Gioco del ponte
Il Gioco del Ponte è una tradizionale competizione sportiva che si svolge nella città di Pisa. Annualmente nel giugno pisano le due fazioni della città, divisa dal fiume Arno, si affrontano sul Ponte di Mezzo. È una sfida di forza e resistenza in cui le dodici magistrature, sei per parte, si scontrano in sei combattimenti, più spareggio se necessario, in cui ogni vittoria guadagna un punto per la rispettiva fazione. Questi punti verranno accumulati durante il torneo, fino a determinare il definitivo vincitore.
Storia
la prima edizione del gioco conosciuta e certa fu il 22 febbraio 1568 La nascita del gioco del ponte avvenne nell’età del Gran Ducato di Toscana, seconda metà del XVI secolo, quando l’allora duca Ferdinando de medici decise di sostituire la precedente tradizione della mazza e scudo con la Battagli del Ponte. La precedente manifestazione del Mazzascudo avveniva cada 17 gennaio in Piazza dei Cavalieri, allora piazza degli Anziani, dove le due fazione della città, quella del Gallo e della Gazza si scontravano in combattimenti fisici dotati armatura, mazza e scudo, ma essa rappresentava la forza degli armamenti dell’indipendente Pisa di un tempo. La battaglia del ponte si rifaceva alla battaglia dei sassi che avveniva tradizionalmente a Firenze, oltre al cambio di location, vide sostituire le due fazioni che presero la suddivisone attualmente ancora utilizzata, ovvero Mezzogiorno per la parte della città a sud del fiume Arno e Tramontana per la fazione a Nord, e le armi non più mazza e scudo ma un Targone, ovvero una bastone con un estremità larga ed una stretta per essere impugnata, che riportava i colori delle magistrature di ogni combattente. 1785 da Battaglia a Gioco per la visita dei reali d'Austria a cui si voleva presentare qualcosa che intrattiene come un gioco e non violento come una battaglia. L’ultimo combattimento avvenne il 6 Febbraio1807 quando vi assistette la regina d’Etruria Maria Luisa che con l’affermazione che segue ne decise la sospensione a causa della crudeltà che esso metteva in atto “per gioco è troppo, per guerra è poco”. //vedi se lo dice nel manuale sulla storia//
Dopo 120 anni di assenza, nel XX secolo la tradizione venne ripresa dagli studenti universitari durante la festa delle matricole del 1927, durante la quale venne realizzato un elaborato corteo in costume. Gioco ripristinato nel 1935 con lo svolgimento originale, ovvero uno scontro diretto fra armati di targone della durata di 45 minuti e avrebbe vinto la frazione che allo scadere del tempo avesse occupato più territorio del campo avversario. Quell’anno però il combattimento durò meno del previsto, per un incidente ad un combattente il gioco fu bloccato e assegnata la vittoria alla fazione opposta. Per questo nel 1937, nel 1936 non fu svolto a causa della guerra in Etiopia, fu redatto il primo regolamento del Gioco nel XX secolo con modifiche alla finalità della lotta. La battaglia durava 30 minuti si svolgeva fra 150 uomini per parte con l’obbiettivo di prendere le 6 bandiere avversarie (rappresentanti i 6 rioni della fazione) poste in 6 zone in cui veniva suddiviso ogni metà del ponte. Nell’edizione di tale anno però risultò poco chiaro lo svolgimento del combattimento per gli spettatori per cui nell’edizione del 1938 fu posto un solo vessillo per parte. Il gioco fu sospeso a causa della seconda guerra mondiale negli anni tra il 1939 e il 1947, periodo in cui disgraziatamente il ponte di mezzo fu bombardato. L’8 Giugno 1950 con l’inaugurazione del nuovo ponte si ebbe il ritorno della manifestazione. Alla ripresa il combattimento subì un notevole cambiamento, non ci furono più scontri diretti, corpo a corpo, ma da lì in poi avvennero tramite un congegno meccanico: il carrello.
Immagine del carrello
Gli scontri passarono da uno a cinque con l’opporsi di 5 squadre per fazione composte da 24 uomini l’una; la vittoria sarebbe stata assegnata in ogni scontro alla squadra che allo scadere di 5 minuiti si fosse trovata con il carrello in vantaggio territoriale oppure lo avesse spinto al limite opposto facendo cadere la bandiera avversaria. Il gioco veniva vinto dalla fazione che accumulava più vittorie. Un aggiunta interessante fu quella di un articolo dedicato al caso in cui le squadre in lizza fossero state sei, come accade oggi, si sarebbero svolti sei combattimenti e in caso di parità delle parti si sarebbe svolto un settimo combattimento senza limiti di tempo e con squadre a scelta di ogni fazione, anche mista, per decretare il vincitore. Nel 1952 la data dello scontro, in precedenza sempre casuale, fu fissata alla prima domenica di giugno e ci furono anche alcune modifiche al gioco: • le squadre aumentarono a 6 per fazione ma fu designato che i combattimenti rimanessero a 5 • i minuti di gioco, per scontro, furono aumentati ad 8 • la vittoria non per caduta della bandiera avveniva solo in caso di almeno 25cm di vantaggio territoriale altrimenti si aveva la parità • fu messo lo spareggio, nelle modalità già sopra elencate, in caso alla meglio dei 5 combattimenti si avesse una parità Due anni dopo fu rimosso il limite di tempo ed imposta come unica possibilità di vittoria la caduta della bandiera opposta. Senza più grandi modifiche il gioco si svolse fino al 1963 che fu l’ultima edizione prima di una pausa di 18 anni. In questo lasso di tempo avvennero modifiche nella struttura organizzativa e per la sicurezza, negli ultimi anni la manifestazione più volte aveva portato a scontri violenti. [1]
Regolamento
Magistrature
Le 12 magistrature rappresentano nel gioco ognuna una zona diversa della città. Alcune sono storiche da sempre conosciute nel modo in cui lo sono oggi mentre altre hanno subito delle variazioni nel corso dell'edizioni e dei vari ripristini. Ogni magistratura è caratterizzata da un insegna, ovvero un simbolo che la rappresenta, un motto e dei colori che saranno riportati sulle cotte e insieme all'insegna saranno sulla bandiera. spiega i motti
Tramontana
Parte della città a nord dell'Arno immagine tramontana
Santa Maria
La Magistratura di Santa Maria rappresenta l'omonimo quartiere della città. Alla giornata è il suo motto e come insegna ha la Dea Flora. I colori rappresentativi sono il bianco e l'azzurro riportati nella bandiera sono rimasti invariati in tutta la storia del Gioco.
bandiera
San Francesco
La Magistratura di San Francesco rappresenta l'omonimo quartiere della città. M'arde d'onor la fiamma è il suo motto e come insegna ha la una stella a otto punte dei colori rappresentativi, il bianco e il rosso. La magistratura non era presente nel periodo storico del gioco, probabilmente il quartiere era rappresentato dalla fazione di santa Maria/mattaccini. Venne creata con il ripristino Fascista nel 1935 assunse i colori storici della magistratura di San Michele.
bandiera
San Michele
La Magistratura di San Michele rappresenta i quartieri Piagge, Cisanello, Pisanova e San Biagio. Il nome di tale magistratura non rimase sempre lo stesso ma subì una variazione in Porta a Piagge nelle tre edizioni del periodo fascista. Melius est dare quam accipere è il suo motto e come insegna ha l'aquila bicipite, aquila con due teste fino al collo che guardano in due direzioni diverse, simbolo di unione. Nel periodo storico i colori rappresentativi erano il bianco e il rosso ma con il ripristino del 1982 furono assegnati alla magistratura di San Francesco, per quelli di San Michele divennero il giallo e il nero sottraendoli alla squadra della Calcesana. bandiera
Mattaccini
La Magistratura dei Mattaccini rappresenta i quartieri Porta a Lucca e I Passi. Il nome gli fu cambiato in Porta a Lucca per le tre edizioni del periodo fascista. Vincere bisogna è il suo motto e come insegna ha il mattaccino, ovvero un giullare. I colori rappresentativi sono il bianco, l'azzurro e il fior di pesco riportati nella bandiera sono rimasti invariati in tutta la storia del Gioco.
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Satiri
La Magistratura dei Satiri rappresenta i quartieri Barbaricina, San Rossore e la zona tra la ferrovia Pisa-Genova e l'Aurelia. Vecchio e decrepito sono, ma portami rispetto o ti bastono è il suo motto e come insegna ha un satiro armato di clave e scudo. I colori rappresentativi sono il nero e il rosso riportati nella bandiera sono rimasti invariati in tutta la storia del Gioco.
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Calci
La Magistratura di Calci rappresenta l'omonimo comune. Numquam retrorsum è il suo motto e come insegna ha la Dea Fama, divinità dotata di ali e con una tromba alla bocca rappresenta nella mitologia romana la voce pubblica, diffondeva gli annunci del dio Giove. I colori rappresentativi sono il verde, il bianco e il dorè. Tale magistratura già esistente nell'edizioni storiche fu rinominata Campo nelle edizioni fasciste per poi mantenere i suoi colori ma prendere il nome della storica magistratura di calcesana, oggi non più esistente e riappropriandosi del suo nome nel 1989
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Mezzogiorno
Parte della città a sud dell'Arno bandiera mezzogiorno
Sant’Antonio
La Magistratura di Sant'Antonio rappresenta l'omonimo quartiere della città. Pisa a pugnar invitta, a vincer nata è il suo motto e come insegna ha un cinghiale. Il colore rappresentativo è l'arancione, rimasto invariato in tutta la storia del Gioco.
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San Martino
La Magistratura di San Martino rappresenta l'omonimo quartiere della città. Pisa tremar fa l'acqua e la terra è il suo motto. I colori rappresentativi sono il rosso il nero e il bianco riportati nella bandiera insieme con l'insegna, un cavallo bianco galoppante. Sono rimasti invariati in tutta la storia del Gioco.
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San Marco
La Magistratura di San Marco rappresenta l'omonimo quartiere e quello di San Giusto. Forte Pisa alle prove è il suo motto e come insegna ha il leone alato, simbolo dell'evangelista Marco. I colori rappresentativi sono il bianco e l'oro riportati nella bandiera sono rimasti invariati in tutta la storia del Gioco.
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Leoni
La Magistratura dei Leoni rappresenta i quartieri di Porta Fiorentina, da cui prese il nome nelle edizioni fasciste, e la cella più le fazioni tra Sant'Ermete, Riglione , Oratoio, Ospedaletto, Putignano, Le Rene e Coltano. Virtus unita fortis è il suo motto e come insegna ha un Leone rampante incoronato. I colori rappresentativi sono il bianco e il nero riportati nella bandiera sono rimasti invariati in tutta la storia del Gioco.
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Dragoni
La Magistratura dei Dragoni rappresenta le fazioni de La Vettola e San Piero a Grado, di quest'ultima prese ilnome nellle tre edizioni del periodo fascista. Sum felix velix è il suo motto e come insegna ha un drago alato. I colori rappresentativi sono il bianco e il verde riportati nella bandiera sono rimasti invariati in tutta la storia del Gioco.
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Delfini
La Magistratura dei Delfini rappresenta il tratto di comune da marina di Pisa fino al confine con Livorno. Senza temer tempesta è il suo motto e come insegna ha un delfino. I colori rappresentativi sono il giallo e il blu riportati nella bandiera sono rimasti invariati in tutta la storia del Gioco. Nelle tre edizioni del periodo fascista subì un cambio di nome diventando Porta a mare
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Note
- ↑ Zampieri, Testimonianze del Gioco del Ponte, pp. 3-24
Bibliografia
- Il gioco del ponte di Pisa: memoria e ricordo in una città, Firenze, Vallecchi, 1980
- Alberto Zampieri, Testimonianze del Gioco del Ponte, Branco ambrosiano veneto, 1998
- Alberto Zampieri, Storia del Gioco del Ponte, Branco ambrosiano veneto, 1998