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== L’eredità stilistica e l’influenza nella moda contemporanea == Dopo ogni collezione, Christian Dior cercava riposo e relax. Ad ottobre del 1957 partì per Montecatini, una delle sue città italiane preferite, per trascorrere un periodo di riposo per completare la sua imminente nuova collezione <ref>Repola, Christian Dior: il New Look e il ritorno del lusso post-guerra</ref>. Come di consueto al mattino si recava alle terme, mentre nel pomeriggio si concedeva passeggiate nel parco. La sera, prima della sua scomparsa, si era fermato a giocare a canasta con alcuni amici francesi. Durante la notte improvvisamente ebbe un malore e morì, lasciando dietro di sé un’eredità difficile da eguagliare. Anni prima, nel 1955, un diciannovenne di nome Yves Saint Laurent divenne assistente dello stilista, il quale ne intuì sin da subito il talento scegliendolo come successore della maison. L’intesa tra i due risultava evidente: «Un’idea che aveva lui, me ne suggeriva altre; e un’idea che avevo io, poteva suggerirne altre a lui. È qualcosa che si è consolidato nel tempo, molto più alla fine che all’inizio. Non c’erano discussione tra noi», dichiarò il ragazzo in un’intervista a seguito del decesso del fondatore <ref>RBA Coleccionables, Dior, p. 39</ref>. Dopo l’accaduto, l’azienda indisse una conferenza stampa per chiarire la situazione. Jacques Rouet, direttore generale della casa di moda, disse: «Il futuro della maison sarà assicurato da coloro che Christian Dior aveva nominato: Raymonde Zehnacker dirigerà lo studio, la grande Marguerite Carré garantirà la direzione tecnica della sartoria e Madame Bricard contribuirà con il suo buongusto. Tutti i disegni saranno eseguiti sotto la responsabilità di Yves Mathieu Saint Laurent, il discepolo preferito di Christian Dior» <ref>RBA Coleccionables, ''Dior'', p. 36</ref>. Pur mantenendo uno stretto legame con il passato del fondatore, Saint Laurent attualizzò il marchio, modificando la silhouette sperimentando stili più giovanili e all'avanguardia. Qualche anno dopo, nel 1960, il nuovo direttore venne chiamato a svolgere il servizio militare e fu costretto a lasciare la maison. Dopo di lui, Marc Bohan prese le redini della casa di moda, proseguendo il percorso tracciato da Christian Dior. Egli ripropose il New Look, adattandolo agli anni ’60 e rendendo il marchio più accessibile. Inoltre introdusse il prêt à porter, l’abbigliamento pronto da indossare prodotto in serie, e l’abbigliamento per bambini. Tra il 1978 e il 1984 la maison visse un periodo di grande instabilità e incertezza dichiarando il fallimento. L’imprenditore Bernard Arnault acquisì il marchio con l’obiettivo di rilanciarlo, investendo risorse e strategie per consolidarne l’immagine. La nuova proprietà decise di arruolare Gianfranco Ferré nella veste di direttore creativo. Egli consolidò il suo stile sperimentando materiali e linee differenti dalle collezioni precedenti, rendendo ogni sua sfilata un viaggio nel mondo dell'inconsueto. Lo stilista diede vita a borse come la Lady Dior, inizialmente Chouchou, che divenne celebre quando la Première Dame francese Bernadette Chirac la diede in dono alla Principessa Diana, la quale rese la borsa il suo accessorio preferito contribuendo alla definitiva denominazione in suo onere. Qualche anno dopo, Jonh Galliano assunse la direzione, portando uno stile teatrale e spettacolare caratterizzato da collezioni innovative. Egli venne licenziato a causa di dichiarazioni pubbliche antisemite e provocatorie, le quali causarono scandalo danneggiando l’immagine della casa di moda. Successivamente, Raf Simons, introdusse un approccio minimalista e concettuale rivisitando il guardaroba femminile in chiave moderna. Decise di non rinnovare il contratto e, in una dichiarazione ufficiale, diede spiegazioni al riguardo: «È una decisione basata sul mio desiderio di concretarmi su altri interessi della mia vita, tra cui il mio brand e le passioni che ho al di fuori del mio lavoro. Christian Dior è un’azienda straordinaria ed è stato un privilegio poter scrivere qualche riga nel libro della sua storia» <ref>RBA Coleccionables, ''Dior'', p. 108</ref>. Maria Grazia Chiuri, nominata nel 2016, divenne la prima donna a dirigere la casa di moda mescolando eleganza classica e stile contemporaneo <ref>Bensa, ''Storia di Dior'', Il New Look di Dior</ref>. In occasione della sua nomina a direttrice creativa, dichiarò quanto segue: «Ho deciso di comportarmi come la curatrice di un museo: sono arrivata in un luogo incredibilmente ricco di storia e desidero utilizzare ogni aspetto di essa con la massima libertà» <ref>Galerie Dior, ''La storia'', Maria Grazia Chiuri</ref>. Ad oggi essa infonde un tocco femminile allo stile del fondatore, trasformando ogni collezione in messaggi che celebrano i principi di uguaglianza ed emancipazione femminile. Chiuri, inoltre, collaborò con artisti e artigiani di tutto il mondo, rendendo ogni sfilata un’opera d’arte collettiva socialmente impegnata. Dal 2025 Jonathan Anderson ricopre il ruolo di primo direttore creativo, dopo il fondatore, a lavorare su tutte le collezioni della maison. In merito al suo approccio artistico, ha affermato: «Da sempre mi ispiro alla ricca storia di questa Maison, al suo spessore e alla sua empatia. Non vedo l’ora di lavorare con i suoi leggendari Atelier per scrivere il prossimo capitolo di questa incredibile storia» <ref>Galerie Dior, ''La storia'', Jonathan Anderson</ref>. L’influenza contemporanea del marchio conferma il suo valore come icona di stile e innovazione, ispirando le nuove generazioni di stilisti.
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