Michael Jordan: differenze tra le versioni

Da Unipedia.
689997 (discussione | contributi)
Cambiamento di dimensioni immagine
 
(61 versioni intermedie di 2 utenti non mostrate)
Riga 1: Riga 1:
Michael Jordan è stato un giocatore di basket americano, da molti considerato come il migliore di sempre, e tra i più vincenti della storia.
[[File:Michael Jordan nel 1997.jpg|220px|thumb|Michael Jordan nel 1997|Michael Jordan nel 1997]]Michael Jordan, nato a Brooklyn il 17 febbraio 1963, è un ex giocatore di basket statunitense. Viene considerato da molti il miglior giocatore di basket di tutti i tempi ed è uno dei giocatori che hanno ottenuto più titoli in asoluto.
==I primi anni.==
==I primi anni.==
===Infanzia===
===Infanzia===
Michael Jeffrey Jordan nasce il 17 febbraio 1963 a Brooklyn, ma a poco tempo dalla sua nascita, la sua famiglia si trasferì a Wilmington, nella Carolina del Nord.
Michael Jeffrey Jordan è nato il 17 febbraio 1963 a Brooklyn; poco dopo la sua nascita, la sua famiglia si trasferì a Wilmington, nella Carolina del Nord.


Michael era figlio di James Jordan e Deloris Peoples, un meccanico congedato dall’aeronautica e un’impiegata di banca. Un altro membro della famiglia, importante per la crescita di Michael fu suo fratello maggiore Larry, la competitività tra i due insegnò molto a Michael, sebbene per molti Larry fosse il più talentuoso dei due non crebbe mai abbastanza.<ref>David Halberstam,''Air : la storia di Michael Jordan'',pag. 19-22 </ref>
Michael era figlio di James Jordan e Deloris Peoples, un meccanico congedato dall’aeronautica e un’impiegata di banca. Un altro membro della famiglia, importante per la crescita di Michael, fu suo fratello maggiore Larry. La competitività tra i due insegnò molto a Michael: quando i due erano ancora piccoli Larry riusciva a battere Michael per via della maggior fisicità, ma quando Michael crebbe in altezza divenne molto più forte del fratello.<ref> Halberstam, ''Air'', pp. 21-22. </ref>
===High School (1979-1981)===
 
Michael e un suo amico Leroy, parteciparono al campo estivo del coach della High School di Laney, per poi provare ad entrare nella squadra durante il loro secondo anno. Così fecero, ma dei due solo Leroy fu preso nella prima squadra, mentre Michael fu selezionato nella squadra riserve per via della sua bassa statura, ciò fu una delle peggiori delusioni dell’adolescenza di Michael, ma il talento di Michael era innegabile e lo dimostrò anche in seconda squadra. Gli allenatori si ricredettero, per via anche della sua crescita in altezza, e Michael entrò in prima squadra.<ref>David Halberstam,''Air : la storia di Michael Jordan'',pag. 23-24 </ref>
===High school (1979-1981)===
Michael e un suo amico, Leroy, parteciparono al campo estivo del coach della High School di Laney, per poi provare ad entrare nella squadra durante il loro secondo anno. Così fecero, ma dei due solo Leroy fu preso nella prima squadra, mentre Michael fu selezionato nella squadra riserve per via della sua bassa statura. Questa fu una delle peggiori delusioni dell’adolescenza di Michael<ref> Halberstam, ''Air'', p. 23. </ref>, ma il talento di Michael era innegabile e lo dimostrò anche in squadra riserve. Gli allenatori si ricredettero, per via anche della sua crescita in altezza, e Michael entrò in prima squadra.
Michael era la punta di diamante di quella squadra: pur essendo il giocatore migliore era anche quello che lavorava di più in allenamento, spronando anche gli altri. La squadra vinse 13 partite e ne perse 10 nel suo primo anno; nell'ultimo anno di Michael, ne vinse 19 e ne perse solo 4, non arrivando alle finali statali solo per una sconfitta.


Michael era la punta di diamante di quella squadra, pur essendo il giocatore migliore era anche quello che lavorava di più in allenamento, spronando anche gli altri; la squadra vinse 13 partite e ne perse 10 nel suo primo anno, e nel suo ultimo anno ne vinsero 19 e ne persero solo 4, non arrivando alle finali statali solo per una sconfitta.
===College (1981-1984)===
===College (1981-1984)===
Nell’estate del 1980, Michael Jordan partecipò al campo estivo di Dean Smith, allenatore della squadra di basket dell’Università della Carolina del Nord. Smith e i suoi assistenti si accorsero sin dal primo giorno del talento di Jordan.<ref>David Halberstam,''Air : la storia di Michael Jordan'',pag. 59-61 </ref>
Nell’estate del 1980, Michael Jordan partecipò al campo estivo di Dean Smith, allenatore della squadra di basket dell’Università della Carolina del Nord. Smith e i suoi assistenti si accorsero sin dal primo giorno del talento di Jordan.<ref> Halberstam, ''Air'', p. 59. </ref> Jordan partecipò anche a un altro campo in cui erano presenti giocatori provenienti dal tutto il paese, dove mise ulteriormente in mostra il proprio talento. Scelse comunque l'università della Carolina del Nord, iniziando il primo anno nel 1981.  
Al campo, Michael espresse tutto il suo talento, e ciò lo fece salire nei ranghi dei migliori prospetti in circolazione. Partecipò anche ad un altro campo in cui erano presenti giocatori provenienti dal tutto il paese, dove mise ulteriormente in mostra il proprio talento.


Così Jordan scelse North Carolina. Quando nel 1981, Michael iniziò il suo primo anno di Università, il programma di Dean Smith era considerato il migliore del paese, seppur ancora in cerca del primo titolo nazionale. All’inizio del suo primo anno, Michael non era titolare, e guadagnarsi quel posto non fu affatto facile visto che Dean Smith non amava far giocare molto le matricole. Ma grazie al suo lavoro Michael si prese quel posto.
In quel periodo, il programma di Dean Smith era considerato il migliore del paese, seppur fosse ancora in cerca del primo titolo nazionale. All’inizio del suo primo anno, Michael non era titolare, e guadagnarsi il ruolo di guardia non fu affatto facile visto che Dean Smith non amava far giocare molto le matricole. Tuttavia, Jordan grazie al suo lavoro, riuscì a conquistare il posto da titolare.  


Nella stagione 1981/1982, la strada verso le Final Four non fu affatto semplice, durante il torneo ACC (Atlantic Coast Conference) sconfissero Virginia, favorita alla vittoria finale, poi in semifinale NCAA sconfissero Houston, che vantava tra i propri giocatori future stelle NBA come Hakeem Olajuwon e Clyde Drexler. Ed Infine si scontrò in finale contro Georgetown, una squadra molto fisica che aveva come miglior giocatore Patrick Ewing, la partita fu molto equilibrata e fu Michael stesso a segnare il tiro decisivo e vincere il primo titolo nazionale di Dean Smith.<ref>David Halberstam,''Air : la storia di Michael Jordan'',pag. 96-97 </ref>
Nella stagione 1981/1982, la strada verso le finali statali non fu affatto semplice. Durante il torneo ACC (Atlantic Coast Conference) la squadra dell'università della Carolina del Nord sconfisse Virginia, favorita alla vittoria finale, poi in semifinale sconfisse Houston, che vantava tra i propri giocatori future stelle NBA come Hakeem Olajuwon e Clyde Drexler. Infine, si scontrò in finale contro Georgetown, una squadra molto fisica che aveva come miglior giocatore Patrick Ewing. La partita fu molto equilibrata, ma fu Jordan a segnare il tiro decisivo e vincere il primo titolo nazionale di Dean Smith.<ref> Halberstam, ''Air'', p. 97.</ref>


Da quel momento tutto cambiò, Michael passò da essere la matricola sconosciuta, ad essere sicuro dei propri mezzi, a ciò si aggiunse il fatto che arrivò all’inizio della nuova stagione più alto, crebbe da 1,95 a 2,01 metri, divenne veloce quasi quanto un velocista, e più forte.Purtroppo, quell’anno Carolina uscì in Finale regionale Est contro Georgia Tech. Anche il terzo anno e ultimo di Jordan a Carolina, terminò in una delusione, con Carolina che perse nella semifinale regionale contro Indiana.
Da quel momento tutto cambiò: Michael passò da essere una matricola sconosciuta a essere sicuro dei propri mezzi. Inoltre, arrivò all’inizio della nuova stagione più alto (crebbe da 1,95 a 2,01 metri); divenne anche veloce e più forte. Purtroppo, quell’anno la squadra dell'università della Carolina del Nord venne sconfitta in Finale regionale Est contro Georgia Tech. Anche il terzo e ultimo anno  di Jordan all'università della Carolina del Nord terminò in una delusione, con la sconfitta  nella semifinale regionale contro Indiana.


A quel punto Dean Smith, aveva capito che era il momento per Michael di andare tra i professionisti. Sia i suoi genitori e Michael erano però riluttanti verso tale decisione, visto che sua madre voleva che  Michael finisse l’università, alla fine Michael scelse di passare tra i professionisti, tramite draft.
A quel punto Dean Smith aveva capito che per Michael di era il momento passare al professionismo. Sia i suoi genitori sia Michael erano però riluttanti verso tale decisione, visto che sua madre voleva che  Michael finisse l’università. Alla fine Michael scelse di passare tra i professionisti, dichiarandosi eleggibile per il draft, cioè il processo tramite cui ogni anno le squadre NBA selezionano nuovi giocatori.


==Arrivo in NBA==
==Arrivo in NBA==
===Draft (1984)===
===Draft (1984)===
I Chicago Bulls, nella stagione 1983/84, avevano vinto solo 27 partite e ciò permise loro di avere la terza scelta assoluta, dietro a Houston Rockets e Portland. Houston avrebbe scelto Hakeem Olajuwon, mentre Portland era orientata su Sam Bowie, ciò fu molto positivo per i Bulls che così poterono scegliere Michael Jordan alla terza scelta. Infatti, lo scout principale dei Bulls aveva visto giocare molte volte Jordan, ed era convinto di sceglierlo. Così il 19 giugno 1984, i Bulls scelsero Jordan come terza scelta del draft.<ref>David Halberstam,''Air : la storia di Michael Jordan'',pag. 113-115 </ref>
La squadra di NBA dei Chicago Bulls nella stagione 1983/84 aveva vinto solo 27 partite; in base allle regole NBA, ciò permise loro di ottenere la terza scelta assoluta, dietro a Houston Rockets e Portland Trail Blazers. I Rockets scelsero Hakeem Olajuwon, mentre i Trail Blazers  Sam Bowie; come terza scelta, il 19 giugno 1984 i Bulls scelsero Michael Jordan, che lo scout principale della squadra aveva visto giocare molte volte.<ref> Halberstam, ''Air'', pp. 112-113. </ref>
===Stagione da Rookie (1984/85)===
 
Prima di entrare in NBA, Jordan dovette partecipare alle Olimpiadi di Los Angeles 1984, vinsero la medaglia d’oro senza troppi problemi, e Jordan si dimostrò il miglior giocatore di quella squadra.<ref>David Halberstam,''Air : la storia di Michael Jordan'',pag. 150-151</ref> Sin dall’arrivo ai Bulls, si era capita la sua forza, infatti già agli allenamenti dominava i compagni di squadra. Con l’inizio della stagione le cose non cambiarono, infatti Michael vinse il premio di Rookie dell’anno, e il suo solo arrivo stava già cominciando a far vendere molti più biglietti ovunque giocasse, inizio così la sua carriera NBA.
===Stagione da rookie (1984/85)===
===Prime Stagioni (1985-1990)===
Prima di entrare in NBA, Jordan dovette partecipare alle Olimpiadi di Los Angeles 1984. La squadra di basket statunitense vinse la medaglia d’oro senza troppi problemi, e Jordan dimostrò di essere il miglior giocatore di quella squadra.<ref> Halberstam, ''Air'', p. 150. </ref> Sin dall’arrivo ai Bulls, la sua forza fu chiara, e agli allenamenti già dominava i compagni di squadra. Con l’inizio della stagione le cose non cambiarono: Jordan vinse il premio di Rookie dell’anno, assegnato al miglior nuovo giocatore della stagione, e il suo solo arrivo stava già cominciando a far vendere molti più biglietti ovunque giocasse. Ebbe così inizio la sua carriera NBA.
La seconda stagione di Jordan, fu probabilmente la sua peggiore, visto che dopo un infortunio al piede ricavato durante la seconda partita stagionale, era di fatto stato fuori tutta la stagione, ciò fu un brutto colpo per Michael. Che riuscì a rientrare in campo, solo dopo un lungo tira e molla con la dirigenza, i quali alla fine gli permisero di giocare pochi minuti a partita.<ref>David Halberstam,''Air : la storia di Michael Jordan'',pag. 168-171 </ref>
 
Nonostante le limitazioni, Jordan riuscì a conquistare per i suoi Bulls l’ultimo posto disponibile per i playoff, contro i più blasonati Celtics. Nella prima partita di quella serie playoff Jordan segnò 49 punti, ma i Celtics vinsero. Fu però gara 2, che fece scoprire al mondo chi fosse Michael Jordan, in quella partita Michael segnò 63 punti portando i Celtics al secondo tempo supplementare. I Celtics poi vinsero gara 3, eliminando i Bulls.
===Prime stagioni (1985-1990)===
La seconda stagione di Jordan fu probabilmente la sua peggiore, visto che dopo un infortunio al piede ricavato durante la seconda partita stagionale, era di fatto stato fuori tutta la stagione. Riuscì a rientrare in campo solo dopo una lunga trattativa con la dirigenza, la quale alla fine gli permise di giocare soltanto pochi minuti a partita.<ref> Halberstam, ''Air'', p. 171. </ref>
Nonostante le limitazioni, Jordan riuscì a conquistare per i suoi Bulls l’ultimo posto disponibile per i playoff, arrivando al primo turno contro i più blasonati Boston Celtics. Nella prima partita di quella serie playoff Jordan segnò 49 punti, ma i Celtics vinsero ugualmente. Fu però la seconda partita contro i Celtics che fece scoprire al mondo chi fosse realmente Michael Jordan: in quella partita segnò 63 punti portando i Celtics fino al secondo tempo supplementare. I Celtics poi vinsero anche la terza partita, eliminando i Bulls.
 
Stan Albeck, allenatore della stagione 1985/86, fu licenziato e al suo posto venne assunto il trentacinquenne Doug Collins, che entrò in sintonia con Jordan.<ref> Halberstam, ''Air'', p. 186. </ref> Il draft del 1987 fu molto importante, visto che i Chicago Bulls scelsero Scottie Pippen e Horace Grant, due giocatori importanti per i loro futuri successi. Così dalla stagione 1987/88, a Chicago iniziò un nuovo corso: quell’anno la squadra vinse cinquanta partite e fu al livello delle squadre migliori. Nella stagione successiva, i Bulls acquisirono un centro di nome Bill Cartwright dai New York Knicks. Quella stagione fu però non molto buona, visto il fatto che Collins stava perdendo la fiducia della squadra, e il suo rapporto con Jerry Krause, general manager dei Bulls, era arrivato al termine. I Bulls vinsero solo quarantasette partite e Collins fu esonerato.


Stan Albeck allenatore della stagione 1985/86, fu licenziato e al suo posto venne assunto il trentacinquenne Doug Collins, lui e Michael entrarono in sintonia. Il draft del 1987 fu molto importante, visto che Chicago scelse Scottie Pippen e Horace Grant, due giocatori importanti per i loro futuri successi. Così dalla stagione 1987/88, a Chicago iniziò un nuovo corso, quell’anno vinsero cinquanta partite e furono al livello delle squadre migliori. Nella stagione successiva, i Bulls ottennero Bill Cartwright un centro, ma quella stagione non fu molto buona, visto il fatto che Collins stava perdendo la squadra, e i suoi rapporti con Krause, general manager dei Bulls, si stava deteriorando, i Bulls vinsero quarantasette partite e Collins fu esonerato.
Al posto di Collins venne assunto Phil Jackson, ex giocatore di basket e assistente di Collins negli anni precedenti. La prima stagione di Jackson fu quella 1989/90: i Bulls sconfissero per 3-1 i Milwaukee Bucks al primo turno, poi 4-1 contro i Philadelphia 76ers, e al terzo turno trovarono i Detroit Pistons, da cui erano già stati eliminati nelle due stagioni precedenti. Anche quell’anno i Pistons si dimostrarono una squadra più forte, ma i Bulls riuscirono a portarli fino alla settima partita, confermando la propria crescita.


Al suo posto venne assunto Phil Jackson, ex giocatore e assistente di Collins negli anni precedenti. La prima stagione di Jackson fu quella 1989/90, ed ebbe un approccio diverso rispetto a Jordan, e ciò consisteva nel farlo essere più un uomo squadra. I Bulls sconfissero per 3-1 Milwaukee al primo turno, poi 4-1 contro Philadelphia, e in finale di Conference trovarono i Detroit Pistons, da cui erano già stati eliminati nelle due stagioni precedenti. Anche quell’anno la storia non fu tanto diversa, ma i Bulls arrivarono a gara 7, confermando la loro crescita.
==Il primo Three-Peat (1990-1993)==
==Il primo Three-Peat (1990-1993)==
===Il primo titolo (1990/91)===
===Il primo titolo (1990/91)===
La stagione 1990/91, iniziò molto presto per i giocatori dei Bulls, dopo la delusione dei playoff appena terminati, scelsero di iniziare fin da subito il lavoro in palestra. Lo stesso Michael aveva iniziato un nuovo programma di lavoro, che lo aveva reso molto più forte.
La stagione 1990/91 iniziò con largo anticipo per i giocatori dei Chicago Bulls che dopo la delusione dei playoff appena conclusi decisero di tornare immediatamente al lavoro in palestra. Anche Michael Jordan avviò un nuovo e intenso programma di allenamento che lo rese ancora più forte fisicamente e mentalmente. La crescita di Scottie Pippen convinse inoltre Jordan ad affidarsi maggiormente al gioco di squadra. Con questo nuovo equilibrio, i Bulls disputarono una stagione straordinaria, vincendo 61 partite e stabilendo il nuovo record della storia della squadra.
Il miglioramento di Pippen, aveva convinto Michael a giocare più di squadra. Così la stagione iniziò, ed i Bulls vinsero 61 partite superando il record di franchigia. Ai playoff eliminarono i Knicks per 3-0, poi i 76ers per 4 a 1. Così i Pistons arrivarono per le finali di Conference, le prime due gare furono dominate da Chicago, quando la serie si spostò a Detroit, i Pistons persero entrambe le gare nonostante gli sforzi e così Chicago eliminò i Pistons. La finale era contro i Los Angeles Lakers, guidati da Magic Johnson, nella prima partita i Lakers vinsero di misura, ma dalla seconda partita in poi la difesa dei Bulls prevalse e così Chicago vinse il suo primo anello. Michael pianse dalla felicità.<ref>Sam Smith,''The Jordan Rules'',pag. 15-19 </ref>
 
Nei playoff eliminarono i New York Knicks con un netto 3-0, poi superarono i Philadelphia 76ers per 4-1. Al terzo turno ritrovarono i Detroit Pistons: i Bulls dominarono le prime due gare in casa e, quando la serie si spostò a Detroit, i Pistons non riuscirono a reagire, perdendo entrambe le partite. I Bulls conquistarono così l’accesso alle finali nazionali.
 
In finale li attendevano i Los Angeles Lakers guidati da Magic Johnson. I Lakers vinsero di misura la prima partita, ma dalla partita successiva la difesa dei Bulls prese il sopravvento. Chicago vinse la serie e conquistò il primo titolo NBA della sua storia. Al termine dell’ultima partita, Michael Jordan scoppiò in lacrime per la gioia.<ref> Smith,''The Jordan Rules'', p. 17. </ref>
 
===Back to back (1991/92)===
===Back to back (1991/92)===
A quel punto i Bulls erano considerati una squadra forte, nella stagione 1991/92 vinsero 67 partite, Pippen e Grant avevano alzato il loro livello. Il ruolo di Detroit fu sostituito dai New York Knicks con cui Chicago vinse solo dopo gara 7, nelle semifinali di conference di quell’anno.
A quel punto i Chicago Bulls erano ormai riconosciuti come una delle squadre più forti della lega. Nella stagione 1991/92 compirono un ulteriore salto di qualità, chiudendo con 67 vittorie. Scottie Pippen e Horace Grant elevarono ulteriormente il loro livello di gioco, rendendo la squadra ancora più completa e competitiva.
 
Nei playoff, il ruolo di grande rivale a Est non fu più dei Detroit Pistons, ma dei New York Knicks. Proprio contro New York, al secondo turno, Chicago dovette lottare fino alla settima partita per conquistare la serie.
 
Alle finali nazionali del 1992 i Bulls affrontarono i Portland Trail Blazers. La sfida fu presentata soprattutto come il duello tra Clyde Drexler e Michael Jordan: per alcuni Drexler era considerato persino superiore a Jordan.<ref> Halberstam, ''Air'', p. 290.</ref> Questo confronto mediatico non fece altro che aumentare le motivazioni di Michael, che trascinò Chicago alla vittoria in sei partite, conquistando il secondo titolo NBA consecutivo.


Alle Finals del 1992, si scontrarono contro i Portland Trail Blazers, ma soprattutto lo scontro sarebbe stato tra Clyde Drexler e Michael Jordan. Il quale per molti era considerato un giocatore migliore di Jordan, ciò non fece altro che motivare Jordan, che portò i suoi Bulls a diventare campioni in 6 partite, per la seconda volta consecutiva.
===Il Dream Team (1992)===
===Il Dream Team (1992)===
In quell’estate si sarebbero svolte a Barcellona le Olimpiadi, quelle furono le prime in cui vennero ammessi i professionisti. Così, la squadra americana era composta dalle stelle dell’NBA, in cui ovviamente era compreso Jordan.
Nell’estate di quell’anno si disputarono le Olimpiadi di Barcellona, le prime nella storia ad aprire ufficialmente le porte ai giocatori professionisti di basket. Gli Stati Uniti presentarono una nazionale composta dalle più grandi stelle NBA del momento, tra cui naturalmente Michael Jordan.
Quelle Olimpiadi resero Jordan famoso a livello globale, rendendolo il giocatore più importante dell’NBA. Ovviamente, vinsero la medaglia senza incontrare alcun ostacolo, diventando così uno spot incredibile per l’NBA.<ref>David Halberstam,''Air : la storia di Michael Jordan'',pag. 294-295 </ref>
 
Quell’edizione olimpica contribuì in modo decisivo a consacrare Jordan come icona globale, ampliando enormemente la sua popolarità e rafforzando il suo status di volto simbolo dell’NBA.<ref> Halberstam, ''Air'', p. 293. </ref> La squadra statunitense dominò il torneo senza incontrare reali difficoltà, conquistando la medaglia d’oro e trasformando quell’esperienza in una straordinaria vetrina mondiale per la lega.
 
===Three Peat (1992/93)===
===Three Peat (1992/93)===
La stagione fu segnata da tensioni interne, soprattutto da parte di Grant, che covava rabbia verso Pippen e Jordan visto che Grant non aveva partecipato al Dream Team. Conseguenza di ciò fu il calo di vittorie, 57 vittorie dalle 67 dell’anno prima. I Bulls raggiunsero ugualmente le Finals, che quell’anno si sarebbero svolte contro Phoenix, Jordan sfidava Barkley, MVP (Most Valuable Player) di quella stagione. I Bulls vinsero le due gare a Phoenix, ma inaspettatamente Phoenix vinse due delle tre gare disputate a Chicago. Nel ritorno a Phoenix nonostante la squadra fosse demotivata, vinse e i Bulls furono campioni per la terza volta consecutiva.
La stagione fu caratterizzata da tensioni interne, in particolare da parte di Horace Grant, che viveva con frustrazione il fatto di non essere stato incluso nel Dream Team, a differenza di Michael Jordan e Scottie Pippen.<ref> Halberstam, ''Air'', p. 309. </ref> Questo clima influì anche sul rendimento della squadra, che passò dalle 67 vittorie dell’anno precedente a 57.
===Primo Ritiro (1993)===
 
Dopo le Olimpiadi, e dopo la conquista dei tre anelli, la pressione e la fama stavano aumentando su Michael. Jordan era sempre stato un grande scommettitore, e la sua competitività lo rese un’ottima preda per gli allibratori del golf, così dopo l’arresto di alcuni suoi compagni di golf e dopo la fuga notturna verso Atlantic city, durante i playoff del 1993, l’opinione pubblica venne a sapere di questa sua passione. L’NBA non ne era ovviamente contenta, e i media iniziarono ad essere ostili verso Michael.<ref>David Halberstam,''Air : la storia di Michael Jordan'',pag. 318-320 </ref> A ciò si aggiunse la morte del padre, il quale venne ucciso, così dopo aver vinto il suo terzo titolo, Michael Jordan si ritirò.
Nonostante il calo, i Chicago Bulls riuscirono comunque a raggiungere la finale, dove affrontarono i Phoenix Suns.
I Bulls conquistarono le prime due partite in trasferta a Phoenix, ma la serie si complicò quando i Suns vinsero due delle tre partite giocate a Chicago. Tornati in Arizona, nonostante un momento di apparente difficoltà e demotivazione, i Bulls riuscirono a imporsi definitivamente, conquistando il terzo titolo consecutivo.
 
===Primo ritiro (1993)===
Dopo le Olimpiadi di Barcellona e la conquista del terzo titolo consecutivo, la pressione mediatica e la notorietà attorno a Michael Jordan aumentarono enormemente. Da sempre grande scommettitore, la sua natura estremamente competitiva lo rese un bersaglio ideale anche per gli allibratori legati al mondo del golf.
 
La situazione esplose quando alcuni suoi abituali compagni di golf furono arrestati e quando emerse la notizia di una sua visita notturna ai casinò di Atlantic City, la notte prima di una partita dei playoff del 1993.<ref> Halberstam, ''Air'', p. 320. </ref> L’opinione pubblica venne così a conoscenza della sua passione per il gioco d’azzardo. L’NBA guardò con preoccupazione alla vicenda e parte dei media iniziò ad assumere un atteggiamento sempre più critico nei confronti di Jordan.
 
A rendere il momento ancora più drammatico fu l’uccisione del padre. Questo evento segnò profondamente Jordan che, poco dopo aver conquistato il suo terzo titolo NBA, annunciò il suo ritiro dal basket.<ref> Halberstam, ''Air'', p. 325. </ref>
 
==Ritorno e secondo Three-Peat (1994-1998)==
==Ritorno e secondo Three-Peat (1994-1998)==
===Ritorno al basket===
===Ritorno al basket===
Dopo il ritiro Michael, scelse di giocare a Baseball, sport che aveva unito lui e suo padre, giocò nel 1994 nei Birmingham Barons, squadra di serie minore di proprietà di Jerry Reinsdorf.
Dopo il ritiro dal basket, Michael Jordan decise di dedicarsi al baseball, lo sport che lo aveva legato profondamente a suo padre. Nel 1994 giocò con i Birmingham Barons, squadra di lega minore di proprietà di Jerry Reinsdorf. Era un compagno di squadra stimato e rispettato, ma il lungo periodo lontano dal baseball e una preparazione fisica non specifica per quello sport limitarono le sue prestazioni, impedendogli di emergere ad alto livello.<ref> Halberstam, ''Air'', p. 327. </ref>
Michael era un buon compagno di squadra, ma semplicemente il suo fisico e il suo non giocare a baseball da anni, non lo rendevano un gran giocatore di baseball.<ref>David Halberstam,''Air : la storia di Michael Jordan'',pag. 327-328 </ref>
 
Phil Jackson era convinto che il suo addio al basket fosse temporaneo, Jordan infatti rimase in contatto con B.J Armstrong e continuò ad informarsi sul basket.
Phil Jackson era convinto che il suo addio all’NBA fosse solo temporaneo. Jordan, infatti, rimase in contatto con B.J. Armstrong e continuò a seguire da vicino il mondo del basket.<ref> Halberstam, ''Air'', pp. 329-330. </ref> Nell’inverno tra il 1994 e il 1995, durante lo sciopero dei giocatori di baseball, fece visita a Jackson e gli comunicò la sua intenzione di tornare. A marzo riprese ad allenarsi, sfidando B.J. Armstrong in palestra, e il giorno seguente annunciò ufficialmente il suo rientro con un breve comunicato: “Sono tornato”.
Così quando nell’ inverno tra il 1994 e il 1995, ci fu uno sciopero dei giocatori di baseball passò a trovare Phil Jackson riferendogli che  sarebbe tornato a giocare a basket, così a marzo tornò in palestra sfidando B.J Armstrong, e il giorno dopo scrisse in un comunicato: “Sono tornato”.
 
Tornò a giocare il 19 marzo, nella sconfitta dopo due overtime contro Indiana.
Tornò in campo il 19 marzo 1995, in una partita in cui la sua squadra fu sconfitta dopo due tempi supplementari contro gli Indiana Pacers. Jordan in effetti non era ancora al massimo della forma e la squadra era profondamente cambiata: Bill Cartwright non c’era più, Horace Grant si era trasferito ai neonati Orlando Magic, il nuovo arrivato Toni Kukoč ancora in fase di adattamento e il roster comprendeva molti volti nuovi.
Ma Michael non era in condizione, e la squadra era molto cambiata: infatti Bill Cartwright se ne era andato, Grant era passato ai neonati Magic, era arrivato Toni Kukoc che però si stava ancora adattando, e c’erano molti nuovi giocatori.
 
Al ritorno di Michael i Bulls avevano un record di 34-31, con lui vinsero 13 partite e ne persero 4; ai playoff eliminarono Charlotte con un 3-1, ma furono eliminati dai Magic di Grant, O’Neal e Hardaway.
Al momento del ritorno di Jordan, i Bulls avevano vinto 34 partite e ne avevano perse 31; con Jordan chiusero la stagione vincendo 13 partite e perdendone 4. Nei playoff eliminarono Charlotte per 3-1, ma furono poi sconfitti dagli Orlando Magic di Grant, Shaquille O’Neal e Penny Hardaway.
In quell’estate, Michael riprese il condizionamento atletico cambiando il proprio gioco, nel mezzo delle riprese di Space Jam.
 
Durante l’estate successiva, mentre era impegnato nelle riprese del film ''Space Jam'' (1996), che lo vedeva recitare insieme ad alcuni personaggi dei ''Looney Tunes'', Jordan lavorò intensamente sul proprio condizionamento atletico e apportò modifiche al suo stile di gioco, preparando il terreno per una nuova fase della sua carriera.
<ref> Halberstam, ''Air'', p. 333.</ref>
 
===Secondo Back to Back===
===Secondo Back to Back===
Così dopo la delusione, della stagione 94/95, Michael era più determinato che mai, ma i Bulls erano una squadra incompleta, dopo lo svincolo di Grant erano rimasti scoperti nel ruolo di Ala grande. Così i Bulls ingaggiarono Dennis Rodman, un ex giocatore di Detroit, che era considerato come una testa calda nella lega, la squadra fu così completata.
Dopo la delusione della stagione 1994/95, Michael Jordan tornò più determinato che mai. I Chicago Bulls, però, non erano una squadra completa: dopo l’addio di Horace Grant, il ruolo di ala grande era rimasto scoperto. Per colmare quella lacuna, la dirigenza ingaggiò Dennis Rodman, ex giocatore dei Detroit Pistons, noto per il suo carattere difficile ma anche per le straordinarie doti difensive e a rimbalzo (ossia abilità nel prendere la palla dopo un tiro sbagliato). Con il suo arrivo, il roster trovò il giusto equilibrio.
Michael era tornato dalla sua esperienza nel baseball, meno critico nei confronti dei compagni, caratteristica che lo aveva caratterizzato dall’inizio della carriera, alla squadra si aggiunse Ron Harper, il quale si era reinventato come specialista difensivo.
 
I giocatori arrivati durante l’assenza di Michael, gli si stavano abituando tra questi: Luc Longley, Steve Kerr e Bill Wennington.
Jordan, rientrato dall’esperienza nel baseball, mostrava un atteggiamento diverso rispetto agli inizi della carriera: meno critico verso i compagni e più orientato alla leadership collettiva. Alla squadra si unì anche Ron Harper, che si reinventò come specialista difensivo. Nel frattempo, giocatori arrivati durante l’assenza di Michael — come Luc Longley, Steve Kerr e Bill Wennington — stavano ormai trovando la giusta intesa con lui.


La stagione iniziò con ventitré vittorie su venticinque partite, persero il primo scontro con Orlando, ma poi tra dicembre e gennaio vinsero trentuno partite e ne persero 2.
La stagione iniziò in modo travolgente: 23 vittorie nelle prime 25 partite. Dopo aver perso il primo confronto con gli Orlando Magic, i Bulls tra dicembre e gennaio vinsero 31 gare perdendone soltanto 2. Arrivarono alla pausa per l’All-Star Game (partita a cui venivano convocati i migliori giocatori della prima parte di stagione) con un incredibile record di 42-5 e conclusero la regular season con 72 vittorie, stabilendo il nuovo primato NBA per vittorie in una singola stagione (record poi superato nel 2016 dai Golden State Warriors con 73 vittorie).
Arrivarono alla sosta per l’All Star Game, con un record di 42-5, finendo la stagione con 72 vittorie, stabilendo il record di vittorie in una stagione (battuto nel 2016 da Golden State di una vittoria).
 
Ai playoff, eliminarono Miami in tre partite, poi vinsero 4 a 1 contro New York, con Orlando non ci fu partita. Alle Finals incontrarono i SuperSonics, con i quali vinsero le prime tre partite della serie, per poi perderne due di fila, ma assicurandosi comunque la vittoria con una gara sei spettacolare.
Nei playoff eliminarono i Miami Heat in tre partite, superarono i Knicks per 4-1 e contro i Magic vinsero agilmente. Alle finali nazionali affrontarono i Seattle SuperSonics: vinsero le prime tre gare della serie, persero le due successive, ma chiusero i conti con una spettacolare sesta partita, conquistando il titolo.
 
La stagione seguente fu altrettanto dominante: 69 vittorie in regular season e un record di 15-4 nei playoff del 1997. Alle finali incontrarono maggiori difficoltà anche a causa di alcuni infortuni, ma grazie anche alla memorabile gara 5 di Jordan — passata alla storia come la “Flu Game” — i Bulls conquistarono un altro anello, completando il secondo back-to-back e vincendo il quinto titolo in sette anni.


La stagione successiva non fu molto diversa, vinsero 69 partite, ai playoff del 1997 ebbero un record di 15-4, alle Finals , ci furono più difficoltà per via degli infortuni, ma grazie anche alla gara 5 di Jordan (denominata Flu game), vinsero l’anello completando il secondo Back to Back, e il quinto titolo in 7 anni.
===Ultima stagione (1997/98)===
===Ultima stagione (1997/98)===
La stagione 97/98, si preannunciava come l’“Ultimo Ballo”, visto che l’età dei giocatori e le tensioni tra squadra e dirigenza stavano portando i rapporti ai minimi.
La stagione 1997/98 si presentava come “L’Ultimo Ballo”: l’età avanzata di molti giocatori e le tensioni sempre più evidenti tra squadra e dirigenza avevano incrinato i rapporti. C’era la consapevolezza che potesse essere l’ultima annata di quel gruppo, e soprattutto l’ultima di Michael Jordan. Ovunque andassero, i palazzetti registravano il tutto esaurito e i tifosi arrivavano perfino a prenotare stanze negli stessi hotel dei Bulls pur di essere vicini alla squadra.
Durante la stagione con la consapevolezza, che quella avrebbe potuto essere l’ultima stagione di quel gruppo, ma soprattutto l’ultima di Michael Jordan; ovunque andassero i palazzetti erano soldout, e le persone prenotavano stanze negli hotel dove soggiornavano i Bulls. Michael giocò a New York, l’All Star Game, vista la presenza di una giovane stella di nome Kobe Bryant.
 
Dopo aver iniziato la stagione con 8 vittorie e 7 sconfitte, i Bulls fecero 54-13, arrivando a vincere sessantadue partite.
Jordan disputò l’All-Star Game a New York, in un’edizione segnata anche dalla presenza di una giovane stella emergente, Kobe Bryant. Dopo un avvio incerto (8 vittorie e 7 sconfitte), i Bulls cambiarono marcia con un parziale di 54-13, chiudendo la stagione a quota 62 vittorie.
Ai playoff trovarono al primo turno i New Jersey Nets, contro cui nonostante non avessero giocato particolarmente bene, si imposero per tre a zero. Al secondo turno, trovarono i Charlotte Hornets, che eliminarono per 4 a 1.
 
Nei playoff affrontarono al primo turno i New Jersey Nets: pur senza brillare particolarmente, vinsero la serie 3-0. Al secondo turno eliminarono i Charlotte Hornets per 4-1.


La finale di Conference era contro gli Indiana Pacers, allenati da Larry Bird, la serie fu molto difficile per i Bulls.
Il terzo turno li vide affrontare gli Indiana Pacers allenati da Larry Bird. Fu una serie durissima: i Bulls vinsero  la prima e la seconda partita  grazie alla difesa, ma a Indianapolis l’inerzia cambiò. I Pacers conquistarono entrambe le partite in casa, con la quarta partita decisa da un tiro allo scadere di Reggie Miller. I Bulls dominarono la quinta partita, ma i Pacers risposero vincendo la sesta e portando la serie alla decisiva settima partita. I Bulls apparivano stanchi e la partita sembrava indirizzata verso i Pacers, ma la determinazione di Jordan fece la differenza e i Bulls conquistarono l’accesso alla finale.
Gara 1 e gara 2 furono vinte dai Bulls grazie alla loro difesa, ma da gara 3 in poi la musica sarebbe cambiata. La serie si era spostata ad Indianapolis, i Pacers vinsero entrambe le gare, con gara 4 decisa da un canestro allo scadere di Reggie Miller. Gara 5 fu dominata dai Bulls, ma Indiana recuperò bene per gara 6, pareggiando la serie. Così si arrivò a gara 7, i Bulls erano veramente stanchi, e la partita sembrava andando verso Indiana, Michael però grazie alla sua forza di volontà riuscì a vincerla, sarebbero andati alle Finals.


Le Finals erano contro Utah, una squadra vecchia come Chicago i cui due giocatori più importanti erano John Stockton e Karl Malone. Gara uno si sarebbe giocata a Salt Lake City, e un po' la stanchezza e un po' l’altitudine di Salt Lake City, fecero perdere la partita ai Bulls.
In finale trovarono gli Utah Jazz, squadra esperta come i Bulls, guidata da John Stockton e Karl Malone. La prima partita si giocò a Salt Lake City e, complici la stanchezza e l’altitudine, i Bulls persero. Si riscattarono alla seconda partita pareggiando la serie, mentre la terza fu un dominio assoluto: 96-54, la vittoria con margine più ampio nella storia delle finali e il punteggio più basso mai registrato da quando era stato inserito il cronometro dei 24 secondi. I Bulls vinsero  anche la quarta partita, portandosi sul 3-1, ma i Jazz reagirono espugnando Chicago e riportando la serie a Salt Lake City.
In gara 2 si ripresero e pareggiarono la serie, in gara 3 non ci fu storia, il punteggio fu di 96-54, la vittoria più larga delle Finals e il punteggio più basso di sempre da quando si usa il cronometro dei 24 secondi. Gara 4 fu vinta ancora, e la serie sul 3 a 1 sembrava finita, ma Utah si riprese e vinse a Chicago, riportando la serie a Salt Lake City.
 
La sesta partita si presentava come un possibile ultimo atto per i Bulls. Ron Harper e Scottie Pippen avevano problemi fisici e Pippen fu costretto a saltare il primo tempo. Nonostante ciò, i Jazz non riuscirono a chiudere la partita. A 41,9 secondi dalla fine il punteggio era 86-83 per i Jazz: Jordan segnò un tiro da sotto il canestro per l’86-85. Nell’azione successiva, Stockton servì Malone, ma Jordan rubò il pallone. Con 18,9 secondi sul cronometro, si avvicinò al canestro, superò il difensore e realizzò il tiro dell’86-87. i Jazz non trovarono il canestro decisivo e Chicago vinse il titolo. Quel tiro rappresentò l’ultimo canestro di Michael Jordan con la maglia dei Bulls.
<ref> Halberstam, ''Air'', p. 395. </ref>


La serie tornò a Salt Lake City, con la consapevolezza di entrambi, che gara 6 avrebbe potuto essere l’ultima occasione per i Bulls, prima della Ron Harper e Scottie Pippen ebbero problemi, con il secondo che non avrebbe giocato il primo tempo. Nonostante ciò, Utah non riuscì a chiudere la partita, e Jordan provò a vincere la serie; quando mancavano 41,9 secondi il punteggio era 86-83 per Utah, Jordan lo portò a 86-85 con un layup, Utah aveva ancora palla, Stockton la passò a Malone, ma Jordan gliela rubò. Mancavano 18,9 secondi, si avvicinò al canestro avversario e scartando l’avversario segnò il canestro del 86-87.Utah non segnò, Chicago vinse e quello fu l’ultimo tiro di Michael Jordan in maglia Bulls.<ref>David Halberstam,''Air : la storia di Michael Jordan'',pag. 393-395 </ref>
==Secondo Ritiro==
==Secondo Ritiro==
Dopo i Bulls, Jordan giocò altre due stagioni con i Washington Wizards ( 2001/2002,2002/2003), senza grandi successi , per poi ritirarsi definitivamente il 17 Aprile 2003.
Dopo i Bulls, Jordan giocò altre due stagioni con i Washington Wizards (2001/2002, 2002/2003), senza grandi successi, per poi ritirarsi definitivamente il 17 aprile 2003.
 
==Palmares==
==Palmares==
NBA:
NBA:
Campione NBA: 6 (90/91,91/92,92/93,95/96,96/97,98/99)
*Campione NBA: 6 (90/91, 91/92, 92/93, 95/96, 96/97, 98/99)


Nazionale:
Nazionale:
Campione Olimpico: 2 (1984 Los Angeles, 1992 Barcelona)
*Campione Olimpico: 2 (1984 Los Angeles, 1992 Barcelona)


NCAA:
NCAA:
Campione NCAA: 1 (1981)
*Campione NCAA: 1 (1981)


Individuale:
Individuale:
NBA:
NBA:
MVP della Regular Season: 5 (87/88,90/91,91/92,95/96,97/98)
*MVP della Regular Season: 5 (87/88, 90/91, 91/92, 95/96, 97/98)


MVP All Star Game: 3 (1988,1996,1998)
*MVP All Star Game: 3 (1988, 1996, 1998)


MVP Finals: 6 (1991,1992,1993,1996,1997,1998)
*MVP Finals: 6 (1991, 1992, 1993, 1996, 1997, 1998)


Rookie of the year: 84/85
*Rookie of the year: 84/85


Defensive player of the year: 87/88
*Defensive player of the year: 87/88
 
*Partecipazioni All Star: 14 (1985, 1986, 1987, 1988, 1989, 1990, 1991, 1992, 1993, 1996, 1997, 1998, 2002, 2003)<ref>Michael Jordan Leaderboards,Awards and Honors, https://www.basketball-reference.com/players/j/jordami01.html#all_leaderboard</ref>


Partecipazioni All Star: 14 (1985,1986,1987,1988,1989,1990,1991,1992,1993,1996,1997,1998,2002,2003)<ref>Michael Jordan Leaderboards,Awards and Honors, https://www.basketball-reference.com/players/j/jordami01.html#all_leaderboard</ref>
==Bibliografia==
==Bibliografia==
Sam Smith, ''The Jordan Rules : the inside story of one turbulent season with Michael Jordan and the Chicago Bulls'',,New York, Gallery Books,1992.
*Sam Smith, ''The Jordan Rules: the inside story of one turbulent season with Michael Jordan and the Chicago Bulls'', New York, Gallery Books,1 992.
 
David Halberstam,''Air :la storia di Michael Jordan'',Milano,Magazzini Salani,2020.


Michael Jordan Leaderboards,Awards and Honors, https://www.basketball-reference.com/players/j/jordami01.html#all_leaderboard
*David Halberstam, ''Air: la storia di Michael Jordan'', Milano, Magazzini Salani, 2020.


* ''Michael Jordan Leaderboards, Awards and Honors'', https://www.basketball-reference.com/players/j/jordami01.html#all_leaderboard


==Note==
==Note==

Versione attuale delle 07:49, 28 feb 2026

Michael Jordan nel 1997

Michael Jordan, nato a Brooklyn il 17 febbraio 1963, è un ex giocatore di basket statunitense. Viene considerato da molti il miglior giocatore di basket di tutti i tempi ed è uno dei giocatori che hanno ottenuto più titoli in asoluto.

I primi anni.

Infanzia

Michael Jeffrey Jordan è nato il 17 febbraio 1963 a Brooklyn; poco dopo la sua nascita, la sua famiglia si trasferì a Wilmington, nella Carolina del Nord.

Michael era figlio di James Jordan e Deloris Peoples, un meccanico congedato dall’aeronautica e un’impiegata di banca. Un altro membro della famiglia, importante per la crescita di Michael, fu suo fratello maggiore Larry. La competitività tra i due insegnò molto a Michael: quando i due erano ancora piccoli Larry riusciva a battere Michael per via della maggior fisicità, ma quando Michael crebbe in altezza divenne molto più forte del fratello.[1]

High school (1979-1981)

Michael e un suo amico, Leroy, parteciparono al campo estivo del coach della High School di Laney, per poi provare ad entrare nella squadra durante il loro secondo anno. Così fecero, ma dei due solo Leroy fu preso nella prima squadra, mentre Michael fu selezionato nella squadra riserve per via della sua bassa statura. Questa fu una delle peggiori delusioni dell’adolescenza di Michael[2], ma il talento di Michael era innegabile e lo dimostrò anche in squadra riserve. Gli allenatori si ricredettero, per via anche della sua crescita in altezza, e Michael entrò in prima squadra. Michael era la punta di diamante di quella squadra: pur essendo il giocatore migliore era anche quello che lavorava di più in allenamento, spronando anche gli altri. La squadra vinse 13 partite e ne perse 10 nel suo primo anno; nell'ultimo anno di Michael, ne vinse 19 e ne perse solo 4, non arrivando alle finali statali solo per una sconfitta.

College (1981-1984)

Nell’estate del 1980, Michael Jordan partecipò al campo estivo di Dean Smith, allenatore della squadra di basket dell’Università della Carolina del Nord. Smith e i suoi assistenti si accorsero sin dal primo giorno del talento di Jordan.[3] Jordan partecipò anche a un altro campo in cui erano presenti giocatori provenienti dal tutto il paese, dove mise ulteriormente in mostra il proprio talento. Scelse comunque l'università della Carolina del Nord, iniziando il primo anno nel 1981.

In quel periodo, il programma di Dean Smith era considerato il migliore del paese, seppur fosse ancora in cerca del primo titolo nazionale. All’inizio del suo primo anno, Michael non era titolare, e guadagnarsi il ruolo di guardia non fu affatto facile visto che Dean Smith non amava far giocare molto le matricole. Tuttavia, Jordan grazie al suo lavoro, riuscì a conquistare il posto da titolare.

Nella stagione 1981/1982, la strada verso le finali statali non fu affatto semplice. Durante il torneo ACC (Atlantic Coast Conference) la squadra dell'università della Carolina del Nord sconfisse Virginia, favorita alla vittoria finale, poi in semifinale sconfisse Houston, che vantava tra i propri giocatori future stelle NBA come Hakeem Olajuwon e Clyde Drexler. Infine, si scontrò in finale contro Georgetown, una squadra molto fisica che aveva come miglior giocatore Patrick Ewing. La partita fu molto equilibrata, ma fu Jordan a segnare il tiro decisivo e vincere il primo titolo nazionale di Dean Smith.[4]

Da quel momento tutto cambiò: Michael passò da essere una matricola sconosciuta a essere sicuro dei propri mezzi. Inoltre, arrivò all’inizio della nuova stagione più alto (crebbe da 1,95 a 2,01 metri); divenne anche veloce e più forte. Purtroppo, quell’anno la squadra dell'università della Carolina del Nord venne sconfitta in Finale regionale Est contro Georgia Tech. Anche il terzo e ultimo anno di Jordan all'università della Carolina del Nord terminò in una delusione, con la sconfitta nella semifinale regionale contro Indiana.

A quel punto Dean Smith aveva capito che per Michael di era il momento passare al professionismo. Sia i suoi genitori sia Michael erano però riluttanti verso tale decisione, visto che sua madre voleva che Michael finisse l’università. Alla fine Michael scelse di passare tra i professionisti, dichiarandosi eleggibile per il draft, cioè il processo tramite cui ogni anno le squadre NBA selezionano nuovi giocatori.

Arrivo in NBA

Draft (1984)

La squadra di NBA dei Chicago Bulls nella stagione 1983/84 aveva vinto solo 27 partite; in base allle regole NBA, ciò permise loro di ottenere la terza scelta assoluta, dietro a Houston Rockets e Portland Trail Blazers. I Rockets scelsero Hakeem Olajuwon, mentre i Trail Blazers Sam Bowie; come terza scelta, il 19 giugno 1984 i Bulls scelsero Michael Jordan, che lo scout principale della squadra aveva visto giocare molte volte.[5]

Stagione da rookie (1984/85)

Prima di entrare in NBA, Jordan dovette partecipare alle Olimpiadi di Los Angeles 1984. La squadra di basket statunitense vinse la medaglia d’oro senza troppi problemi, e Jordan dimostrò di essere il miglior giocatore di quella squadra.[6] Sin dall’arrivo ai Bulls, la sua forza fu chiara, e agli allenamenti già dominava i compagni di squadra. Con l’inizio della stagione le cose non cambiarono: Jordan vinse il premio di Rookie dell’anno, assegnato al miglior nuovo giocatore della stagione, e il suo solo arrivo stava già cominciando a far vendere molti più biglietti ovunque giocasse. Ebbe così inizio la sua carriera NBA.

Prime stagioni (1985-1990)

La seconda stagione di Jordan fu probabilmente la sua peggiore, visto che dopo un infortunio al piede ricavato durante la seconda partita stagionale, era di fatto stato fuori tutta la stagione. Riuscì a rientrare in campo solo dopo una lunga trattativa con la dirigenza, la quale alla fine gli permise di giocare soltanto pochi minuti a partita.[7] Nonostante le limitazioni, Jordan riuscì a conquistare per i suoi Bulls l’ultimo posto disponibile per i playoff, arrivando al primo turno contro i più blasonati Boston Celtics. Nella prima partita di quella serie playoff Jordan segnò 49 punti, ma i Celtics vinsero ugualmente. Fu però la seconda partita contro i Celtics che fece scoprire al mondo chi fosse realmente Michael Jordan: in quella partita segnò 63 punti portando i Celtics fino al secondo tempo supplementare. I Celtics poi vinsero anche la terza partita, eliminando i Bulls.

Stan Albeck, allenatore della stagione 1985/86, fu licenziato e al suo posto venne assunto il trentacinquenne Doug Collins, che entrò in sintonia con Jordan.[8] Il draft del 1987 fu molto importante, visto che i Chicago Bulls scelsero Scottie Pippen e Horace Grant, due giocatori importanti per i loro futuri successi. Così dalla stagione 1987/88, a Chicago iniziò un nuovo corso: quell’anno la squadra vinse cinquanta partite e fu al livello delle squadre migliori. Nella stagione successiva, i Bulls acquisirono un centro di nome Bill Cartwright dai New York Knicks. Quella stagione fu però non molto buona, visto il fatto che Collins stava perdendo la fiducia della squadra, e il suo rapporto con Jerry Krause, general manager dei Bulls, era arrivato al termine. I Bulls vinsero solo quarantasette partite e Collins fu esonerato.

Al posto di Collins venne assunto Phil Jackson, ex giocatore di basket e assistente di Collins negli anni precedenti. La prima stagione di Jackson fu quella 1989/90: i Bulls sconfissero per 3-1 i Milwaukee Bucks al primo turno, poi 4-1 contro i Philadelphia 76ers, e al terzo turno trovarono i Detroit Pistons, da cui erano già stati eliminati nelle due stagioni precedenti. Anche quell’anno i Pistons si dimostrarono una squadra più forte, ma i Bulls riuscirono a portarli fino alla settima partita, confermando la propria crescita.

Il primo Three-Peat (1990-1993)

Il primo titolo (1990/91)

La stagione 1990/91 iniziò con largo anticipo per i giocatori dei Chicago Bulls che dopo la delusione dei playoff appena conclusi decisero di tornare immediatamente al lavoro in palestra. Anche Michael Jordan avviò un nuovo e intenso programma di allenamento che lo rese ancora più forte fisicamente e mentalmente. La crescita di Scottie Pippen convinse inoltre Jordan ad affidarsi maggiormente al gioco di squadra. Con questo nuovo equilibrio, i Bulls disputarono una stagione straordinaria, vincendo 61 partite e stabilendo il nuovo record della storia della squadra.

Nei playoff eliminarono i New York Knicks con un netto 3-0, poi superarono i Philadelphia 76ers per 4-1. Al terzo turno ritrovarono i Detroit Pistons: i Bulls dominarono le prime due gare in casa e, quando la serie si spostò a Detroit, i Pistons non riuscirono a reagire, perdendo entrambe le partite. I Bulls conquistarono così l’accesso alle finali nazionali.

In finale li attendevano i Los Angeles Lakers guidati da Magic Johnson. I Lakers vinsero di misura la prima partita, ma dalla partita successiva la difesa dei Bulls prese il sopravvento. Chicago vinse la serie e conquistò il primo titolo NBA della sua storia. Al termine dell’ultima partita, Michael Jordan scoppiò in lacrime per la gioia.[9]

Back to back (1991/92)

A quel punto i Chicago Bulls erano ormai riconosciuti come una delle squadre più forti della lega. Nella stagione 1991/92 compirono un ulteriore salto di qualità, chiudendo con 67 vittorie. Scottie Pippen e Horace Grant elevarono ulteriormente il loro livello di gioco, rendendo la squadra ancora più completa e competitiva.

Nei playoff, il ruolo di grande rivale a Est non fu più dei Detroit Pistons, ma dei New York Knicks. Proprio contro New York, al secondo turno, Chicago dovette lottare fino alla settima partita per conquistare la serie.

Alle finali nazionali del 1992 i Bulls affrontarono i Portland Trail Blazers. La sfida fu presentata soprattutto come il duello tra Clyde Drexler e Michael Jordan: per alcuni Drexler era considerato persino superiore a Jordan.[10] Questo confronto mediatico non fece altro che aumentare le motivazioni di Michael, che trascinò Chicago alla vittoria in sei partite, conquistando il secondo titolo NBA consecutivo.

Il Dream Team (1992)

Nell’estate di quell’anno si disputarono le Olimpiadi di Barcellona, le prime nella storia ad aprire ufficialmente le porte ai giocatori professionisti di basket. Gli Stati Uniti presentarono una nazionale composta dalle più grandi stelle NBA del momento, tra cui naturalmente Michael Jordan.

Quell’edizione olimpica contribuì in modo decisivo a consacrare Jordan come icona globale, ampliando enormemente la sua popolarità e rafforzando il suo status di volto simbolo dell’NBA.[11] La squadra statunitense dominò il torneo senza incontrare reali difficoltà, conquistando la medaglia d’oro e trasformando quell’esperienza in una straordinaria vetrina mondiale per la lega.

Three Peat (1992/93)

La stagione fu caratterizzata da tensioni interne, in particolare da parte di Horace Grant, che viveva con frustrazione il fatto di non essere stato incluso nel Dream Team, a differenza di Michael Jordan e Scottie Pippen.[12] Questo clima influì anche sul rendimento della squadra, che passò dalle 67 vittorie dell’anno precedente a 57.

Nonostante il calo, i Chicago Bulls riuscirono comunque a raggiungere la finale, dove affrontarono i Phoenix Suns. I Bulls conquistarono le prime due partite in trasferta a Phoenix, ma la serie si complicò quando i Suns vinsero due delle tre partite giocate a Chicago. Tornati in Arizona, nonostante un momento di apparente difficoltà e demotivazione, i Bulls riuscirono a imporsi definitivamente, conquistando il terzo titolo consecutivo.

Primo ritiro (1993)

Dopo le Olimpiadi di Barcellona e la conquista del terzo titolo consecutivo, la pressione mediatica e la notorietà attorno a Michael Jordan aumentarono enormemente. Da sempre grande scommettitore, la sua natura estremamente competitiva lo rese un bersaglio ideale anche per gli allibratori legati al mondo del golf.

La situazione esplose quando alcuni suoi abituali compagni di golf furono arrestati e quando emerse la notizia di una sua visita notturna ai casinò di Atlantic City, la notte prima di una partita dei playoff del 1993.[13] L’opinione pubblica venne così a conoscenza della sua passione per il gioco d’azzardo. L’NBA guardò con preoccupazione alla vicenda e parte dei media iniziò ad assumere un atteggiamento sempre più critico nei confronti di Jordan.

A rendere il momento ancora più drammatico fu l’uccisione del padre. Questo evento segnò profondamente Jordan che, poco dopo aver conquistato il suo terzo titolo NBA, annunciò il suo ritiro dal basket.[14]

Ritorno e secondo Three-Peat (1994-1998)

Ritorno al basket

Dopo il ritiro dal basket, Michael Jordan decise di dedicarsi al baseball, lo sport che lo aveva legato profondamente a suo padre. Nel 1994 giocò con i Birmingham Barons, squadra di lega minore di proprietà di Jerry Reinsdorf. Era un compagno di squadra stimato e rispettato, ma il lungo periodo lontano dal baseball e una preparazione fisica non specifica per quello sport limitarono le sue prestazioni, impedendogli di emergere ad alto livello.[15]

Phil Jackson era convinto che il suo addio all’NBA fosse solo temporaneo. Jordan, infatti, rimase in contatto con B.J. Armstrong e continuò a seguire da vicino il mondo del basket.[16] Nell’inverno tra il 1994 e il 1995, durante lo sciopero dei giocatori di baseball, fece visita a Jackson e gli comunicò la sua intenzione di tornare. A marzo riprese ad allenarsi, sfidando B.J. Armstrong in palestra, e il giorno seguente annunciò ufficialmente il suo rientro con un breve comunicato: “Sono tornato”.

Tornò in campo il 19 marzo 1995, in una partita in cui la sua squadra fu sconfitta dopo due tempi supplementari contro gli Indiana Pacers. Jordan in effetti non era ancora al massimo della forma e la squadra era profondamente cambiata: Bill Cartwright non c’era più, Horace Grant si era trasferito ai neonati Orlando Magic, il nuovo arrivato Toni Kukoč ancora in fase di adattamento e il roster comprendeva molti volti nuovi.

Al momento del ritorno di Jordan, i Bulls avevano vinto 34 partite e ne avevano perse 31; con Jordan chiusero la stagione vincendo 13 partite e perdendone 4. Nei playoff eliminarono Charlotte per 3-1, ma furono poi sconfitti dagli Orlando Magic di Grant, Shaquille O’Neal e Penny Hardaway.

Durante l’estate successiva, mentre era impegnato nelle riprese del film Space Jam (1996), che lo vedeva recitare insieme ad alcuni personaggi dei Looney Tunes, Jordan lavorò intensamente sul proprio condizionamento atletico e apportò modifiche al suo stile di gioco, preparando il terreno per una nuova fase della sua carriera. [17]

Secondo Back to Back

Dopo la delusione della stagione 1994/95, Michael Jordan tornò più determinato che mai. I Chicago Bulls, però, non erano una squadra completa: dopo l’addio di Horace Grant, il ruolo di ala grande era rimasto scoperto. Per colmare quella lacuna, la dirigenza ingaggiò Dennis Rodman, ex giocatore dei Detroit Pistons, noto per il suo carattere difficile ma anche per le straordinarie doti difensive e a rimbalzo (ossia abilità nel prendere la palla dopo un tiro sbagliato). Con il suo arrivo, il roster trovò il giusto equilibrio.

Jordan, rientrato dall’esperienza nel baseball, mostrava un atteggiamento diverso rispetto agli inizi della carriera: meno critico verso i compagni e più orientato alla leadership collettiva. Alla squadra si unì anche Ron Harper, che si reinventò come specialista difensivo. Nel frattempo, giocatori arrivati durante l’assenza di Michael — come Luc Longley, Steve Kerr e Bill Wennington — stavano ormai trovando la giusta intesa con lui.

La stagione iniziò in modo travolgente: 23 vittorie nelle prime 25 partite. Dopo aver perso il primo confronto con gli Orlando Magic, i Bulls tra dicembre e gennaio vinsero 31 gare perdendone soltanto 2. Arrivarono alla pausa per l’All-Star Game (partita a cui venivano convocati i migliori giocatori della prima parte di stagione) con un incredibile record di 42-5 e conclusero la regular season con 72 vittorie, stabilendo il nuovo primato NBA per vittorie in una singola stagione (record poi superato nel 2016 dai Golden State Warriors con 73 vittorie).

Nei playoff eliminarono i Miami Heat in tre partite, superarono i Knicks per 4-1 e contro i Magic vinsero agilmente. Alle finali nazionali affrontarono i Seattle SuperSonics: vinsero le prime tre gare della serie, persero le due successive, ma chiusero i conti con una spettacolare sesta partita, conquistando il titolo.

La stagione seguente fu altrettanto dominante: 69 vittorie in regular season e un record di 15-4 nei playoff del 1997. Alle finali incontrarono maggiori difficoltà anche a causa di alcuni infortuni, ma grazie anche alla memorabile gara 5 di Jordan — passata alla storia come la “Flu Game” — i Bulls conquistarono un altro anello, completando il secondo back-to-back e vincendo il quinto titolo in sette anni.

Ultima stagione (1997/98)

La stagione 1997/98 si presentava come “L’Ultimo Ballo”: l’età avanzata di molti giocatori e le tensioni sempre più evidenti tra squadra e dirigenza avevano incrinato i rapporti. C’era la consapevolezza che potesse essere l’ultima annata di quel gruppo, e soprattutto l’ultima di Michael Jordan. Ovunque andassero, i palazzetti registravano il tutto esaurito e i tifosi arrivavano perfino a prenotare stanze negli stessi hotel dei Bulls pur di essere vicini alla squadra.

Jordan disputò l’All-Star Game a New York, in un’edizione segnata anche dalla presenza di una giovane stella emergente, Kobe Bryant. Dopo un avvio incerto (8 vittorie e 7 sconfitte), i Bulls cambiarono marcia con un parziale di 54-13, chiudendo la stagione a quota 62 vittorie.

Nei playoff affrontarono al primo turno i New Jersey Nets: pur senza brillare particolarmente, vinsero la serie 3-0. Al secondo turno eliminarono i Charlotte Hornets per 4-1.

Il terzo turno li vide affrontare gli Indiana Pacers allenati da Larry Bird. Fu una serie durissima: i Bulls vinsero la prima e la seconda partita grazie alla difesa, ma a Indianapolis l’inerzia cambiò. I Pacers conquistarono entrambe le partite in casa, con la quarta partita decisa da un tiro allo scadere di Reggie Miller. I Bulls dominarono la quinta partita, ma i Pacers risposero vincendo la sesta e portando la serie alla decisiva settima partita. I Bulls apparivano stanchi e la partita sembrava indirizzata verso i Pacers, ma la determinazione di Jordan fece la differenza e i Bulls conquistarono l’accesso alla finale.

In finale trovarono gli Utah Jazz, squadra esperta come i Bulls, guidata da John Stockton e Karl Malone. La prima partita si giocò a Salt Lake City e, complici la stanchezza e l’altitudine, i Bulls persero. Si riscattarono alla seconda partita pareggiando la serie, mentre la terza fu un dominio assoluto: 96-54, la vittoria con margine più ampio nella storia delle finali e il punteggio più basso mai registrato da quando era stato inserito il cronometro dei 24 secondi. I Bulls vinsero anche la quarta partita, portandosi sul 3-1, ma i Jazz reagirono espugnando Chicago e riportando la serie a Salt Lake City.

La sesta partita si presentava come un possibile ultimo atto per i Bulls. Ron Harper e Scottie Pippen avevano problemi fisici e Pippen fu costretto a saltare il primo tempo. Nonostante ciò, i Jazz non riuscirono a chiudere la partita. A 41,9 secondi dalla fine il punteggio era 86-83 per i Jazz: Jordan segnò un tiro da sotto il canestro per l’86-85. Nell’azione successiva, Stockton servì Malone, ma Jordan rubò il pallone. Con 18,9 secondi sul cronometro, si avvicinò al canestro, superò il difensore e realizzò il tiro dell’86-87. i Jazz non trovarono il canestro decisivo e Chicago vinse il titolo. Quel tiro rappresentò l’ultimo canestro di Michael Jordan con la maglia dei Bulls. [18]

Secondo Ritiro

Dopo i Bulls, Jordan giocò altre due stagioni con i Washington Wizards (2001/2002, 2002/2003), senza grandi successi, per poi ritirarsi definitivamente il 17 aprile 2003.

Palmares

NBA:

  • Campione NBA: 6 (90/91, 91/92, 92/93, 95/96, 96/97, 98/99)

Nazionale:

  • Campione Olimpico: 2 (1984 Los Angeles, 1992 Barcelona)

NCAA:

  • Campione NCAA: 1 (1981)

Individuale: NBA:

  • MVP della Regular Season: 5 (87/88, 90/91, 91/92, 95/96, 97/98)
  • MVP All Star Game: 3 (1988, 1996, 1998)
  • MVP Finals: 6 (1991, 1992, 1993, 1996, 1997, 1998)
  • Rookie of the year: 84/85
  • Defensive player of the year: 87/88
  • Partecipazioni All Star: 14 (1985, 1986, 1987, 1988, 1989, 1990, 1991, 1992, 1993, 1996, 1997, 1998, 2002, 2003)[19]

Bibliografia

  • Sam Smith, The Jordan Rules: the inside story of one turbulent season with Michael Jordan and the Chicago Bulls, New York, Gallery Books,1 992.
  • David Halberstam, Air: la storia di Michael Jordan, Milano, Magazzini Salani, 2020.

Note

  1. Halberstam, Air, pp. 21-22.
  2. Halberstam, Air, p. 23.
  3. Halberstam, Air, p. 59.
  4. Halberstam, Air, p. 97.
  5. Halberstam, Air, pp. 112-113.
  6. Halberstam, Air, p. 150.
  7. Halberstam, Air, p. 171.
  8. Halberstam, Air, p. 186.
  9. Smith,The Jordan Rules, p. 17.
  10. Halberstam, Air, p. 290.
  11. Halberstam, Air, p. 293.
  12. Halberstam, Air, p. 309.
  13. Halberstam, Air, p. 320.
  14. Halberstam, Air, p. 325.
  15. Halberstam, Air, p. 327.
  16. Halberstam, Air, pp. 329-330.
  17. Halberstam, Air, p. 333.
  18. Halberstam, Air, p. 395.
  19. Michael Jordan Leaderboards,Awards and Honors, https://www.basketball-reference.com/players/j/jordami01.html#all_leaderboard