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==4. L’Apple I e i primi sviluppi dell’azienda== Il primo prodotto sviluppato dalla Apple Computer fu l’Apple I, un computer basato su una singola scheda elettronica progettata da Steve Wozniak. La scheda integrava un microprocessore, memoria e circuiti di supporto, permettendo il collegamento a tastiera e monitor esterno. A differenza di molti kit dell’epoca, l’Apple I veniva venduto già assemblato, lasciando all’utente il solo compito di aggiungere un contenitore, un alimentatore e le periferiche necessarie<ref>https://www.britannica.com/money/Apple-Inc</ref>. Wozniak curò l’intero progetto tecnico, sviluppando sia l’hardware sia il software di base. Jobs gestì la produzione, i contatti con i clienti e la strategia commerciale. Le prime unità furono assemblate a mano con l’aiuto di amici e familiari, utilizzando spazi domestici come laboratori: la camera da letto di Patty Jobs, il tavolo di cucina e il garage della casa di Los Altos. Tra i collaboratori c’erano Daniel Kottke, conosciuto da Steve Jobs al Reed College, e Elizabeth Holmes, che saldava i chip sotto la supervisione di Jobs, mentre Patty Jobs contribuiva al montaggio. Wozniak verificava ogni circuito collegandolo a tastiera e monitor, separando quelli funzionanti da quelli da correggere<ref>Walter Isaacson, ''Steve Jobs'', p. 81</ref>.[[File:Apple_I.jpeg|thumb|right|Steve Jobs e Daniel Kottke presentano l’Apple I al Festival del Personal Computer di Atlantic City (1976).]] Un momento chiave fu l’accordo con il Byte Shop, gestito da Paul Terrell, il quale accettò di acquistare un certo numero di unità, imponendo come condizione che le schede fossero già assemblate e funzionanti. Jobs ottenne l’accordo e consegnò i primi cinquanta circuiti stampati entro trenta giorni, coprendo quasi interamente i costi dei primi cento componenti<ref>Steve Wozniak e Gina Smith, iWoz: From Computer Geek to Cult Icon, p. 116,117</ref>. Questo permise alla Apple di iniziare a ottenere un profitto sulle unità successive, vendute ad amici e agli altri membri dell’Homebrew Computer Club. Il prezzo di vendita fu fissato a 666,66 dollari, calcolato da Jobs come ricarico sui costi e scelto anche per la ripetizione delle cifre<ref>Steve Wozniak e Gina Smith, iWoz: From Computer Geek to Cult Icon, p. 118</ref>. Holmes assunse il ruolo di contabile part-time, mentre Jobs noleggiò una segreteria telefonica per gestire i messaggi dell’azienda. Ron Wayne realizzò il primo logo, raffigurante Newton sotto un melo, con un verso di Wordsworth<ref> Walter Isaacson, Steve Jobs, p. 82</ref>. Nel primo periodo furono prodotte circa 200 unità, vendute sia a singoli clienti sia a rivenditori specializzati<ref>https://www.britannica.com/money/Apple-Inc</ref>. La produzione era limitata e gestita direttamente dai fondatori, che partecipavano a tutte le fasi operative. Questa esperienza consentì a Jobs e Wozniak di acquisire competenze pratiche nella gestione completa di un prodotto tecnologico, dalla progettazione tecnica alla distribuzione. I due fondatori parteciparono anche alle prime fiere del settore. Al Festival annuale del Personal Computer di Atlantic City, portarono una scatola con l’Apple I e il prototipo del successore. Qui si confrontarono con prodotti concorrenti come l’IMSAI 8080 e il SOL-20 della Processor Technology Corporation. Sebbene il SOL-20 apparisse più completo e curato nell’involucro, Jobs e Wozniak valutarono le funzionalità del proprio computer e del prototipo successivo, consolidando la fiducia nella capacità della Apple di competere sul nascente mercato dei personal computer<ref> Walter Isaacson, Steve Jobs, p. 83</ref>.
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