Kenya: differenze tra le versioni

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* Curiosità, tradizioni popolari e cultura del Kenya - Alisei.net, https://www.alisei.net/2/kenya-curiosita.html
* Curiosità, tradizioni popolari e cultura del Kenya - Alisei.net, https://www.alisei.net/2/kenya-curiosita.html
*  Il milione, Enciclopedia di tutti i paesi del mondo, vol.10, 1978, pp. 371-393
*  Il milione, Enciclopedia di tutti i paesi del mondo, vol.10, 1978, pp. 371-393
* Mwenda Ntarangwi, Simeon Hongo Ominde e Kenneth Ingham, Kenya, su Enciclopedia Britannica, Encyclopedia Britannica,Inc.https://www.britannica.com/place/Kenya/Transportation-and-telecommunications
* Mwenda Ntarangwi, Simeon Hongo Ominde e Kenneth Ingham, Kenya, su Enciclopedia Britannica, Encyclopedia Britannica,Inc, https://www.britannica.com/place/Kenya/Transportation-and-telecommunications


== Note ==
== Note ==

Versione delle 14:56, 26 gen 2025

Il Kenya è un Paese dell’Africa orientale nato a contatto con una molteplicità di culture, tra cui la più influente è quella swahili. La caratteristica distintiva dello Stato è la varietà di specie animali e vegetali che popolano l’entroterra e l’Oceano Indiano.

Geografia

Aspetti fisici

Il Kenya confina a nord con Sudan ed Etiopia, a est con la Somalia e l'Oceano Indiano, a sud con la Tanzania e a ovest con l'Uganda. Il territorio si estende sulle alteterre dell'Africa orientale, fra il lago Vittoria, l'acrocoro etiopico e l'Oceano Indiano, affacciandosi al mare su un fronte costiero di circa 420 km tra Ras Chiambone e l'imboccatura settentrionale del canale di Pemba. Morfologicamente la fascia costiera è generalmente piatta, ma presenta discontinuità causate da ingressioni marine che hanno creato isole. I fiumi principali sboccano nel mare formando delta, mentre i fiumi minori creano ampi estuari come quello di Mombasa (seconda città più importante dello Stato dopo la capitale, Nairobi). Il paesaggio costiero è variegato, con zone paludose, spiagge sabbiose, palmeti, coltivazioni, villaggi di pescatori, porti e città. Le barriere coralline a largo proteggono la costa dalle tempeste facilitando la nascita di porti sicuri. Allontanandosi dal mare, il paesaggio diventa più arido con steppe e cespugli, salendo poi verso un altopiano montuoso attraversato da corsi d'acqua e acquitrini. Gli altopiani del Kenya sono dominati dalla fossa tettonica estafricana, che include il lago Rodolfo, la Rift Valley e diverse depressioni, alcune occupate da laghi e altre da solchi vallivi. La spettacolarità della Rift Valley si manifesta con particolare evidenza nel tratto a nord-ovest di Nairobi: si tratta di un ampio solco le cui pareti, per lunghissimi tratti, si presentano ripide, con dislivelli che raggiungono i 5000 metri. Il Monte Kenya, situato appena a sud dell'equatore è il punto più alto del Paese e un elemento centrale del paesaggio degli Highlands. Le sue pendici, molto erose, ospitano ghiacciai permanenti che contrastano con la foresta equatoriale alla base. Le dorsali laviche e le tracce di antiche glaciazioni sono visibili sulle montagne, con circhi e formazioni moreniche. Le eruzioni vulcaniche che hanno formato il Kenya sono evidenti nelle espansioni laviche che scompaiono sotto le alluvioni nelle fosse. Un altro massiccio vulcanico importante è l'Elgon (4322 m), situato al confine con l'Uganda. La sua cima è un cratere con un'ampia pianura lavica circondato da montagne e vallate. A nord, il Kenya comprende anche l’altopiano settentrionale, area notevolmente meno elevata, con una struttura tabulare prevalentemente stepposa e savanica. É abitata da gruppi nomadi e presenta una pianura desolata interrotta da colline come i monti Huri e le alture di Marsabit.

Flora e fauna

La foresta equatoriale è quasi scomparsa dal Kenya, ma alcune tracce isolate si trovano nella parte più interna della fascia costiera, alla base del Monte Kenya e lungo alcuni fiumi, dove si presenta come una foresta a galleria. Dopo la sua distruzione, la foresta primaria non è più ricresciuta, lasciando spazio a una foresta secondaria, più bassa e invasa da cespugli, composta da piante a crescita rapida come eriche, felci arboree, ficus e bambù, con liane ed epifite che la rendono impenetrabile. Il litorale è parzialmente coperto da mangrovie. Le terre intorno al lago Vittoria ospitano canne palustri, papiri e grandi acacie. Sulle montagne, la vegetazione cambia con l'altitudine: sopra i 2500 m gli alberi diventano più piccoli e contorti, ma le liane, i ficus e i bambù crescono rapidamente durante la stagione delle piogge. Oltre i 3000 m, gli alberi si rarefanno e lasciano spazio a praterie montane, con fiori come genziane e ranuncoli. Nelle zone più alte, oltre i 4000 m, muschi e licheni coprono le cime, che sono ricoperte da neve e ghiaccio. Le formazioni vegetali più diffuse sono quelle aperte: le savane di erbe alte e le steppe, tipiche delle regioni tropicali con stagioni asciutte. Una piovosità abbondante favorisce la savana-parco, ricca di fauna, mentre una piovosità inferiore dà origine a una savana arborea, caratterizzata da baobab, acacie e piante adatte alla pastorizia. Con ancora meno piogge, si sviluppano steppe con manto erboso discontinuo e boscaglie di mimosacee. Il Nord-Est del Kenya è una zona semi-desertica, dove crescono acacie, cespugli spinosi e palme dum, che resistono ai venti forti e alla lunga stagione di siccità. La fauna del Kenya è molto ricca e varia, riflettendo la diversità dei suoi paesaggi. Tuttavia, alcune specie sono diventate più rare o sono scomparse, a causa di vari fattori come il commercio dell'avorio, la domanda di pellicce e pelli, la caccia, le siccità che distruggono l'erba; anche le malattie sono tra le cause che mettono in pericolo la sopravvivenza degli animali. Gli animali più comuni sono quelli delle boscaglie e delle pianure: gnu, zebre, che vivono spesso in grandi gruppi, e numerose specie di antilope (circa 400 specie), tra cui impala, gazzelle, bongo e cudù. Ci sono anche altri erbivori come le giraffe, i babbuini e i ‹vervet ›(scimmie), che vivono nelle zone alberate, e gli struzzi, che preferiscono i terreni aperti. Nelle stesse zone si trovano anche i predatori: il leone, il leopardo, i ghepardi e il licaone (un tipo di cane selvatico). I necrofagi, come lo sciacallo, la iena, il marabù e l'avvoltoio , si nutrono dei resti lasciati dai predatori, contribuendo a eliminare possibili focolai di infezione. Gli animali della foresta sono meno numerosi. Ci sono anche elefanti e rinoceronti, che vivono nella savana, dove i bufali cercano zone più protette. Nei laghi salati, la fauna acquatica è meno abbondante, ma vi si trovano molti uccelli migratori come cicogne, gru, ibis, aironi e i bellissimi fenicotteri rosa che popolano il lago Nakuru, oggi parco nazionale. Infine, lungo le sponde dei laghi si trovano numerosi ippopotami e coccodrilli.[1]

Clima

La morfologia del Kenya è molto variata, e altrettanto diverse sono le condizioni climatiche , sia dal punto di vista delle temperature che delle precipitazioni . In generale, si può dire che il clima del Kenya è influenzato dall'Oceano Indiano e dal continuo alternarsi dei venti, alisei e monsoni. Le precipitazioni sono abbondanti da marzo a giugno, mentre da ottobre a dicembre si verificano piogge di durata inferiore. Un aspetto molto rilevante del clima è la morfologia accidentata del territorio, che porta a una distribuzione irregolare delle precipitazioni: nei fondovalle si registrano minori quantità di pioggia, mentre le pendici montuose esposte al vento ricevono più precipitazioni, con un incremento proporzionale all'altezza. Nella parte centrale e occidentale del paese, che è la più piovosa, si trova anche la zona costiera, dove Mombasa registra circa 1200 mm di pioggia all'anno. Al contrario, la zona nord-orientale del Kenya è caratterizzata da un clima tropicale semiarido, con scarse precipitazioni. La posizione geografica del paese, vicino all'equatore, comporta temperature elevate, che diminuiscono gradualmente con l'aumento dell'altitudine, ma l'escursione termica annuale rimane comunque limitata. Per quanto riguarda la rete idrografica, il Kenya è influenzato dai cambiamenti geologici avvenuti alla fine del Terziario, che hanno alterato la rete fluviale preesistente. I corsi d'acqua del paese sono soggetti a notevoli variazioni nel loro flusso: durante le grandi piogge i fiumi diventano impetuosi e rischiosi, mentre nei periodi di siccità si riducono notevolmente, arrivando a essere quasi asciutti. I fiumi perenni sono pochi, ma il principale è il Tana, che raccoglie le acque provenienti dalle pendici meridionali ed orientali del Monte Kenya e sfocia nell'Oceano Indiano, a nord di Malindi. Inoltre, nel paese si trovano molte aree endoreiche, soprattutto nella Rift Valley e nella depressione che ospita il Lago Turkana.[2]

Storia

La costa del Kenya fu in contatto con Arabi e Persiani fin dall'VIII secolo, e successivamente con i Portoghesi, che nel 1505 conquistarono Mombasa e nel 1509 fondarono la Provincia d’Etiopia, con capitale Melinda. Nel XVII secolo, il sultano di Zanzibar estese il suo dominio sulla costa del Benadir, del Kenya e della Tanzania. Nel 1890, a seguito dell'espansione europea in Africa, la Gran Bretagna assunse il controllo dell’intero territorio del Kenya, che divenne una Colonia e un Protettorato dell'Africa Orientale Britannica, con un unico governatore a Nairobi dal 1920. La divisione del territorio tra terre per gli africani, terre per gli europei e "white highlands" (terre della Corona) suscitò malcontento, soprattutto tra i Kikuyu, che si opposero al dominio britannico. Questo malessere portò alla formazione della Kenya African Union (KAU), guidata da Jomo Kenyatta. Nonostante l'istituzione di un ministero con la partecipazione di africani, alcuni gruppi, come i Mau Mau, si ribellarono con violenza. Gli inglesi risposero con durezza, ma infine concessero l'autogoverno. Nel 1963, con l'indipendenza, il partito KANU (Kenya African National Union), favorevole a un governo centralizzato, vinse le elezioni. Kenyatta divenne primo ministro e nel 1964, quando il Kenya si proclamò repubblica, divenne presidente. Il governo di Kenyatta fu moderato e filo-occidentale, ma generò una forte opposizione, soprattutto da parte di Oginga Odinga e della Kenya People's Union (KPU). La situazione interna divenne complessa, con crescenti tensioni etniche e l'assassinio di figure politiche come Tom Mboya (1969). Alla morte di Kenyatta nel 1978, Daniel Arap Moi assunse la presidenza e rafforzò il suo potere negli anni '80, modificando la Costituzione per aumentare le sue prerogative. Il sistema politico divenne più autoritario, con la KANU che esercitava un controllo crescente. La crisi politica degli anni '80, aggravata da conflitti etnici, portò alla richiesta di riforme, sostenuta anche dai creditori internazionali. Nel 1991, il multipartitismo fu introdotto, ma la situazione restò instabile. Nel 1997, nonostante accuse di brogli, Moi fu rieletto grazie alla divisione dell'opposizione. Mwai Kibaki, leader del Democratic Party, si candidò contro Moi e nel 2003, con il supporto di una coalizione di opposizione, riuscì a vincere le elezioni. Nel 2005, una proposta di nuova Costituzione fu bocciata, segnando una perdita di consensi per Kibaki, e nel 2007 la sua rielezione scatenò violenze nel paese. Un accordo di governo di unità nazionale tra Kibaki e Odinga pose fine alla crisi. Nel 2010 fu approvata una nuova Costituzione che mantenne il sistema presidenziale, ma prevedeva una maggiore devoluzione dei poteri a livello locale. Le elezioni presidenziali del 2013 si svolsero in un clima di tensione e accuse di brogli, ma Uhuru Kenyatta, candidato della Jubilee Coalition, vinse contro Raila Odinga. Lo stesso scenario si ripeté nel 2017, con Kenyatta riconfermato, ma la Corte costituzionale ordinò nuove elezioni, che confermarono nuovamente la sua vittoria. Nel 2022, William Ruto fu eletto presidente, sconfiggendo ancora una volta Odinga, che presentò ricorso contro i risultati elettorali. Sul piano internazionale, il Kenya ha avuto relazioni complesse con i governi occidentali, in particolare durante il mandato di Moi, ma ha mantenuto buoni legami con la Tanzania e migliorato le sue relazioni con l'Uganda, promuovendo iniziative di cooperazione regionale, come quella avviata nel 1994 con la creazione di una commissione permanente.[3]

Popolazione

L'origine del popolamento del Kenya risale a tempi antichi, inserendosi in un contesto più ampio dell'Africa orientale, dove l'uomo (come l'Homo habilis e lo Zinjanthropus boisei) è presente fin dal primo Paleolitico, come dimostrano i reperti di Olduvai e quelli ritrovati a Elmenteita. Sebbene sia difficile determinare quale delle attuali popolazioni del Kenya sia la più antica, i Dorobo sono considerati discendenti diretti di una razza boscimanoide (i boscimani sono una popolazione dell’Africa sud-occidentale) primitiva. Successivamente, circa 6000-5000 anni fa, arrivarono dal Nord e dalla Penisola Arabica popolazioni camitiche, seguite dai Bantu provenienti dall'Africa centrale, che svilupparono forme culturali e sociali più avanzate. Nel corso dei secoli, diverse civiltà esterne (come i Fenici, i Greci, gli Arabi, i Persiani, i Malesi, gli Indiani e i Cinesi) arrivarono sulle coste del Kenya, stabilendo basi commerciali e apportando elementi delle loro culture. Gli Arabi, alla fine del X secolo, fondarono città come Lamu, Pate, Malindi e Mombasa, che divennero importanti centri commerciali grazie al commercio di schiavi, oro, gusci di tartaruga e altri beni provenienti dall'Asia. Gli Arabi e i Persiani introdussero agrumi, zenzero, cotone e canna da zucchero, mentre i Malesi portarono il riso e la palma da cocco, e i Cinesi commerciavano porcellane. Nel 1500, i Portoghesi arrivarono, cercando di controllare il commercio e la tratta degli schiavi, ma dovettero ritirarsi di fronte alle crescenti difficoltà. Il commercio del legno d’ebano continuò nelle mani dei sultani locali, che razziavano le tribù bantu. Nel XVI secolo, i Masai, un gruppo niloto-camitico di pastori e guerrieri, si spostarono nella Rift Valley, entrando in contatto con le tribù bantu, che furono costrette a ritirarsi verso la Tanzania.[4] Il panorama etnico, molto variegato, si conta essere composto da circa 60 gruppi. I Bantu, provenienti dall’Africa centrale, sono il gruppo predominante, con i Kikuyu tra le popolazioni più numerose. I Luo, agricoltori e allevatori nilotici, che vivono vicino al Lago Vittoria. I Masai, appartenenti al ceppo niloto-camitico, che si trovano nel sud-ovest del paese e in Tanzania. Le regioni semi-aride del nord-est ospitano diverse comunità camitiche, come i Somali e i Galla, dediti all'allevamento. Accanto a queste popolazioni, ci sono anche gruppi non africani, come gli Indiani e i Pakistani, arrivati durante la costruzione della ferrovia e successivamente diventati commercianti, e gli Arabi, prevalentemente nelle zone costiere. La popolazione del Kenya è aumentata notevolmente nel corso degli anni. Nel 1931, il censimento britannico riportò una popolazione di poco più di 3 milioni di abitanti. Nel 2009, la popolazione aveva raggiunto i 39 milioni, con una crescita rapida grazie a una natalità elevata. La distribuzione della popolazione non è uniforme: le regioni centrali e occidentali sono densamente popolate, mentre quelle orientali, costiere e nord-orientali sono meno abitate. Circa il 39% della popolazione vive in aree urbane, con Nairobi e Mombasa come principali città. Le lingue ufficiali sono lo swahili e l'inglese, ma sono parlati anche molti idiomi locali. Religiosamente, la maggioranza degli indigeni pratica credenze tradizionali animiste, mentre lungo la costa l'Islam è prevalente, portato dagli Arabi e dagli Indiani. Il Cristianesimo è diffuso, con molte comunità protestanti e cattoliche.[5]

Cultura e tradizioni

Arte

La produzione artistico-architettonica del Kenya riflette i linguaggi locali e le trazioni del Paese. In architettura, è ben marcata l’impronta inglese negli edifici governativi classicheggianti (1925-30) di Mombasa e Nairobi. Le moschee, i templi indu e sikh presentano una varietà di stili, mentre le chiese spaziano dall’eclettismo, ovvero la tendenza in ambito artistico a prendere gli elementi migliori di ciascuna forma d’ispirazione, alle forme internazionali degli anni 1970. Il Kenyatta Conference Centre (1979) di K.H. Nostvik, a Nairobi, con volumi geometrici e richiami alla tradizione, simboleggia i nuovi linguaggi architettonici. A partire dagli anni 1980, emerge una nuova espressione grafica e illustrativa, influenzata da tradizioni etniche e temi popolari, con artisti come J. Adamson, F. Oduya, E. Sukuro, J. Katirakawe e S. Wadu. Innovativa è anche l’opera delle artiste R. Anderson, T. Musoke, G. Robarts, R. Karuga. Lo sviluppo della scultura, sia in piccole dimensioni ispirate alla tradizione, sia monumentale, vede protagonisti scultori come E. Ongesa, P. Wanjau e F. Nnaggenda.[6]

Cucina

Il mais (granoturco) è l’alimento principale dei kenioti e un ingrediente fondamentale in molti piatti tradizionali. Viene cucinato come porridge, chiamato posho, e spesso combinato con fagioli, patate e verdure per creare il piatto chiamato Irio. Uno dei piatti più diffusi in Kenya è l’ugali, preparato con mais bianco, sale, zucchero o spezie. Viene servito in grandi quantità, spesso in una forma a cupola ottenuta con una ciotola capovolta, e accompagnato da verdure o stufati di carne. Per mangiarlo, si prende una porzione, si compatta nel palmo della mano e si forma una piccola palla che viene utilizzata per raccogliere sughi e carne. Il matoke è un altro piatto comune, composto da banane bollite avvolte nelle foglie, che cuociono per alcune ore. La carne è costosa e consumata raramente, mentre i pastori si nutrono principalmente di latte e derivati. Il pesce è molto apprezzato lungo la costa e attorno al Lago Vittoria. A Mombasa, la cucina indiana è molto presente, con piatti come curry, samosa (un antipasto con ripieno di verdura) e chapati (pane indiano), portati dagli immigrati dal subcontinente.

Cerimonia della rasatura

I Masai sono una delle tribù più conosciute del Kenya, soprattutto tra i turisti, poiché sono l'unico gruppo che ha mantenuto molte delle sue tradizioni ancestrali. Una delle cerimonie più importanti è la rasatura dei Morans (guerrieri), che segna il passaggio dei giovani guerrieri a una posizione di maggiore responsabilità all'interno della comunità. Questo rito, chiamato "Enuoto", si celebra ogni dieci anni. Durante la cerimonia, i Morans indossano perline colorate nei capelli, che vengono intrecciati e dipinti di rosso ocra. Anche i volti sono dipinti con lo stesso colore, e i partecipanti si presentano con bastoni, cantando canti tradizionali. Il rituale prevede che i Morans si rechino a un fiume per lavarsi, rimuovendo i colori dai capelli e dal viso, prima di tornare al luogo della cerimonia, dove vengono rasati, solitamente dalle loro madri. Gli "Oloibonis" (anziani della comunità) li benedicono sputando loro in faccia come segno di benedizione. Chi non partecipa a questa cerimonia non può sposarsi.

Danze tradizionali

Le danze tradizionali del Kenya sono estremamente varie e popolari in tutta l'Africa. Ogni gruppo etnico del paese ha la propria musica, danza e cultura, che contribuiscono alla ricca diversità della tradizione musicale keniota. Il tamburo è lo strumento musicale più usato nelle danze del paese, ma sono comuni anche le campane, i corni, le chitarre, i flauti e i fischietti. La musica e la danza in Kenya possono essere suddivise in tre categorie principali: folk, tradizionale e internazionale. Isiku è la danza tradizionale del popolo Luhya, che si esprime in movimenti ondulatori accompagnati da tamburi, campane, fischietti e trombe. Le comunità Masai eseguono danze strutturate per diverse occasioni, come la "Masai Jumping" o "Adamu", una danza che mostra forza e resistenza, con i guerrieri che saltano in cerchio mentre cantano. I Masai non usano strumenti musicali nelle loro canzoni, ma le donne indossano campane e sonagli per accompagnare il canto con il movimento. I Kamba e i Chuka sono noti per il loro stile acrobatico di danza, con i tamburi utilizzati per segnare il ritmo. Il Taarab, una danza tradizionale di Mombasa che ancora popolare lungo la costa, mescola la musica africana e araba, con uomini e donne che ballano al ritmo di poesie in swahili. Con l'influenza occidentale, la musica keniota ha visto l'integrazione di strumenti come la chitarra e l'emergere di generi moderni come reggae, hip-hop, jazz, rap, afro-fusion e pop congolese, che sono diventati molto amati dai giovani, soprattutto nelle aree urbane. La diffusione del cristianesimo ha introdotto anche la musica gospel, che è diventata una forma di ballo praticata in molte chiese del paese.[7]

Economia

Dopo l'indipendenza, la crescita economica del Kenya è stata ostacolata dalla carenza di materie prime minerarie e risorse energetiche, dalla dipendenza dalle colture commerciali estremamente sensibili alle variazioni del ciclo economico e ai cambiamenti climatici, e dall'incertezza nelle politiche di riforma, che non hanno attratto investimenti esteri. Altri ostacoli sono stati l'isolamento internazionale durante il regime di D.A. Moi (1978-2002), i conflitti interni al governo, la povertà diffusa e le emergenze alimentari ricorrenti. L'economia keniota è ancora fortemente dipendente dal settore primario, che rappresenta il 16,5% del PIL, mentre l'industria (18,7%) e il terziario (65%) sono in crescita. L’agricoltura commerciale, praticata da grandi proprietari terrieri e multinazionali, è dominata da coltivazioni come caffè (48.300 tonnellate nel 2006) e tè (il Kenya è il primo produttore africano e il quarto mondiale, con 295.000 tonnellate). La floricoltura e l’orticoltura hanno visto un notevole sviluppo negli ultimi anni. Il Paese è anche il primo produttore mondiale di frutta tropicale e di piretro (8.000 tonnellate nel 2005). Le colture di sussistenza principali sono mais, manioca, grano e, nelle aree più aride, sorgo e miglio. Nell’allevamento, il Kenya ha una netta distinzione tra l’allevamento tradizionale, prevalentemente nomade, e quello commerciale sui pascoli dell’altopiano. Le risorse minerarie sono limitate, con piccole quantità di oro, amianto, niobio e caolino. L’energia idroelettrica soddisfa l’80% del fabbisogno nazionale, mentre il 15% proviene da energia geotermica. Le attività industriali sono ancora modeste, ma il settore è relativamente ben strutturato rispetto ad altri paesi della regione. Tra le industrie più rilevanti ci sono quelle alimentari, chimiche, petrolifere e petrolchimiche. Il sistema delle comunicazioni è carente, con una rete ferroviaria di 1.917 km (di cui la linea Mombasa-Nairobi è la principale) e strade che, pur essendo 64.000 km, sono per lo più in cattive condizioni e difficili da percorrere durante la stagione delle piogge. Il porto di Mombasa è uno dei più importanti dell’Africa orientale, mentre gli aeroporti principali sono quelli di Nairobi, Mombasa, Malindi e Kisumu. La bilancia commerciale presenta un deficit persistente, influenzato dalle variazioni continue dei prezzi di caffè e tè. Le importazioni sono dominate da prodotti industriali e combustibili, mentre le esportazioni comprendono principalmente prodotti agricoli come tè, caffè, fiori e frutta. I principali partner commerciali includono Stati Uniti, paesi del Medio Oriente, Regno Unito e Paesi Bassi. Il turismo, che nel 2005 ha visto 1,2 milioni di arrivi, ha acquisito sempre più importanza per la bilancia dei pagamenti, grazie anche a un buon livello di infrastrutture e a un vasto patrimonio naturale, che comprende numerosi parchi nazionali e riserve naturali.[8]

Politica

Il Kenya è una repubblica presidenziale, dove il presidente ricopre sia il ruolo di capo dello stato che di capo del governo, all'interno di un sistema multipartitico. Il potere esecutivo è affidato al governo, mentre il potere legislativo è suddiviso tra l'esecutivo, l'Assemblea Nazionale e il Senato. I giudici sono indipendenti, ma durante il mandato dell'ex presidente Moi si sono verificati preoccupazioni riguardo all'influenza dell'esecutivo sul sistema giudiziario. Il Kenya si trova tra i paesi con alti livelli di corruzione, secondo l'indice di percezione della corruzione di Transparency International (CPI). Nel 2012, il paese occupava il 139° posto su 176, con un punteggio di 27/100. Tuttavia, sono stati adottati provvedimenti per contrastare la corruzione, come la creazione della Commissione Etica e Anti-Corruzione (EACC), un ente indipendente incaricato di monitorare e combattere la corruzione nel governo. La revisione della Costituzione del Kenya, avvenuta con la legge del 27 agosto 2010, ha introdotto significativi cambiamenti nel sistema politico. Le elezioni generali del 2002 sono state un momento cruciale, poiché hanno segnato il passaggio di potere dalla lunga dominanza dell'Unione Nazionale Africana del Kenya (KANU) alla coalizione Rainbow Coalition (NARC), che ha vinto le elezioni, garantendo un processo democratico e pacifico.[9]

Parità di genere

Un aiuto fondamentale nel settore della parità di genere è UN Women, con cui l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) ha stabilito una collaborazione solida. La Sede di Nairobi, dal 2019, ha finanziato l’agenzia nell’ambito dell’iniziativa “Let It Not Happen Again”, destinata a favorire l’accesso alla giustizia per le sopravvissute alla violenza di genere, con particolare attenzione ai periodi elettorali. Questo progetto sta attraversando oggi la sua quarta fase, in cui si collabora con le istituzioni locali (polizia, magistratura, servizi sanitari) per rafforzare la risposta contro la violenza di genere, promuovere i diritti e sostenere attività di sensibilizzazione e supporto. Nel 2024 a due Organizzazioni della Società Civile (OSC) italiane, impegnate su temi legati all'empowerment femminile, alla salute e all’ambiente in due contee Aride e Semi Aride (ASAL) del Kenya è stato affidato un nuovo compito, diviso in due componenti principali: una realizzata da “We World-G.V.C.”, Onlus nella Contea di Narok, che si concentra sulla prevenzione della violenza di genere e delle pratiche dannose, informando gli studenti sui loro diritti sessuali e riproduttivi e formando le istituzioni locali per garantire un miglior accesso ai servizi essenziali. L’altra componente, affidata all’Istituto Pace Sviluppo Innovazione ACLI (IPSIA) nella Contea di Laikipia, mira a rafforzare il ruolo decisionale delle donne, garantendo loro un accesso equo al mercato agricolo e alla gestione della terra, nonché a sviluppare piani di adattamento ai cambiamenti climatici, in particolare in aree vulnerabili alla siccità e ad altri eventi climatici estremi. Nel continuo impegno su questa tematica, la Sede di Nairobi ha l’obiettivo di integrare ulteriori interventi specifici per la riduzione della violenza di genere nel medio periodo, accompagnati da azioni complementari come campagne di sensibilizzazione e informazione online e offline. Un esempio di questa strategia è la campagna “Activate Nairobi”, organizzata nel 2023 dall’AICS di Nairobi insieme all’Istituto Italiano di Cultura (IIC) di Nairobi e l’Ambasciata d'Italia in Kenya. La campagna è stata realizzata in concomitanza con i sedici giorni di attivismo contro la violenza di genere, e ha avuto l’obiettivo di stimolare un dibattito pubblico sulla lotta alla violenza di genere, affrontando anche temi complementari come la promozione della parità di genere, gli stereotipi di genere, gli impatti del cambiamento climatico sui diritti delle donne, e la protezione dei diritti delle bambine e delle ragazze. Per favorire la massima diffusione dei messaggi di sensibilizzazione, l’iniziativa ha incluso una serie di eventi su diversi canali, raggiungendo così oltre 1.000 persone in Kenya.

Bibliografia

Note

  1. Il milione, Enciclopedia di tutti i paesi del mondo, vol.10, 1978, pp. 371-373
  2. Kenya-Enciclopedia, Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya/.
  3. Albertina Migliaccio, Emma Ansovini, in Enciclopedia Italiana, VII Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2007, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya_res-b430823b-9bc0-11e2-9d1b-00271042e8d9_(Enciclopedia-Italiana)/.
  4. Il milione, Enciclopedia di tutti i paesi del mondo, vol.10, 1978, pp. 374-375
  5. Paolo Migliorini, Emma Ansovini, in Enciclopedia Italiana, VI Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2000, /https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya_res-f9a4b9dd-9b99-11e2-9d1b-00271042e8d9_(Enciclopedia-Italiana)/
  6. Kenya-Enciclopedia, Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya/.
  7. Curiosità, tradizioni popolari e cultura del Kenya - Alisei.net, https://www.alisei.net/2/kenya-curiosita.html
  8. Carlo Della Valle, Salvatore Bono, in Enciclopedia Italiana, IV Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1979, https://www.treccani.it/enciclopedia/kenya_res-9a8a8035-87e9-11dc-8e9d-0016357eee51_(Enciclopedia-Italiana)/.
  9. Mwenda Ntarangwi, Simeon Hongo Ominde e Kenneth Ingham, Kenya, su Enciclopedia Britannica, Encyclopedia Britannica,Inc, /https://www.britannica.com/place/Kenya/Transportation-and-telecommunications