bebop/study-guide. Accessed 3 Dec. 2025.</ref> In 1958, è stato rilasciato l'album ''Birth of the Cool''.  Questa collezione di undici brani strumentali era registrata in 1949 and 1950, ma ci voleva quasi un decennio prima che il valore rivoluzionario di questi brani era riconosciuto.  Più di trombettista e capo del complesso Miles Davis, c'erano anche sassofonisti Gerry Mulligan (baritone) e Lee Konitz (alto), quest'ultimo il quale ha collaborato con Chet Baker, un'altro nome conosciuto per il cool jazz.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.280,282. </ref>
Negli tardi anni '40, un gruppo di musicisti, tra cui il più conosciuto era Miles Davis, hanno ribellato contro il bebop e così è nato il "Cool Jazz".<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.278.</ref>  Mentre il bebop era caratterizzato di un'intensità con armonie e ritmi complicati suonati con un passo rapido, il cool jazz invece valorizzava ritmi più rilassati.  L'influenza della musica classica qui ha toccato il jazz, con come risultato l'aggiunto di strumenti nuovi e diversi e brani con sezioni più lunghe.<ref>*"Cool Jazz's Relationship to Bebop." Fiveable. https://fiveable.me/history-of-jazz/unit-7/cool-jazzs-relationship-bebop/study-guide. Accessed 3 Dec. 2025.</ref> In 1958, è stato rilasciato l'album ''Birth of the Cool''.  Questa collezione di undici brani strumentali era registrata in 1949 and 1950, ma ci voleva quasi un decennio prima che il valore rivoluzionario di questi brani fosse riconosciuto.  Più di trombettista e capo del complesso Miles Davis, c'erano anche sassofonisti Gerry Mulligan (baritone) e Lee Konitz (alto), quest'ultimo il quale ha collaborato con Chet Baker, un'altro nome conosciuto per il cool jazz.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.280,282. </ref>


Come accennato prima, la progressione lontano dall'era dell swing e verso il bebop ha avuto consequenze verso il pubblico che voleva ballare, con effetti prevedibili finanziarie per i musicisti e i locali che li ospitavano.  Ma la gente non ha smesso da ballare; invece hanno cominciato di ascoltare (e ballare) al rhythm & blues (R&B). <ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.285. </ref>. E infatti, i gruppi R&B usavano strumentazione quasi uguale ai musicisti del bebop; hanno aggiunto solo la chitarra elettrica e più cantare.  Ma il cambiamento più significante del R&B era l'implementazione del "backbeat" nella sezione di percussione, e questo ritmo finora molto comune nella musica popolare era molto ballabile.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.286. </ref>  La crescente popolarità di R/B ha lasciato meno opportunità a i gruppi jazz, siccome i locali erano sempre gli stessi e il pubblico voleva ballare.287  Questi fattori ha spinto pianista Horace Silver e batterista Art Blakey in una direzione nuova, quella del cosidetto 'funky' hard bop.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.288. </ref>  Prendendo ispirazione dal blues, questo nuovo qualità di funky diventava molto popolare.289.  Anche Miles Davis, sempre all'avanguardia dei cambiamenti nel jazz era coinvolto, e in 1954 ha rilasciato l'album ''Walkin'', oggi visto come un classico del subgenre.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.296. </ref>
Come accennato prima, la progressione lontano dall'era dell swing e verso il bebop ha avuto consequenze verso il pubblico che voleva ballare, con effetti prevedibili finanziarie per i musicisti e i locali che li ospitavano.  Ma la gente non ha smesso da ballare; invece hanno cominciato di ascoltare (e ballare) al rhythm & blues (R&B).<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.285. </ref>. E infatti, i gruppi R&B usavano strumentazione quasi uguale ai musicisti del bebop; hanno aggiunto solo la chitarra elettrica e più cantare.  Ma il cambiamento più significante del R&B era l'implementazione del "backbeat" nella sezione di percussione, e questo ritmo, finora molto comune nella musica popolare, era molto ballabile.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.286. </ref>  La crescente popolarità di R/B ha lasciato meno opportunità a i gruppi jazz, siccome i locali erano sempre gli stessi e il pubblico voleva ballare.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.287.</ref> Questi fattori ha spinto pianista Horace Silver e batterista Art Blakey in una direzione nuova, quella del cosiddetto 'funky' hard bop.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.288. </ref>  Prendendo ispirazione dal blues, questo nuovo qualità di funky diventava molto popolare.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.289.</ref>.  Anche Miles Davis, sempre all'avanguardia dei cambiamenti nel jazz era coinvolto, e in 1954 ha rilasciato l'album ''Walkin'', oggi visto come un classico del sottogenere.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.296. </ref>


=== L'elettrificazione del Jazz ===
=== L'elettrificazione del Jazz ===


A questo punto, l'albero di jazz è cresciuto al punto di essere veramente sostanziale con il ramo più grande il jazz moderno (Modern Jazz), che comprende tutti i subgeneri dopo la seconda guerra mondiale, includendo il jazz libero (Free Jazz), il jazz spirituale (Spiritual Jazz) e il West Coat Jazz, tra altri.  Tuttavia, uno dei cambiamenti più significativi era l'elettrificazione del Jazz, anche qui guidato da Miles Davis. <ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.361. </ref>  Sugli album ''Miles in the Sky'' e ''Sorceror'', cominciamo a sentire aspetti della musica rock nel jazz, con l'aggiunto di chitarre electriche e pianista Herbie Hancock suonando un pianoforte elettrico. 362  Poi in 1969, Davis ha usato tre pianoforti elettrici e chitarra e basso electtrici, capendo che rubare e adattare i tratti tipici rock era necessario per raggiungere il pubblico.363  Dopo questa transizione, Herbie Hancock è diventato molto famoso per la sua virtuosità sul pianoforte elettrico rilasciando l'album ''Headhunters'' in 1973 il quale è diventato un degli album jazz più venduti, anche se secondo lui l'etichetta jazz non era veramente adatta. <ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.374. </ref>
A questo punto l'albero di jazz è cresciuto al punto di essere veramente sostanziale con il ramo più grande il jazz moderno (Modern Jazz), che comprende tutti i sottogeneri dopo la seconda guerra mondiale, includendo il jazz libero (Free Jazz), il jazz spirituale (Spiritual Jazz) e il West Coat Jazz, tra altri.  Tuttavia, uno dei cambiamenti più significativi era l'elettrificazione del Jazz, anche qui guidato da Miles Davis.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.361. </ref>  Sugli album ''Miles in the Sky'' e ''Sorceror'', cominciano a essere aspetti della musica rock nel jazz, con l'aggiunto di chitarre electriche e pianista Herbie Hancock suonando un pianoforte elettrico.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.362.</ref> Poi in 1969, Davis ha usato tre pianoforti elettrici e chitarra e basso electtrici, capendo che rubare e adattare i tratti tipici del rock era necessario per raggiungere il pubblico.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.363.</ref> Dopo questa transizione, Herbie Hancock è diventato molto famoso per la sua virtuosità sul pianoforte elettrico rilasciando l'album ''Headhunters'' in 1973, il quale è diventato un degli album jazz più venduti, anche se secondo lui l'etichetta jazz non era veramente adatta.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.374. </ref>


=== Il Jazz attualmente ===
=== Il Jazz attualmente ===


La crescita di tutti questi rami e sottogeneri continua anche oggi, e come ha accennato Hancock, le linee tra i sottogeneri hanno cominciato a sfocare, anche con variazioni globali.  Anche nei paesi fuori gli Stati Uniti, jazz ha sviluppato in modo simile: prima in ambito sociale, poi i dedicati hanno portato la musica ancora avanti. <ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.453. </ref>  Tipicamente quando musicisti internazionali suonano jazz aggiungono anche elementi locali, nel cosiddetto processo di "glocalizazzione". <ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.463. </ref> E così nel mondo attuale possiamo trovare jazz ovunque, tra jazz jamaicana ('Bridge View' da Jazz Jamaica) a jazz africana ('Hellfire' da African Jazz Pioneers) e jazz panamaniana (Danilo Pérez) o jazz norwegese ('Lokk' da Jan Garbarek). <ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.479. </ref> Mescolando i radici nei campi americani con gli elementi locali, i rami continuano a crescere.
La crescita di tutti questi rami e sottogeneri continua anche oggi, e come ha accennato Hancock, le linee tra i sottogeneri hanno cominciato a sfocare, anche con variazioni globali.  Pure nei paesi fuori gli Stati Uniti, jazz ha sviluppato in modo simile: prima in ambito sociale, poi i dedicati hanno portato la musica avanti.<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.453. </ref>  Tipicamente quando musicisti internazionali suonano jazz aggiungono anche elementi locali, nel cosiddetto processo di "glocalizazzione".<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.463. </ref> E così nel mondo attuale possiamo trovare jazz ovunque, tra jazz jamaicana (''Bridge View'' da Jazz Jamaica) a jazz africana (''Hellfire'' da African Jazz Pioneers) e jazz panamaniana (Danilo Pérez) o jazz norwegese (''Lokk'' da Jan Garbarek).<ref>Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.479. </ref> Mescolando i radici nei campi americani con gli elementi locali, i rami continuano a crescere.


=== Note ===
=== Note ===

Versione delle 19:55, 8 dic 2025

La storia del jazz dalle sue origini alle fine dell'Ottocento al giorno attuale è composta di fasi varie con caratteristiche diverse. Queste fasi sono marcate da fattori vari, includendo cambiamente negli strumenti usati, nella composizione del complesso che li suona, nel pubblico per il quale era destinato e anche negli obiettivi che i musicisti coinvolti avevano per la loro musica.

Le origini

Le origini del jazz sono trovate nel blues e nel ragtime. Il blues ha le sue origini prima della guerra di successione americana nei brani di campo cantati dagli schiavi statiunitensi mentre lavoravano. A seguito dell'emancipazione degli schiavi, gli afroamericani hanno cominciato ad aggiungere gli strumenti "poveri" come l'armonica, il bangio e la chitarra a questi brani. Con l'aumento di libertà per la comunità afroamericana dopo la guerra, il blues diffondeva e sviluppava prendendo la sua forma iconica di dodici barre, il cosiddetto "12-bar blues". Questa forma tipica è adatta a ballare e di seguito, i musicisti hanno cominciato di aggiungere altri strumenti come ottoni, ance e pianoforti, strumenti che sarebbero tipici del jazz.[1]

Il rag-time invece nasceva verso la fine del'Ottocento dalla mescolanza di brani di marce suonata con gli strumente ottoni, con la musica del "jig," un ballo tipico afroamericano, inizialmente nello stato americano di Missouri. Il rag-time è una musica basata primariamente sul pianoforte, con un battito ben adattato per il "two-step" e il "cakewalk", entrambi balli popolari circa il cambio del secolo alle fine dell'Ottocento. Il nome "rag" deriva dall'aspetto sincopato della musica, cioè l'enfasi sui battiti non-standard in ogni misura di musica. ("Ragged" vuol dire spezzato in inglese.) Secondo A. Lavignac nell'Encyclopédie de la musique, il rag-time era "Una melodia fortemente sincopata sovrapposta a un accompagnamento rigorosamente regolare", notando la combinazione del "straight time" dalle marce con il sincopato "rag time".[2] Tra i musicisti del rag-time, Scott Joplin è tra i più conosciuti, dovuto specialmente al suo brano The Entertainer (1902) che rimane uno dei brani più famosi del genere. Il rag-time è cresciuto da quel punto in Missouri e entro 1910 era apprezzato anche nelle città grandi da New York a San Francisco e anche all'estero in Europa.[3][4][5]

La nascità del jazz

La mescolanza tra il rag-time, che combinava ritmi tipici africani con i standard per piano dell'epoca, e il blues, radicato nella musica folklorica e rurale afroamericana e dotato con melodie lente, ha portato alla nascita del jazz.[6][7] Sebbene le origini sono un po' sfumate, generalmente gli storici sono d'accordo che il jazz è nato a New Orleans nello stato americano Louisiana. Tra coloro citato come pioneri di questa musica nuova c'è Buddy Bolden, un musicista che suonava la cornetta, uno strumento a fiato in ottone, simile alla tromba. Il suo complesso era molto famoso a New Orleans tra 1900 e 1905 per il suono nuovo che sarebbe il jazz, ma loro non improvvisavano le melodie come sarebbe normale nell'evoluzione del jazz che proseguiva. Il pianista 'Jelly Roll' Morton è spesso considerato come il primo intellettuale del jazz, evidenziato dalle differenze che lui mostrava in due versioni del "Maple Leaf Rag," una nel modo rigido delle marce e rag-time formale e un'altra con il movimento tipico "swing" che caraterizzerebbe il jazz.[8]

Inoltre al pianoforte e la cornetta ('Jelly Roll' Morton e Buddy Bolden) citato sopra, un gruppo tipico del jazz in questo periodo nascente a New Orleans avrebbe di solito anche strumenti come il trombone e il clarinetto e pure la chitarra o il bangio. Nello sviluppo del suono, la tromba ha largamente preso il posto della cornetta. Mentre questi strumenti tipici non era quelli soliti del blues, i brani suonati da questi complessi erano più che altro basati sul blues.[9]

L'era dei Big Band

Prima della prima guerra mondiale, i complessi jazz erano semplici, con al più un musicista su ciascuno strumento. Tipicamente erano tromba, trombone e clarinetto appoggiati su una componente di ritmo, che poteva includere pianoforte, basso, bangio e batteria. Dato la misura ridotta dei bar e locali a New Orleans e il bisogno anche di una pista di ballo, gruppi più grandi non sarebbero stati ragionevoli. In una situazione intima così, ogni musicista ha dovuto conoscere la sua parte a memoria e poi aveva la liberta di improvvisare durante i suoi soli. Come risultato, il jazz scritto, cioè musica composta sul foglio, non era né comune né necessario.[10]

Però con l'aumento in popolarità del jazz, nutrito da, tra altro, l'espansione dal Sud verso il Nord degli Stati Uniti e il desiderio popolare di ballo, i locali modesti tradizionali non erano più adeguati a servire il mercato. Aggiungendo il boom economico dopo la prima guerra mondiale e il risultato era un pubblico americano con soldi da spendere e una voglia di ballare a questo jazz, nominato anche "swing" in questo contesto. Impianti di diffusione sonora sarebbero inventati nei tardi anni 20, e quindi per riuscire a suonare in locali più grandi, ci voleva alzare il volume della musica e per questo avrebbero dovuti aggiungere più musicisti su ogni strumento, creando i Big Band (complessi grandi).[11]

Tuttavia, quando c'è più di un musicista, improvisazione non è più possibile. Tutti i clarinetti, per esempio, devono suonare gli stessi noti allo stesso momento. Dunque il solo tradizionale non potrebbe più essere creato sul momento. Questo ha portato un cambiamento importante in cui i leader dei Big Bands hanno dovuto scrivere la musica, cioè documentare gli arrangiamenti su carta, una cosa che non era mai necessaria prima[12]

I rami crescono

Alla metà degli anni '40, il picco dell'era dei Big Bands era passato. Con le sfide dell'economia bellica negli Stati Uniti, soprattutto il razionamento di petrolio, e i musicisti conscritti nelle forze armate è diventato difficile sostenere e spostare un complesso di quindici persone e gli loro strumenti.[13] Quantunque, le capacità musicali dei musicisti dei Big Band erano ad alti livelli. Questi musicisti hanno dovuto leggere e poi suonare le composizioni intricate direttamente dalla carta in vari tonalità musicali, tempi e ritmi. Però nel contesto dei Big Band avevano poco opportunità per creatività o improvvisazione.[14]. Questa voglia di sperimentazione creativa ha portato alla nascita del bebop negli anni '40, poi la reazione al bebop del cool jazz subito dopo e ancora dopo il "hard bop" negli anni 50. Avendo stabilito un tronco solido, adesso i rami del jazz hanno cominciato a crescere.[15]

Il bebop è sviluppato in Harlem, New York e era dominato da personaggi come sassofonista Charlie "Bird Man" Parker and trombettista John Birks "Dizzy" Gillespie.[16] Nel movimento bebop hanno cominciato a giocare con gli accordi tipici; appiattire i noti dei quinti, noni, undicesimi e tredicesimi accordi e enfatizzarli in modi nuovi.[17] Il bebop mostrava anche un aumento della complessità ritmica in merito al fatto che i musicisti erano gli unici su ogni strumento e avevano ancora l'opportunità di improvvisare. In confronto ai locali enormi, questi musicisti all'avanguardia sono tornati a suonare in piccoli bar e club, condividendo un'esperienza più intima e meno indirizzato verso ballare, come descritto da Stuart Nicholson in Jazz: A Beginner's Guide:

"Il passaggio dallo swing al bebop non fu semplicemente musicale, ma anche filosofico. Segnò un cambiamento dalla celebrazione collettiva della musica in enormi sale da ballo alla sua contemplazione privata nei jazz club. Con l'ascesa del bebop, il jazz divenne rapidamente un'esperienza individuale; il pubblico era più piccolo, solitamente seduto, e l'ambiente espositivo più intimo."[18]

Negli tardi anni '40, un gruppo di musicisti, tra cui il più conosciuto era Miles Davis, hanno ribellato contro il bebop e così è nato il "Cool Jazz".[19] Mentre il bebop era caratterizzato di un'intensità con armonie e ritmi complicati suonati con un passo rapido, il cool jazz invece valorizzava ritmi più rilassati. L'influenza della musica classica qui ha toccato il jazz, con come risultato l'aggiunto di strumenti nuovi e diversi e brani con sezioni più lunghe.[20] In 1958, è stato rilasciato l'album Birth of the Cool. Questa collezione di undici brani strumentali era registrata in 1949 and 1950, ma ci voleva quasi un decennio prima che il valore rivoluzionario di questi brani fosse riconosciuto. Più di trombettista e capo del complesso Miles Davis, c'erano anche sassofonisti Gerry Mulligan (baritone) e Lee Konitz (alto), quest'ultimo il quale ha collaborato con Chet Baker, un'altro nome conosciuto per il cool jazz.[21]

Come accennato prima, la progressione lontano dall'era dell swing e verso il bebop ha avuto consequenze verso il pubblico che voleva ballare, con effetti prevedibili finanziarie per i musicisti e i locali che li ospitavano. Ma la gente non ha smesso da ballare; invece hanno cominciato di ascoltare (e ballare) al rhythm & blues (R&B).[22]. E infatti, i gruppi R&B usavano strumentazione quasi uguale ai musicisti del bebop; hanno aggiunto solo la chitarra elettrica e più cantare. Ma il cambiamento più significante del R&B era l'implementazione del "backbeat" nella sezione di percussione, e questo ritmo, finora molto comune nella musica popolare, era molto ballabile.[23] La crescente popolarità di R/B ha lasciato meno opportunità a i gruppi jazz, siccome i locali erano sempre gli stessi e il pubblico voleva ballare.[24] Questi fattori ha spinto pianista Horace Silver e batterista Art Blakey in una direzione nuova, quella del cosiddetto 'funky' hard bop.[25] Prendendo ispirazione dal blues, questo nuovo qualità di funky diventava molto popolare.[26]. Anche Miles Davis, sempre all'avanguardia dei cambiamenti nel jazz era coinvolto, e in 1954 ha rilasciato l'album Walkin, oggi visto come un classico del sottogenere.[27]

L'elettrificazione del Jazz

A questo punto l'albero di jazz è cresciuto al punto di essere veramente sostanziale con il ramo più grande il jazz moderno (Modern Jazz), che comprende tutti i sottogeneri dopo la seconda guerra mondiale, includendo il jazz libero (Free Jazz), il jazz spirituale (Spiritual Jazz) e il West Coat Jazz, tra altri. Tuttavia, uno dei cambiamenti più significativi era l'elettrificazione del Jazz, anche qui guidato da Miles Davis.[28] Sugli album Miles in the Sky e Sorceror, cominciano a essere aspetti della musica rock nel jazz, con l'aggiunto di chitarre electriche e pianista Herbie Hancock suonando un pianoforte elettrico.[29] Poi in 1969, Davis ha usato tre pianoforti elettrici e chitarra e basso electtrici, capendo che rubare e adattare i tratti tipici del rock era necessario per raggiungere il pubblico.[30] Dopo questa transizione, Herbie Hancock è diventato molto famoso per la sua virtuosità sul pianoforte elettrico rilasciando l'album Headhunters in 1973, il quale è diventato un degli album jazz più venduti, anche se secondo lui l'etichetta jazz non era veramente adatta.[31]

Il Jazz attualmente

La crescita di tutti questi rami e sottogeneri continua anche oggi, e come ha accennato Hancock, le linee tra i sottogeneri hanno cominciato a sfocare, anche con variazioni globali. Pure nei paesi fuori gli Stati Uniti, jazz ha sviluppato in modo simile: prima in ambito sociale, poi i dedicati hanno portato la musica avanti.[32] Tipicamente quando musicisti internazionali suonano jazz aggiungono anche elementi locali, nel cosiddetto processo di "glocalizazzione".[33] E così nel mondo attuale possiamo trovare jazz ovunque, tra jazz jamaicana (Bridge View da Jazz Jamaica) a jazz africana (Hellfire da African Jazz Pioneers) e jazz panamaniana (Danilo Pérez) o jazz norwegese (Lokk da Jan Garbarek).[34] Mescolando i radici nei campi americani con gli elementi locali, i rami continuano a crescere.

Note

  1. “Blues.” Enciclopedia Treccani online. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana. Consultato il 30 ottobre 2025.
  2. “Rag-Time.” Enciclopedia Treccani online. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana. Consultato il 30 ottobre 2025.
  3. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017.p.147-150
  4. “Rag-Time.” Enciclopedia Treccani online. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana. Consultato il 30 ottobre 2025.
  5. “Rag-Time.” Enciclopedia Treccani online. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana. Consultato il 30 ottobre 2025.
  6. "Jazz: Overview." Encyclopedia of African-American Culture and History. Encyclopedia.com. 15 novembre 2025. https://www.encyclopedia.com/history/encyclopedias-almanacs-transcripts-and-maps/jazz-overview
  7. "A New Orleans Jazz History." National Park Service. 14 aprile 2015. Consultato il 29 novembre 2025.
  8. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.154.
  9. "Jazz: Overview." Encyclopedia of African-American Culture and History. Encyclopedia.com. 15 novembre 2025. https://www.encyclopedia.com/history/encyclopedias-almanacs-transcripts-and-maps/jazz-overview
  10. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.194
  11. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.194
  12. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.194
  13. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.239
  14. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.263
  15. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.264
  16. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.268
  17. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.265
  18. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.269
  19. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.278.
  20. *"Cool Jazz's Relationship to Bebop." Fiveable. https://fiveable.me/history-of-jazz/unit-7/cool-jazzs-relationship-bebop/study-guide. Accessed 3 Dec. 2025.
  21. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.280,282.
  22. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.285.
  23. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.286.
  24. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.287.
  25. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.288.
  26. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.289.
  27. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.296.
  28. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.361.
  29. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.362.
  30. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.363.
  31. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.374.
  32. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.453.
  33. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.463.
  34. Nicholson, Stuart, Jazz: A Beginner’s Guide, Londra, Oneworld Publications, 2017. p.479.

Bibliografia