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Grazia Deledda
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==Biografia== ===Infanzia=== Grazia Deledda nasce a Nuoro il 27 settembre 1871, quarta di sei figli di una famiglia benestante. Frequenta le scuole elementari nella sua città natale fino alla quarta classe, per poi continuare gli studi a casa con un insegnante privato, ottenendo un'istruzione che all'epoca non era normale per le donne, neanche nella sua classe sociale.<ref> Vittorio, Spinazzola (a cura di), Cronologia. ''Romanzi sardi: Grazia Deledda''. Milano, Mondadori Editore, 1990, ("I Meridiani"), pp. XLV-XLII.</ref> ===Attività letteraria=== A soli diciassette anni scrive il suo primo racconto, ''Sangue sardo'', pubblicato nel 1888 dalla rivista romana "Ultima moda". Nello stesso anno pubblica ''Remigia Helder'' e il romanzo ''Memorie di Fernanda''. A partire dal 1889 inizia a collaborare con varie testate sarde come "La Sardegna", "L'Avvenire di Sardegna" e "Vita sarda". Nel 1890 pubblica la raccolta di novelle ''Nell'azzurro'' e, sotto lo pseudonimo di Ilia di Sant'Ismael, il romanzo ''Stella d'Oriente''. La sua produzione prosegue con titoli come ''Amore regale'' (1891), ''Amori fatali'' (1892) e ''Fior di Sardegna'' (1892). Nel 1892 avvia una collaborazione con la rivista "Natura ed Arte" di Angelo De Gubernatis, che la coinvolge in un progetto demologico nazionale. Il materiale folklorico da lei raccolto confluisce nella "Rivista delle Tradizioni Popolari Italiane" e in un volume del 1895. I primi segni di una sua maturazione narrativa si colgono nel romanzo ''Anime oneste'' (1895) e, soprattutto, in ''La via del male'' (1896). Inizia qui il periodo decisivo per la carriera della Deledda, la sua scrittura evolve costantemente sia: nei temi che nelle tecniche narrative e nel linguaggio. Parallelamente, la sua poetica si delinea attraverso un'istanza etica radicata in una visione patriarcale della vita, che diventa il modello di riferimento per il suo universo immaginario. A questa fase appartengono romanzi come ''Il tesoro'' (1897), ''La giustizia'' (1899) e ''Il vecchio della montagna'' (pubblicato a puntate ne "La Nuova Antologia" nel 1899 e in volume nel 1900), le novelle ''L'ospite'' (1897) e ''Le tentazioni'' (1899), e la raccolta poetica ''Paesaggi sardi'' (1897). La traduzione francese di ''Anime oneste'' (''Ames honnêtes'', 1899) segna l'inizio del suo successo internazionale. <ref> Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna (ISRE), ''Grazia Deledda: la vita e le opere'', https://www.isresardegna.it/index.php?xsl=528&s=63716&v=2&c=4264 </ref> ===La vita a Roma=== Tra l'ottobre e il novembre del 1899, durante un soggiorno a Cagliari, Deledda conosce Palmiro Madesani, un impiegato ministeriale romano. I due si sposano poco dopo, l'11 gennaio 1900, e pochi mesi dopo le nozze si trasferiscono a Roma, dove la scrittrice vivrà per il resto dei suoi giorni. Nella capitale, Deledda trova un equilibrio stabile tra la vita familiare e quella lavorativa, dedicandosi alla cura dei due figli, Franz e Sardus, senza mai abbandonare la scrittura, che prosegue a ritmo sostenuto con la pubblicazione di quasi un libro all'anno. Nel 1926 Grazia Deledda vince il premio Nobel per la letteratura. Dieci anni dopo, il 15 agosto 1936, muore a Roma dopo una lunga malattia. Il mese successivo, "la Nuova Antologia" pubblica il suo ultimo romanzo autobiografico con il titolo: ''Cosima, quasi Grazia''. <ref> Vittorio, Spinazzola (a cura di), Cronologia. ''Romanzi sardi: Grazia Deledda''. Milano, Mondadori Editore, 1990, ("I Meridiani"), pp. XLV-XLII.</ref>
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