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=== Diffusione storica === La diffusione della Tandava non riguarda la trasmissione di una danza eseguibile, ma la progressiva affermazione di un modello simbolico e iconografico attraverso cui il movimento danzato viene assunto come principio cosmologico. La Tandava, in quanto qualità dinamica del gesto e modalità espressiva del movimento, si consolida storicamente non come repertorio performativo, bensì come paradigma visivo e concettuale associato alla figura di Śiva. Le prime attestazioni iconografiche di Śiva danzante si collocano nel contesto dell’arte indiana tardo-antica, in un periodo in cui l’elaborazione delle immagini divine si accompagna a una crescente formalizzazione dei linguaggi figurativi. In queste rappresentazioni iniziali, la danza non appare ancora pienamente codificata nei suoi attributi, ma è già connessa al dinamismo del corpo divino e al movimento ritmico inteso come principio ordinatore del cosmo. È soprattutto nell’India meridionale che l’immagine di Śiva Natarāja assume una configurazione iconografica stabile. A partire dall’alto medioevo, il dio danzante viene progressivamente canonizzato attraverso una serie di elementi ricorrenti - la postura dinamica, il cerchio di fiamme, il tamburo (''ḍamaru''), il fuoco - che traducono visivamente le funzioni cosmiche attribuite a Śiva. In questo processo, la danza non viene intesa come azione narrativa o come sequenza di passi, ma come forma simbolica del divenire, in cui il movimento divino rende percepibile l’ordine ritmico dell’universo. Un ruolo centrale nella diffusione di questo modello è svolto dalla produzione artistica della dinastia Chola (IX–XIII secolo). I celebri bronzi di Śiva Natarāja, realizzati per il culto nei templi e per le processioni rituali, fissano un canone formale destinato a esercitare un’influenza duratura sull’arte dell’India meridionale. In tali opere, la Tandava non è rappresentata come una danza storicamente situata o come pratica performativa umana, ma come principio cosmico reso visibile attraverso il gesto del dio.
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