Mahidevran
Mahidevran (il cui nome vuol dire "Luna della buona sorte"; 1500 circa – Bursa, 3 febbraio 1581), fu una concubina del sultano ottomano Solimano il magnifico, e madre del principe Mustafà.[1]
Primi anni
Come tutte le concubine, anche Mahidevran era una giovane schiava, convertita all’islam e addestrata per servire nell’harem imperiale. Le sue origini sono incerte. Nel 1520, alcuni ambasciatori veneziani sostennero che provenisse dall’Albania o dal Montenegro, territori allora occupati dalla repubblica di Venezia. In realtà, nel 1550, era risaputo che provenisse dall’area del Mar Nero, forse dalla Crimea o dalla Circassia.[2]
Nel 1515, si unì all’harem del principe Solimano, il quale stava governando la provincia di Manisa. Solimano aveva già un figlio, Mahmud, di tre anni, da un’altra concubina. Mahidevran compare per la prima volta in un registro, non datato, degli stipendi del personale dell’harem del principe: riceveva 4 aspri al giorno, al pari di altre tre donne, mentre tre concubine, Yasemin, Hubeh e Server, ne ricevevano 5. Probabilmente il registro è stato redatto quando non era ancora diventata madre, perché alla nascita di suo figlio Mustafà solo la madre di Mahmud l’avrebbe superata in rango. Nel 1516 Mahidevran partorì il suo primo e unico figlio, il principe Mustafà.[3]
Avendo partorito un figlio maschio, Mahidevran aveva terminato il suo compito come concubina di Solimano. Nella corte ottomana vigeva infatti una regola tradizionale, cioè di permettere ad ogni concubina di partorire un solo figlio maschio, mentre era concesso avere più figlie femmine (nate ovviamente prima del maschio). Una volta messo al mondo un principe, la concubina cessava di avere qualsiasi contatto di natura sessuale con il sultano. Da quel momento in poi il suo principale compito era di educare e addestrare suo figlio, di seguirlo durante il periodo di governatorato nella provincia, e di procurarsi alleati per permettergli di ascendere al trono.[4]
Questo perchè la successione al trono ottomana era una successione aperta: ogni membro maschio della famiglia, indipendentemente dall’ordine di nascita, aveva pari diritto di salire al trono. Per mantenere l’ordine dello stato, ed evitare di avere il potere centrale del sultano costantemente attaccato da vari pretendenti, Maometto II il Conquistatore creò la legge del fratricidio. Essa prevedeva che ogni nuovo sultano aveva il diritto di uccidere i propri parenti maschi per assicurarsi un potere indisputato. Solitamente, la legge del fratricidio veniva applicata ai fratellastri nel momento in cui un principe riusciva a conquistare il trono, e sui loro figli nel caso ne avessero, ma poteva essere applicata anche ai figli del sultano stesso, se c’era il rischio che tentassero di detronizzare il loro stesso padre.[5]
Il ruolo della madre era quindi di vitale importanza per il principe, la cui vita dipendeva in larga parte dalla capacità della madre di proteggerlo dagli altri fratelli e dal suo stesso padre, e contemporaneamente di farlo apprezzare dalla corte, dalla popolazione, e soprattutto dai soldati. Se una concubina avesse avuto più di un figlio maschio da allevare, avrebbe dovuto scegliere quale sostenere e quale sacrificare. Inoltre, sarebbe stata ingiustamente avvantaggiata rispetto alle altre concubine, mentre la competizione per il trono doveva essere più equa possibile.[6]
Nel 1520, con la morte di Selim I, Solimano ascese al trono. Sebbene fosse l’unico erede, raggiunse subito Istambul per evitare disordini tra i soldati. Il nuovo sultano a questo punto aveva già quattro figli: dei maschi, Mahmud aveva otto anni, Mustafà cinque, e Murad era un infante, mentre l’unica femmina, di età incerta, pare si chiamasse Raziye.[7]
Periodo nell'harem di Solimano
Nel 1521, Mahidevran seguì Solimano a Istambul, insieme alle altre concubine e ai loro figli. Tradizionalmente la famiglia reale veniva alloggiata nel Palazzo Vecchio, mentre il sultano, la sua corte e le concubine del momento vivevano a Palazzo Topkapı. La concubina favorita del momento era Roxelana, in seguito conosciuta come Hürrem, che era già incinta.[8]
Nell’ottobre del 1521, scoppiò un’epidemia, che uccise tutti i figli di Solimano, eccetto Mustafà. Mahidevran, quindi, si ritrovò ad essere madre del figlio maschio maggiore di Solimano, e il suo rango aumentò di conseguenza; era seconda solo ad Hafsa, madre dello stesso Solimano.[9]
Nello stesso periodo Hürrem diede alla luce un figlio maschio, Mehmet. Inaspettatamente, invece di passare a una nuova concubina, Solimano richiamò Hürrem nel suo letto, intraprendendo con lei una relazione monogama. Hürrem e Solimano ebbero sei figli insieme: Mehmet (1521), Mihrimah, unica femmina (1522), Selim (1524), Abdullah, morto infante, (1525), Bayezid (1527), Cihangir, nato con una deformità alla schiena (1531).[10]
Lo straordinario favore dimostrato per Hürrem metteva in pericolo sia lo status di Mahidevran all’interno dell’harem, che, per estensione, la posizione di suo figlio. È probabile che siano sorte tensioni tra le due donne, le quali vivevano sotto lo stesso tetto. L’ambasciatore veneziano Bernardo Navagero riferisce di un incidente, in cui Mahidevran sarebbe giunta ad aggredire fisicamente Hürrem, graffiandole il viso e strappandole i capelli. Convocata da Solimano per rispondere dell’aggressione, Mahidevran si difese dicendo che Hürrem era irrispettosa del suo rango di concubina senior. La superiorità di rango era dovuta, secondo Mahidevran, non solo al fatto che lei era arrivata prima di Hürrem alla corte ottomana, ma anche perché era madre del figlio maschio maggiore del sultano. Sebbene non ci siano certezze sulla veridicità di questo resoconto, è plausibile che Mahidevran abbia tentato di far rispettare il suo rango, visto che Hürrem, e soprattutto Solimano, stavano intaccando il delicato equilibrio del sistema Madre-Figlio che era stato la norma fino ad allora. Il monopolio del sultano da parte di una sola favorita, con più figli maschi, danneggiava inevitabilmente lo status di tutte le altre concubine. Anche le madri dei defunti principi Mahmud e Murad condividevano le stesse posizioni di Mahidevran, ma lei era l’unica ad avere ancora un figlio da difendere e tutelare. L’aggressione costò a Mahidevran il favore del sultano, ma le fece guadagnare la simpatia di coloro che non vedevano di buon occhio la crescente influenza che Hürrem stava ottenendo su Solimano.[11]
Anche Mustafà stava iniziando a guadagnare consensi. Nel 1526, Pietro Bragadin, ambasciatore veneziano, scrive di Mustafà, appena dodicenne: “è straordinariamente talentuoso, sarà un grande guerriero, è molto amato dai giannizzeri e compie grandi imprese”. Questo resoconto indica che probabilmente Mustafà era già stato introdotto ai giannizzeri e all’addestramento militare. Di Mahidevran, l’ambasciatore scrive: “la sua unica gioia è suo figlio”.[12]
Nel 1530, Mustafà e Mehmet vennero presentati ufficialmente alla popolazione durante la cerimonia della circoncisione, al seguito della quale ad un principe poteva essere assegnata una provincia da governare.[13]
Periodo al seguito di Mustafà
Nel 1533, a Mustafà fu assegnata una provincia da governare, Manisa, e sua madre lo seguì, diventando la donna a capo dell’harem del figlio. Tra i suoi compiti, oltre a quello di gestire concubine e personale femminile, c’era anche quello di assicurarsi che suo figlio producesse eredi.[14] Tra gli ambasciatori stranieri iniziò a girare voce che Solimano avesse esiliato Mahidevran a causa della sua aggressione a Hürrem. In realtà, l’invio dei principi in provincia al raggiungimento di una certa età, seguiti dalle madri, era una procedura normale.[15]
Sempre nel 1533, la madre di Solimano, Hafsa, a capo dell’harem imperiale, morì, lasciano un vuoto di potere. Con Mahidevran già in provincia, la donna di rango più alto nell’harem era Hürrem. Solimano, in un momento indeterminato tra il 1533 e il 1534, liberò dalla schiavitù e sposò Hürrem. Questo nuovo rango di moglie libera del sultano, le permise di ottenere il controllo dell’intero harem imperiale, che altrimenti sarebbe andato a una delle sorelle di Solimano. Con il matrimonio, Hürrem si trasferì permanentemente a Palazzo Topkapı, avvicinando suo figlio tredicenne Mehmet al centro del governo.[16] Questo compensava in parte il potere di Mustafà, che fu fin da giovane estremamente popolare tra i soldati, il cui appoggio era spesso determinante per la successione al trono.[17]
Mustafà intanto stava dando prova di sé in provincia. L’ambasciatore italiano Luigi Bassano scrive del principe lodando la sua giustizia e generosità, e descrivendo in positivo la corte che si era costruito. Di Mahidevran, scrive “sua madre, che è sempre con lui, lo istruisce su come farsi amare dalla popolazione”.[18]
Mahidevran aveva comunque ancora dei contatti alla corte di Istambul, tra cui il gran visir di Solimano, Ibrahim Pasha. Lettere scambiate tra Mahidevran e Mustafà, e Ibrahim e sua moglie, suggeriscono che ci fosse un rapporto di grande amicizia tra di loro. In una lettera scambiata con la moglie di Ibrahim, Mahidevran parla addirittura di “amore fraterno” tra di loro, e ringrazia per la “vera amicizia, sincera e gentile, e per la tenera compassione” dimostrata nei suoi confronti e in quelli di suo figlio.[19] Non è chiaro però quanto nei fatti fosse forte il sostegno di Ibrahim a Mustafà, né quanto questo allarmasse Hürrem. Ibrahim fu giustiziato da Solimano nel 1536, a seguito di alcuni problemi sorti durante la campagna di guerra in Iran. È possibile, anche se non provato, che Hürrem abbia sfruttato ciò per orchestrare la caduta del gran visir, ed eliminare così un potenziale nemico.[20]
Nel 1541, a Mustafà fu affidata la provincia di Amasya, e sua madre Mahidevran lo seguì, insieme a tutto il suo harem, che nel corso degli anni si era fatto più grande e complesso, con nuove concubine e servitori. La perdita della provincia di Manisa, che era stata di Solimano stesso durante il suo periodo di apprendistato, è stata interpretata da alcuni storici come un modo per evidenziare la caduta in disgrazia di Mustafà. In realtà, l’assegnazione di Amasya era funzionale alla strategia militare di Solimano, che aveva bisogno di un principe capace e con esperienza a proteggere il fronte orientale dell’impero. Il trasferimento del principe fu quindi una promozione, accompagnata da un generoso aumento di stipendio da parte del sultano; inoltre, gli vennero assegnati 3000 giannizzeri. Tuttavia, Manisa era estremamente più vantaggiosa in caso di morte improvvisa del sultano, perché vicina alla capitale, mentre Amasya, essendo al confine dell’impero, distava più di trenta giorni. In una eventuale corsa per il trono, il nuovo principe assegnato a Manisa, il ventunenne Mehmet, avrebbe avuto un enorme vantaggio, specie visto che sua madre Hürrem, invece di seguirlo in provincia, era rimasta a Istambul.[21]
Nel 1543, a seguito della morte improvvisa di Mehmet, la provincia di Manisa venne affidata a suo fratello Selim, il maggiore dei figli di Hürrem ancora in vita, che prima era stato assegnato a Konya.[22] Mustafà conservava comunque ancora dei grandi vantaggi rispetto ai fratelli minori: avendo otto anni più di Selim, ed essendo stato mandato in provincia molto giovane, aveva avuto molto più tempo per costruirsi un seguito molto forte, sia tra la popolazione, in particolare e Manisa e Amasya, sia tra quella parte della corte ottomana che non vedeva di buon occhio l’influenza e il potere di Hürrem sul sultano. Inoltre, aveva la fedeltà completa e assoluta dei giannizzeri, e il vantaggio di avere una madre che, sebbene meno potente e influente di Hürrem, non si doveva dividere tra più figli, il cui unico obiettivo era quindi il suo successo.
Hürrem quindi scelse di costruirsi un proprio forte partito all’interno della corte di Istambul, facendo sposare la sua unica figlia, Mihrimah, con Rustem, e facendolo poi diventare gran visir, nel 1544.[23] In questo modo, tolse a Mustafà e Mahidevran il supporto della seconda carica più alta dello stato, cosa di cui avevano goduto fino al 1536, grazie alla presenza e all’influenza di Ibrahim. Rustem aveva ogni interesse a supportare la candidatura di uno dei figli di Hürrem contro Mustafà, perché la sua salita al trono avrebbe comportato la morte di tutti i fratelli di sua moglie Mihrimah, la caduta in disgrazia di Mihrimah e Hürrem, la fine della sua carriera politica e probabilmente la sua stessa esecuzione.[24]
Uccisione di Mustafà
Nel 1552, un attacco dell’impero Safavide ai confini orientali costrinse l’impero ottomano a una risposta militare. Solimano inizialmente non prese parte alla spedizione, mandando come comandante in capo il suo gran visir Rustem. Tuttavia, Rustem riferì di alcune voci circolanti tra i soldati, secondo i quali Solimano, non più in grado di guidare una spedizione, si sarebbe dovuto ritirare, lasciando il trono a Mustafà, che ormai quarantenne, aveva dimostrato il suo valore in molteplici occasioni. Secondo Rustem, alcuni giannizzeri erano giunti a tentare di persuadere Mustafà a detronizzare suo padre. Sebbene Mustafà avesse immediatamente rifiutato, tuttavia aveva accettato di parlare con loro e ascoltare il loro punto di vista. Alla notizia, Solimano rifiutò categoricamente l’accusa di tradimento nei confronti di Mustafà, tuttavia si unì subito alla spedizione.[25]
Solimano convocò Mustafà a Ereğli, vicino Konya. Nonostante Solimano avesse già incontrato Selim e Bayezid lungo la strada, tutti i consiglieri di Mustafà temettero per la sua vita e tentarono di dissuaderlo dall’andare all'incontro. Anche Mahidevran, che negli anni aveva tentato di proteggere il figlio in ogni modo, giungendo a preparare lei stessa il suo cibo per paura di un avvelenamento, lo implorò di non andare.
Mustafà rifiutò di credere che suo padre potesse fargli del male, inoltre il non recarsi dal sultano sarebbe stato già di per sé un atto di sfida. Decise quindi di inviare dei doni al sultano, e arrivò all’accampamento del padre il 5 ottobre 1553. Nonostante fosse arrivato al campo del principe un messaggio, legato a una freccia, che lo avvertiva delle intenzioni di Solimano, il giorno seguente Mustafà si recò a cavallo, seguito dai suoi uomini, alla tenda del padre. Una volta nella tenda, in cui era entrato disarmato e senza scorta, fu strangolato dopo una lunga lotta dalle guardie di suo padre. Il corpo del principe fu esposto per provare la sua morte, molti degli uomini fedeli a lui vennero giustiziati, i suoi beni furono requisiti dal tesoro imperiale e la sua tenda venne fatta crollare per simboleggiare la caduta del principe. Già la sera stessa, dopo una breve cerimonia funebre, il corpo del principe fu mandato a Bursa per la sepoltura; non gli era infatti concessa la sepoltura a Istambul, come il suo fratellastro Mehmet, perché condannato per tradimento.
La rabbia dei soldati nel campo per la morte del loro principe favorito fu enorme. Chiesero immediatamente la testa di Rustem, e Solimano per calmarli fu costretto a mandarlo in semiesilio, togliendoli la carica di gran visir. Nominò inoltre come gran visir Kara Ahmed, il quale era stato vicino a Mustafà fin dall'infanzia, tanto che si pensa che sia stato lui a mandare la freccia con l'avvertimento.
Pochi mesi dopo, anche l’unico figlio maschio di Mustafà, di circa otto anni, che si era dato alla fuga con sua madre, fu trovato, strangolato e sepolto nella tomba del padre.[26]
Ultimi anni a Bursa
Tradizionalmente, quando il figlio di una concubina non riusciva ad ascendere al trono, e di conseguenza veniva ucciso, la madre si ritirava a Bursa, dove passava il resto della sua vita a costruire e curare la tomba del figlio. Mahidevran fu l’ultima concubina a seguire questa tradizione. Tuttavia, Solimano rifiutò di costruire la tomba di Mustafà, e tolse qualsiasi tipo di rendita a Mahidevran. Incapace di pagarsi un affitto, Mahidevran visse per anni in totale povertà al punto che i pochi servitori ancora fedeli a lei si ridussero a rubare nei mercati per sfamarla.
Nel 1560, Selim, diventato l’unico erede al trono a seguito della ribellione di suo fratello Bayezid, pagò tutti i debiti di Mahidevran, le assegnò una rendita, le comprò una casa con un grande giardino, e finì la tomba di Mustafà. Mahidevran visse il resto della sua vita a Bursa, e morì nel 1581, all’età di ottanta anni, sopravvivendo a Solimano, Hürrem, e tutti i loro figli. Fu sepolta nel mausoleo di suo figlio Mustafà. La via dove sorgeva la sua casa a Bursa prende il nome da lei.[27]
Bibliografia
Peirce Leslie, The Imperial Harem. Women and Sovereignty in the Ottoman Empire, Oxford, Oxford University Press, 1993.
Peirce Leslie, Empress of the East. How a European Slave Girl Became Queen of the Ottoman Empire, New York, Basic Books, 2017.
Note
- ↑ Peirce Leslie, The Imperial Harem, p. 55.
- ↑ Peirce Leslie, Empress of the East, p. 93.
- ↑ Peirce Leslie, Empress of the East, pp. 98-99.
- ↑ Peirce Leslie, The Imperial Harem, pp. 62-63.
- ↑ Peirce Leslie, The Imperial Harem, p. 63.
- ↑ Peirce Leslie, The Imperial Harem, pp. 62-63.
- ↑ Peirce Leslie, Empress of the East, p. 45.
- ↑ Peirce Leslie, Empress of the East, p. 104.
- ↑ Peirce Leslie, Empress of the East, p. 45.
- ↑ Peirce Leslie, Empress of the East, p. 82.
- ↑ Peirce Leslie, Empress of the East, pp. 106-109.
- ↑ Peirce Leslie, Empress of the East, pp. 92-93.
- ↑ Peirce Leslie, Empress of the East, p. 113.
- ↑ Peirce Leslie, Empress of the East, p. 119.
- ↑ Peirce Leslie, Empress of the East, p. 161.
- ↑ Peirce Leslie, Empress of the East, pp. 126-132.
- ↑ Peirce Leslie, Empress of the East, p. 160.
- ↑ Peirce Leslie, Empress of the East, pp. 161-162.
- ↑ Peirce Leslie, Empress of the East, pp. 177-178.
- ↑ Peirce Leslie, Empress of the East, pp. 163-164.
- ↑ Peirce Leslie, Empress of the East, pp. 236-237.
- ↑ Peirce Leslie, Empress of the East, pp. 250-254.
- ↑ Peirce Leslie, Empress of the East, pp. 266-268.
- ↑ Peirce Leslie, The Imperial Harem, p. 79.
- ↑ Peirce Leslie, Empress of the East, pp. 287-288.
- ↑ Peirce Leslie, Empress of the East, pp. 290-291.
- ↑ Peirce Leslie, Empress of the East, p. 330.