Disturbi specifici dell'apprendimento

Da Unipedia.

Definizione

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) sono disturbi del neuro-sviluppo che riguardano la capacità di leggere, scrivere e calcolare in modo corretto e fluente. Tali disturbi si manifestano tipicamente con l’inizio della formazione scolastica e si distinguono da una difficoltà persistente che non dipendono da deficit intellettivi, sensoriali, problemi psicologici o insufficienza di opportunità educative.

Suddivisone

I Disturbi Specifici dell'Apprendimento si suddividono in quattro categorie.

Dislessia

La dislessia è un disturbo specifico della lettura che riguarda la capacità di riconoscere e decodificare correttamente le parole scritte. Essa compromette la velocità e la precisone della lettura, portando ad una difficile comprensione del testo. Tra i segnali tipici ci sono:

- Apprendimento più veloce attraverso canali alternativi, come video e audio

- Confusione tra lettere simili (es. m/n, b/d)

- Percezione che le parole o lettere si muovano durante la lettura

- Difficoltà nel leggere l’ora da un orologio con le lancette

- Confusione tra destra e sinistra

- Difficoltà nel contare le sillabe di una parola

- Inversione di lettere e numeri (es. “31” invece di “13”)

Disortografia

La disortografia si riferisce alla difficoltà di scrivere in modo corretto, ovvero nell’ortografia. Questi errori riguardando principalmente la corrispondenza tra fonemi e grafemi e le regole ortografiche come doppie e accenti.

Ci sono due tipologie di errori: Gli errori fonologici riguardano la difficoltà nel far corrispondere il suono al segno: esempi tipici sono la sostituzione di lettere simili (come "t" al posto di "d" o "b" al posto di "v"), l'aggiunta o la mancanza di lettere e sillabe, o inversioni di lettere all'interno di una parola.

Gli errori non fonologici, invece, comprendono errori come omissione o aggiunte di lettere, errori nell’uso degli accenti separazione o fusioni scorette (es. “unaltro” invece di “un altro”).

Disgrafia

La disgrafia riguarda la componente motoria della scrittura, con difficoltà nella realizzazione di grafemi leggibili e ben strutturati. Non è legata alla grammatica o all’ortografia, ma si manifesta attraverso una calligrafia disordinata, illeggibile o troppo lenta. La disgrafia si suddivide in tre sottotipi:

- Disgrafia dislessica

- Disgrafia motoria

- Disgrafia spaziale

La disgrafia dislessica si manifesta con una scrittura spontanea illeggibile e difficoltà evidenti nella scrittura sotto dettatura, mentre il disegno, la copia di testi e la velocità dei movimenti motori risultano nella norma.

La disgrafia motoria, invece, provoca difficoltà sia nella scrittura spontanea che nella copia di testi, che risultano illeggibili. Inoltre, rende difficoltosi i movimenti e complica la realizzazione di disegni, ma la scrittura sotto dettatura può essere normale.

La disgrafia spaziale si caratterizza per una calligrafia incomprensibile e gravi difficoltà nel disegno, mentre lo spelling orale è nella norma.

Discalculia

La Discalculia comporta difficoltà nella comprensione e nell'uso dei numeri, nonché nell'automatizzare alcuni compiti numerici e di calcolo. Un bambino con discalculia può incontrare difficoltà nella cognizione numerica (come la quantificazione, la comprensione del valore posizionale delle cifre, l'associazione tra numero e quantità, e l'esecuzione dei calcoli a mente), nelle procedure esecutive (come la lettura e scrittura dei numeri, e la messa in colonna) e nei calcoli (ad esempio, nel recupero dei risultati delle tabelline, dei fatti numerici e nell'applicazione degli algoritmi di calcolo scritto).

Natura e Sviluppo

L'individuo con DSA non è necessariamente affetto da tutte e quattro le categorie di disturbi, ma può presentare anche solo una o due di esse. Inoltre, la dislessia si manifesta in modo diverso da persona a persona, con variazioni nei sintomi e nell'intensità del disturbo. Anche se tutti questi disturbi derivano da un diverso funzionamento del cervello e delle sue modalità di apprendimento, non sono causati da nessun tipo di deficit. I DSA non sono una malattia in quanto non sono dovuti ad un danno organico, ma un diverso meccanismo del cervello, che non impedisce la realizzazione della specifica abilità ma necessita di tempi più lunghi. Questa caratteristica è intrinseca e permanente: accompagna l’individuo per tutta la vita, pur subendo trasformazioni in età evolutiva. Dunque, non si “guarisce” dai Disturbi Specifici dell’Apprendimento ma le difficoltà che li accompagnano possono migliorare con il tempo e sostegno.

Diagnosi

La diagnosi dei DSA deve essere effettuata da un’équipe composta da un neuropsichiatra infantile, uno psicologo e un logopedista o un terapista della neuropsicomotricità dell’età evolutiva. Essa può essere confermata solo al termine del secondo anno di scuola primaria, ma in presenza di segnali sospetti è utile avviare osservazioni e interventi didattici mirati già all'inizio della seconda classe. La diagnosi deve seguire i criteri stabiliti dalla Consensus Conference del 2006, approvata da esperti del settore.

Un bambino con dislessia deve essere seguito da un neuropsichiatra o uno psicologo, che definisce il piano di intervento e riabilitazione, realizzato da un logopedista o un terapista della neuropsicomotricità. La riabilitazione risulta più efficace se precoce, ma durante la scuola secondaria i benefici diminuiscono e l'intervento si concentra su attività di supporto allo studio a casa.[1]

Interventi per la riduzione delle conseguenze didattiche in Italia

La normativa italiana, in particolare la Legge 170/2010, prevede un piano educativo personalizzato (PEP) per gli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). Questi piani sono finalizzati a garantire che gli studenti ricevano un supporto adeguato che tenga conto delle loro difficoltà specifiche, favorendo un percorso di apprendimento personalizzato.

Gli interventi didattici per gli studenti con DSA si suddividono principalmente in due categorie: strumenti compensativi e strumenti dispensativi.

1. Strumenti compensativi Gli strumenti compensativi sono mezzi che permettono allo studente di compensare le difficoltà specifiche derivanti dal disturbo. L’idea alla base di queste risorse è quella di facilitare l’acquisizione dei contenuti e delle competenze, pur mantenendo gli stessi obiettivi educativi per tutti gli studenti. Essi si avvalgono della tecnologia e di altre modalità didattiche per permettere allo studente di aggirare le sue difficoltà.

Esempi di strumenti compensativi sono:

- Calcolatrice: per supportare il calcolo e l'apprendimento delle operazioni matematiche.

- Schemi e mappe concettuali: supporti che aiutano gli studenti a visualizzare le informazioni in modo più organizzato e chiaro.


2. Strumenti dispensativi

Gli strumenti dispensativi, invece, riguardano l’esenzione da alcune attività che, a causa del disturbo, risultano troppo difficili o non adeguate all'alunno. Si tratta di modifiche alle modalità di svolgimento delle prove, che non compromettono però l’obiettivo finale di acquisire determinate competenze, ma permettono di abbattere i limiti imposti dal disturbo.

Esempi di strumenti dispensativi includono:

- Riduzione del carico di compiti a casa: per evitare il sovraccarico e l’ansia derivante dalla quantità di lavoro scritto, gli studenti possono avere una quantità di esercizi più ridotta.

- Semplificazione degli esercizi durante le prove: riduzione del numero di domande o semplificazione dei compiti da svolgere, per evitare il sovraccarico cognitivo.

- Ammissione di temi brevi: gli studenti possono essere autorizzati a produrre temi brevi ma ben strutturati, senza che la qualità del contenuto venga compromessa dal limite di tempo o dal carico di lavoro.

Note

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  1. La suddivisione dei DSA in quattro categorie principali è definita dalla normativa italiana e dalle linee guida cliniche internazionali per garantire un trattamento specifico per ogni disturbo.
  2. L'uso di strumenti compensativi deve essere calibrato in base alle necessità specifiche di ciascun studente, con l'obiettivo di favorire una modalità di apprendimento che rispetti le sue caratteristiche individuali (Associazione Italiana Dislessia, 2015).
  3. La diagnosi tempestiva consente di attivare interventi educativi precoci, che sono fondamentali per migliorare l’efficacia del trattamento e ridurre l’impatto delle difficoltà (Antonella Trentin, 2010).
  4. https://www.ospedalemarialuigia.it/wp-content/uploads/2018/05/legge-170-dislessia.pdf

Bibliografia

  • Maura Rossi, Comprendere le origini e le possibili manifestazioni, La discalculia evolutiva, Pearson Editori, 2016.
  • Annapaola Capuano, Franca Storace e Luciana Ventriglia, BES e DSA: la scuola di qualità per tutti, Firenze, LibriLiberi, 2013.
  1. Trentin, Dislessia.