Kenya

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Il Kenya è una nazione dell'Africa orientale che ha avuto contatti con una molteplicità di culture, tra cui quella swahili, che ha avuto un impatto significativo. Una delle caratteristiche distintive dello Stato è la varietà di specie animali e vegetali che popolano l’entroterra e l’Oceano Indiano.

Geografia

Aspetti fisici

Il Kenya confina con: Etiopia e Sudan del Sud a nord, Somalia e Oceano Indiano a est, Tanzania a sud e Uganda a ovest. Morfologicamente la fascia costiera è generalmente piatta, ma presenta discontinuità causate dalle frequenti ingressioni marine. I principali fiumi del Kenya sfociano nel mare formando dei delta, mentre i fiumi più piccoli danno vita a vasti estuari, come quello di Mombasa, la seconda città più importante dopo la capitale, Nairobi. Il paesaggio costiero è variegato e comprende zone paludose, spiagge sabbiose, palmeti, coltivazioni, villaggi di pescatori, porti e città. Le barriere coralline al largo proteggono la costa dalle tempeste e permettono la creazione di porti sicuri. Allontanandosi dal mare, il paesaggio diventa più arido, con steppe e cespugli, salendo verso l'altopiano montuoso invece si riscontra la presenza di fiumi e acquitrini. Gli altopiani del Kenya sono dominati dalla fossa tettonica estafricana, che include il lago Rodolfo, la Rift Valley e varie depressioni, alcune delle quali ospitano laghi, altre si presentano come solchi vallivi. Il Monte Kenya, situato appena a sud dell’equatore, è la montagna più alta del Paese e rappresenta un elemento centrale del paesaggio degli White Highlands (area delle alture centrali del Paese che, ad oggi, comprende alcune delle città più ricche e dotate di una buona rete di trasporti, come la capitale, Nairobi). Le pendici del Monte Kenya, fortemente erose, ospitano ghiacciai permanenti che contrastano con la foresta equatoriale alla base. Le tracce di antiche glaciazioni e le dorsali laviche sono visibili sulle montagne, dove si trovano circhi e formazioni moreniche. Un massiccio vulcanico rilevante è l'Elgon (4322 metri), situato al confine con l'Uganda. A nord, il Kenya comprende l’altopiano settentrionale, una zona meno elevata, con una struttura tabulare caratterizzata principalmente da steppe e savane. Quest’area, abitata da gruppi nomadi, presenta una pianura desolata interrotta da colline come i monti Huri e le alture di Marsabit.[1][2]

Flora e fauna

La foresta equatoriale in Kenya è quasi scomparsa, ma alcune tracce si possono ancora trovare nelle zone interne della fascia costiera, alla base del Monte Kenya e lungo alcuni fiumi, sotto forma di foresta a galleria. Dopo la sua distruzione, la foresta primaria non si è più rigenerata e al suo posto è cresciuta una foresta secondaria, più bassa, con abbondanza di cespugli e piante a crescita rapida come eriche, felci arboree, ficus e bambù, che insieme a liane ed epifite rendono la zona difficile da percorrere. Le mangrovie coprono parzialmente la costa, mentre attorno al Lago Vittoria si trovano canne palustri, papiri e grandi acacie. Sulle montagne, la vegetazione cambia con l'altitudine: sopra i 2500 metri, gli alberi diventano più piccoli e contorti, mentre liane, ficus e bambù crescono velocemente durante la stagione delle piogge. Oltre i 3000 metri, gli alberi sono più radi e lasciano spazio a praterie montane, con fiori come genziane e ranuncoli. Nelle zone più alte, oltre i 4000 metri, le cime ghiacciate e innevate sono ricoperte da muschi e licheni. Le formazioni vegetali più comuni sono quelle aperte, come le savane di erbe alte e le steppe, tipiche delle regioni tropicali con stagioni secche. Quando le piogge sono abbondanti, si sviluppa una savana-parco ricca di fauna, mentre in zone con meno piogge emerge una savana arborea, con baobab, acacie e piante adatte alla pastorizia. Se le precipitazioni sono ancora più scarse, si formano steppe con manto erboso discontinuo e boscaglie di mimosacee. La fauna del Kenya è estremamente variegata anche se alcune specie sono diventate rare o si sono estinte a causa di fattori come il commercio dell'avorio, la caccia, la caccia furtiva, le siccità che danneggiano la vegetazione e le malattie che minacciano gli animali. Tra gli animali più comuni nelle boscaglie e nelle pianure ci sono gnu, zebre, e circa 400 specie di antilopi, tra cui impala, gazzelle, bongo e cudù. Si trovano anche giraffe, babbuini e “vervet” (antica specie di scimmia) nelle zone alberate, mentre gli struzzi preferiscono le terre aperte. In queste stesse aree vivono i principali predatori: leoni, leopardi, ghepardi e licaoni (un cane selvatico). Necrofagi come sciacalli, iene, marabù e avvoltoi si nutrono dei resti lasciati dai predatori, aiutando a prevenire focolai di infezioni. Gli animali della foresta sono meno numerosi. Anche elefanti e rinoceronti vivono nella savana, dove i bufali tendono a cercare rifugi più sicuri. Nei laghi salati, la fauna acquatica è meno abbondante, ma si possono trovare molti uccelli migratori come cicogne, gru, ibis, aironi e i famosi fenicotteri rosa che popolano il Lago Nakuru, oggi parco nazionale. Lungo le rive dei laghi, sono comuni ippopotami e coccodrilli.[3]

Clima

Il Kenya presenta un territorio molto vario, con un clima che cambia a seconda della zona, sia per quanto riguarda le temperature che le precipitazioni. In generale, il clima del Paese è influenzato dall'Oceano Indiano e dai venti che si alternano, come gli alisei e i monsoni. Le piogge sono abbondanti tra marzo e giugno, mentre da ottobre a dicembre sono meno frequenti. La geografia del Kenya, con le sue montagne e valli, provoca una distribuzione irregolare delle precipitazioni: le valli ricevono meno pioggia, mentre le montagne, esposte ai venti, ne ricevono di più, con una quantità che aumenta con l'altitudine. La zona centrale e occidentale del paese è la più piovosa, mentre la costa, come Mombasa, riceve circa 1200 mm di pioggia all'anno. Al contrario, il nord-est del Kenya ha un clima tropicale secco, con scarse precipitazioni. La vicinanza all'equatore fa sì che le temperature siano generalmente alte, ma queste diminuiscono salendo in altitudine, anche se la variazione termica annuale è limitata. Dal punto di vista idrografico, il Kenya è stato influenzato da cambiamenti geologici avvenuti alla fine del Terziario (o Cenozoico, ultima delle tre ere geologiche), che hanno modificato la rete fluviale. I fiumi del paese sono soggetti a grandi variazioni nel loro flusso: durante le forti piogge diventano impetuosi, mentre nei periodi di siccità si riducono, arrivando a diventare quasi asciutti. I fiumi permanenti sono pochi, ma il più importante è il Tana, che raccoglie le acque dalle pendici meridionali ed orientali del Monte Kenya e sfocia nell'Oceano Indiano, a nord di Malindi. Inoltre, ci sono molte zone endoreiche, specialmente nella Rift Valley e nella depressione che ospita il Lago Turkana.[4]

Storia

La costa del Kenya ha avuto i primi contatti con arabi e persiani nell' VIII secolo, e in seguito con i portoghesi, che conquistarono Mombasa nel 1505 e fondarono la Provincia d’Etiopia con capitale Melinda nel 1509. Nel XVII secolo, il sultano di Zanzibar ampliò il suo controllo sulla costa del Kenya e della Tanzania. Nel 1890, con l'espansione coloniale europea in Africa, il Kenya divenne una colonia britannica sotto l'Africa Orientale Britannica, con Nairobi come capitale dal 1920. La divisione delle terre tra africani, europei e le "White Highlands" (terre della Corona) suscitò il malcontento dei Kikuyu, che si opposero al dominio britannico. Questo portò alla nascita della Kenya African Union (KAU) sotto la guida di Jomo Kenyatta. Nonostante la creazione di un ministero con partecipazione africana, gruppi come i Mau Mau si ribellarono violentemente. La risposta britannica fu sanguinosa, ma alla fine fu concesso l'autogoverno. Nel 1963, con l'indipendenza, il partito KANU (Kenya African National Union) vinse le elezioni e Kenyatta divenne primo ministro. Nel 1964, quando fu proclamata la Repubblica, Kenyatta assunse la carica di presidente. Il suo governo fu moderato e filo-occidentale, ma incontrò opposizioni, in particolare da Oginga Odinga e dalla Kenya People's Union (KPU). Le tensioni etniche aumentarono, e l'assassinio di Tom Mboya nel 1969 aggravò la situazione. Dopo la morte di Kenyatta nel 1978, Daniel Arap Moi divenne presidente e consolidò il suo potere negli anni '80, modificando la Costituzione per ampliare i suoi poteri. Il sistema politico divenne sempre più autoritario, con il KANU che esercitava un controllo crescente. La crisi politica degli anni '80, alimentata dai conflitti etnici, portò a richieste di riforme, sostenute anche dai creditori internazionali. Nel 1991 fu introdotto il multipartitismo, ma la situazione rimase instabile. Nel 1997, nonostante accuse di brogli, Moi fu rieletto grazie alla divisione dell'opposizione. Mwai Kibaki, leader del Democratic Party, sfidò Moi e vinse le elezioni nel 2003, con il supporto di una coalizione di opposizione. Nel 2005, una proposta di nuova Costituzione fu bocciata, causando una perdita di consensi per Kibaki. Nel 2007, la sua rielezione portò a violenze, ma un accordo di governo di unità nazionale con Odinga risolse la crisi. Nel 2010 fu approvata una nuova Costituzione che mantenne il sistema presidenziale, ma con un maggiore decentramento del potere. Le elezioni presidenziali del 2013 si svolsero in un clima teso, con accuse di illeciti, ma Uhuru Kenyatta, candidato della Jubilee Coalition, vinse contro Raila Odinga. Nel 2017, la stessa situazione si ripeté, ma la Corte costituzionale ordinò nuove elezioni, confermando nuovamente la vittoria di Kenyatta. Nel 2022, William Ruto fu eletto presidente, battendo ancora una volta Odinga, che contestò i risultati. A livello internazionale, il Kenya ha avuto relazioni complicate con i governi occidentali, specialmente durante il mandato di Moi, ma ha mantenuto buoni legami con la Tanzania e ha rafforzato i rapporti con l'Uganda, promuovendo iniziative di cooperazione regionale, come la commissione permanente creata nel 1994.[5]

Popolazione

Il popolamento del Kenya ha origini molto antiche, risalenti ai primi periodi del Paleolitico, un’epoca in cui l’uomo, come l’Homo habilis e lo Zinjanthropus boisei, abitava l'Africa orientale. I reperti di Olduvai e Elmenteita testimoniano la presenza di questi antichi esseri umani. Non è facile identificare quale tra le popolazioni attuali del Kenya sia la più antica, ma i Dorobo sono considerati discendenti diretti di una razza boscimanoide, simile ai boscimani dell’Africa sud-occidentale. Circa 6000-5000 anni fa, popolazioni camitiche provenienti dal Nord e dalla Penisola Arabica giunsero nella regione, seguite successivamente dai Bantu, che arrivarono dall'Africa centrale e svilupparono forme culturali e sociali più avanzate. Nel corso dei secoli, diverse civiltà esterne (come i Fenici, i Greci, gli Arabi, i Persiani, i Malesi, gli Indiani e i Cinesi) arrivarono sulle coste del Kenya, stabilendo basi commerciali e apportando elementi delle loro culture. Gli Arabi, alla fine del X secolo, fondarono città come Lamu, Pate, Malindi e Mombasa, che divennero importanti centri commerciali grazie al commercio di schiavi, oro, gusci di tartaruga e altri beni provenienti dall'Asia. Gli Arabi e i Persiani introdussero agrumi, zenzero, cotone e canna da zucchero, mentre i Malesi portarono il riso e la palma da cocco, e i Cinesi commerciavano porcellane. Nel 1500, i Portoghesi arrivarono in Kenya con l'intento di controllare il commercio e la tratta degli schiavi, ma dovettero ritirarsi a causa delle crescenti difficoltà. Nel XVI secolo, i Masai, un gruppo di pastori e guerrieri, si spostarono nella Rift Valley, entrando in contatto con le tribù bantu, che furono costrette a spostarsi verso la Tanzania.[6] Il Kenya è caratterizzato da una grande varietà etnica, con circa 60 gruppi diversi. I Bantu, provenienti dall’Africa centrale, sono il gruppo più numeroso, con i Kikuyu tra le popolazioni principali. I Luo, che sono agricoltori e allevatori nilotici, vivono vicino al Lago Vittoria, mentre i Masai, un gruppo niloto-camitico, si trovano nel sud-ovest del paese e in Tanzania. Le regioni semi-aride del nord-est ospitano diverse comunità camitiche, come i Somali e i Galla, dediti all'allevamento. Oltre a queste popolazioni, ci sono anche gruppi non africani, come gli Indiani e i Pakistani, arrivati durante la costruzione della ferrovia e poi diventati commercianti, e gli Arabi, presenti principalmente lungo la costa. Nel corso degli anni, la popolazione del Kenya è aumentata significativamente. Nel 1931, il censimento britannico riportò circa 3 milioni di abitanti, mentre nel 2009 la popolazione era di circa 39 milioni, grazie a una crescita rapida dovuta a un'alta natalità. La distribuzione della popolazione non è uniforme: le regioni centrali e occidentali sono più densamente popolate, mentre quelle orientali, costiere e nord-orientali sono meno abitate. Circa il 39% della popolazione vive in città, con Nairobi e Mombasa come principali centri urbani. Le lingue ufficiali del paese sono lo swahili e l'inglese, ma vengono parlati anche numerosi idiomi locali. Per quanto riguarda la religione, la maggior parte degli indigeni segue credenze tradizionali animiste, mentre lungo la costa l'Islam è la religione predominante, portata dagli Arabi e dagli Indiani. Il Cristianesimo è anch'esso diffuso, con numerose comunità protestanti e cattoliche.[7]

Cultura e tradizioni

Arte

La produzione artistica e architettonica del Kenya riflette le tradizioni locali e le influenze culturali del Paese. In campo architettonico, l'influenza britannica è evidente negli edifici governativi di Mombasa e Nairobi, risalenti agli anni 1925-30, caratterizzati da uno stile classico. Le moschee, i templi indu e sikh mostrano una varietà di stili, mentre le chiese spaziano dall'eclettismo, che mescola elementi di diverse tradizioni artistiche, fino agli stili internazionali degli anni '70. Il Kenyatta Conference Centre (1979), progettato da K.H. Nostvik a Nairobi, con le sue forme geometriche e i riferimenti alla tradizione, rappresenta una nuova direzione nell'architettura del Paese. Negli anni '80 emerge una nuova corrente artistica, caratterizzata da un'espressione grafica e illustrativa che trae ispirazione dalle tradizioni etniche e dai temi popolari. Artisti come J. Adamson, F. Oduya, E. Sukuro, J. Katirakawe e S. Wadu sono tra i principali esponenti di questa tendenza. Anche le opere delle artiste R. Anderson, T. Musoke, G. Robarts e R. Karuga si distinguono per l'innovazione. La scultura, sia nelle sue forme tradizionali in piccolo formato che in opere monumentali, ha visto protagonisti scultori come E. Ongesa, P. Wanjau e F. Nnaggenda.[8]

Cucina

Il mais è un alimento fondamentale per i kenioti e viene utilizzato in molti piatti tipici. Viene cucinato come porridge, chiamato posho, e spesso mescolato con fagioli, patate e verdure per preparare un piatto chiamato Irio. Un piatto molto comune in Kenya è l'ugali, che si prepara con mais bianco, sale, zucchero o spezie. Viene servito in grandi porzioni, di solito modellato in una forma a cupola con una ciotola capovolta, e accompagnato da verdure o stufati di carne. Per mangiarlo, si prende una porzione con le mani, la si compatta e si forma una pallina per raccogliere il sugo e la carne. Un altro piatto tipico è il matoke, che consiste in banane bollite avvolte in foglie e cotte per alcune ore. La carne è un alimento costoso e viene consumata solo occasionalmente. I pastori, invece, si nutrono principalmente di latte e prodotti lattiero-caseari. Lungo la costa e nelle zone intorno al Lago Vittoria, il pesce è molto apprezzato. A Mombasa, la cucina indiana è molto influente, con piatti come curry, samosa (antipasti ripieni di verdura) e chapati (pane indiano), introdotti dagli immigrati provenienti dal subcontinente.[9]

Cerimonia della rasatura

I Masai sono una delle tribù più celebri del Kenya, soprattutto tra i turisti, grazie alla loro capacità di mantenere molte tradizioni antiche. Una delle cerimonie più significative per loro è la rasatura dei Morans, i guerrieri, che segna il loro passaggio a un ruolo di maggiore responsabilità nella comunità. Questo rituale, noto come "Enuoto", avviene ogni dieci anni. Durante l'evento, i guerrieri indossano perline colorate nei capelli, che vengono intrecciati e dipinti di rosso ocra. Anche i loro volti sono dipinti con lo stesso colore, e partecipano alla cerimonia armati di bastoni, mentre cantano tradizionali canti Masai. Il rituale prevede che i Morans si rechino a un fiume per lavarsi, rimuovendo il colore dai capelli e dal viso. Dopo, tornano al luogo della cerimonia, dove vengono rasati, solitamente dalle proprie madri. Gli "Oloibonis", ovvero gli anziani della tribù, li benedicono sputando loro in faccia come segno di benedizione. Coloro che non partecipano a questa cerimonia non possono sposarsi.[10]

Danze tradizionali

Le danze tradizionali del Kenya sono molto diverse tra loro e conosciute in tutta l'Africa. Ogni gruppo etnico ha la sua musica, danza e cultura, contribuendo alla grande varietà della tradizione musicale keniota. Il tamburo è lo strumento più usato nelle danze, ma si trovano anche campane, corni, chitarre, flauti e fischietti. La musica e la danza del Kenya si possono suddividere in tre categorie principali: folk, tradizionale e internazionale. Isiku è una danza tradizionale del popolo Luhya, caratterizzata da movimenti ondulatori accompagnati da tamburi, campane, fischietti e trombe. I Masai eseguono danze specifiche per diverse occasioni, come la "Masai Jumping" o "Adamu", in cui i guerrieri saltano in cerchio, dimostrando forza e resistenza mentre cantano. Nelle loro canzoni non usano strumenti musicali, ma le donne indossano campane e sonagli per accompagnare il canto con il movimento. I Kamba e i Chuka sono noti per il loro stile di danza acrobatico, dove i tamburi segnano il ritmo. Il Taarab, popolare a Mombasa e lungo la costa, è una danza che unisce musica africana e araba, con uomini e donne che ballano al ritmo di poesie in swahili. Con l'influenza della cultura occidentale, la musica keniota ha integrato strumenti come la chitarra e ha visto l'emergere di generi moderni come reggae, hip-hop, jazz, rap, afro-fusion e pop congolese, molto amati dai giovani, soprattutto nelle città. L'introduzione del cristianesimo ha portato anche alla diffusione della musica gospel, che è ora una forma di danza praticata in molte chiese del paese.[11]

Economia

Dopo aver ottenuto l'indipendenza, il Kenya ha affrontato difficoltà economiche dovute alla mancanza di risorse minerarie e energetiche, alla dipendenza da colture sensibili ai cambiamenti climatici ed economici, e alla mancanza di riforme politiche che potessero attrarre investimenti esteri. Durante il regime di Daniel Arap Moi (1978-2002), il Paese ha anche sofferto di isolamento internazionale, conflitti interni al governo e alti livelli di povertà, con emergenze alimentari frequenti. Oggi, l'economia del Kenya è ancora fortemente legata all'agricoltura, che contribuisce al 16,5% del PIL, mentre il settore industriale (18,7%) e quello terziario (65%) sono in crescita. L’agricoltura commerciale, dominata da grandi proprietari terrieri e multinazionali, si concentra principalmente su caffè (48300 tonnellate nel 2006) e tè (il Kenya è il primo produttore africano e il quarto mondiale, con 295000 tonnellate). Anche la floricoltura e l’orticoltura sono in forte espansione. Inoltre, il Kenya è il primo produttore mondiale di frutta tropicale e piretro (8000 tonnellate nel 2005). Le colture di sussistenza principali sono mais, manioca, grano, e in zone più aride, sorgo e miglio. L'allevamento si distingue tra quello tradizionale, spesso nomade, e quello commerciale, praticato nell'altopiano. Le risorse minerarie sono scarse, con piccole quantità di oro, amianto, niobio e caolino. L'energia idroelettrica copre l'80% della domanda nazionale, mentre il 15% proviene da energia geotermica. Il settore industriale, pur essendo ancora limitato, è relativamente ben sviluppato rispetto ad altri paesi della regione, con industrie alimentari, chimiche, petrolifere e petrolchimiche tra le principali. Il sistema delle comunicazioni presenta delle carenze, con una rete ferroviaria di 1917 km, la maggior parte dei quali concentrati nella linea Mombasa-Nairobi, e una rete stradale di 64000 km, spesso in cattive condizioni, soprattutto durante la stagione delle piogge. Il porto di Mombasa è uno dei più importanti dell'Africa orientale, e gli aeroporti principali sono quelli di Nairobi, Mombasa, Malindi e Kisumu. La bilancia commerciale del Kenya registra un deficit continuo, principalmente a causa delle fluttuazioni nei prezzi di caffè e tè. Le importazioni consistono principalmente in prodotti industriali e combustibili, mentre le esportazioni sono dominati da prodotti agricoli come tè, caffè, fiori e frutta. I principali partner commerciali includono Stati Uniti, paesi del Medio Oriente, Regno Unito e Paesi Bassi. Il turismo, che nel 2005 ha visto 1,2 milioni di arrivi, ha un'importanza crescente per l'economia grazie anche alle infrastrutture moderne e alla ricca offerta naturale, che comprende numerosi parchi e riserve naturali.[12]

Politica

Il Kenya è una repubblica presidenziale, dove il presidente ricopre sia il ruolo di capo dello stato che di capo del governo, all'interno di un sistema multipartitico. Il potere esecutivo è affidato al governo, mentre il potere legislativo è suddiviso tra l'esecutivo, l'Assemblea Nazionale e il Senato. I giudici sono indipendenti, ma durante il mandato dell'ex presidente Moi si sono verificati preoccupazioni riguardo all'influenza dell'esecutivo sul sistema giudiziario. Il Kenya si trova tra i paesi con alti livelli di corruzione, secondo l'indice di percezione della corruzione di Transparency International (CPI). Nel 2012, il paese occupava il 139° posto su 176, con un punteggio di 27/100. Tuttavia, sono stati adottati provvedimenti per contrastare la corruzione, come la creazione della Commissione Etica e Anti-Corruzione (EACC), un ente indipendente incaricato di monitorare e combattere la corruzione nel governo. La revisione della Costituzione del Kenya, avvenuta con la legge del 27 agosto 2010, ha introdotto significativi cambiamenti nel sistema politico. Le elezioni generali del 2002 sono state un momento cruciale, poiché hanno segnato il passaggio di potere dalla lunga dominanza dell'Unione Nazionale Africana del Kenya (KANU) alla coalizione Rainbow Coalition (NARC), che ha vinto le elezioni, garantendo un processo democratico e pacifico.[13]

Parità di genere

Un aiuto fondamentale nel settore della parità di genere è UN Women, con cui l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) ha stabilito una collaborazione solida. La Sede di Nairobi, dal 2019, ha finanziato l’agenzia nell’ambito dell’iniziativa “Let It Not Happen Again”, destinata a favorire l’accesso alla giustizia per le sopravvissute alla violenza di genere, con particolare attenzione ai periodi elettorali. Questo progetto sta attraversando oggi la sua quarta fase, in cui collabora con le istituzioni locali (polizia, magistratura, servizi sanitari) per rafforzare la risposta contro la violenza di genere, promuovere i diritti e sostenere attività di sensibilizzazione e supporto. Nel 2024 a due Organizzazioni della Società Civile (OSC) italiane, impegnate su temi legati all'empowerment femminile, alla salute e all’ambiente in due contee Aride e Semi Aride (ASAL) del Kenya è stato affidato un nuovo compito, diviso in due componenti principali: una realizzata da “We World-G.V.C.”, Onlus nella Contea di Narok, che si concentra sulla prevenzione della violenza di genere e delle pratiche dannose, informando gli studenti sui loro diritti sessuali e riproduttivi e formando le istituzioni locali per garantire un miglior accesso ai servizi essenziali. L’altra componente, affidata all’Istituto Pace Sviluppo Innovazione ACLI (IPSIA) nella Contea di Laikipia, mira a rafforzare il ruolo decisionale delle donne, garantendo loro un accesso equo al mercato agricolo e alla gestione della terra, nonché a sviluppare piani di adattamento ai cambiamenti climatici, in particolare in aree vulnerabili alla siccità e ad altri eventi climatici estremi. Nel continuo impegno su questa tematica, la Sede di Nairobi ha l’obiettivo di integrare ulteriori interventi specifici per la riduzione della violenza di genere nel medio periodo, accompagnati da azioni complementari come campagne di sensibilizzazione e informazione online e offline. Un esempio di questa strategia è la campagna “Activate Nairobi”, organizzata nel 2023 dall’AICS di Nairobi insieme all’Istituto Italiano di Cultura (IIC) di Nairobi e l’ambasciata d'Italia in Kenya. La campagna è stata realizzata in concomitanza con i sedici giorni di attivismo contro la violenza di genere, e ha avuto l’obiettivo di stimolare un dibattito pubblico sulla lotta alla violenza di genere, affrontando anche temi complementari come la promozione della parità di genere, gli stereotipi di genere, gli impatti del cambiamento climatico sui diritti delle donne, e la protezione dei diritti delle bambine e delle ragazze. Per favorire la massima diffusione dei messaggi di sensibilizzazione, l’iniziativa ha incluso una serie di eventi su diversi canali, raggiungendo così oltre 1.000 persone in Kenya.[14]

Bibliografia

Note

  1. Il milione, Enciclopedia di tutti i paesi del mondo, vol.10, 1978, pp. 376-377
  2. Kenya-Enciclopedia, Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya/.
  3. Il milione, Enciclopedia di tutti i paesi del mondo, vol.10, 1978, pp. 377-379
  4. Kenya-Enciclopedia, Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya/.
  5. Albertina Migliaccio, Emma Ansovini, in Enciclopedia Italiana, VII Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2007, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya_res-b430823b-9bc0-11e2-9d1b-00271042e8d9_(Enciclopedia-Italiana)/.
  6. Il milione, Enciclopedia di tutti i paesi del mondo, vol.10, 1978, pp. 380-381
  7. Paolo Migliorini, Emma Ansovini, in Enciclopedia Italiana, VI Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2000, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya_res-f9a4b9dd-9b99-11e2-9d1b-00271042e8d9_(Enciclopedia-Italiana)/
  8. Kenya-Enciclopedia, Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya/.
  9. Curiosità, tradizioni popolari e cultura del Kenya - Alisei.net, https://www.alisei.net/2/kenya-curiosita.html
  10. Curiosità, tradizioni popolari e cultura del Kenya - Alisei.net, https://www.alisei.net/2/kenya-curiosita.html
  11. Curiosità, tradizioni popolari e cultura del Kenya - Alisei.net, https://www.alisei.net/2/kenya-curiosita.html
  12. Carlo Della Valle, Salvatore Bono, in Enciclopedia Italiana, IV Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1979, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya_res-9a8a8035-87e9-11dc-8e9d-0016357eee51_(Enciclopedia-Italiana)/.
  13. Mwenda Ntarangwi, Simeon Hongo Ominde e Kenneth Ingham, Kenya, su Enciclopedia Britannica, Encyclopedia Britannica,Inc, https://www.britannica.com/place/Kenya/Transportation-and-telecommunications
  14. empowerment femminile, diritti umani e sostegno alla società civile, Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo • Nairobi, https://nairobi.aics.gov.it/home-ita/paesi/kenya/women/.