Rocca di Vicopisano

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La Rocca di Vicopisano, chiamata anche Rocca del Brunelleschi, è una delle fortificazioni presenti nel comune di Vicopisano, in provincia di Pisa. Visibile da lontano, è il simbolo del paese e dal diciannovesimo secolo fa parte del bene patrimoniale della famiglia Fehr.

Fortificazione

La rocca con il suo complesso, è stata il sistema difensivo di Vicopisano, allora chiamato Vico Pisano a seguito di derivazioni del nome.

Già dal 1006, sui documenti si legge la presenza di un castello del decimo secolo mentre il nome "Vico" si riferiva all'insediamento che comprendeva il castello e compare in modo chiaro dal 1046. Per indicare la sua posizione geografica gli venne attribuito il nome "Pisano". La fondazione della fortificazione risale, probabilmente, alla famiglia degli Obertenghi, la quale ne vendette una parte ai vescovi; iniziò così il periodo della Signoria dei vescovi pisani sul castello di Vico.

Costruzione della rocca

La conquista fiorentina del 1406 disfece l'area del poggio dov'era costruito il castello, inoltre le tecniche militari si erano sviluppate e stava per ripresentarsi la minaccia viscontea perciò il governo fiorentino sentì la necessità di inviare qualcuno per costruire un nuovo sistema difensivo. Dopo che i fiorentini seppero della congiura che i vicaresi erano intenzionati ad attuare contro di loro, il governo impose la tassazione ai cittadini e vennero confiscati alcuni dei loro beni. Da questo l'Opera di Santa Maria del Fiore, per commissione del governo fiorentino, trovò i fondi per edificare i fortilizi di Vico e del Parlascio Pisano. Dopo i primi sopralluoghi, Filippo Brunelleschi, noto architetto fiorentino, venne mandato dall'Opera per studiare il progetto.

Del 1406, la torre di Santa Maria o torre del Cavaliere conservava i suoi 15 metri eretti su base quadrata. Su questi Brunelleschi pose la base della "Torre Nova" mentre gli altri resti della conquista fiorentina vennero resi al suolo dall'architetto per costruire le altre parti della fortificazione.

Il complesso difensivo che serviva per presidiare la città e delineare i confini in caso di attacco nemico era posto su un promontorio. La cinta muraria che delimita l'accesso dalle vie del paese è alta sette metri e l'area al suo interno comprende la torre detta "Il cavaliere", posta in cima al poggio, al fianco della torre si trova il cassero, il muraglione che la circonda dal quale, verso il basso, si estende il "camminamento di ronda" che collega il complesso della rocca alla torre del Soccorso o torre di Guardia. In origine, percorrendo il percorso al contrario, per terminare il percorso era presente un ponte levatoio a collegare le due strutture.

Descrizione dell'ambiente

Il portone d'ingresso al cortile della rocca era protetto da un fossato per impedire alle macchine d'assedio di protrarsi fino alle mura. Dal portone si notano i segni della grata di ferro e del ponte a levatoio. Il cortile interno ha mura alte undici metri: sono i confini del cassero.

I piani della torre sono collegati tra loro tramite una scala di legno; l'ambiente decorato da stemmi dipinti, disegni a carboncino e a graffito presentano delle caratteristiche riconducibili all'insediamento fiorentino. Al piano inferiore della torre c'erano due cisterne per l'acqua che proveniva dal tetto tramite canali di scolo, la prima conteneva l'acqua proveniente dalla canalina mentre la seconda conteneva l'acqua depurata. Sopra alla cantina c'era la sala del magazzino per le scorte alimentari. Accedendo alla prima scala del maschio, la rocca, si raggiunge il locale della "sala di comando"; era la stanza più abitata, ciò si può intuire dalla presenza del camino e degli ornamenti degli anni sessanta del quattrocento. Al piano superiore, raggiungibile con una scala, troviamo una stanza senza arredamento, probabilmente l'armeria. Nel vano della finestra era presente una comoda perciò si può dedurre che la stanza fungesse anche da bagno. La camera sopra invece, molto luminosa, contiene un grande camino; presumibilmente era la stanza del castellano. Infine, da qui una scala al muro porta alla cima della torre, la cui vista permetteva di avvistare il nemico in lontananza. Nel cassero abitavano i soldati della guarnigione mentre nella torre della Rocca abitavano il capitano, i fedeli balestrieri e il castellano.

Sistema difensivo

Vico Pisano era considerato come luogo strategico per il controllo del territorio ai piedi del monte. Poiché la torre era in posizione elevata, oltre che a contrattaccare al nemico, l'esercito aveva il compito di sorvegliare la zona e inviare le segnalazioni alle torri dello Stato di Firenze. Per comunicare con le fortezze limitrofe i soldati della guarnigione esponevano le bandiere, accendevano fuochi nelle ore notturne oppure esponevano gli specchi nelle ore diurne. Una volta avvistati gli avversari, dalle feritoie del cassero e dalla rocca, i balestrieri potevano colpire le truppe che avanzavano verso le mura. Qualora i soldati delle altre fazioni avessero raggiunto le mura e tentato l'arrampicata, dal camminamento di ronda del cassero i soldati della guarnigione di Firenze avrebbero gettato sul nemico olii infiammabili oppure pece greca.

Nei pressi torre del Soccorso, edificata nelle immediate vicinanze dell'Arno, si estendeva un'ampia strada che giungeva a Bientina. La torre era considerata di guardia perché da questa potevano avvistare il nemico sia che giungesse via terra che via acqua. Il corso dell'Arno fu poi modificato da Cosimo I de' Medici.

In caso d'assedio, le truppe fiorentine rintanate nel cassero avrebbero ricevuto rifornimenti di cibo, armi e uomini direttamente da Firenze attraverso l'Arno. Le barche potevano raggiungere un approdo fortificato alla base della torre del Soccorso, dal cui portello potevano accedere i rifornimenti. In caso di conquista, il ponte a levatoio che la separava dal cassero poteva essere ritirato permettendo l'isolamento della torre di guardia.

Vicende storiche

Dopo la morte di Lorenzo il magnifico nel 1492, il potere fu conferito al figlio Piero. Quando Carlo VIII Re di Francia venne nel territorio italiano, interessato alla conquista del Regno di Napoli e intento a spingersi oltre nella penisola, Piero de' Medici e la Repubblica di Firenze non seppero essere preparati. Dovettero risarcire la sconfitta con ingente somma di denaro oltre che alla concessione di alcuni territori, tra i quali Vico Pisano. Così, con l'assenso di Carlo VIII, il popolo pisano avviò una ribellione contro gli ufficiali della Signoria. L'arrivo del Re di Francia portò nel territorio italiano un nuovo modo di approcciarsi alla guerra: molti soldati, artiglieria pesante e cannoni.

Alcuni commissari fiorentini condussero con il proprio esercito delle avanzate per riconquistare il castello di Vico Pisano ma furono costretti alla ritirata poiché i pisani si rafforzarono sia con più uomini e armi, sia con una colubrina collocata sulla cima della Rocca; era in grado di lanciare palle di ferro di oltre sessanta libbre. Tempo dopo, i fiorentini provarono un secondo tentativo di riconquista con un esercito più forte e, una volta arrivati vicino alla fortificazione vicarese, rimasero sorpresi dalla bandiera di San Marco esposta sulla torre, frutto di una breve alleanza tra Pisa e Venezia. Anche questa volta la guarigione di Firenze non riuscì nell'obiettivo.

Dopo un susseguirsi di scontri l'esercito fiorentino riesce ad impadronirsi della fortezza e tra la fine del quindicesimo secolo e l'inizio del nuovo, Pisa e Firenze raggiunsero una tregua, il castello di Vico venne presidiato dai fiorentini. In seguito ad altre guerriglie, una delegazione del popolo di Vico Pisano giunse a Firenze per giurare fedeltà alla Signoria.