Incidenti da esposizione involontaria a materiali radioattivi: differenze tra le versioni
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Gli incidenti da esposizione involontaria a materiali radioattivi sono... | Incidenti da Esposizione Involontaria a Materiali Radioattivi | ||
Gli incidenti da esposizione involontaria a materiali radioattivi sono eventi non intenzionali che comportano l'esposizione di persone, di animali o dell’ambiente a livelli di radiazioni ionizzanti superiori ai limiti di sicurezza. | |||
==Definizione== | |||
Nel linguaggio tecnico, gli incidenti derivanti dall'esposizione involontaria a materiali radioattivi rientrano nella categoria degli "incidenti radiologici". | |||
Tali incidenti possono derivare dalla perdita, dalla dispersione o dalla manipolazione impropria di sorgenti radioattive, e possono verificarsi in ambiti industriali, medici o a seguito di azioni illecite, come il traffico illegale di materiali radioattivi. [2] | |||
La storia ha documentato numerosi casi in cui individui ignari hanno trovato e maneggiato materiali radioattivi senza protezione, causando gravi conseguenze per la salute e l’ambiente. | |||
==Cause Comuni degli Incidenti== | |||
• Negligenza verso i rischi: Le persone non riconoscono i materiali radioattivi e non ne comprendono i rischi associati. <br> | |||
• Mancanza di segnaletica: In ambito industriale, l’assenza di etichette o segni di avvertimento sui materiali.<br> | |||
• Smaltimento improprio: I vari contenitori dei materiali radioattivi non vengono smaltiti correttamente, finendo in luoghi potenzialmente dannosi per la collettività. (solo con le fonti)<br> | |||
==Incidenti Noti== | |||
===L’incidente di Goiânia (1987)=== | |||
Nel settembre del 1987 a Goiânia in brasile, due individui entrarono in possesso di una sorgente di Cesio-137 da un apparecchio abbandonato di radioterapia di una clinica dismessa e abbandonata, ignari del pericolo, smantellarono la capsula, liberando una polvere luminosa di blu che attrasse la popolazione locale. [3, p. 1] | |||
Ci fu una contaminazione diffusa, circa 112.000 persone furono controllate per possibili contaminazioni, di queste, 249 risultarono contaminate. Molte abitazioni e luoghi pubblici subirono gravi contaminazioni radioattive. [3, pp. 1-4] | |||
Conseguenze sanitarie furono: la morte di quattro persone per esposizione acuta da radiazioni e almeno 20 necessitarono di cure intensive a causa di ustioni radioattive e sindrome acuta da radiazione. | |||
Le autorità brasiliane e l’AIEA intervennero isolando le aree contaminate e trattando le vittime; rimossero circa 3500 metri cubi di rifiuti radioattivi. | |||
Furono identificate carenze nella gestione delle sorgenti radioattive dismesse, evidenziando la necessità di regolamenti rigorosi per prevenire incidenti simili. [2, pp. 1-24] | |||
===L'Incidente di Samut Prakan (2000)=== | |||
Nel febbraio del 2000, a Samut Prakarn in Thailandia, una sorgente di Cobalto-60 di un’apparecchiatura medica dismessa fu rubata e venduta a un deposito di rottamazione. Gli operai, ignari del rischio, aprirono la capsula liberando il materiale radioattivo al suo interno. | |||
Almeno 10 persone furono esposte e contaminate, manifestando sintomi immediati come nausea e gravi ustioni; l’area del deposito risultò fortemente contaminata. | |||
Sui 4 lavoratori, tre subirono ustioni gravi da radiazioni, richiedendo cure intensive che risultarono nella loro morte. | |||
Ci fu una risposta internazionale, le autorità locali e la AIEA intervennero per la decontaminazione, cure mediche e miglioramento del controllo delle sorgenti orfane. | |||
L’insegnamenti principali ricevuti grazie all’accaduto erano: l’importanza della sorveglianza rigorosa, della formazione specifica per prevenire simili incidenti e una segnaletica sui materiali radioattivi. [3, pp. 8-23] | |||
===L'incidente radiologico di Lia (Georgia, 2001)=== | |||
Nel dicembre del 2001, nel villaggio di Lia, in Georgia, tre abitanti trovarono due generatori termoelettrici a radioisotopi contenenti del Stronzio-90 abbandonati in una foresta. Ignari del pericolo, li utilizzarono per riscaldarsi, esponendosi direttamente alle radiazioni. | |||
Ci furono ripetute esposizioni ai materiali radioattivi che svilupparono sintomi quali nausea, vomito anche dopo poche ore dall’esposizione; due dei tre soggetti subirono gravi ustioni radioattive alla schiena. | |||
Furono diagnosticati con una sindrome acuta da radiazione (ARS), due individui furono trasferiti in strutture specializzate in Francia e Russia. Uno morì dopo due anni a causa della complicazione della grave esposizione. | |||
L’operazione del recupero delle sorgenti fu realizzata sotto condizioni logistiche e meteorologiche difficili e vide la collaborazione di esperti locali e dell’AIEA. | |||
L’incidente mise in evidenza l’importanza della gestione appropriata delle sorgenti radioattive orfane e della formazione delle autorità locali per prevenire incidenti analoghi. [4, pp. 1-15] | |||
==Misure Preventive== | |||
Per evitare futuri disastri e salvaguardare soprattutto il nostro Pianeta è fondamentale: | |||
• L’educazione e sensibilizzazione: Informare il pubblico sui pericoli dei materiali radioattivi e su come identificarli e approcciarsi. | |||
• Regolamentazione rigorosa: Implementare e migliorare delle normative severe per il controllo, lo stoccaggio e lo smaltimento dei materiali radioattivi. | |||
• Segnaletica adeguata: Assicurarsi che tutti i materiali radioattivi siano chiaramente etichettati con simboli di avvertimento internazionali. (solo con le fonti) | |||
==Note== | |||
<references/> | |||
==Bibliografia== | |||
[1] Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, «La Radioattività,» [Online]. Available: https://www.mase.gov.it/pagina/la-radioattivita. [Consultato il giorno Marzo 2025]. | |||
[2] L. Cerezo, «Radiation accidents and incidents. What do we know about the medical management of acute radiation syndrome?,» vol. 16, n. 4, 2011. | |||
[3] Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), The Radiological Accident in Goiânia, Vienna, Austria: IAEA, 1988. | |||
[4] Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), The radiological accident in Samut Prakarn, Vienna, Austria: IAEA, 2002. | |||
[5] Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), The radiological accident in Lia, Georgia, Vienna, Austria: IAEA, 2014. | |||
Versione delle 18:15, 7 apr 2025
Incidenti da Esposizione Involontaria a Materiali Radioattivi Gli incidenti da esposizione involontaria a materiali radioattivi sono eventi non intenzionali che comportano l'esposizione di persone, di animali o dell’ambiente a livelli di radiazioni ionizzanti superiori ai limiti di sicurezza.
Definizione
Nel linguaggio tecnico, gli incidenti derivanti dall'esposizione involontaria a materiali radioattivi rientrano nella categoria degli "incidenti radiologici". Tali incidenti possono derivare dalla perdita, dalla dispersione o dalla manipolazione impropria di sorgenti radioattive, e possono verificarsi in ambiti industriali, medici o a seguito di azioni illecite, come il traffico illegale di materiali radioattivi. [2] La storia ha documentato numerosi casi in cui individui ignari hanno trovato e maneggiato materiali radioattivi senza protezione, causando gravi conseguenze per la salute e l’ambiente.
Cause Comuni degli Incidenti
• Negligenza verso i rischi: Le persone non riconoscono i materiali radioattivi e non ne comprendono i rischi associati.
• Mancanza di segnaletica: In ambito industriale, l’assenza di etichette o segni di avvertimento sui materiali.
• Smaltimento improprio: I vari contenitori dei materiali radioattivi non vengono smaltiti correttamente, finendo in luoghi potenzialmente dannosi per la collettività. (solo con le fonti)
Incidenti Noti
L’incidente di Goiânia (1987)
Nel settembre del 1987 a Goiânia in brasile, due individui entrarono in possesso di una sorgente di Cesio-137 da un apparecchio abbandonato di radioterapia di una clinica dismessa e abbandonata, ignari del pericolo, smantellarono la capsula, liberando una polvere luminosa di blu che attrasse la popolazione locale. [3, p. 1] Ci fu una contaminazione diffusa, circa 112.000 persone furono controllate per possibili contaminazioni, di queste, 249 risultarono contaminate. Molte abitazioni e luoghi pubblici subirono gravi contaminazioni radioattive. [3, pp. 1-4] Conseguenze sanitarie furono: la morte di quattro persone per esposizione acuta da radiazioni e almeno 20 necessitarono di cure intensive a causa di ustioni radioattive e sindrome acuta da radiazione. Le autorità brasiliane e l’AIEA intervennero isolando le aree contaminate e trattando le vittime; rimossero circa 3500 metri cubi di rifiuti radioattivi. Furono identificate carenze nella gestione delle sorgenti radioattive dismesse, evidenziando la necessità di regolamenti rigorosi per prevenire incidenti simili. [2, pp. 1-24]
L'Incidente di Samut Prakan (2000)
Nel febbraio del 2000, a Samut Prakarn in Thailandia, una sorgente di Cobalto-60 di un’apparecchiatura medica dismessa fu rubata e venduta a un deposito di rottamazione. Gli operai, ignari del rischio, aprirono la capsula liberando il materiale radioattivo al suo interno. Almeno 10 persone furono esposte e contaminate, manifestando sintomi immediati come nausea e gravi ustioni; l’area del deposito risultò fortemente contaminata. Sui 4 lavoratori, tre subirono ustioni gravi da radiazioni, richiedendo cure intensive che risultarono nella loro morte. Ci fu una risposta internazionale, le autorità locali e la AIEA intervennero per la decontaminazione, cure mediche e miglioramento del controllo delle sorgenti orfane. L’insegnamenti principali ricevuti grazie all’accaduto erano: l’importanza della sorveglianza rigorosa, della formazione specifica per prevenire simili incidenti e una segnaletica sui materiali radioattivi. [3, pp. 8-23]
L'incidente radiologico di Lia (Georgia, 2001)
Nel dicembre del 2001, nel villaggio di Lia, in Georgia, tre abitanti trovarono due generatori termoelettrici a radioisotopi contenenti del Stronzio-90 abbandonati in una foresta. Ignari del pericolo, li utilizzarono per riscaldarsi, esponendosi direttamente alle radiazioni. Ci furono ripetute esposizioni ai materiali radioattivi che svilupparono sintomi quali nausea, vomito anche dopo poche ore dall’esposizione; due dei tre soggetti subirono gravi ustioni radioattive alla schiena. Furono diagnosticati con una sindrome acuta da radiazione (ARS), due individui furono trasferiti in strutture specializzate in Francia e Russia. Uno morì dopo due anni a causa della complicazione della grave esposizione. L’operazione del recupero delle sorgenti fu realizzata sotto condizioni logistiche e meteorologiche difficili e vide la collaborazione di esperti locali e dell’AIEA. L’incidente mise in evidenza l’importanza della gestione appropriata delle sorgenti radioattive orfane e della formazione delle autorità locali per prevenire incidenti analoghi. [4, pp. 1-15]
Misure Preventive
Per evitare futuri disastri e salvaguardare soprattutto il nostro Pianeta è fondamentale: • L’educazione e sensibilizzazione: Informare il pubblico sui pericoli dei materiali radioattivi e su come identificarli e approcciarsi. • Regolamentazione rigorosa: Implementare e migliorare delle normative severe per il controllo, lo stoccaggio e lo smaltimento dei materiali radioattivi. • Segnaletica adeguata: Assicurarsi che tutti i materiali radioattivi siano chiaramente etichettati con simboli di avvertimento internazionali. (solo con le fonti)
Note
Bibliografia
[1] Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, «La Radioattività,» [Online]. Available: https://www.mase.gov.it/pagina/la-radioattivita. [Consultato il giorno Marzo 2025]. [2] L. Cerezo, «Radiation accidents and incidents. What do we know about the medical management of acute radiation syndrome?,» vol. 16, n. 4, 2011. [3] Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), The Radiological Accident in Goiânia, Vienna, Austria: IAEA, 1988. [4] Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), The radiological accident in Samut Prakarn, Vienna, Austria: IAEA, 2002. [5] Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), The radiological accident in Lia, Georgia, Vienna, Austria: IAEA, 2014.