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Incidenti da esposizione involontaria a materiali radioattivi
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==Cause comuni degli incidenti da esposizione involontaria a materiali radioattivi== Numerosi fattori contribuiscono agli incidenti Incidenti da esposizione involontaria a materiali radioattivi. Tra i più rilevanti rientra la gestione inadeguata delle sorgenti radioattive, soprattutto quando le apparecchiature contenenti isotopi ad alta attività vengono dismesse o trasferite senza adeguate comunicazioni all’autorità di controllo. L’abbandono di dispositivi in aree prive di sorveglianza può favorire l’accesso di persone ignare, a volte mosse dalla curiosità o dall’idea di rivendere il metallo come rottame. Un ulteriore fattore è la carenza di sistemi di sicurezza fisica. Locali in stato di abbandono, mancanza di lucchetti e segnaletica incomprensibile aumentano il rischio che le sorgenti vengano manomesse o smarrite. In diversi casi, l’assenza di etichette chiare e di registri aggiornati rende difficile tracciare i dispositivi nel tempo, vanificando i controlli. Anche le verifiche periodiche da parte di ispettori o tecnici qualificati possono essere imperfette: questo impedisce di individuare sorgenti “orfane” (quelle non più sotto la responsabilità di un titolare autorizzato) e di ritirarle in sicurezza. <ref>IAEA, ''The Radiological Accident in Goiânia'', pp. 87–91.</ref> La bassa consapevolezza del pubblico circa il pericolo delle radiazioni aumenta la possibilità di un potenziale incidente. Chi entra in contatto con una sorgente radioattiva senza riconoscere il simbolo di pericolo potrebbe aprirne l’involucro o disseminare il materiale, come accaduto nel celebre caso di Goiânia, dove il cesio-137 in forma altamente solubile ha contaminato case e persone. Altri esempi mostrano come alcuni lavoratori, ritenendo le sorgenti un semplice scarto metallico da rivendere, ricorrano a metodi rudimentali (martelli, fiamme) per smontare i dispositivi, subendo esposizioni elevate e ripetute. <ref>IAEA, ''The Radiological accident in Samut Prakarn'', pp. 40–49.</ref> All'assenza di piani di emergenza specifici si aggiunge spesso la mancanza di una rapida catena di comando, per cui possono trascorrere giorni prima che venga riconosciuto il rischio radiologico. Nei contesti in cui la politica o la paura dell’opinione pubblica impongono tempi di reazione incerti, le situazioni si complicano ulteriormente. Allo stesso tempo, scarsa informazione generale può ritardare gli interventi necessari ad arginare le esposizioni. Eventi come l’abbandono di fonti in Georgia evidenziano infine l’importanza di etichettatura universale e di piani di soccorso internazionali. L’intervento dell’IAEA, per esempio, si è rivelato cruciale per il recupero di sorgenti in aree difficili da raggiungere. Tali episodi mostrano la necessità di standard di segnaletica riconosciuti globalmente e di una più ampia formazione del personale medico e civile, poiché la mancata correlazione tra sintomi (nausea, vomito, ustioni cutanee) e radioattività può ritardare la diagnosi e aumentare i danni alla salute. <ref>IAEA, ''The Radiological accident in Lia, Georgia'', pp. 137–138.</ref>
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