Emma

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Emma è il quarto romanzo della scrittrice britannica Jane Austen, pubblicato anonimo nel 1815. La protagonista è Emma Woodhouse, una giovane e ricca dama di Highbury la cui alta stima di sé causa una serie di fraintendimenti in amore. Riguardo a Emma, l’autrice scrive: “Sto per descrivere un’eroina che non potrà piacere a nessuno, fuorché a me stessa.”

Trama

Emma è soddisfatta di aver favorito il matrimonio tra la sua governante, Miss Tylor, e Mr. Weston. Crede che i due non si sarebbero sposati se non li avesse presentati e si prende il merito della loro unione, ritenendosi portata per combinare matrimoni. Tuttavia, la partenza della signorina Tylor lascia Emma sola, con solo il padre ipocondriaco di cui occuparsi. La monotonia si spezza quando Emma incontra Harriet Smith, una ragazza senza dote e di discendenza sconosciuta, che decide di educare per migliorarne il prestigio sociale.

Nonostante le obiezioni di Mr. Knightley, amico e critico di Emma, questa decide di rendere Harriet la moglie ideale per Mr. Elton, il pastore di Highbury, cortese e benestante. Inizia distruggendo l’ammirazione di Harriet per l’umile Mr. Martin, inducendola a rifiutare la sua proposta di matrimonio di quest'ultimo. Emma e Harriet interpretano poi i gesti di Mr. Elton come segni d’amore verso Harriet, che si convince di essere ricambiata. Ma i piani di Emma saltano quando Mr. Elton le si dichiara, screditando Harriet per la sua bassa posizione sociale. Emma lo rifiuta accusandolo della sua arroganza e cerca di consolare Harriet, delusa e ferita.

Successivamente arriva a Highbury Jane Fairfax, nipote della petulante Miss Bates. Rimasta orfana, Jane è bella, riservata e, come Emma, brava a suonare il pianoforte. Emma invidia Jane per la sua perfezione e pensa che la sua riservatezza la renda fredda e scortese. Nello stesso periodo arriva anche Frank Churchill, il figlio di Mr. Weston, che vive con i nonni. Emma nutre per Frank un vago interesse, incentivato dai coniugi Weston, che sperano nel loro fidanzamento.

Emma, cercando di trovare un difetto in Jane, si lascia trasportare dall’immaginazione. Si convince che Jane sia innamorata di Mr. Dixon, marito della figlia del suo tutore, e che stia quindi soggiornando dalla zia per distrarsi dal matrimonio dell’uomo che ama. Frank, condividendo questa ipotesi, comincia a simpatizzare con Emma, che, lusingata dalle sue attenzioni, crede per un po’ di essersene innamorata.

Tuttavia, Emma si ricrede e decide di far fidanzare Frank con Harriet, che crede esserne innamorata da quando Frank l’ha salvata da una banda di zingari. Nel frattempo, si sparge la voce che Mr. Knightley sia innamorato di Jane. Emma si scopre turbata al pensiero che Mr. Knightley si sposi.

Durante una gita a Box Hill, Emma insulta Miss Bates per la sua loquacità e Mr. Knightley la rimprovera. Di fronte alle critiche dell’amico, Emma si rende conto delle crudeltà commesse finora e decide di imparare a essere più empatica.

La storia raggiunge il suo climax quando si scopre che Jane e Frank sono segretamente fidanzati da un anno. Frank aveva mantenuto segreto il fidanzamento perché temeva che la sua famiglia non lo avrebbe approvato a causa della povertà di Jane. Emma è scossa dalla notizia perché pensa che Harriet ne soffrirà. Ma Harriet rivela di non essere innamorata di Frank, bensì di Mr. Knightley, e pensa di essere ricambiata. Emma si ingelosisce e capisce di essere sempre stata innamorata di Mr. Knightley.

Emma si allontana da Harriet e riceve la proposta di matrimonio di Mr. Knightley, che era inizialmente riluttante perché credeva che Emma fosse innamorata di Frank. Harriet, libera dall'influenza di Emma, si riavvicina a Mr. Martin, accettando la sua nuova proposta di matrimonio. Seguono le nozze di Emma e di Mr. Knightley e poi quelle di Jane e Frank.

Alla fine, Emma impara che non sempre l’immaginazione corrisponde al vero e che spesso le scelte più umili sono quelle che ci rendono più felici.

Stile

Commenti dell'autrice

Austen interviene di rado nella narrazione, limitandosi ai capitoli in cui vengo introdotti nuovi personaggi. In questi casi, l’autrice fornisce alcune informazioni essenziali su di loro, per poi lasciare che le loro azioni e conversazioni ne sviluppino il carattere. [1] L’inizio del romanzo ne è un esempio iconico:

“Emma Woodhouse, bella, intelligente e ricca, dotata di una casa accogliente e un temperamento lieto, sembrava raccogliere in sé le migliori grazie dell’esistenza; ed era stata al mondo per quasi ventuno anni con davvero poche preoccupazioni che la turbassero.” [2]

Gli interventi sono evidenziati da avverbi come “infatti”, “in realtà” e “comunque”, che aiutano a distinguere i pensieri dei personaggi dalla realtà. Inoltre, l’autrice talvolta pone domande o offre risposte sui sentimenti dei personaggi in determinate situazioni. Questo approccio crea un contatto diretto col lettore, guidandolo nel giudicare i personaggi e gli eventi. [3]

Infatti, la voce dell’autrice mette in guardia il lettore rispetto ai difetti di Emma, come per suggerire di non fidarsi troppo di lei: [4]

“Tuttavia, i veri mali della situazione di Emma stavano nella possibilità di andare troppo per la propria strada e nell’inclinazione ad avere troppa stima di sé stessa; questi erano gli svantaggi che minacciavano di macchiare i suoi tanti piaceri.”[5]

Discorso indiretto libero

Il discorso indiretto libero consiste nel riferire in terza persona i pensieri di un personaggio, combinandoli con la voce dell’autore.[6]

Austen lo usa per riportare i pensieri di Emma così che il lettore empatizzi con lei invece di criticarla. Così facendo, il modo in cui Emma mal interpreta gli eventi aiuta il lettore a capirli meglio, cogliendo il velo d’ironia che li copre. Tuttavia, il lettore deve allo stesso tempo giudicare i fatti senza potersi affidare a come vengono presentati, elaborando costantemente delle proprie interpretazioni.

Grazie al discorso indiretto libero Austen entra ed esce dalle menti dei personaggi con grande libertà, scegliendo cosa rivelare e cosa tacere. Inoltre, crea un lettore ideale capace di confrontare i pensieri dei personaggi con la realtà oggettiva, mantenendo attiva la propria immaginazione.[7]

Un esempio di questa tecnica narrativa è nel seguente passo:

“Se dovevano ballare, era meglio che ballassero a Randalls. Non era mai stato nella stanza del Crown in tutta la sua vita, non conosceva neanche di vista i proprietari dell’albergo... Oh, no!... una pessima idea. Si sarebbero presi peggiori infreddature al Crown che in qualunque altro posto.”[8]

Ironia

Austen induce il lettore a riflettere sui differenti significati dei fatti facendo uso dell’ironia. Le parole del testo hanno spesso un significato diverso da quello letterale, invitando a una lettura critica e interpretativa.

L’ironia emerge attraverso il contrasto tra:

  • i punti di vista dei personaggi;
  • le parole dei personaggi e le loro motivazioni e azioni;
  • il tema di un argomento e il tono con cui è trattato.

Nel personaggio di Emma l’ironia sta nel suo senso di carità verso i poveri, sincero solo all’apparenza. In realtà è motivato dal desiderio di Emma di mantenere una certa immagine di sé. Emma lo dimostra quando respinge i sentimenti di Mr. Elton. Lo giudica arrogante per aver creduto che una donna rinomata come lei avrebbe accettato la sua proposta, ma criticandolo per aver screditato la bassa posizione sociale di Harriet, lo stesso che Emma ha fatto con lui.

Inoltre, Emma è un personaggio ironico perché pretende di interpretare i sentimenti altrui pur essendo inconsapevole dei suoi. Inizialmente dichiara di non essere mai stata innamorata e che mai lo sarà, ma alla fine si scopre essere da sempre innamorata di Mr. Knightley.

Anche le preoccupazioni dei personaggi per il denaro e il matrimonio sono presentate ironicamente. È come se l’autrice invitasse il lettore a ridere di chi sovrastima il denaro e vede il matrimonio come un semplice sostegno economico.[9]

Elementi della commedia

Emma presenta alcuni tratti tipici della commedia teatrale.

Uno di questi è la scelta significativa dei nomi dei personaggi. I nomi rispecchiano la loro personalità o anticipano eventi futuri. Un esempio è Harriet Smith, il cui cognome ne indica l’ordinarietà. Il cognome di Miss Bates, invece, ricorda il verbo inglese “to bait”, istigare, preannunciando l’insulto di Emma.

Molti personaggi sono delle caricature basate su certi tipi psicologici, perciò non crescono durante la storia. Comunque, l’umorismo su di loro viene fatto gentilmente, così che i loro tratti negativi suscitino ilarità e compassione, non disprezzo.

Emma, invece, assume il ruolo della protagonista comica che affronta diverse prove prima di maturare e poter essere felice con l’uomo giusto. Ciò che la rende diversa come protagonista comica è che, involontariamente, è lei stessa l’artefice dei suoi ostacoli.

Un altro elemento della tradizione della commedia è l’inserimento di “set pieces”, situazioni specifiche che rendono certi momenti più vividi e memorabili. Questi momenti forniscono uno sfondo che permette ai personaggi di rivelare con sottigliezza i propri tratti e intenzioni. Uno di questi è quando Mr. Elton si elogia il ritratto di Harriet fatto da Emma. Sembra attratto dalla bellezza di Harriet, ma in realtà vuole ottenere attenzioni da Emma.

Anche il lieto fine di Emma richiama la commedia, perché è il momento di risoluzione in cui gli equivoci si chiariscono. Le amicizie consolidate, i matrimoni combinati e i problemi risolti sottolineano la visione ottimistica della vita tipica del genere comico.[10]

Storia editoriale

Jane Austen iniziò a scrivere Emma a gennaio del 1814 e lo concluse a marzo del 1815. L’autunno dello stesso anno provò a venderlo all’editore John Murray. Murray le offrì quattrocentocinquanta sterline per i diritti d’autore di Emma e due dei suoi romanzi precedenti, Ragione e sentimento e Mansfield Park. Indignata dall’offerta, Jane Austen inizialmente la rifiutò, ma poi pubblicò Emma con Murray autofinanziando la pubblicizzazione e la stampa delle prime duemila copie. La prima edizione del romanzo arrivò nei negozi pubblicata anonima in tre volumi a dicembre del 1815.[11].

Ricezione e critica

Con Emma Austen voleva sconvolgere i suoi lettori, come suggerisce uno dei suoi commenti: “Sto per descrivere un’eroina che non potrà piacere a nessuno, fuorché a me stessa.” Questa frase venne resa pubblica nel 1870 nella biografia Ricordo di Jane Austen di James Austen Leigh, nipote di Jane Austen.

I primi lettori di Emma furono principalmente parenti e amici di Austen, che annotò personalmente le loro opinioni. Molte di queste sembrano condizionate dalla reazione istintiva al personaggio di Emma Woodhouse e sono spesso contrastanti tra loro. Ad esempio, la nipote Fanny Knight non sopportava Emma, mentre un’altra nipote, Anna, la preferiva a tutte le protagoniste degli altri libri. Per la conoscente Isabella Harries, Emma rappresentava addirittura un insulto al genere femminile.[12]

Walter Scott, nella sua recensione del 1815, paragona Emma alla pittura fiamminga per la precisione nella caratterizzazione dei personaggi.[13] Elogia la narrazione raffinata e i dialoghi, tranquilli ma al contempo comici. Critica invece la ridondanza con cui si manifestano i dettagli psicologici dei personaggi più stravaganti, che risultano noiosi nella finzione come nella realtà. Per Scott, inoltre, Emma mostra come nell’alta società i matrimoni siano prematuri e raramente abbiano esiti felici.[14]

Secondo Lionel Trilling, la difficoltà di leggere Emma risiede nell’apprezzare la protagonista. Infatti, paragona il romanzo a una persona, che non deve essere necessariamente compresa o apprezzata da tutti. Trilling suggerisce che questo sia il motivo per cui il titolo è il nome di una persona. Reputa Emma un personaggio femminile innovativo per la sua fermezza morale, che nell’Ottocento era un tratto tipicamente maschile. Emma ha questa qualità perché ama sé stessa, capacità che, tuttavia, la rende anche crudele e presuntuosa.[15] Inoltre, Trilling la paragona a Don Quixote ed Emma Bovary perché lascia che la finzione, in questo caso la sua immaginazione, guidi le sue azioni.[16]

Emma è l’unico romanzo di Austen che affronta il tema del patriottismo, espresso, secondo Brian Southam, nell’antipatia di Mr. Knightley per Frank Churchill. I due personaggi rappresentano stereotipi opposti: Mr. Knightley è il gentiluomo inglese, Frank l’inglese francesizzato. Emerge la visione di un uomo francese poco virile e manipolatore, con maniere non apprezzabili in Inghilterra, contrapposta a quella dell’inglese calmo e schietto. Southam pensa che, con Mr. Knightley e Frank, Austen volesse creare una metafora della rivalità tra Inghilterra e Francia.[17]

Traduzioni italiane

  • V. Tedeschi, Roma, La Caravella, 1945
  • M. Praz, Milano, Garzanti, 1951
  • B. Maffi, Milano, Rizzoli, 1954
  • A. Salvadeo, Sesto San Giovanni (MI), Peruzzo, 1986
  • S. Petrignani, Roma, Theoria, 1996
  • P. Meneghelli, Roma, Newton Compton, 1996
  • A. L. Zazo, Milano, Mondadori, 2002
  • S. Donegà, Firenze, Barbès, 2009 (Con il titolo La famiglia Woodhouse)
  • G. Borroni, Siena, Barbera, 2009
  • G. Ierolli, jausten.it, 2012
  • B. Amato, Milano, Feltrinelli, 2017
  • A. Ceni, Firenze, Demetra (Giunti), 2017 [18]

Note

  1. Setiawan, An analysis of Jane Austen’s style in Emma, p. 59.
  2. Austen, Emma, p. 3.
  3. Setiawan, An analysis of Jane Austen’s style in Emma, p. 61.
  4. Setiawan, An analysis of Jane Austen’s style in Emma, p. 67.
  5. Austen, Emma, pp. 3-4.
  6. Treccani, Discorso indiretto libero
  7. Setiawan, An analysis of Jane Austen’s style in Emma, pp. 61-63.
  8. Austen, Emma, pp. 229-230.
  9. Setiawan, An analysis of Jane Austen’s style in Emma, pp. 63-66.
  10. Cookson e Loughrey, Critical essays on Emma, pp. 93-102.
  11. Britannica, Emma
  12. Stafford, Jane Austen’s Emma, pp. 4-5
  13. Stafford, Jane Austen’s Emma, p. 52.
  14. Stafford, Jane Austen’s Emma, pp. 55-56.
  15. Stafford, Jane Austen’s Emma, pp. 86-89.
  16. Stafford, Jane Austen’s Emma, p. 93.
  17. Stafford, Jane Austen’s Emma, p. 272-275.
  18. Jane Austen Society of Italy, Edizioni italiane, Emma

Bibliografia