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==Stile e influenze== ===Stile=== Le boygenius sono una band indie-rock / folk-rock. Trattandosi di un supergruppo, tuttavia, ognuna delle artiste contribuisce con il proprio stile musicale, che può distinguersi in modo netto nelle canzoni in cui è una penna a prevalere sulle altre, come nel caso dei tre singoli che hanno anticipato l’uscita di ''the record''. Nel brano ''$20'' lo stile dominante è quello di Baker, autrice e principale interprete del pezzo, che si distingue da quello delle compagne per i suoni heavy-rock e i riff insistenti, uniti a testi che esprimono tendenze autodistruttive e velate proteste. Nel singolo ''Emily I'm Sorry'', a prevalere sono la scrittura e la voce di Bridgers, che adotta uno stile folk, più intimo e acustico, mentre canta di instabilità, rimpianti e speranze, ricordando una sua passata relazione. A seguire, ''True Blue'', una ballad scritta e interpretata da Dacus, dallo stile indie e malinconico, con un testo che richiama la fedeltà e i ricordi (l’espressione inglese ''true blue'' significa infatti ‘fedele’). A partire dalle canzoni prettamente individuali, fino ad arrivare a quelle più collaborative, la cooperazione delle boygenius nasce dall’incontro di stili e voci differenti, che danno vita ad armonizzazioni coese e complementari, dove ogni timbro influenza i brani con le proprie caratteristiche. Secondo il «The Guardian», le tre “si completano a vicenda con il loro candore spesso straziante” <ref>Tara Joshi, ''[https://www.theguardian.com/music/2023/apr/02/boygenius-the-record-review-julien-baker-phoebe-bridgers-lucy-dacus The Record review – Julien Baker, Phoebe Bridgers and Lucy Dacus blaze with feeling]'', «The Guardian», 2 aprile 2023.</ref>, mentre Bridgers ha descritto il legame che si è instaurato tra loro sin dal primo incontro, affermando: «Non è stato ''come'' innamorarsi. ''È stato'' innamorarsi» <ref>Angie Martoccio, ''[https://www.rollingstone.it/musica/interviste-musica/vi-presentiamo-le-boygenius-il-supergruppo-piu-eccitante-del-2023/712298/ Vi presentiamo le boygenius, il supergruppo più eccitante del 2023]'', «Rolling Stone», 7 febbraio 2023 (ed. orig. Angie Martoccio, ''[https://www.rollingstone.com/music/music-features/boygenius-julien-baker-phoebe-bridgers-lucy-dacus-the-record-interview-1234660514/ How Boygenius Became The World’s Most Exciting Supergroup]'', «Rolling Stone US», 19 gennaio 2023).</ref>. ===Influenze=== Le boygenius inseriscono spesso nei loro brani riferimenti ad artisti musicali e canzoni. Ne sono esempi Paul Simon, tra i ringraziamenti di ''the record'', da cui hanno preso ispirazione per la canzone ''Cool About It'' (più precisamente a partire dal brano ''The Boxer'' di Simon & Garfunkel); oppure Leonard Cohen, citato nel titolo dell’omonima traccia di ''the record'' e all’interno della canzone stessa, che riprende due versi del suo ''Anthem'' (“There’s a crack in everything / That’s how the light gets in”). Chiaro riferimento al brano ''Revolution 1'' dei Beatles è il titolo della canzone ''Revolution 0'', presente in ''the record''; mentre da ''Strong Enough'', di Sheryl Crow, è stata tratta ispirazione per la traccia ''Not Strong Enough''. Più velato è l’omaggio nella canzone ''We’re In Love'' all’artista folk statunitense Elliott Smith, che Dacus ha rivelato aver citato nel verso: “I’ll be the boy with the pink carnation / Pinned to my lapel”, riferendosi all’episodio che ha visto Smith protagonista durante la cerimonia degli Oscar 1997, quando si è presentato con un garofano rosa attaccato alla sua giacca bianca, ma è stato costretto a toglierlo perché ritenuto sciocco dagli organizzatori. Durante la cerimonia dei Grammy Awards 2024 Baker, Bridgers e Dacus hanno indossato completi bianchi ai quali hanno aggiunto garofani rosa in onore di Elliott Smith. Le boygenius nel 2023 hanno condiviso sulla piattaforma Spotify una playlist intitolata ''boygenius: Blueprint'', con 82 canzoni che le hanno ispirate nella creazione dell’album ''the record''. Alcuni degli artisti presenti sono Mitski, Big Thief, The National, LCD Soundsystem, Sinéad O’Connor, Regina Spektor, Fugazi e Florence + The Machine.
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