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Incidenti da esposizione involontaria a materiali radioattivi
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==Incidenti Noti== ===L’incidente di Goiânia, Brasile (1987)=== L’incidente di Goiânia del 1987 è considerato uno dei più gravi episodi di contaminazione radiologica. L’evento ebbe inizio quando alcuni individui recuperarono una sorgente da un’apparecchiatura per terapie mediche che era stata lasciata incustodita in una clinica dismessa. Il Cesio-137 appariva come una polvere luminosa di colore blu, suscitando curiosità e favorendone la disseminazione in diverse zone di Goiânia. <ref>IAEA, ''The Radiological Accident in Goiânia'', pp. 1-3. </ref> Le conseguenze sanitarie furono drammatiche: quattro persone morirono per esposizione acuta, mentre numerosi soggetti subirono ustioni e sindromi acute da radiazioni, con oltre duecento civili contaminati e un totale di circa 112.000 persone sottoposte a controlli. Gli interventi sanitari iniziali si concentrarono sull’individuazione e sull’isolamento dei soggetti più gravemente contaminati, con l’utilizzo di metodi di decontaminazione cutanea e di analisi dei campioni biologici per valutare l’assorbimento interno di radionuclidi. <ref>IAEA, ''The Radiological Accident in Goiânia'', p. 41.</ref> <ref>IAEA, ''The Radiological Accident in Goiânia'', pp. 48-51.</ref> Le autorità locali, affiancate dalla Commissione Nazionale per l’Energia Nucleare (CNEN) e dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), attivarono un programma di emergenza che incluse lo sgombero degli edifici interessati, il monitoraggio dei siti contaminati e la rimozione di ingenti quantità di rifiuti radioattivi. Per la bonifica fu necessario demolire alcune abitazioni e asportare grandi volumi di terreno superficiale, con un totale di circa 3500 m³ di materiali contaminati trasferiti in un sito di stoccaggio provvisorio, situato a 20 km di distanza dalla città. <ref>IAEA, ''The Radiological Accident in Goiânia'', p. 63.</ref> <ref>IAEA, ''The Radiological Accident in Goiânia'', pp. 80-82.</ref> <ref>IAEA, ''The Radiological Accident in Goiânia'', p. 85.</ref> In seguito all’evento emersero rilevanti criticità legate alla gestione delle sorgenti radioattive in disuso, all’assenza di procedure di sicurezza adeguate e alla scarsa informazione sui rischi della radioattività. Su queste basi vennero formulate varie raccomandazioni, fra cui la necessità di rafforzare i controlli sugli impianti dismessi, di creare piani di emergenza più completi e di sensibilizzare la popolazione in merito alla pericolosità delle sorgenti di radiazioni. L’incidente dimostrò infine l’importanza di una legislazione chiara e rigorosa, nonché la necessità di personale addestrato e di strutture pronte a far fronte a emergenze radiologiche di larga scala. <ref>IAEA, ''The Radiological Accident in Goiânia'', pp. 86-89. </ref> ===L'Incidente di Samut Prakan, Thailandia (2000)=== L’incidente di Samut Prakan, avvenuto in Thailandia nel febbraio 2000, è considerato uno dei più gravi episodi di esposizione radiologica accidentale causati dalla gestione impropria di sorgenti mediche in disuso. L’evento ebbe inizio quando una sorgente di Cobalto-60, precedentemente impiegata in un’apparecchiatura per radioterapia ormai dismessa, fu sottratta da un deposito non autorizzato e successivamente venduta a un centro di raccolta di rottami metallici. <ref>IAEA, ''The Radiological accident in Samut Prakarn'', pp. 1-7.</ref> Gli operai del deposito, ignari del pericolo forzarono la schermatura usando strumenti comuni, rimuovendo involontariamente il materiale radioattivo. <ref>IAEA, ''The Radiological accident in Samut Prakarn'', pp. 8-10.</ref> Almeno dieci persone risultarono esposte a dosi significative di radiazioni: molte di esse manifestarono sin dai primi giorni nausea, vomito e gravi ustioni da radiazioni, oltre a una sensibile riduzione dei globuli bianchi. <ref>IAEA, ''The Radiological accident in Samut Prakarn'', pp. 11, 16-20.</ref>Quattro lavoratori, che avevano aperto la sorgente, subirono esposizioni particolarmente elevate e tre di loro, a causa della sindrome acuta da radiazioni e delle conseguenti infezioni settiche, morirono nel giro di poche settimane. <ref>IAEA, ''The Radiological accident in Samut Prakarn'', pp. 22-24.</ref> <ref>IAEA, ''The Radiological accident in Samut Prakarn'', p. 35.</ref> La scoperta dell’incidente si deve principalmente ai medici di un ospedale locale, che riconobbero i sintomi tipici di un’esposizione acuta e segnalarono la presenza di una sorgente radioattiva non sorvegliata.<ref>IAEA, ''The Radiological accident in Samut Prakarn'', p. 1,12. </ref> Le autorità thailandesi e l’Office of Atomic Energy for Peace (OAEP) coordinarono l’operazione di recupero: gli specialisti individuarono l’area contaminata e, dopo aver circoscritto il perimetro, adottarono procedure di sicurezza per isolare la sorgente, infine collocata in un contenitore schermato e trasferita in un deposito sicuro. <ref>IAEA, ''The Radiological accident in Samut Prakarn'', pp. 18-20.</ref> La vicenda portò a una revisione delle procedure nazionali in materia di sicurezza e tracciabilità delle sorgenti radioattive, evidenziando la necessità di un controllo più rigoroso e di una cooperazione costante tra le autorità di regolamentazione, i fornitori di apparecchiature e i centri sanitari.<ref>IAEA, ''The Radiological accident in Samut Prakarn'', pp. 46-48.</ref> Fra le raccomandazioni più urgenti emerse l’importanza di una segnaletica chiara e multilingue, di ispezioni periodiche e di piani d’emergenza efficaci, in grado di prevenire o di contenere prontamente incidenti analoghi. <ref>IAEA, ''The Radiological accident in Samut Prakarn'', pp. 48-49.</ref> ===L'incidente radiologico di Lia in Georgia (2001)=== Nel dicembre del 2001, nel villaggio di Lia, in Georgia, tre abitanti trovarono in una foresta due generatori termoelettrici a radioisotopi (RTG) contenenti stronzio-90, abbandonati e in stato di disuso.<ref>IAEA, ''The Radiological accident in Lia, Georgia'', pp. 1–3.</ref> Ignari della pericolosità, i tre uomini utilizzarono i dispositivi come fonti di calore per scaldarsi durante la notte, rimanendo esposti a significative dosi di radiazioni. Dopo poche ore i tre uomini iniziarono a manifestare sintomi tipici dell’esposizione acuta, come nausea, vomito e spossatezza,<ref>IAEA, ''The Radiological accident in Lia, Georgia'', pp. 6–7.</ref> mentre nelle settimane successive due di loro svilupparono gravi ustioni da radiazioni alla schiena. Le analisi mediche confermarono la diagnosi di sindrome acuta da radiazione (ARS); uno dei soggetti riportò danni tali da necessitare cure specializzate all’estero, e morì due anni più tardi a causa delle complicazioni collegate all’elevata esposizione. <ref>IAEA, ''The Radiological accident in Lia, Georgia'', pp. 1, 22–23.</ref> Le autorità georgiane e l’AIEA avviarono un’operazione di recupero dei generatori termoelettrici sotto condizioni climatiche avverse e in un’area montuosa di difficile accesso.<ref>IAEA, ''The Radiological accident in Lia, Georgia'', pp. 25-28.</ref> Il personale incaricato adottò procedure di sicurezza per evitare ulteriori dispersioni o danni alla popolazione locale e riuscì a collocare le sorgenti radioattive in contenitori schermati, trasferendole in un sito sicuro. <ref>IAEA, ''The Radiological accident in Lia, Georgia'', p. 23.</ref> L’incidente mise in evidenza la necessità di gestire in modo adeguato le sorgenti radioattive orfane, favorendo una formazione specifica delle autorità locali e delle squadre di emergenza.<ref>IAEA, ''The Radiological accident in Lia, Georgia'', pp. 137-138.</ref> Il caso di Lia dimostrò inoltre l’importanza di un efficace sistema di sorveglianza e di recupero delle sorgenti abbandonate, al fine di prevenire incidenti analoghi e di tutelare la salute pubblica.
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