Castello di Lari

Da Unipedia.

Il castello di Lari è una fortezza che sorge nel centro dell'omonimo paese, su una collina a un'altitudine di 130 metri sul livello del mare, in provincia di Pisa.

Storia di Lari e del suo castello

Prime attestazioni storiche del paese e del castello

La prima testimonianza scritta riguardante il paese risale al 22 settembre 968, quando a Volterra l'arcidiacono Arnoldo della chiesa di Sant'Ottaviano affittò una cascina a Lari a un chierico di nome Venerando; [1] in quel periodo Lari era possesso di un certo Alchero, di origine alemanna. [2]

Non è noto con certezza a quando risalga la costruzione del castello, tuttavia il primo documento nel quale si cita la rocca è del 1043; nel manoscritto è attestato che un tale Golfiero vendette a Paganello un appezzamento di terra nel castello di Lari per una spada.[3]

Epoca pisana

A partire dal XI secolo, l’arcivescovato di Pisa ottenne sempre più influenza sul territorio larigiano tra doni ricevuti ed acquisizioni effettuate; nel 1067 Ildebrando, figlio di Alchero, donò alla Chiesa pisana diverse quote del castello.[4] Successivamente la famiglia degli Upezzinghi vendette tutto ciò che era di sua proprietà in Lari all’arcivescovato pisano. [5] Nel XII secolo tre bolle papali consolidarono il potere temporale dell’arcivescovato di Pisa.

Tale accrescimento del potere pisano attirò le ostilità di influenti famiglie locali; nel 1230 gli Upezzinghi si opposero al dominio pisano e si stabilirono a Lari, scappando da Mazzagamboli; nel 1233, in virtù di un accordo con il governo di Pisa, cedettero la proprietà del castello. [6] Gli Upezzinghi si stabilirono nuovamente in Lari nel 1287 ma ne furono estromessi nel 1289 grazie all’intervento militare del conte Guido da Montefeltro, podestà e capitano generale della guerra del comune di Pisa, che riconquistò la fortezza. [7]

Lari sotto la dominazione fiorentina

Nel 1406 la repubblica pisana cade sotto il controllo fiorentino e così nell'ottobre dello stesso anno Lari stessa fu sottomessa a Firenze. Il governo fiorentino semplificò il sistema amministrativo per la gestione del territorio pisano: il contado fu diviso infatti in tre grandi vicariati con sedi rispettivamente a Vicopisano, Palaia e Lari. Il vicariato larigiano fu diviso a sua volta nelle tre podesterie di Lari, Crespina e Rosignano. I vicari restavano in carica per sei mesi e iniziavano a svolgere le loro funzioni il 26 settembre e il 25 marzo di ogni anno. Per ricoprire questo ruolo, erano necessarie solide competenze giuridiche e strategiche, poiché spettava loro il comando delle milizie locali in caso di necessità. [8]

Nel 1431 numerosi borghi insorsero contro il dominio fiorentino. Lari fu occupata dalle truppe di Niccolò Piccinino, generale al servizio di Filippo Maria Visconti, signore di Milano, contrario all’espansione di Firenze nel territorio pisano. Firenze riuscì a riprendere il controllo del borgo nel 1433. Tuttavia, nel 1494, Lari si ribellò nuovamente insieme a Pisa, ma le rivolte furono represse già l’anno successivo grazie all’intervento armato del duca di Urbino, Guidobaldo. [9]

Lari fino all’abolizione del vicariato

Il vicariato rimase in vigore anche durante il periodo del Granducato di Toscana. Nel 1772 i vicariati dello stato toscano furono divisi in “Vicariati Maggiori” e “Vicariati Maggiori”; Lari, rientrando nella categoria di vicariato maggiore, estese il suo territorio di competenza.

Durante la dominazione francese (1807-1814), vicariati e podesterie vennero aboliti; a Lari fu istituita una Giudicatura di Pace, affidata ad un Giudice di Pace il cui potere si limitava alle comunità di Lari e Chianni. Il 13 ottobre del 1814 fu restaurata la situazione precedente alla parentesi napoleonica. Il vicariato fu ufficialmente abolito con la riforma del 9 marzo 1848. [10]

Struttura architettonica

Oggi, dell'antica struttura risalente al periodo pisano, distrutta dai pisani stessi nel 1164 e ricostruita dagli Upezzinghi tra il 1230 e il 1287, resta oggi solo un tratto di mura sul lato sud-occidentale. L’aspetto attuale del castello si deve invece ai fiorentini, che lo ristrutturarono in più fasi e lo scelsero come sede dei Vicari. [11]

Le tre porte del paese

L’accesso al paese avveniva originariamente attraverso tre porte, di cui due sono ancora esistenti. A ovest si trova la Porta Pisana, conosciuta anche come porta Maremmana, caratterizzata da un’antiporta; superata una salita ripida si incontrano tredici scalini che conducono in via del Castello, la strada che costeggia le mura della fortezza. A nord si trova la Porta Fiorentina, sormontata da diversi stemmi, tra i quali spicca quello mediceo. La terza porta, detta Porta Volterrana, fu demolita nel 1780 perché troppo stretta e inadatta al passaggio di carri e veicoli.[12]

Architettura e stanze del castello

Cortile

Per accedere al castello bisogna seguire una scalinata di 95 gradini posta sul lato ovest della rocca; nel 1448 fu costruita una cisterna pubblica posta a metà scalinata ma oggi non ne è rimasto più alcun segno. [13]. Si accede così al cortile, a pianta approssimativamente quadrangolare, tramite un portale la cui tettoia è stata ricostruita dopo la Seconda guerra mondiale.[14] Ai lati dell’ingresso al cortile si trovano due piccoli cancelli che permettono di accedere al camminamento di ronda che delimita il perimetro del castello.[15]

Al centro del cortile si trova una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana. Vicino al portone, la pavimentazione in cotto presenta elementi accostati, mentre nel resto dell’area è realizzata con il caratteristico sistema dell’accoltellato. [16]. Sul lato est della pianta si sussegue un complesso di 3 edifici; da nord verso sud si collocano rispettivamente le prigioni, il Palazzo dei Cancellieri e il Palazzo dei Vicari [17] Una piccola scalinata interna al cortile permette di accedere alla terrazza della rocca, posta a sud ovest. [18]

Ala ovest

Sulla parte ovest del cortile risiedeva l’ala ovest del castello, completamente distrutta durante l’ultima guerra; qui si trovavano la sacrestia della vicina cappella castellana, le stalle per i cavalli del vicario e della sua guarnigione e le carceri femminili, costruite nel 1586. [19] Sempre sul lato ovest, accanto al Palazzo dei Vicari, sorgeva una torre di cui oggi resta solo il basamento. Collocata nel punto più alto del rilievo, la torre aveva una funzione di avvistamento in epoca medievale. [20]

Chiesa Castellana

Dedicata allo Sposalizio della Vergine e ai Santi Giuseppe e Filippo Neri, la chiesa fu costruita tra il 1689 e il 1692, sotto il vicariato di Carlo Buontalenti, che fece collocare il proprio stemma sulla facciata. Ai lati dell'edificio si trovano cinque piccole celle, dalle cui fessure i detenuti potevano osservare l'altare e partecipare alle funzioni religiose senza entrare in contatto con gli altri fedeli. Nel 1976 la chiesa subì un restauro poco accurato. Al suo interno sono ancora visibili frammenti di decorazioni pittoriche settecentesche. [21]

Prigioni

Non si conosce con certezza la data di costruzione delle prigioni del castello di Lari. È probabile che siano state realizzate durante il dominio fiorentino agli inizi del XV secolo come è probabile che i fiorentini stessi abbiano eseguito un ampliamento della struttura pisana; Lari infatti, sotto la Repubblica Pisana, era sede di una Capitania di Giustizia già dal 1375.[22]

Situate sul lato nord, le prigioni oggi costituiscono un prezioso esempio di architettura carceraria sette-ottocentesca, destinato alla custodia degli accusati in attesa di giudizio e alla detenzione punitiva. L'edificio si sviluppa su due piani, ciascuno dei quali suddiviso tra sezione penale e sezione civile. Al primo piano si trovavano gli alloggi delle guardie carcerarie e del Sovrastante.

Il carcere è stato chiuso nel 1923 ma nell’estate del 1944 ospitò i prigionieri catturati dall’esercito tedesco in ritirata prima e quelli dell’esercito alleato poi; da quel momento le prigioni non sono state più utilizzate. Di particolare importanza sono la cella numero uno, che conserva ancora le catene da mettere ai piedi del prigioniero, e la cella numero cinque dove nel 1922 si suicidò per l’ingiusta condanna che qui lo aveva portato un certo Giovanni Princi, detto “Rosso della Paola”; leggenda vuole che il fantasma del Rosso la notte fra il 15 e 16 dicembre si aggiri tra le stanze del castello.[23]

Palazzo dei Cancellieri

All'interno dell'edificio erano ospitate la Cancelleria Criminale, la Sala delle udienze, ancora presente agli inizi del Settecento con il banco del cancelliere, la Camera del giudice e diversi ambienti destinati a denunce e pratiche burocratiche. Un corridoio attraversa il palazzo, collegando direttamente le prigioni al Palazzo dei Vicari. Al piano superiore si trovavano gli archivi. Oggi restano la cassaforte del cancelliere e un dipinto murale, un tempo parte della cappella castellana. Dall'interno dell'edificio si accede ai sotterranei del castello. [24]

Palazzo dei Vicari

Originariamente concepito per ospitare al piano terra gli uffici per l’amministrazione della giustizia e al piano superiore l’abitazione del vicario e della sua famiglia, il palazzo fu ampiamente ristrutturato nel XVI secolo, assumendo l'aspetto che ha oggi. La facciata risale al tardo Cinquecento. Sopra l’ingresso principale è visibile lo stemma dei Medici, a simboleggiare il potere che il vicario esercitava. La presenza di ben quattro stemmi robbiani testimonia l'attenzione che molti vicari riservarono all'aspetto decorativo del palazzo, un chiaro simbolo dell'influenza fiorentina su gran parte del contado pisano. Fino al XVII secolo, una volta varcata la porta d’ingresso, si accedeva alla Sala dei Tormenti, destinata alla tortura e alle pubbliche esecuzioni delle pene corporali. [25]


Il castello oggi

Dal 1991, l’associazione culturale “il Castello” cerca di rivalorizzare la rocca come edificio storico organizzando visite aperte al pubblico. In particolare, il cortile d’ingresso del castello è utilizzato sia per svolgere cerimonie matrimoniali che per tenere conferenze o presentazioni. Nelle sale interne alla rocca sono tenute frequentemente mostre di vario genere, dalla pittura alla fotografia e alle esposizioni di reperti bellici. [26]

Note

  1. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, p. 11.
  2. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, p. 13.
  3. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, pp. 11-12.
  4. Tremolanti, Un antico castello delle colline pisane: Lari, p. 23.
  5. Tremolanti, Un antico castello delle colline pisane: Lari, p. 25.
  6. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, p. 14.
  7. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, p. 15.
  8. Tani, Lari attraverso i secoli, pp. 11-13.
  9. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, pp. 15-16.
  10. Tani, Lari attraverso i secoli, p. 15.
  11. Tani, Lari attraverso i secoli, p. 33.
  12. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, pp. 57-58.
  13. Tani, Lari attraverso i secoli, p. 35.
  14. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, p. 58.
  15. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, pp. 59-60.
  16. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, p. 58.
  17. Tani, Lari attraverso i secoli, p. 32.
  18. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, p. 59.
  19. Tani, Lari attraverso i secoli, p. 35.
  20. Mazza, Lari: il passato dentro le mura, p. 59.
  21. Tani, Lari attraverso i secoli, pp. 35-36.
  22. Tremolanti, Un antico castello delle colline pisane: Lari, pp. 46,58.
  23. Tani, Lari attraverso i secoli, pp. 36-37.
  24. Tani, Lari attraverso i secoli, p. 37.
  25. Tani, Lari attraverso i secoli, p. 38.
  26. Associazione Culturale "Il Castello", Castellodeivicari, <https://www.castellodilari.it/it/il-castello/>

Bibliografia

  • Marialuisa Mazza, Lari: il passato dentro le mura, Lari, Associazione Culturale "Il Castello", 1998.
  • Maurizio Tani, Lari attraverso i secoli, Lari, Associazione Culturale "Il Castello", 1996.
  • Ezio Tremolanti, Un antico castello delle colline pisane: Lari, Fornacette, CLD libri, 2003.
  • Associazione Culturale "Il Castello", Castellodeivicari, sito, 2006 <https://www.castellodilari.it/it/il-castello/>