Kenya

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Il Kenya è uno stato dell’Africa orientale. Dal punto di vista umano, lo stato include una molteplicità di culture, tra cui la più influente è quella swahili. Dal punto di vista dell'ecosistema, una caratteristica distintiva dello stato è la varietà di specie animali e vegetali che popolano il suo entroterra e l’Oceano Indiano.

Geografia

Aspetti fisici

Il Kenya confina con Etiopia e Sudan del Sud a nord, Somalia e Oceano Indiano a est, Tanzania a sud e Uganda a ovest.

Morfologicamente la fascia costiera è generalmente piatta, ma presenta discontinuità causate dalle frequenti ingressioni marine.

I principali fiumi del Kenya sfociano nel mare formando dei delta, mentre i fiumi più piccoli danno vita a vasti estuari, come quello di Mombasa. Il paesaggio costiero è variegato e comprende zone paludose, spiagge sabbiose, palmeti, coltivazioni, villaggi di pescatori, porti e città. Le barriere coralline al largo proteggono la costa dalle tempeste e permettono la creazione di porti sicuri. Allontanandosi dal mare, il paesaggio diventa più arido, con steppe e cespugli, salendo verso l'altopiano montuoso invece si riscontra la presenza di fiumi e acquitrini. Gli altopiani del Kenya sono dominati dalla fossa tettonica estafricana, che include il lago Rodolfo, la Rift Valley e varie depressioni, alcune delle quali ospitano laghi, altre si presentano come solchi vallivi. Il Monte Kenya, situato appena a sud dell’equatore, è la montagna più alta del Paese e rappresenta un elemento centrale del paesaggio degli White Highlands (area delle alture centrali del Paese che, ad oggi, comprende alcune delle città più ricche e dotate di una buona rete di trasporti, come la capitale). Le pendici del Monte Kenya, fortemente erose, ospitano ghiacciai permanenti che contrastano con la foresta equatoriale alla base. Le tracce di antiche glaciazioni e le dorsali laviche sono visibili sulle montagne, dove si trovano circhi e formazioni moreniche. Un massiccio vulcanico rilevante è l'Elgon (4322 metri), situato al confine con l'Uganda. A nord, il Kenya comprende l’altopiano settentrionale, una zona meno elevata, con una struttura tabulare caratterizzata principalmente da steppe e savane. Quest’area, abitata da gruppi nomadi, presenta una pianura desolata interrotta da colline come i monti Huri e le alture di Marsabit.[1][2]

Flora e fauna

La foresta equatoriale, che un tempo dominava il paesaggio del Kenya, è oggi quasi completamente scomparsa, sebbene alcune piccole tracce sopravvivano nelle aree interne della fascia costiera, ai piedi del Monte Kenya e lungo alcuni fiumi, dove la vegetazione assume la forma di una foresta a galleria. La distruzione della foresta primaria ha lasciato spazio a una vegetazione secondaria, che si presenta come una foresta più bassa e densa, invasa da cespugli e piante a rapida crescita, tra cui eriche, bambù, ficus e felci arboree. Liane ed epifite, che crescono rapidamente, rendono queste aree difficili da attraversare. Le mangrovie ricoprono parzialmente la costa, e nella zona intorno al Lago Vittoria è possibile trovare canne palustri, papiri e grandi acacie. Con l’aumento dell’altitudine, la vegetazione cambia notevolmente. Sopra i 2500 metri, gli alberi diventano più piccoli e contorti, mentre liane, ficus e bambù prosperano abbondantemente durante la stagione delle piogge. Superati i 3000 metri, gli alberi si diradano e lasciano spazio a praterie montane, abitate da fiori come genziane e ranuncoli. A quote superiori ai 4000 metri, le cime delle montagne sono coperte da muschi e licheni e la neve pervade l’intera area. Le formazioni vegetali più comuni in Kenya sono le savane e le steppe, tipiche delle regioni tropicali con stagioni di siccità. Quando le precipitazioni sono abbondanti, la savana-parco si sviluppa ricca di fauna. Nelle aree con minori piogge, si forma una savana arborea, con baobab e acacie. In zone dove le precipitazioni sono ancora più scarse, la vegetazione si trasforma in steppe con manto erboso discontinuo e cespugli di mimosacee. Il nord-est del Kenya è caratterizzato da un clima semi-desertico, con acacie, cespugli spinosi e palme dum che riescono a sopravvivere a venti intensi e lunghe stagioni di siccità. La fauna del Kenya è estremamente diversificata, ma alcune specie sono diventate sempre più rare o sono scomparse a causa della caccia, del commercio dell'avorio, delle malattie e delle siccità che riducono la vegetazione. Gli animali più comuni nelle boscaglie e nelle pianure includono gnu, zebre e circa 400 specie di antilopi, come impala, gazelle, bongo e cudù. Altri erbivori come giraffe, babbuini e scimmie “vervet” si trovano nelle aree boschive, mentre gli struzzi preferiscono i terreni aperti. In queste zone vivono anche predatori come leoni, leopardi, ghepardi e licaoni (un cane selvatico). I necrofagi, come sciacalli, iene, marabù e avvoltoi, si nutrono dei resti degli animali predati, contribuendo alla rimozione di eventuali focolai di infezione. La fauna della foresta è meno abbondante, ma elefanti e rinoceronti vivono nelle savane, mentre i bufali cercano rifugi più sicuri. Nei laghi salati, la fauna acquatica è meno ricca, ma è possibile osservare molti uccelli migratori, tra cui cicogne, gru, ibis, aironi e i fenicotteri rosa che popolano il Lago Nakuru, oggi parco nazionale. Lungo le rive dei laghi, si trovano anche ippopotami e coccodrilli.[3]

Clima

Il territorio del Kenya è caratterizzato da una straordinaria varietà geografica che, unita alle diverse condizioni climatiche, crea un ambiente molto dinamico. Le temperature e le precipitazioni variano significativamente a seconda della regione, con il clima che risente fortemente dell'influenza dell'Oceano Indiano e dei venti stagionali, come gli alisei e i monsoni. Le stagioni delle piogge sono concentrate tra marzo e giugno, con una seconda fase di piogge più leggere che si verifica tra ottobre e dicembre. Tuttavia, la distribuzione delle precipitazioni non è omogenea: la geografia del Kenya, composta da montagne e valli, provoca un'irregolarità nella quantità di pioggia ricevuta in varie zone. Le aree più basse tendono ad essere meno piovose, mentre le regioni montuose che si trovano lungo i venti prevalenti vedono una quantità maggiore di pioggia, che aumenta con l'altitudine. La parte centrale e occidentale del Kenya è quella che registra le precipitazioni più abbondanti, ma anche la zona costiera, in particolare Mombasa, riceve circa 1200 mm di pioggia ogni anno. In contrasto, il nord-est del paese ha un clima caldo e arido, con precipitazioni molto limitate. L'ubicazione del Kenya vicino all'Equatore comporta temperature generalmente elevate, che tuttavia calano man mano che si sale di quota. Nonostante ciò, le oscillazioni termiche annuali rimangono contenute. In relazione alla rete idrografica, il paese ha subito importanti modificazioni geologiche durante il periodo finale del Terziario, che hanno portato a cambiamenti nei corsi d'acqua. Le piene dei fiumi durante le piogge più intense sono molto violente, mentre nei periodi secchi la portata dei fiumi diminuisce drasticamente, a volte fino ad asciugarsi completamente. Nonostante i fiumi perenni siano pochi, il Tana si distingue come il più significativo: nasce dalle pendici meridionali ed orientali del Monte Kenya e scorre fino all'Oceano Indiano, a nord di Malindi. Inoltre, il paese ospita molte zone endoreiche, in particolare nella Rift Valley e nella regione che circonda il Lago Turkana, una delle principali caratteristiche geologiche del Kenya.[4]

Storia

Preistoria

Il Kenya ha subito grandi cambiamenti geologici milioni di anni fa a causa di eruzioni e movimenti della crosta terrestre, che hanno creato montagne, valli e il Lago Vittoria. Questo processo di trasformazione ha dato origine alla Grande Rift Valley, un'area che ha visto migrazioni di animali e uomini. Circa 4000 anni fa, vari popoli iniziarono a stabilirsi nella regione, tra cui i pastori Cusciti, i Kalenjin provenienti dalla valle del Nilo e i Masai, che si spostarono nel lago Turkana. I Luo, invece, vennero dal lago Vittoria. Con l'arrivo degli esseri umani, anche la fauna locale trovò un habitat ideale. Il Kenya è famoso per i suoi importanti reperti paleontologici. Nel 1926, il dottor Louis Leakey iniziò le sue ricerche nella regione, scoprendo manufatti e fossili di ominidi risalenti a milioni di anni fa. Tra le sue scoperte più significative ci sono i resti di "Zinjanthropus Boisei", conosciuto come il "Nutcracker Man", e di "Homo habilis", considerato dai Leakey il vero progenitore dell'uomo moderno. Nel corso della storia, i popoli hanno migrato dal freddo verso climi più miti. Gli spostamenti in Kenya sono stati frequenti, a partire dai nomadi cusciti che arrivarono dal nord e che portarono con sé sistemi di allevamento e irrigazione. Circa 3000 anni fa, un altro gruppo etnico, gli Yaaku, si stabilì nella parte centrale del paese.

L'influenza araba e persiana

Le prime notizie storiche sul Kenya provengono dal geografo greco Tolomeo e dallo storico arabo Al-Mas'udi, che descrissero la costa keniota. Nel XIV secolo, la cultura swahili emerse come quella predominante lungo la costa, grazie ai commercianti arabi e persiani. Mombasa divenne un porto importante per il commercio dell'oro e dell'avorio. Nel 1497, Vasco da Gama arrivò sulla costa keniota, prima a Mombasa e poi a Malindi, stabilendo rapporti con i sultani locali. Nel 1593, i portoghesi conquistarono Mombasa e costruirono la fortezza di Fort Jesus per difendere il porto. Nel 1698, Mombasa passò sotto il controllo degli omaniti, che sconfissero i portoghesi. Nel XIX secolo, Mombasa era governata dalla famiglia araba Al Mazruis, ma nel 1824 il sultano di Oman cercò protezione dagli inglesi, segnando l'inizio dell'influenza britannica nella regione. Il XIX secolo vide una crescente attenzione da parte degli inglesi verso l'Africa Orientale, soprattutto dopo l'apertura del Canale di Suez nel 1869, che facilitò i commerci verso l'India e la Cina. Con il trattato di Berlino del 1885, l'Inghilterra ottenne il controllo del Kenya e dell'Uganda, mentre la Germania prese il Tanganika. Nel 1883, l'esploratore britannico Joseph Thomson attraversò il territorio che oggi è il Kenya, compiendo una spedizione epica che lo portò a esplorare la Rift Valley e a scoprire la gazzella di Thomson. La sua impresa suscitò l'interesse dell'Occidente, portando a un crescente interesse per la regione e i suoi abitanti.[5]

L'influenza europea

L'influenza britannica in Kenya si è consolidata nel corso dei decenni, lasciando un segno profondo nella cultura, nell'economia e nella politica del paese. Nel 1890, con l'espansione coloniale europea in Africa, il Kenya divenne una colonia britannica sotto l'Africa Orientale Britannica, con Nairobi come capitale dal 1920. La divisione delle terre tra africani, europei e le "White Highlands" (terre della Corona) suscitò il malcontento dei Kikuyu, che si opposero al dominio britannico. Questo portò alla nascita della Kenya African Union (KAU) sotto la guida di Jomo Kenyatta. Nonostante la creazione di un ministero con partecipazione africana, gruppi come i Mau Mau si ribellarono violentemente. La risposta britannica fu sanguinosa, ma alla fine fu concesso l'autogoverno. Nel 1963, con l'indipendenza, il partito KANU (Kenya African National Union) vinse le elezioni e Kenyatta divenne primo ministro. Nel 1964, quando fu proclamata la Repubblica, Kenyatta assunse la carica di presidente. Il suo governo fu moderato e filo-occidentale, ma incontrò opposizioni, in particolare da Oginga Odinga e dalla Kenya People's Union (KPU). Le tensioni etniche aumentarono, e l'assassinio di Tom Mboya nel 1969 aggravò la situazione. Dopo la morte di Kenyatta nel 1978, Daniel Arap Moi divenne presidente e consolidò il suo potere negli anni '80, modificando la Costituzione per ampliare i suoi poteri. Il sistema politico divenne sempre più autoritario, con il KANU che esercitava un controllo crescente. La crisi politica degli anni '80, alimentata dai conflitti etnici, portò a richieste di riforme, sostenute anche dai creditori internazionali. Nel 1991 fu introdotto il multipartitismo, ma la situazione rimase instabile. Nel 1997, nonostante accuse di brogli, Moi fu rieletto grazie alla divisione dell'opposizione. Mwai Kibaki, leader del Democratic Party, sfidò Moi e vinse le elezioni nel 2003, con il supporto di una coalizione di opposizione. Nel 2005, una proposta di nuova Costituzione fu bocciata, causando una perdita di consensi per Kibaki. Nel 2007, la sua rielezione portò a violenze, ma un accordo di governo di unità nazionale con Odinga risolse la crisi. Nel 2010 fu approvata una nuova Costituzione che mantenne il sistema presidenziale, ma con un maggiore decentramento del potere. Le elezioni presidenziali del 2013 si svolsero in un clima teso, con accuse di illeciti, ma Uhuru Kenyatta, candidato della Jubilee Coalition, vinse contro Raila Odinga. Nel 2017, la stessa situazione si ripeté, ma la Corte costituzionale ordinò nuove elezioni, confermando nuovamente la vittoria di Kenyatta. Nel 2022, William Ruto fu eletto presidente, battendo ancora una volta Odinga, che contestò i risultati. A livello internazionale, il Kenya ha avuto relazioni complicate con i governi occidentali, specialmente durante il mandato di Moi, ma ha mantenuto buoni legami con la Tanzania e ha rafforzato i rapporti con l'Uganda, promuovendo iniziative di cooperazione regionale, come la commissione permanente creata nel 1994.[6]

Popolazione

Il popolamento del Kenya ha origini molto antiche, risalenti ai primi periodi del Paleolitico, un’epoca in cui l’uomo, come l’Homo habilis e lo Zinjanthropus boisei, abitava l'Africa orientale. I reperti di Olduvai e Elmenteita testimoniano la presenza di questi antichi esseri umani. Non è facile identificare quale tra le popolazioni attuali del Kenya sia la più antica, ma i Dorobo sono considerati discendenti diretti di una razza boscimanoide, simile ai boscimani dell’Africa sud-occidentale. Circa 6000-5000 anni fa, popolazioni camitiche provenienti dal Nord e dalla Penisola Arabica giunsero nella regione, seguite successivamente dai Bantu, che arrivarono dall'Africa centrale e svilupparono forme culturali e sociali più avanzate. Nel corso dei secoli, diverse civiltà esterne (come i Fenici, i Greci, gli Arabi, i Persiani, i Malesi, gli Indiani e i Cinesi) arrivarono sulle coste del Kenya, stabilendo basi commerciali e apportando elementi delle loro culture. Gli Arabi, alla fine del X secolo, fondarono città come Lamu, Pate, Malindi e Mombasa, che divennero importanti centri commerciali grazie al commercio di schiavi, oro, gusci di tartaruga e altri beni provenienti dall'Asia. Gli Arabi e i Persiani introdussero agrumi, zenzero, cotone e canna da zucchero, mentre i Malesi portarono il riso e la palma da cocco, e i Cinesi commerciavano porcellane. Nel 1500, i Portoghesi arrivarono in Kenya con l'intento di controllare il commercio e la tratta degli schiavi, ma dovettero ritirarsi a causa delle crescenti difficoltà. Nel XVI secolo, i Masai, un gruppo di pastori e guerrieri, si spostarono nella Rift Valley, entrando in contatto con le tribù bantu, che furono costrette a spostarsi verso la Tanzania.[7] Il Kenya è caratterizzato da una grande varietà etnica, con circa 60 gruppi diversi. I Bantu, provenienti dall’Africa centrale, sono il gruppo più numeroso, con i Kikuyu tra le popolazioni principali. I Luo, che sono agricoltori e allevatori nilotici, vivono vicino al Lago Vittoria, mentre i Masai, un gruppo niloto-camitico, si trovano nel sud-ovest del paese e in Tanzania. Le regioni semi-aride del nord-est ospitano diverse comunità camitiche, come i Somali e i Galla, dediti all'allevamento. Oltre a queste popolazioni, ci sono anche gruppi non africani, come gli Indiani e i Pakistani, arrivati durante la costruzione della ferrovia e poi diventati commercianti, e gli Arabi, presenti principalmente lungo la costa. Nel corso degli anni, la popolazione del Kenya è aumentata significativamente. Nel 1931, il censimento britannico riportò circa 3 milioni di abitanti, mentre nel 2009 la popolazione era di circa 39 milioni, grazie a una crescita rapida dovuta a un'alta natalità. La distribuzione della popolazione non è uniforme: le regioni centrali e occidentali sono più densamente popolate, mentre quelle orientali, costiere e nord-orientali sono meno abitate. Circa il 39% della popolazione vive in città; i centri principali sono la capitale Nairobi, nell'interno, e Mombasa, sull'Oceano Indiano.

Le lingue ufficiali del paese sono lo swahili e l'inglese, ma vengono parlati anche numerosi idiomi locali. Per quanto riguarda la religione, la maggior parte degli indigeni segue credenze tradizionali animiste, mentre lungo la costa l'Islam è la religione predominante, portata dagli Arabi e dagli Indiani. Il Cristianesimo è anch'esso diffuso, con numerose comunità protestanti e cattoliche.[8]

Cultura e tradizioni

Arte

La produzione artistica e architettonica del Kenya riflette le tradizioni locali e le influenze culturali del Paese. In campo architettonico, l'influenza britannica è evidente negli edifici governativi di Mombasa e Nairobi, risalenti agli anni 1925-30, caratterizzati da uno stile classico. Le moschee, i templi indu e sikh mostrano una varietà di stili, mentre le chiese spaziano dall'eclettismo, che mescola elementi di diverse tradizioni artistiche, fino agli stili internazionali degli anni '70. Il Kenyatta Conference Centre (1979), progettato da K.H. Nostvik a Nairobi, con le sue forme geometriche e i riferimenti alla tradizione, rappresenta una nuova direzione nell'architettura del Paese. Negli anni '80 emerge una nuova corrente artistica, caratterizzata da un'espressione grafica e illustrativa che trae ispirazione dalle tradizioni etniche e dai temi popolari. Artisti come J. Adamson, F. Oduya, E. Sukuro, J. Katirakawe e S. Wadu sono tra i principali esponenti di questa tendenza. Anche le opere delle artiste R. Anderson, T. Musoke, G. Robarts e R. Karuga si distinguono per l'innovazione. La scultura, sia nelle sue forme tradizionali in piccolo formato che in opere monumentali, ha visto protagonisti scultori come E. Ongesa, P. Wanjau e F. Nnaggenda.[9]

Cucina

Il mais è un alimento fondamentale per i kenioti e viene utilizzato in molti piatti tipici. Viene cucinato come porridge, chiamato posho, e spesso mescolato con fagioli, patate e verdure per preparare un piatto chiamato Irio. Un piatto molto comune in Kenya è l'ugali, che si prepara con mais bianco, sale, zucchero o spezie. Viene servito in grandi porzioni, di solito modellato in una forma a cupola con una ciotola capovolta, e accompagnato da verdure o stufati di carne. Per mangiarlo, si prende una porzione con le mani, la si compatta e si forma una pallina per raccogliere il sugo e la carne. Un altro piatto tipico è il matoke, che consiste in banane bollite avvolte in foglie e cotte per alcune ore. La carne è un alimento costoso e viene consumata solo occasionalmente. I pastori, invece, si nutrono principalmente di latte e prodotti lattiero-caseari. Lungo la costa e nelle zone intorno al Lago Vittoria, il pesce è molto apprezzato. A Mombasa, la cucina indiana è molto influente, con piatti come curry, samosa (antipasti ripieni di verdura) e chapati (pane indiano), introdotti dagli immigrati provenienti dal subcontinente.[10]

Cerimonia della rasatura

I Masai sono una delle tribù più celebri del Kenya, soprattutto tra i turisti, grazie alla loro capacità di mantenere molte tradizioni antiche. Una delle cerimonie più significative per loro è la rasatura dei Morans, i guerrieri, che segna il loro passaggio a un ruolo di maggiore responsabilità nella comunità. Questo rituale, noto come "Enuoto", avviene ogni dieci anni. Durante l'evento, i guerrieri indossano perline colorate nei capelli, che vengono intrecciati e dipinti di rosso ocra. Anche i loro volti sono dipinti con lo stesso colore, e partecipano alla cerimonia armati di bastoni, mentre cantano tradizionali canti Masai. Il rituale prevede che i Morans si rechino a un fiume per lavarsi, rimuovendo il colore dai capelli e dal viso. Dopo, tornano al luogo della cerimonia, dove vengono rasati, solitamente dalle proprie madri. Gli "Oloibonis", ovvero gli anziani della tribù, li benedicono sputando loro in faccia come segno di benedizione. Coloro che non partecipano a questa cerimonia non possono sposarsi.[11]

Danze tradizionali

Le danze tradizionali del Kenya sono molto diverse tra loro e conosciute in tutta l'Africa. Ogni gruppo etnico ha la sua musica, danza e cultura, contribuendo alla grande varietà della tradizione musicale keniota. Il tamburo è lo strumento più usato nelle danze, ma si trovano anche campane, corni, chitarre, flauti e fischietti. La musica e la danza del Kenya si possono suddividere in tre categorie principali: folk, tradizionale e internazionale. Isiku è una danza tradizionale del popolo Luhya, caratterizzata da movimenti ondulatori accompagnati da tamburi, campane, fischietti e trombe. I Masai eseguono danze specifiche per diverse occasioni, come la "Masai Jumping" o "Adamu", in cui i guerrieri saltano in cerchio, dimostrando forza e resistenza mentre cantano. Nelle loro canzoni non usano strumenti musicali, ma le donne indossano campane e sonagli per accompagnare il canto con il movimento. I Kamba e i Chuka sono noti per il loro stile di danza acrobatico, dove i tamburi segnano il ritmo. Il Taarab, popolare a Mombasa e lungo la costa, è una danza che unisce musica africana e araba, con uomini e donne che ballano al ritmo di poesie in swahili. Con l'influenza della cultura occidentale, la musica keniota ha integrato strumenti come la chitarra e ha visto l'emergere di generi moderni come reggae, hip-hop, jazz, rap, afro-fusion e pop congolese, molto amati dai giovani, soprattutto nelle città. L'introduzione del cristianesimo ha portato anche alla diffusione della musica gospel, che è ora una forma di danza praticata in molte chiese del paese.[12]

Economia

Dopo aver ottenuto l'indipendenza, il Kenya ha dovuto affrontare diverse difficoltà economiche, tra cui la scarsità di risorse naturali, la vulnerabilità delle sue colture agli sbalzi climatici ed economici, e l'assenza di riforme politiche in grado di attrarre investimenti esteri. Durante il lungo periodo sotto la leadership di Daniel Arap Moi (1978-2002), il paese ha sofferto anche di un isolamento internazionale, conflitti interni al governo e livelli elevati di povertà, con emergenze alimentari che si verificavano frequentemente. Attualmente, l'economia del Kenya dipende ancora in gran parte dall'agricoltura, che rappresenta circa il 16,5% del prodotto interno lordo (PIL). Nel frattempo, il settore industriale (18,7%) e quello dei servizi (65%) sono in fase di sviluppo. Le coltivazioni commerciali, dominato da grandi terrieri e compagnie internazionali, si concentrano principalmente su caffè (48.300 tonnellate nel 2006) e tè (il Kenya è il principale produttore in Africa e il quarto a livello mondiale, con 295.000 tonnellate). Anche il settore della floricoltura e dell'orticoltura è in espansione. Inoltre, il Kenya è il primo produttore mondiale di frutta tropicale e piretro (8.000 tonnellate nel 2005). Le principali colture destinate al consumo interno sono mais, manioca e grano, mentre nelle zone più secche si coltivano sorgo e miglio. L'allevamento si suddivide in pratiche tradizionali, spesso nomadi, e attività commerciali, particolarmente diffuse nell'altopiano. Le risorse minerarie sono limitate, con piccole estrazioni di oro, amianto, niobio e caolino. La produzione di energia idroelettrica soddisfa circa l'80% della domanda nazionale, mentre il restante 15% proviene da fonti geotermiche. Sebbene il settore industriale sia ancora in fase di crescita, è tra i più sviluppati della regione, con industrie alimentari, chimiche, petrolifere e petrolchimiche tra i principali settori produttivi. Il sistema di comunicazione del paese presenta ancora delle sfide, con una rete ferroviaria che si estende per 1.917 km, principalmente concentrata sulla tratta Mombasa-Nairobi, e una rete stradale di 64.000 km, che in molti casi versa in condizioni precarie, specialmente durante la stagione delle piogge. Il porto di Mombasa rappresenta uno dei principali hub marittimi dell'Africa orientale, mentre gli aeroporti più importanti sono situati a Nairobi, Mombasa, Malindi e Kisumu. La bilancia commerciale del Kenya mostra un deficit continuo, principalmente dovuto alle fluttuazioni dei prezzi di caffè e tè. Le importazioni consistono principalmente in prodotti industriali e combustibili, mentre le esportazioni si concentrano su beni agricoli come tè, caffè, fiori e frutta. Tra i principali partner commerciali si trovano gli Stati Uniti, i paesi del Medio Oriente, il Regno Unito e i Paesi Bassi. Il settore turistico, che nel 2005 ha accolto 1,2 milioni di visitatori, ha acquisito un'importanza crescente nell'economia del paese, grazie alle moderne infrastrutture e alla sua ricca offerta naturale, che include numerosi parchi e riserve naturali.[13]

Politica

Il Kenya è una repubblica presidenziale, dove il presidente ricopre sia il ruolo di capo dello stato che di capo del governo, all'interno di un sistema multipartitico. Il potere esecutivo è affidato al governo, mentre il potere legislativo è suddiviso tra l'esecutivo, l'Assemblea Nazionale e il Senato. I giudici sono indipendenti, ma durante il mandato dell'ex presidente Moi si sono verificati preoccupazioni riguardo all'influenza dell'esecutivo sul sistema giudiziario. Il Kenya si trova tra i paesi con alti livelli di corruzione, secondo l'indice di percezione della corruzione di Transparency International (CPI). Nel 2012, il paese occupava il 139° posto su 176, con un punteggio di 27/100. Tuttavia, sono stati adottati provvedimenti per contrastare la corruzione, come la creazione della Commissione Etica e Anti-Corruzione (EACC), un ente indipendente incaricato di monitorare e combattere la corruzione nel governo. La revisione della Costituzione del Kenya, avvenuta con la legge del 27 agosto 2010, ha introdotto significativi cambiamenti nel sistema politico. Le elezioni generali del 2002 sono state un momento cruciale, poiché hanno segnato il passaggio di potere dalla lunga dominanza dell'Unione Nazionale Africana del Kenya (KANU) alla coalizione Rainbow Coalition (NARC), che ha vinto le elezioni, garantendo un processo democratico e pacifico.[14]

Parità di genere

Un aiuto fondamentale nel settore della parità di genere è UN Women, con cui l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) ha stabilito una collaborazione solida. La Sede di Nairobi, dal 2019, ha finanziato l’agenzia nell’ambito dell’iniziativa “Let It Not Happen Again”, destinata a favorire l’accesso alla giustizia per le sopravvissute alla violenza di genere, con particolare attenzione ai periodi elettorali. Questo progetto sta attraversando oggi la sua quarta fase, in cui collabora con le istituzioni locali (polizia, magistratura, servizi sanitari) per rafforzare la risposta contro la violenza di genere, promuovere i diritti e sostenere attività di sensibilizzazione e supporto. Nel 2024 a due Organizzazioni della Società Civile (OSC) italiane, impegnate su temi legati all'empowerment femminile, alla salute e all’ambiente in due contee Aride e Semi Aride (ASAL) del Kenya è stato affidato un nuovo compito, diviso in due componenti principali: una realizzata da “We World-G.V.C.”, Onlus nella Contea di Narok, che si concentra sulla prevenzione della violenza di genere e delle pratiche dannose, informando gli studenti sui loro diritti sessuali e riproduttivi e formando le istituzioni locali per garantire un miglior accesso ai servizi essenziali. L’altra componente, affidata all’Istituto Pace Sviluppo Innovazione ACLI (IPSIA) nella Contea di Laikipia, mira a rafforzare il ruolo decisionale delle donne, garantendo loro un accesso equo al mercato agricolo e alla gestione della terra, nonché a sviluppare piani di adattamento ai cambiamenti climatici, in particolare in aree vulnerabili alla siccità e ad altri eventi climatici estremi. Nel continuo impegno su questa tematica, la Sede di Nairobi ha l’obiettivo di integrare ulteriori interventi specifici per la riduzione della violenza di genere nel medio periodo, accompagnati da azioni complementari come campagne di sensibilizzazione e informazione online e offline. Un esempio di questa strategia è la campagna “Activate Nairobi”, organizzata nel 2023 dall’AICS di Nairobi insieme all’Istituto Italiano di Cultura (IIC) di Nairobi e l’ambasciata d'Italia in Kenya. La campagna è stata realizzata in concomitanza con i sedici giorni di attivismo contro la violenza di genere, e ha avuto l’obiettivo di stimolare un dibattito pubblico sulla lotta alla violenza di genere, affrontando anche temi complementari come la promozione della parità di genere, gli stereotipi di genere, gli impatti del cambiamento climatico sui diritti delle donne, e la protezione dei diritti delle bambine e delle ragazze. Per favorire la massima diffusione dei messaggi di sensibilizzazione, l’iniziativa ha incluso una serie di eventi su diversi canali, raggiungendo così oltre 1.000 persone in Kenya.[15]

Bibliografia

Note

  1. Il milione, Enciclopedia di tutti i paesi del mondo, vol.10, 1978, pp. 376-377
  2. Kenya-Enciclopedia, Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya/.
  3. Il milione, Enciclopedia di tutti i paesi del mondo, vol.10, 1978, pp. 377-379
  4. Kenya-Enciclopedia, Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya/.
  5. Cimoservice. Kenya – La sua storia. Cimoservice, https://www.cimoservice.com/kenya-la-sua-storia/. Accessed 7 Feb. 2025.
  6. Albertina Migliaccio, Emma Ansovini, in Enciclopedia Italiana, VII Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2007, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya_res-b430823b-9bc0-11e2-9d1b-00271042e8d9_(Enciclopedia-Italiana)/.
  7. Il milione, Enciclopedia di tutti i paesi del mondo, vol.10, 1978, pp. 380-381
  8. Paolo Migliorini, Emma Ansovini, in Enciclopedia Italiana, VI Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2000, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya_res-f9a4b9dd-9b99-11e2-9d1b-00271042e8d9_(Enciclopedia-Italiana)/
  9. Kenya-Enciclopedia, Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya/.
  10. Curiosità, tradizioni popolari e cultura del Kenya - Alisei.net, https://www.alisei.net/2/kenya-curiosita.html
  11. Curiosità, tradizioni popolari e cultura del Kenya - Alisei.net, https://www.alisei.net/2/kenya-curiosita.html
  12. Curiosità, tradizioni popolari e cultura del Kenya - Alisei.net, https://www.alisei.net/2/kenya-curiosita.html
  13. Carlo Della Valle, Salvatore Bono, in Enciclopedia Italiana, IV Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1979, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya_res-9a8a8035-87e9-11dc-8e9d-0016357eee51_(Enciclopedia-Italiana)/.
  14. Mwenda Ntarangwi, Simeon Hongo Ominde e Kenneth Ingham, Kenya, su Enciclopedia Britannica, Encyclopedia Britannica,Inc, https://www.britannica.com/place/Kenya/Transportation-and-telecommunications
  15. empowerment femminile, diritti umani e sostegno alla società civile, Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo • Nairobi, https://nairobi.aics.gov.it/home-ita/paesi/kenya/women/.