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===La storia di Salvatore Lambetini=== Salvatore Lambetini nacque il 16 aprile 1959 a Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria, da genitori ignoti. Lo stesso giorno fu accolto presso il brefotrofio di Reggio Calabria, sotto la direzione del professor Giuseppe Castorina, rinomato pediatra, che esercitava la patria potestà sul minore. Nel 1963, Lambetini fu trasferito all’Istituto medico-psicopedagogico "A. D’Ormea" di Siena, dove gli fu diagnosticata una grave insufficienza mentale con tendenza all’oligofrenia, sebbene con possibilità di parziale recupero. Nonostante tale condizione, riuscì a completare senza difficoltà il ciclo di istruzione primaria all’interno dell’Istituto. L'Istituto accoglieva bambini affetti da deficit di varia natura, nonché orfani o minori provenienti da famiglie indigenti, offrendo loro istruzione, sostegno e un ambiente protetto. Salvatore Lambetini serbò un ricordo affettuoso del personale educativo e sanitario, nonché dei compagni di quegli anni. Sebbene privo di una famiglia di origine, riuscì a instaurare legami significativi con chi si prendeva cura di lui. Gli Istituti medico-psicopedagogici miravano al recupero sociale dei minori, preparando gli ospiti a una futura autonomia. A tal fine, operavano équipe multidisciplinari composte da psicologi, educatori, insegnanti e assistenti sociali, che effettuavano valutazioni iniziali attraverso colloqui, test cognitivi e osservazioni dirette. L’approccio pedagogico si avvaleva di materiali Montessori e di terapie mirate, come la terapia del gioco, per favorire lo sviluppo emotivo e sociale dei bambini. La quotidianità dell’Istituto era scandita da una routine equilibrata tra studio, attività creative e momenti di svago, con l’obiettivo di fornire ai minori competenze utili per il reinserimento nella società. Con il tempo, l’integrazione sociale divenne una priorità, con il supporto degli assistenti sociali incaricati di mantenere i contatti con le famiglie di origine e di agevolare l’inserimento lavorativo dei giovani. L’evoluzione delle politiche sociali portò progressivamente alla chiusura di queste strutture. Salvatore Lambetini trascorse dieci anni presso l’Istituto D’Ormea, intraprendendo in seguito percorsi di inserimento lavorativo che lo condussero a diverse esperienze in varie città italiane. Attualmente risiede a Siena, mantenendo vivi i legami con le persone conosciute durante il periodo istituzionale. Tale testimonianza, pur non sostituendo un’indagine storica e archivistica, offre uno spaccato umano della realtà degli Istituti medico-psicopedagogici, mettendone in luce le trasformazioni e le difficoltà. La vicenda di Lambetini, al pari di quella di molti altri, dimostra l’impatto profondo di queste istituzioni sulla vita di minori in cerca di un futuro migliore. <ref> Vannozzi, ''Infanzia Reclusa'', 2020, pp. 121-138.</ref> Una riflessione sulla realtà storica del Manicomio di San Niccolò evidenzia un contesto di marginalizzazione e reclusione. Pur concepito come luogo di cura e assistenza, nella pratica esso rappresentò spesso una dimensione di isolamento sociale, dove i pazienti, resi invisibili già in vita, venivano privati della loro identità e dignità. Il numero delle vittime di tale sistema è significativo, con circa cinquantamila individui coinvolti, cifra prossima all'attuale popolazione cittadina. Nel XIX secolo, il manicomio assunse una funzione più simile a un luogo di segregazione che a un istituto terapeutico, divenendo un deposito per individui ritenuti scomodi dalla società: non solo malati psichiatrici, ma anche emarginati, indigenti e donne considerate ribelli. Il San Niccolò si configurò dunque non solo come un ospedale psichiatrico, ma come il simbolo di un sistema sociale che preferiva occultare il disagio piuttosto che affrontarlo. <ref> Coli e Gigli, ''Voci dal Silenzio'', 2018, p. 9. </ref>
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