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== Iconografia == Nella rappresentazione iconografica di Śiva Natarāja, la danza è intesa come manifestazione simbolica delle azioni cosmiche attraverso cui il dio regola il processo del divenire. La danza non raffigura un episodio mitologico specifico, ma rende visibile, attraverso il movimento e i gesti, il funzionamento stesso dell’universo. Nella tradizione śivaita, tali azioni sono sistematizzate nel concetto delle cinque azioni cosmiche (''pañcakṛtya''), che comprendono la creazione (''sṛṣṭi''), la conservazione (''sthiti''), la distruzione (''saṃhāra''), l’occultamento (''tirobhāva'') e la grazia o liberazione (''anugraha''). Questo schema dottrinale fornisce una chiave interpretativa per comprendere il significato simbolico della danza di Śiva nella sua forma iconografica. Nella figura di Natarāja, tali funzioni sono espresse attraverso gli attributi e la postura del corpo: il tamburo (''ḍamaru'') allude al principio generativo e all’origine del ritmo cosmico; il fuoco rappresenta il processo di dissoluzione e trasformazione; il piede sollevato indica la possibilità della liberazione, mentre la figura schiacciata sotto il piede del dio è interpretata come simbolo dell’ignoranza o dell’illusione che vela la realtà ultima. In questa prospettiva, la Tandava non è riducibile a un gesto puramente distruttivo, ma si configura come una sintesi simbolica delle funzioni cosmiche di Śiva, attraverso cui il ciclo del divenire è espresso in forma visiva e ritmica. La danza diventa così un principio ordinatore, in cui movimento, tempo e trascendenza risultano inscindibilmente connessi.<ref>Coomaraswamy, ''Śiva and the Dance'', sezione dedicata a Śiva Natarāja e alla danza.</ref><ref>Kramrisch, ''The Presence of Śiva'', capp. dedicati a ''Śiva Natarāja'' e al ''pañcakṛtya''.</ref> === Diffusione storica === La diffusione della Tandava non riguarda la trasmissione di una danza eseguibile, ma la progressiva affermazione di un modello simbolico e iconografico attraverso cui il movimento danzato viene assunto come principio cosmologico. La Tandava, in quanto qualità dinamica del gesto e modalità espressiva del movimento, si consolida storicamente non come repertorio performativo, bensì come paradigma visivo e concettuale associato alla figura di Śiva. Le prime attestazioni iconografiche di Śiva danzante si collocano nel contesto dell’arte indiana tardo-antica, in un periodo in cui l’elaborazione delle immagini divine si accompagna a una crescente formalizzazione dei linguaggi figurativi. In queste rappresentazioni iniziali, la danza non appare ancora pienamente codificata nei suoi attributi, ma è già connessa al dinamismo del corpo divino e al movimento ritmico inteso come principio ordinatore del cosmo. È soprattutto nell’India meridionale che l’immagine di Śiva Natarāja assume una configurazione iconografica stabile. A partire dall’alto medioevo, il dio danzante viene progressivamente canonizzato attraverso una serie di elementi ricorrenti - la postura dinamica, il cerchio di fiamme, il tamburo (''ḍamaru''), il fuoco - che traducono visivamente le funzioni cosmiche attribuite a Śiva. In questo processo, la danza non viene intesa come azione narrativa o come sequenza di passi, ma come forma simbolica del divenire, in cui il movimento divino rende percepibile l’ordine ritmico dell’universo. Un ruolo centrale nella diffusione di questo modello è svolto dalla produzione artistica della dinastia Chola (IX–XIII secolo). I celebri bronzi di Śiva Natarāja, realizzati per il culto nei templi e per le processioni rituali, fissano un canone formale destinato a esercitare un’influenza duratura sull’arte dell’India meridionale. In tali opere, la Tandava non è rappresentata come una danza storicamente situata o come pratica performativa umana, ma come principio cosmico reso visibile attraverso il gesto del dio.
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