Rocca di Vicopisano
La Rocca di Vicopisano, chiamata anche Rocca del Brunelleschi, è una delle fortificazioni presenti nel comune di Vicopisano, in provincia di Pisa. Visibile da lontano, è il simbolo del paese e dal diciannovesimo secolo fa parte del bene patrimoniale della famiglia Fehr.
Fortificazione
La rocca con il suo complesso, è stata il sistema difensivo di Vicopisano, allora chiamato Vico Pisano a seguito di derivazioni del nome.
La presenza di un castello fondato nel decimo secolo nel territorio in esame risale ai documenti del 1006. Per quelli del 1046, invece, è possibile attribuire il nome del luogo "Vico" all’insediamento che comprendeva anche il castello. Per indicare la sua posizione geografica gli venne attribuito il nome "Pisano". La fortificazione, probabilmente, è stata fondata dalla famiglia degli Obertenghi, la quale ne vendette delle parti ai vescovi; da questo iniziò il periodo della Signoria dei vescovi pisani sulla fortezza di Vico Pisano[1].
Costruzione della rocca
La conquista dei fiorentini nel 1406[2] aveva danneggiato l'area del poggio nella quale era costruito il castello, inoltre, le strategie e le tecnologie militari si erano sviluppate e stava per ripresentarsi la minaccia viscontea, perciò, il governo fiorentino sentì la necessità di inviare qualcuno per costruire un nuovo sistema difensivo. Dopo che i fiorentini seppero della congiura che i vicaresi volsero attuare contro di loro, il governo impose la tassazione ai cittadini e vennero confiscati alcuni dei loro beni. Da questo l'Opera di Santa Maria del Fiore, per commissione del governo fiorentino, trovò i fondi per edificare i fortilizi di Vico e del Parlascio Pisano. Dopo i primi sopralluoghi, Filippo Brunelleschi, noto architetto fiorentino, venne mandato dall'Opera per studiare il progetto[3].
Del 1406, la torre di Santa Maria o torre del Cavaliere conservava i suoi 15 metri eretti su base quadrata. Su questi Brunelleschi pose la base della "Torre Nova" mentre gli altri resti della conquista fiorentina vennero rasi al suolo dall'architetto fiorentino per costruire le altre parti della fortificazione[4].
Il complesso difensivo che serviva per presidiare la città e delineare i confini in caso di attacco nemico era posto su un promontorio. La cinta muraria che delimita l'accesso dalle vie del paese è alta sette metri e l'area al suo interno comprende la torre detta "Il cavaliere", posta in cima al poggio, al fianco della torre si trova il cassero ovvero il muraglione che la circonda, dal quale verso il basso si estende il "camminamento di ronda" che collega il complesso della rocca alla torre del Soccorso o torre di Guardia. In origine, percorrendo il percorso al contrario, per terminare il percorso era presente un ponte levatoio a collegare le due strutture[5].
Descrizione dell'ambiente
Per raggiungere il portone d’ingresso al cortile della rocca bisognava oltrepassare un fossato che impediva alle macchine da guerra dei nemici di arrivare alle mura. Dal portone sono visibili i segni lasciati dalla grata di ferro e dal ponte a levatoio. Il cortile interno ha mura alte undici metri: sono i confini del cassero.
I piani della torre sono collegati tra loro tramite una scala di legno; l'ambiente decorato da stemmi dipinti, disegni a carboncino e a graffito presentano delle caratteristiche riconducibili all'insediamento fiorentino. Al piano inferiore della torre c'erano due cisterne per l'acqua che proveniva dal tetto tramite canali di scolo, la prima conteneva l'acqua proveniente dalla canalina mentre la seconda conteneva l'acqua depurata. Sopra alla cantina c'era la "sala del magazzino" per le scorte alimentari. Giungendo al primo piano della rocca si raggiunge la “sala di comando”; era la stanza più abitata, ciò si può intuire dalla presenza del camino e dai decori degli anni Sessanta del Quattrocento. Al piano superiore, raggiungibile con una scala, troviamo una stanza senza arredamento, probabilmente era la “stanza dell’armeria”. Nel vano della finestra è presente una comoda, perciò, è deducibile che la stanza fungesse anche da latrina. La camera sopra invece, molto luminosa, contiene un grande camino; plausibilmente era la stanza del castellano. Infine, da qui una scala al muro porta alla cima della torre, la cui vista permetteva di avvistare il nemico in lontananza. Nel cassero abitavano i soldati della guarnigione mentre nella torre della Rocca abitavano il capitano, i fedeli balestrieri e il castellano[6]
Sistema difensivo
Vicopisano era considerato un luogo strategico per controllare il territorio nei pressi del monte[7]. Poiché la torre era in posizione elevata, oltre che a contrattaccare al nemico, l'esercito aveva il compito di sorvegliare la zona e avvisare le altre torri dello Stato di Firenze[8]. Per comunicare con le fortezze limitrofe i soldati della guarnigione esponevano le bandiere, accendevano fuochi nelle ore notturne oppure esponevano gli specchi nelle ore diurne. Una volta avvistati gli avversari, dalle feritoie del cassero e dalla rocca, i balestrieri potevano colpire le truppe che avanzavano verso le mura. Qualora i soldati delle altre fazioni avessero raggiunto le mura e tentato l'arrampicata, dal camminamento di ronda del cassero i soldati della guarnigione di Firenze avrebbero gettato sul nemico olii infiammabili oppure pece greca[9].
Nei pressi della torre del Soccorso, edificata nelle immediate vicinanze dell'Arno, si estendeva un'ampia strada che giungeva a Bientina. La torre era considerata di guardia perché da questa potevano avvistare il nemico sia che giungesse da terra sia via Arno. Cosimo de ‘Medici, granduca di Toscana, modificò il corso dell’Arno in seguito.
In stato d'assedio, le truppe rintanate nel cassero avrebbero ricevuto provviste di cibo, armi e uomini direttamente da Firenze per mezzo dell'Arno. Le barche potevano raggiungere un approdo costruito alla base della torre del Soccorso, dal cui portello potevano accedere i rifornimenti[10]. In caso di conquista, il ponte a levatoio separava la torre di guardia dal cassero e poteva essere ritirato permettendo l'isolamento della torre stessa[11].
Vicende storiche
In seguito alla morte di Lorenzo il Magnifico nel 1492, il potere fu conferito al figlio Piero. Quando Carlo VIII Re di Francia venne nel territorio italiano, interessato alla conquista del Regno di Napoli e intento a spingersi oltre nella penisola, Piero de' Medici e la Repubblica di Firenze non seppero essere preparati. Dovettero risarcire la sconfitta con ingente somma di denaro oltre che alla concessione di alcuni territori, tra i quali Vico Pisano. Così, con l'assenso di Carlo VIII, il popolo pisano avviò una ribellione contro gli ufficiali della Signoria. L'arrivo del Re di Francia portò nel territorio italiano un nuovo modo di approcciarsi alla guerra: molti soldati, artiglieria pesante e cannoni.
Alcuni commissari fiorentini condussero con il proprio esercito delle avanzate per riconquistare il castello di Vico Pisano ma furono costretti alla ritirata poiché i pisani si rafforzarono sia con più uomini e armi, sia con una colubrina collocata sulla cima della Rocca; era in grado di lanciare palle di ferro di oltre sessanta libbre. Tempo dopo, i fiorentini provarono un secondo tentativo di riconquista con un esercito più forte e, una volta arrivati vicino alla fortificazione vicarese, rimasero sorpresi dalla bandiera di San Marco esposta sulla torre, frutto di una breve alleanza tra Pisa e Venezia. Anche questa volta la guarigione di Firenze non riuscì nell'obiettivo.
Dopo un susseguirsi di scontri l'esercito fiorentino riesce ad impadronirsi della fortezza e tra la fine del quindicesimo secolo e l'inizio del nuovo, Pisa e Firenze raggiunsero una tregua, il castello di Vico venne presidiato dai fiorentini. In seguito ad altre guerriglie, una delegazione del popolo di Vico Pisano giunse a Firenze per giurare fedeltà alla Signoria[12].
Restauri
Nei primi anni del 1500, dato il restauro della torre della Verruca, la rocca di Vico e il suo complesso non erano adatti a sostenere le nuove esigenze belliche così, visto il periodo di quiete, i Capitani di Parte Guelfa smilitarizzarono la torre e la affidarono prima a un cittadino fiorentino, poi si succedettero varie famiglie che ne accudirono alcune parti. Il terreno circostante era fertile, perciò, i curatori della rocca potevano trarre beneficio dalle coltivazioni. La rocca cessò il periodo nel patrimonio dello Stato di Firenze quando venne venduta nel 1600[13].
Famiglia Fehr
Lo sviluppo del porto di Livorno consentì alla famiglia svizzera Fehr di stabilirsi in Toscana per motivi commerciali. Nel 1842 acquisirono dei terreni nel territorio, compresa la torre della Rocca e il cassero.
L'amministrazione comunale invitò gli acquirenti a restaurare gli edifici medioevali allora gli svizzeri decisero di aggiungere nel progetto di restauro la costruzione di una villa nell'area del convento francescano, edificato a suo tempo nel cortile della rocca. Il restauro prevedeva di consolidare le pietre pericolanti, installare delle catene di ferro per la sommità della torre e i beccatelli instabili, erigere pilastri in mattoni e installare il parafulmine sulla torre[14].
Il 18 aprile 1911 il Ministero dell'Istruzione Pubblica del Regno d'Italia riconosce la monumentalità della rocca e la dichiara monumento di importante interesse storico[15].
Durante la Seconda Guerra mondiale i tedeschi, giunti a Vicopisano e nelle zone limitrofe, volevano instaurare un comando nella villa degli svizzeri ma grazie ai legami familiari ottennero la protezione del Consolato Svizzero di Firenze; costrinsero così i tedeschi a stabilirsi nel palazzo Pretorio, immediatamente vicino all'area della fortezza. I danni recati alla fortificazione erano minimi rispetto agli altri paesi.
Nel 1959 i Fehr acquisirono anche la torre del Soccorso e la restaurarono[16].
Restauri recenti
Nel 1996 la fortificazione subì un nuovo intervento di restauro: gli addetti ai lavori ripararono le mura. Due anni dopo la rocca riaprì al pubblico. Nel 2003, la Fondazione Pisa, il comune di Vicopisano e la provincia di Pisa tramite l'ausilio de Il Borgo Murato A.p.s sono riusciti a chiedere il patrocinio al Ministero dei Beni e delle Attività culturali per realizzare il progetto di restauro delle fortificazioni del comune. Ciò grazie al contributo della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, per il Patrimonio Storico, Artistico e Demoantropologico delle province toscane (SBAPPSAD). Nel gennaio 2005, un team di esperti ha iniziato il lavoro di progettazione analizzando attentamente il territorio e lo stato dei sottomessi al restauro. Le attività realizzate si sono basate su linee guida per le pratiche e la conservazione secondo i principi internazionali UNESCO[17]. Il restauro comprendeva la bonifica dalla vegetazione, nuove catene alla torre del Soccorso e il consolidamento del camminamento[18]. Nel 2021 il camminamento è stato aperto ai visitatori per la prima volta dopo più di 400 anni.
L'associazione Ippolito Rossellini si occupa delle visite guidate al monumento, la realizzazione di eventi e di pubblicazioni per diffondere la conoscenza della Rocca di Vicopisano e del suo complesso fortificato[19].
Alcune caratteristiche
Come già descritto, la torre della Rocca sorge sulle mura della torre di Santa Maria. Della stessa, la "Torre Nova" conserva la muratura in conci di verrucano. Inoltre, presenta su una delle facciate un portalino con arco ogivale. Pietre e laterizi ricoprono la superficie sulla quale sono posti in alto archi su beccatelli messi in serie[20]. Osservando la torre, sulla facciata si possono notare tre stemmi che posano su una lastra di marmo bianco: il giglio fiorentino, la croce a rappresentare il Capitano del Popolo e l'aquila che artiglia il drago, segno della Parte guelfa[21]. La torre della rocca è alta circa 30 metri con i lati lunghi circa 15.
Il camminamento di ronda del cassero e del muraglione della torre del Soccorso sono dotati di mensole in pietra serena e archi in laterizio[22].
Note
- ↑ Ciampa, Le fortificazioni di Vicopisano, p. 17
- ↑ Ciampa, Le fortificazioni di Vicopisano, p. 27
- ↑ Ciampa, Le fortificazioni di Vicopisano, pp. 44-45
- ↑ Ciampa, Le fortificazioni di Vicopisano, pp. 27-28
- ↑ Ciampa, Le fortificazioni di Vicopisano, p. 56
- ↑ Ciampa, Le fortificazioni di Vicopisano, pp. 56-65
- ↑ Burresi, Vicopisano: il patrimonio culturale, p. 23
- ↑ Bertini, Vicopisano e il suo territorio, p. 12
- ↑ Ciampa, Le fortificazioni di Vicopisano, p. 57
- ↑ Bertini, Vicopisano e il suo territorio, pp. 17-19
- ↑ Ciampa, Le fortificazioni di Vicopisano, p. 60
- ↑ Ciampa, Le fortificazioni di Vicopisano, pp. 73-77
- ↑ Ciampa, Le fortificazioni di Vicopisano, pp. 77-80
- ↑ Ciampa, Le fortificazioni di Vicopisano, pp. 86-92
- ↑ Ciampa, Le fortificazioni di Vicopisano, pp. 86-92
- ↑ Ciampa, Le fortificazioni di Vicopisano, pp. 107-108
- ↑ Ciampa, Le fortificazioni di Vicopisano, p. 11
- ↑ Ciampa, Le fortificazioni di Vicopisano, p. 231
- ↑ Ciampa, Le fortificazioni di Vicopisano, p. 253
- ↑ Burresi, Vicopisano: il patrimonio culturale, p. 23
- ↑ Bertini, Vicopisano e il suo territorio, p. 16
- ↑ Ciampa, Le fortificazioni di Vicopisano, p. 57
Bibliografia
- Mariagiulia Burresi (a cura di), Vicopisano: il patrimonio culturale, Pisa, Pacini editore, 2000.
- Moreno Bertini (a cura di), Vicopisano e il suo territorio: genti e luoghi della memoria, Fornacette di Calcinaia, CLD libri, 2009.
- Mauro Ciampa (a cura di), Le fortificazioni di Vicopisano, Pacini Editore, 2018.