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==Formula Uno== ===Anni Cinquanta=== Negli anni Cinquanta la Ferrari esordì in Formula Uno, dimostrando fin da subito di essere in grado di competere per i primi posti. La Scuderia debuttò in F1 nella seconda tappa stagionale, al GP di Monaco. Aveva infatti saltato la prima gara della stagione, il GP di Silverstone, per correre una gara di F2 a Mons, in Belgio. Il 21 maggio 1950 la Ferrari partecipò alla sua prima gara in F1, ottenendo un secondo posto con Ascari, alle spalle di Juan Manuel Fangio su Alfa Romeo. Per la prima vittoria e pole position, la Ferrari dovette aspettare ancora un anno. Il 14 luglio 1951, José Froilan Gonzalez portò la sua 375 F1 al primo posto nel GP d’Inghilterra, partendo dalla prima posizione, battendo le Alfa Romeo di Fangio e Fagioli <ref> Leonildo Turrini (a cura di), ''FERRARI THE BEST'', pp. 194-195.</ref>. La stagione 1952 consacrò la Scuderia Ferrari, portando Alberto Ascari a vincere il suo primo titolo mondiale con la 500 F2. Con la stessa monoposto il pilota italiano riuscì a riconfermarsi anche nel 1953<ref> Acerbi, ''TUTTO Ferrari'', pp. 66-67.</ref>. Le stagioni 1954 e 1955 furono caratterizzate da poche soddisfazioni. Solo Mike Hawthorn e Gonzalez riuscirono a portare le loro 553 F1 alla vittoria, in tre occasioni. Nel 1956 la Ferrari tornò Campione del mondo con Juan Manuel Fangio. La vettura utilizzata per quella stagione fu la Lancia D50, auto venduta alla Scuderia dopo la tragica morte di Ascari in un test a Monza<ref> Acerbi, ''TUTTO Ferrari'', p. 99.</ref>. Nel 1958, Mike Hawthorn riuscì a vincere il campionato, battendo per un solo punto il connazionale Stirling Moss. La Scuderia non riuscì però a ripetere il successo l’anno seguente, quando vinse solo tre gare con Tony Brooks e Phil Hill. ===Anni Sessanta=== Gli anni Sessanta furono segnati da un'importante innovazione dal punto di vista tecnico e da poche vittorie. Nel GP di Monaco del 1960, le 246 P montarono per la prima volta un motore posteriore su una delle loro vetture <ref> Acerbi, ''TUTTO Ferrari'', pp. 146-147.</ref>. Questo cambiamento produsse grandi vantaggi aerodinamici e meccanici, che portarono la Ferrari a vincere il titolo mondiale Piloti con Phil Hill nel 1961. Hill, con l’aiuto dei compagni Wolfgang von Trips e Baghetti, riuscì a portare a casa anche il primo titolo mondiale Costruttori per la Scuderia Ferrari. Mentre le stagioni 1962 e 1963 furono prive di successi, la stagione 1964 fu ricordata per la vittoria del titolo mondiale, con Ferrari, di John Surtees, unico pilota a vincere almeno un mondiale nella massima categoria delle quattro e due ruote <ref> Acerbi, ''TUTTO Ferrari'', pp. 174-175.</ref>. Le successive stagioni, fino al 1969, furono caratterizzate da pochi successi e tanti problemi di affidabilità. ===Anni Settanta=== Gli anni Settanta videro la Scuderia Ferrari ritornare ai vertici dei campionati Piloti e Costruttori. La stagione 1970 fu incoraggiante per la Scuderia con quattro gare vinte, ma la vettura utilizzata per le tre stagioni successive si rivelò non all'altezza delle aspettative <ref> Acerbi, ''TUTTO Ferrari'', pp. 238-239.</ref>. Con l’arrivo dell’austriaco Niki Lauda nel 1974, la Ferrari riuscì a ritrovare la competitività, vincendo tre gare, in Spagna, in Olanda e in Germania. Il triennio 1975-77 fu ricco di successi per Niki Lauda e la Scuderia. Dopo undici anni dall’ultimo titolo mondiale Piloti vinto con John Surtees, la Scuderia Ferrari riuscì a conquistare il titolo mondiale Piloti e Costruttori con Lauda, il primo della sua carriera. L’impresa si sarebbe potuta riconfermare nel 1976, ma a seguito di un incidente spaventoso avvenuto nel Nürburgring per Lauda, il mondiale venne vinto dall’inglese James Hunt su Mclaren per un solo punto <ref> Leonildo Turrini (a cura di), ''FERRARI THE BEST'', p. 86.</ref>. Nonostante il mondiale perso, Lauda riuscì a conquistare il suo secondo titolo mondiale nel 1977, l’ultimo con la Ferrari, prima di passare alla Brabham Alfa Romeo. Il 1978 vide entrare in Ferrari due nuovi piloti: l'argentino Carlos Reutemann e il canadese Gilles Villeneuve. I due riuscirono a vincere 5 gare, ma questo non fu sufficiente per battere la Lotus 79 di Mario Andretti, che divenne Campione del mondo con la prima auto a “effetto suolo” della storia della Formula Uno. Ciò portò la Ferrari a creare la prima monoposto a “effetto suolo” della Scuderia per la stagione 1979. Con Jody Scheckter, la Ferrari riuscì a conquistare sia il titolo Piloti sia quello Costruttori, grazie anche all’aiuto di Villeneuve <ref> Acerbi, ''TUTTO Ferrari'', pp. 276-277.</ref>. ===Anni Ottanta=== Gli anni Ottanta furono caratterizzati da pochi successi e tante difficoltà. La stagione 1980 fu una delle più difficili in assoluto. I migliori risultati furono solo tre quinti posti. A fine anno la Ferrari arrivò decima nel campionato Costruttori, davanti solo all' Alfa Romeo <ref> Acerbi, ''TUTTO Ferrari'', pp. 278-279.</ref>. Nel 1981 si ebbe la creazione della prima monoposto Ferrari con motore turbo. Fu una stagione caratterizzata da ritiri sia da parte di Villeneuve sia da parte del nuovo pilota Didier Pironi. Solo Villeneuve, però, riuscì a piazzare la sua 126 CX al primo posto, in Spagna e a Monaco. Il 1982 fu una stagione ricca di successi e di drammi. Villeneuve morì durante le prove del GP del Belgio a Zolder, mentre durante le qualifiche del GP di Germania Pironi ebbe un gravissimo incidente che pose fine alla sua carriera. Nonostante ciò, il Mondiale Costruttori andò alla Scuderia <ref> Acerbi, ''TUTTO Ferrari'', pp. 288-289.</ref>. Il 1983 vide la Ferrari riconquistare il titolo mondiale Costruttori. Importanti furono le 4 vittorie conquistate dai piloti Patrick Tambay e René Arnoux. Al volante della Ferrari come pilota di punta per le stagioni 1984 e 1985 ci fu Michele Alboreto. Nella sua prima stagione, Alboreto vinse una sola gara, mentre l’anno successivo si giocò il titolo Piloti fino a metà stagione con il francese Alain Prost su Mclaren. Un'improvvisa mancanza di affidabilità, nella seconda parte della stagione, pose fine alle speranze del pilota della Ferrari di vincere il campionato <ref> Acerbi, ''TUTTO Ferrari'', pp. 300-301.</ref>. Solo qualche piazzamento a podio per Alboreto e lo svedese Stefan Johansson furono i risultati migliori di un 1986 principalmente caratterizzato da problemi di affidabilità. Per tornare a vincere, la Scuderia di Maranello dovette aspettare le ultime due gare dell’anno seguente con l’austriaco Gerhard Berger, rispettivamente il GP del Giappone e dell’Australia. Nel 1988, grazie alla monoposto MP4/4 e ai suoi piloti Ayrton Senna e Alain Prost, la Mclaren riuscì a vincere quindici delle sedici gare del campionato. Il 14 agosto dello stesso anno, Enzo Ferrari morì all’età di novant’anni. Meno di un mese dopo, si corse il GP d’Italia, a Monza, e a tagliare il traguardo per prime furono le due Ferrari di Gerhard Berger e Michele Alboreto <ref> Leonildo Turrini (a cura di), ''FERRARI THE BEST'', pp. 196-197. </ref>. Gli anni Ottanta si conclusero con tre successi stagionali nel 1989, con una vittoria per Berger nel GP del Portogallo, e due per il pilota inglese Nigel Mansell, in Brasile e in Ungheria. ===Anni Novanta=== Per la Casa di Maranello, gli anni Novanta furono anni di rinascita e di ritorno alla competitività. Con l’arrivo del campione in carica Alain Prost affiancato da Nigel Mansell, la stagione 1990 vide la Ferrari di Prost giocarsi il titolo con Senna su Mclaren, nella penultima gara del calendario in Giappone. Alla prima curva, Senna buttò fuori, tra le polemiche, il pilota Ferrari facendogli perdere il campionato. Nonostante ciò, la squadra italiana riuscì ad ottenere sei vittorie, raggiungendo un grande traguardo nel GP di Francia: la centesima vittoria in Formula Uno. Dal 1991 al 1993 la Ferrari non riuscì a vincere neanche una gara, tanto che nel 1991, Prost venne licenziato prima dell’ultima gara della stagione in Australia, dopo che aveva definito la sua auto un "camion" <ref> Acerbi, ''TUTTO Ferrari'', p. 329. </ref>. Nel 1994 la Scuderia di Maranello tornò alla vittoria nel GP di Germania grazie a Berger, tornato in Ferrari l'anno prima, dopo essere stato compagno di Senna in Mclaren per quattro anni <ref> Leonildo Turrini (a cura di), ''FERRARI THE BEST'', p. 142. </ref>. L’unica vittoria della stagione 1995, fu quella di Jean Alesi, a Montreal. A fine stagione Alesi e Berger furono rimpiazzati da due nuovi piloti: Michael Schumacher e l’irlandese Eddie Irvine. Nel 1996, con la guida straordinaria di Schumacher e l’aiuto del suo compagno di squadra, la Scuderia Ferrari arrivò a fine anno con un bilancio di tre vittorie, tutte ottenute da Schumacher, che la portarono seconda nel mondiale Costruttori dietro la Williams. Dopo un’annata positiva per la squadra di Maranello, Michael Schumacher ebbe la prima chance di vincere il suo primo titolo Mondiale con la Ferrari. Sfortunatamente le cinque vittorie conquistate in quella stagione non furono sufficienti per battere il pilota canadese Jacques Villeneuve su Williams. Schumacher si classificò secondo nel mondiale Piloti 1997, ma fu espulso dalla corsa e dalla classifica finale del Mondiale per aver tentato di buttare fuori pista Villeneuve durante l'ultima gara, a Jerez <ref> Acerbi, ''TUTTO Ferrari'', p. 359. </ref>. Il 1998 vide la battaglia per il titolo piloti tra il finlandese Mika Hakkinen su Mclaren e Michael Schumacher. Nonostante le sei gare conquistate da Schumacher, Hakkinen con le sue otto vittorie riuscì a imporsi sul rivale, diventando Campione del mondo per la prima volta nella sua carriera <ref> Acerbi, ''TUTTO Ferrari'', p. 361. </ref>. Per Schumacher il 1999 doveva essere l’anno della rivincita contro il rivale finlandese, ma al GP d’Inghilterra il pilota tedesco sbatté alla curva Stowe, al primo giro, infortunandosi alla gamba destra. Il compito di Schumacher passò a Irvine, che non riuscì a battere Hakkinen nonostante le quattro vittorie stagionali raccolte. La Ferrari comunque poté ritenersi soddisfatta dato che riuscì a vincere il titolo Costruttori dopo 16 anni d’attesa <ref> Acerbi, ''TUTTO Ferrari'', p. 365. </ref>. ===Anni Duemila=== Per la Ferrari in Formula Uno, gli anni Duemila sono considerati i migliori mai visti per vittorie e record conquistati. Schumacher, grazie all’aiuto del brasiliano Rubens Barrichello, dal 2000 al 2004, vinse 5 mondiali Piloti consecutivi, aggiungendo altri 5 mondiali Costruttori per la Scuderia. Con i cambi regolamentari, la Ferrari nel 2005 riuscì a vincere una sola gara, a Indianapolis, dove solo sei auto si schierarono in griglia, a causa di vari problemi alle gomme Bridgestone. Il 2006 vide per l’ultima volta Michael Schumacher al volante di una Ferrari. Nonostante un' impressionante rimonta nei confronti del suo rivale Alonso da metà stagione in poi, la corsa per il titolo mondiale di Schumacher si concluse al 36esimo giro del Gran Premio del Giappone, che vide il motore della sua Ferrari andare in fumo. La stagione si concluse con la vittoria del nuovo compagno di scuderia, Felipe Massa, nel GP del Brasile <ref> Acerbi, ''TUTTO Ferrari'', p. 405. </ref>. Con l’addio di Schumacher, la Ferrari iniziò a contare sulle abilità di Felipe Massa e del nuovo pilota Kimi Raikkonen per la stagione 2007. Le avversarie per quella stagione furono le due Mclaren di Fernando Alonso e di un giovane talento inglese, Lewis Hamilton. La battaglia per il titolo mondiale Piloti si concluse all’ultima gara in Brasile. Raikkonen riuscì a vincere la gara, con le Mclaren del catalano e dell’inglese, rispettivamente, in terza e settima posizione, diventando Campione del mondo alla sua stagione di debutto con la Ferrari <ref> Leonildo Turrini (a cura di), ''FERRARI THE BEST'', pp. 184- 185. </ref>. La stagione 2008 vide all’ultima gara, sempre in Brasile, Massa tagliare il traguardo per primo e da Campione del mondo, ma nelle retrovie Hamilton riuscì a superare la Toyota di Timo Glock e a conquistare la quinta posizione, utile per fargli vincere il Mondiale per un solo punto. Per celebrare i 60 anni di presenza nel Mondiale di Formula Uno, la Ferrari presentò nel 2009 la F60, che però non fu all’altezza delle sue avversarie. Solo Raikkonen riuscì a portarla alla vittoria nel GP del Belgio. ===Anni Duemiladieci=== Gli anni Duemiladieci del nuovo millennio mostrarono una Ferrari competitiva solo in determinate stagioni. Con l’arrivo di Fernando Alonso in Ferrari, la Scuderia di Maranello riuscì a lottare per il titolo mondiale Piloti solo nel 2010 e 2012, senza riuscire a vincerlo. Nelle altre stagioni passate in Ferrari, fino al 2014, Alonso dovette accontentarsi solo di qualche vittoria, ma senza prevalere sugli avversari in campionato. Dopo che Alonso lasciò la Ferrari per tornare alla Mclaren, il pilota di punta dalla stagione 2015 fu Sebastian Vettel. Nemmeno il talento di Vettel fu comunque tale da infrengere il dominio della Mercedes, che vinse ben 7 titoli Costruttori di fila dal 2014 al 2021 grazie a Lewis Hamilton e ai suoi compagni Nico Rosberg, fino al 2016, e Valtteri Bottas, fino al 2021, poi rimpiazzato da George Russell <ref> ''2021 F1 Constructors Championship Standings'', formulaonehistory.com, 2025 https://www.formulaonehistory.com/results/2021-f1-constructors-championship-standings/. </ref>. ===Anni Duemilaventi=== Gli ultimi anni hanno visto la Ferrari essere poco competitiva. Nel 2020 la Ferrari arrivò solo sesta nel campionato Costruttori, mentre le stagioni 2021 e 2023 non videro una monoposto in grado di lottare per il Mondiale. Solo la prima parte di stagione 2022 vide una Ferrari in grado di lottare per il titolo Piloti con Charles Leclerc, prima che la monoposto iniziasse ad accusare gravi problemi di affidabilità. Il 2024 vide la Scuderia giocarsi il titolo costruttori fino all'ultima gara contro la Mclaren, uscendone sconfitta <ref> ''2024 F1 Constructors Championship Standings'', formulaonehistory.com, 2025 https://www.formulaonehistory.com/results/2024-f1-constructors-championship-standings/. </ref>. La stagione 2025 si conclude con un quarto posto nella classifica Costruttori, con Charles Leclerc e Lewis Hamilton profondamente delusi dalla mancanza di competitività della monoposto.
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