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Incidenti da esposizione involontaria a materiali radioattivi
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==Misure preventive== La corretta gestione delle fonti radioattive costituisce un passaggio essenziale per prevenire incidenti e limitare il rischio di dispersioni incontrollate. In primo luogo, è importante definire procedure che stabiliscano la responsabilizzazione diretta di chi detiene materiali radioattivi e di un sistema legislativo ben strutturato e rafforzato da norme facili da applicare e sottoposto a ispezioni serie. Questo, infatti, riduce la possibilità che le sorgenti rimangano incustodite o vengano trasferite in modo illegale senza senza avvisare le autorità competenti, come accaduto nella clinica abbandonata di Goiânia e permette di scongiurare furti, come quello avvenuto a Samut Prakarn. <ref>IAEA, ''The Radiological Accident in Goiânia'', p. 87.</ref> <ref>IAEA, ''The Radiological accident in Samut Prakarn'', pp. 44–49.</ref> Allo stesso tempo, risulta decisivo semplificare le comunicazioni tra enti di vigilanza e organi di controllo, introducendo sistemi di segnalazione periodica volti a confermare lo stato e la collocazione delle apparecchiature. A tal proposito, si raccomanda di adottare etichettature e marcature ben visibili, affinché anche il pubblico non specializzato possa riconoscere dispositivi potenzialmente pericolosi e non confonderli con scarti comuni. È altresì fondamentale rafforzare la protezione fisica dei depositi, tramite barriere, sensori di movimento e cartellonistica in posizioni strategiche. <ref>IAEA, ''The Radiological Accident in Goiânia'', pp. 87–88.</ref> <ref>IAEA, ''The Radiological accident in Samut Prakarn'', p. 47.</ref> <ref>IAEA, ''The Radiological accident in Lia, Georgia'', pp. 137–138.</ref> Un altro aspetto di rilievo è la formazione continua degli operatori e di tutti i soggetti che possono venire in contatto con sorgenti radioattive, compresi settori quali la logistica dei trasporti e la raccolta di rottami metallici. L’incidente di Goiânia ha dimostrato l’importanza di istruire non solo il personale specializzato, ma anche la popolazione, affinché sappia riconoscere e segnalare tempestivamente la presenza di radiazioni. In questa prospettiva, l’adozione di piani di emergenza chiari, con procedure d’allarme rapide e squadre specializzate pronte a intervenire, è importante per reagire efficacemente in caso di dispersione o smontaggio improprio di un dispositivo. La creazione di registri nazionali, aggiornati costantemente, si rivela cruciale per tenere traccia delle fonti anche nel lungo periodo e prevenire il fenomeno delle “fonti orfane”, come confermato dalle gravi conseguenze registrate in Georgia. Una tale strategia permetterebbe di localizzare rapidamente i dispositivi non più utilizzati o abbandonati, limitando il pericolo di contaminazioni in aree densamente popolate. Infine, la collaborazione tra enti nazionali e organizzazioni internazionali risulta decisiva per fornire supporto tecnologico e medico quando si verificano esposizioni rilevanti. La disponibilità di squadre specializzate, addestrate tramite simulazioni e dotate di dispositivi di protezione adeguati (oppure come nel caso di Lia, Georgia, anche dei volontari ben addestrati e con regole di contatto molto ferree possono portare a successo il ritiro e l'isolamento e schermatura delle possibili sorgenti orfane), rappresenta un fattore determinante per il recupero e la messa in sicurezza delle fonti fuori controllo. Al contempo, istruire i medici di base nel riconoscimento dei sintomi da radiazione e nella corretta gestione dei casi sospetti assicura interventi più rapidi e coordinati. Nel complesso, la combinazione di un quadro normativo solido, ispezioni regolari, formazione mirata, piani di emergenza strutturati e cooperazione internazionale costituisce il modo più efficace per ridurre al minimo il rischio di incidenti radioattivi e tutelare la salute pubblica. <ref>IAEA, ''The Radiological accident in Lia, Georgia'', pp. 139–141.</ref> <ref>IAEA, ''The Radiological Accident in Goiânia'', pp. 87–88.</ref> <ref>IAEA, ''The Radiological accident in Samut Prakarn'', p. 47.</ref> <ref>IAEA, ''The Radiological accident in Lia, Georgia'', pp. 137–138.</ref>
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