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==Chiusura== L'obiettivo negli anni Settanta era quello di trasformare progressivamente l'attività dell'Istituto in un servizio socio-psico-pedagogico. Un significativo contributo a questa trasformazione fu offerto dalla dottoressa Parisina Marzotti, medico primario dell'Istituto, la quale evidenziò alcuni aspetti critici del funzionamento della struttura. Pur sostenendo l'importanza della deistituzionalizzazione, come dimostrato dalla riduzione del numero di minori ospitati, la dottoressa Marzotti sottolineò le difficoltà di attuazione di tale processo, a causa della gravità delle condizioni dei degenti e dell'inadeguatezza delle strutture edilizie. La Legge regionale n. 46 del 3 agosto 1973 funse da normativa transitoria, consentendo all'Istituto, di ottenere l'idoneità dalla Giunta regionale il 15 maggio 1974. Come passo successivo, l'ente tentò di stabilire collaborazioni con il Comune di Siena tramite convenzioni per la formalizzazione di attività di consultorio. Nel 1976 fu redatta una proposta di convenzione tra l'Ospedale San Niccolò e il Comune di Siena. Tale accordo mirava alla creazione di un intervento unitario e integrato a livello territoriale, volto a contrastare la settorializzazione degli interventi e a promuovere l'inclusione sociale dei soggetti con disabilità. L'Istituto si avviava verso una riconversione in servizio per minori con disabilità, in collaborazione con i costituendi consorzi socio-sanitari e le Unità Sanitarie Locali. Il Presidente Ruggero Lusini avanzò una proposta ai consorzi socio-sanitari delle zone di Siena e delle valli circostanti per l'attivazione di servizi di consulenza, trattamento, assistenza domiciliare e ospedale diurno. Nel 1977, un team medico-psico-sociale operò sul territorio di Montalcino, estendendo successivamente l'esperienza agli altri comuni senesi.<ref> Vannozzi, ''Infanzia Reclusa'', 2020, pp. 100-109.</ref> Nel 1978 fu promulgata la Legge Basaglia <ref> https://www.treccani.it/enciclopedia/franco-basaglia_(Dizionario-di-Medicina)/</ref> , la quale introdusse un nuovo approccio alla cura dei malati mentali, eliminando l'uso dei manicomi e imponendo la chiusura di tutte le strutture manicomiali in Italia. Sebbene questa riforma abbia determinato un cambiamento significativo per il San Niccolò e per la sua deistituzionalizzazione, l'istituto non venne chiuso definitivamente fino al 1999. In quell'occasione, oltre alla cessazione delle attività manicomiale, la struttura cambiò denominazione, passando da "Manicomio di San Niccolò" a "Palazzo di San Niccolò".
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