Fabrizio De André
Fabrizio Cristiano De André
- Biografia
- Vita e opere
- Infanzia e formazione
- La prima volta di un “anarchico” alla Bussola. Il concerto di Fabrizio De André
- L’ultimo tour
- Postilla critica
Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione.
E tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
Per consegnare alla morte una goccia di splendore
Di umanità, di verità.
(Smisurata preghiera)
Bibliografia
- https://www.treccani.it/enciclopedia/fabrizio-de-andre/ Treccani-De André Fabrizio
- www.viadelcampo.com
- www.fondazionedeandre.it
- DIVISMO SPETTACOLO CULTURA 1950-1980 La Bussola di Sergio Bernardini- a cura di Andrea Tenerini Alessandro Volpi.
Biografia
Cantautore italiano, soprannominato anche con l’appellativo “Faber”, datogli dall’amico d’infanzia Paolo Villaggio. nacque a Genova, nel quartiere di Pegli, il 18 febbraio 1940 da genitori benestanti di origini piemontesi. Il padre, Giuseppe De André, era nato a Torino nel 1912 in una famiglia di condizioni modeste che pare vantasse però origini provenzali, forse addirittura nobili; la madre, Luigia Amerio (‘Luisa’), era nata nel 1911 a Pocapaglia (Cuneo), figlia di proprietari di vigneti e piccoli produttori vinicoli. La coppia si sposò nel 1935 e si stabilì a Genova dopo la nascita del primo figlio, Mauro (1936). Nella città ligure Giuseppe De André, che si era laureato in Lettere e Filosofia a Torino ventiduenne, acquistò un Istituto tecnico per geometri e ragionieri a Sampierdarena. Uomo intraprendente, diede impulso manageriale alla scuola e ne incrementò le iscrizioni, procurando a sé stesso e alla propria famiglia una condizione agiata. De André è stato il primo artista italiano a introdurre nelle sue canzoni tematiche nuove, diverse da quelle sentimentali che fino ad allora avevano contraddistinto la musica leggera nazionale. Autore di testi ricchi di riferimenti letterari, nella sua produzione confluiscono svariate influenze, dal folk-blues alla musica popolare italiana. Un grande innovatore della canzone italiana, viene da molti definito il più grande cantautore italiano con una parabola artistica tra le più lunghe e intense, sino a diventare un modello per i colleghi più giovani in quasi quarant'anni di percorso artistico: dall'inizio, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, fino alla sua scomparsa nel 1999. È stato il primo cantautore a utilizzare lo strumento-canzone per affrontare tematiche diverse da quelle sentimentali che avevano contraddistinto e spesso corroso la canzone italiana sino a quel momento. Infanzia e formazione Poco più di tre mesi dopo la nascita di Fabrizio, l’Italia entrò nel secondo conflitto mondiale, e già nel 1942 la famiglia De André (ad eccezione del padre che restò in città fino al 1944, quando venne ricercato per aver coperto gli alunni ebrei della scuola) lasciò Genova e si stabilì nella campagna astigiana, nella località di Revignano, dove Giuseppe aveva appositamente acquistato l’anno prima la Cascina dell’Orto. Qui i De André rimasero fino al settembre 1945, quando, a guerra conclusa, tornarono a Genova. Dal 1947 De André frequentò le scuole elementari, dapprima in un istituto privato, indi nella scuola statale; iniziò a prendere lezioni private di violino nel 1948. Il legame con l’astigiano non si spezzò: i De André continuarono a trascorrere i mesi estivi in campagna, dove mantennero la cascina fino al 1950. Fabrizio De André si formò dunque per un verso frequentando le scuole e passando la gran parte dell’anno nel capoluogo ligure e per l’altro trascorrendo le vacanze nella campagna piemontese. Si delineano così fin dalla formazione infantile due contesti che idealmente si ritrovano nell’intera sua produzione canora: da una parte quello, evidentissimo, di Genova, del mare, e della cultura marinara, che si esprime in riferimenti ad ambienti urbani specifici, a viaggi e tradizioni mediterranee; dall’altra, quello della cultura rurale e popolare, che si manifesta in ambienti popolari e in riti e forme di comportamento dal carattere atavico (oltreché, direttamente, nella canzone Ho visto Nina volare, 1996, che fa riferimento a un’amica d’infanzia). Nel dopoguerra crebbe il benessere economico e la rilevanza sociale della famiglia De André: il padre proseguì e ampliò l’attività dell’istituto scolastico ed entrò in politica nelle file del Partito Repubblicano Italiano, divenendo negli anni Cinquanta consigliere, assessore e vicesindaco di Genova. Ritiratosi dall’impegno politico per dissensi col partito, proseguì nel decennio successivo la propria attività manageriale; ricoprì incarichi di primo piano ai vertici di Eridania nel gruppo Monti e fu poi dirigente dell’editoriale di controllo del Resto del Carlino e della Nazione, la Poligrafici. Terminata la scuola media nel 1954 nell’istituto del padre, Fabrizio si iscrisse al Liceo classico, dove manifestò particolare interesse per la poesia, oltre a dar prova di atteggiamenti provocatorii verso i docenti e l’istituzione. L’adolescente, e poi il giovane, crebbe frequentando amici come lui appartenenti alla buona borghesia cittadina: tra di essi v’era il poco più anziano Paolo Villaggio, conosciuto nei tardi anni Quaranta durante un soggiorno in montagna. I due conducevano la vita degli enfants terribles, frequentavano i quartieri e i vicoli malfamati della città, manifestavano il loro ribellismo negli orari confusi di sonno e veglia ma anche, per De André, nell’abuso di alcolici e sigarette, sino ai primi segni di sostanziale dipendenza e d’alcolismo che finiranno per accompagnare, con alti e bassi, la vita del cantautore fino a metà degli anni Ottanta. Nel corso degli anni Cinquanta, De André conobbe il pensiero anarchico, al quale aderì poi per tutta la vita. Terminato il Liceo, si iscrisse a Giurisprudenza nell’anno accademico 1959-60 e sostenne alcuni esami soprattutto nel biennio iniziale; ridusse quindi il proprio impegno di studente universitario man mano che si venne affermando come musicista: al termine dell’anno accademico 1964-65, l’ultimo al quale si iscrisse, aveva sostenuto in tutto otto esami (Moscadelli, 2012, pp. 42, 56 n.).
Vita e opere
Dopo aver compiuto gli studi classici nella sua città, cominciò a suonare la chitarra in un gruppo jazz, entrando al tempo stesso in contatto con cantautori come L. Tenco, G. Paoli e altri, con i quali contribuì a delineare all'inizio degli anni Sessanta la cosiddetta scuola genovese. Per molto tempo evitò di esibirsi in pubblico preferendo rivolgersi, con la sua produzione discografica, a un uditorio selezionato, in grado di apprezzare la delicata ispirazione e insieme gli umori polemici delle sue ballate. Dopo l'esordio con Nuvole barocche (1958) e il primo importante successo con La canzone di Marinella (1962), tutta la produzione di De André è stata caratterizzata da un costante rinvio alla storia sociale e politica del paese, ma anche da riferimenti letterari: l'album Tutti morimmo a stento (1968) è ispirato alla poetica di F. Villon e quello de La buona novella (1970) ai Vangeli apocrifi, mentre Non al denaro non all'amore né al cielo (1971) è composto sui testi dell'Antologia di Spoon River di E.L. Masters. La denuncia dell'ingiustizia, dell'ipocrisia del potere, della guerra, le vicende delle minoranze emarginate e perseguitate, i destini collettivi dei popoli rom, dei nativi americani, dei Palestinesi, così come una vasta galleria di singoli personaggi costituiscono il centro di queste e altre opere. La morte, pensata e cantata nelle sue varie accezioni, rappresenta un altro tema ricorrente. Le strutture musicali sono sempre subordinate alla resa del testo: irregolarità metriche e libertà poetiche di ogni genere implicano un linguaggio musicale e un supporto strumentale non invadente, elastico, capace di lasciare spazio alle peculiari qualità interpretative della voce di De André, particolarmente ricca nel registro grave. I riferimenti musicali si estendono dal classico al folk, con poche concessioni ai tratti tipici del rock; dai modelli folclorici e dal blues, così come dalla musica medievale e rinascimentale, De André ricava le armonie prevalentemente modali che caratterizzano molti suoi brani. Nel 1979 la vita familiare del cantautore viene scossa da un avvenimento eclatante: il rapimento suo e della compagna Dori Ghezzi in Sardegna ad opera dell'anonima sequestri, che li rilascerà dietro pagamento di un riscatto e una prigionia di circa quattro mesi. Da un intenso ricorso al dialetto (genovese, sardo, napoletano) sono caratterizzati gli ultimi tre album di De André, Creuza de mä (1984), Le nuvole (1990) e Anime salve (1996), che hanno visto la collaborazione di M. Pagani e I. Fossati. De André ha inoltre creato interessanti versioni italiane di alcune canzoni di G. Brassens (Il gorilla, Marcia nuziale, Delitto di paese) e tradotto brani di B. Dylan e L. Cohen. È stato autore con A. Gennari del romanzo Un destino ridicolo (1996). Nel 2016 è stato edito il testo Sotto le ciglia chissà, raccolta di appunti e riflessioni che costituiscono un diario inedito e privato del cantautore, mentre nel 2018 la fondazione Fabrizio De André ha curato la pubblicazione del volume Anche le parole sono nomadi in cui è raccolta una selezione di testi delle sue canzoni; nel 2020 W. Veltroni ha ricostruito nel docufilm Il concerto ritrovato lo storico concerto tenuto nel 1979 a Genova dal cantautore e dalla Premiata Forneria Marconi.
==La prima volta di un “anarchico” alla Bussola.== ===Il concerto di Fabrizio De André===
Quella notte del 15 marzo, a Focette, giunsero molti degli amici del genovese; oltre al fratello Mauro, alla moglie e al figlio Cristiano, erano presenti Gino Paoli, Paolo Villaggio, Lino Toffolo, Francesco De Gregori, Beppe Grillo e Marco Ferreri che ebbe un ruolo decisivo nello spingere sul palco il riluttante De André, a lungo chiuso in camerino. All’esterno ci fu una breve contestazione per il prezzo del biglietto. La scaletta fu composta da 13 pezzi che attingevano dal repertorio e dalle novità. L’apertura fu affidata ad un pezzo molto noto come La canzone dell’amore perduto, pubblicata come singolo nel marzo del 1966 e inserita, nel medesimo anno, nell’Lp Tutto Fabrizio De André, a cui seguirono Nancy, Via della povertà e Le passanti, tre traduzioni importanti, tratte da Canzoni, uscito nell’aprile del 1974 e da Volume VIII. Come avrebbe fatto poi in altre occasioni, De André modificò alcune strofe di Via della povertà, in cui avrebbe spesso inserito riferimenti a personaggi politici, per aggiungere, nell’esibizione della Bussola, un esplicito riferimento al suo proprietario: “Bernardini sembra così facile, ogni volta che sorride ti cattura, ricorda proprio Bette Davis con le mani appoggiate alla cintura. Arriva un De André trafelato e gli grida ‘il mio amore sei tu’ ma qualcuno gli chiede di andar via e di non presentarsi più. E l’unico suono che rimane quando l’orchestrina se ne va, è Bernardini che spazza La Bussola in Via della Povertà”. A più riprese, durante l’esibizione, De André fece esplicito riferimento alla difficoltà nel memorizzare i testi dei vari pezzi, avendo fino ad allora cantato solo in sala di registrazione: “Io ho scritto circa duecento pezzi, se avessimo dovuto montarli tutti quanti… ci ho messo quasi due anni avete capito? E invece ne abbiamo montati dodici o tredici (...) Cioè, voglio dire che c’è un grosso problema, il fatto che io fino a oggi non ho mai preparato quelle canzoni da cantare in pubblico, quindi non me le ero neanche studiate a memoria, mi è toccato scrivere e poi registrarle in sala di registrazione, quindi può darsi benissimo che in qualche modo mi sia dimenticato le parole sentita per radio”. Proprio facendo ricorso a questa giustificazione il cantautore modificava i versi di Marinella, introducendo una strofa molto cruda, che non avrebbe più ripetuto in futuro. Anche nel caso di Canzone per l’estate, De André cambiò una strofa. L’attacco di Via del Campo segnò il punto di maggior coinvolgimento del pubblico che, dopo le note iniziali, cominciò a cantarla in maniera decisamente avvertibile.
L’ultimo tour
Nel 1996 pubblicò l’album Anime salve, fu un successo, di pubblico e di critica. Nello stesso 1996, la versione spagnola di Smisurata preghiera (Desmedida plegaria) fu inserita come brano finale nella colonna sonora del film Ilona arriva con la pioggia del colombiano Sergio Cabrera, basato sull’omonimo lavoro di Mutis. Al disco fecero seguito un tour e un nuovo album antologico (Mi innamoravo di tutto, 1997), con una nuova versione della Canzone di Marinella, di nuovo cantata da Mina. Tra il 1997 e il 1998 si svolse un nuovo tour nei teatri. A luglio iniziò il tour estivo. Nell'estate del 1998 fu costretto però a interrompere il tour, la TAC, eseguita il 25 agosto, non lasciava speranze: tumore ai polmoni. Appena pochi mesi dopo, alle ore 02.15 di notte dell'11 gennaio 1999, Fabrizio moriva presso l'Istituto Tumori di Milano, dov'era ricoverato, assistito sino all'ultimo momento dai suoi cari. Una folla commossa, di oltre diecimila persone, ha seguito i suoi funerali, svoltisi il 13 gennaio nella Basilica di Carignano, a Genova. Su quel mare di umanità svettavano la bandiera del Genoa (la sua squadra del cuore) e quella anarchica (a testimonianza e ricordo del suo "credo" politico, o meglio del suo "modo d'essere"). Riposa al cimitero di Staglieno, nella cappella di famiglia.
Postilla critica
Fabrizio De André è stato uno dei più importanti esponenti della canzone italiana. L’estrema attenzione all’aspetto verbale della canzone, l’adozione di forme metriche chiare e, soprattutto nella prima fase, aderenti alla tradizione poetica italiana, la dovizia delle immagini hanno portato vari critici a considerarlo a tutti gli effetti un poeta, ma egli se ne schermiva con un atteggiamento a metà tra l’umile e l’ironico: «Benedetto Croce diceva che fino all’età di diciotto anni tutti scrivono poesie. Dai diciotto anni in poi rimangono a scriverle due categorie di persone: i poeti e i cretini. Quindi io precauzionalmente preferirei considerarmi un cantautore» (così nella videocassetta allegata a Fabrizio De André: parole e canzoni). Sotto il profilo musicale, la produzione di De André si può suddividere in quattro grandi periodi: 1961-67, l’epoca dei 45 giri e dell’adesione alle tendenze folk; 1968-73, i concept album e il progressive; 1973-81, a sua volta articolabile in 1974-75, la collaborazione con De Gregori, e 1978-81, quella con Bubola; 1984-96, la svolta etnica da Crêuza de mä ad Anime salve. Questi quattro periodi, considerati da vicino, per un verso presentano interrelazioni reciproche e per l’altro manifestano anche al loro interno elementi assai eterogenei, risentendo dei vari collaboratori dei quali il cantautore si valse: le canzoni cambiano significativamente per scelte testuali, forme, arrangiamenti, sempre attente a quanto accade nel panorama dell’attualità, rispetto al quale si collocano in posizione al tempo stesso contigua e dialettica. Anche quando il contributo di De André verte soprattutto sul testo, la sua responsabilità rispetto alle scelte musicali non viene meno: ciò fa senz’altro di lui uno dei principali artefici dei mutamenti avvenuti nella canzone italiana tra gli anni Sessanta e i Novanta. L’intera produzione di De André si caratterizza per la profonda tensione morale: essa si esprime nella predilezione per i cosiddetti “ultimi”, coloro che per condizione o scelta deliberata subiscono gli effetti di una forza istituzionale, sociale, morale alla quale non si conformano e ne vengono schiacciati. L’umanità, o meglio l’uomo, è dunque al centro delle canzoni e della poetica di De André: si può parlare in questo senso di un suo peculiare ‘umanismo’.