Storia vera: differenze tra le versioni

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  Vita e opere di Luciano di Samosata
  Vita e opere di Luciano di Samosata
Luciano di Samosata è stato uno scrittore, retore, filosofo e conferenziere della Grecia del II secolo d. Cristo, celebre per la sua arguzia ed irriverenza a sfondo umoristico e satirico.
Occorre grande cautela nel ricostruire la vita di Luciano attraverso i suoi scritti autobiografici, in quanto non sempre si trova un indizio certo per distinguere il fatto reale dalla finzione.
Nato intorno all’anno 120 d. Cristo a Samosata, capitale della Commagene, è possibile che Luciano non fosse propriamente greco d’origine, ma che la sua famiglia fosse grecoromana, mentre il nome (derivato dal latino Lucius) fa pensare a provenienza da un liberto romano.
Come viene raccontato nel Sogno, Luciano venne indirizzato sotto la guida dello zio alla carriera da scultore. Nell’opera viene anche descritto di un incontro onirico nel quale appaiono due donne, la Statuaria e l’Istruzione, ciascuna delle quali tenta di adescare Luciano decantando la bellezza ed i vantaggi della vita che gli prospetta. A prescindere dalla veridicità di tale aneddoto, restano valide le motivazioni per le quali l’Istruzione ebbe causa vinta, motivazioni che persuasero la famiglia del giovane Luciano e del ragazzo stesso ad intraprendere i suoi studi letterari, invece che proseguire l’apprendimento dell’arte statuaria presso la bottega dello zio.
Per quanto riguarda l’istruzione di Luciano, è possibile che abbia ricevuto la sua prima educazione in patria o in qualche città vicina, per poi approfondire i suoi studi retorici ad Antiochia, dove inizialmente tentò con scarso successo la carriera d’avvocato.
Luciano fece quindi il conferenziere itinerante girando di città in città e guadagnando compensi presumibilmente vistosi, data la sua vita dispendiosa e la sua vicinanza a personaggi anche molto ricchi, non senza riscontrare difficoltà a causa della sua indole spigolosa che non sempre gli procurava simpatie. Un’altra fonte di guadagno per Luciano deve essere stata l’attività d’insegnante, specialmente nei primi anni delle sue peregrinazioni.
Verso il 163 d. Cristo Luciano si stabilì ad Atene, dove svolse (a suo dire) attività più seria e vera. Qui imparò ad apprezzare la filosofia mettendo da parte la retorica. Questo cambiamento potrebbe essere dovuto all’incontro avvenuto a Roma con il filosofo platonico Nigrino. Negli anni trascorsi ad Atene è probabile che Luciano abbia continuato l’attività di conferenziere includendo nuovi temi meno frivoli e più impegnati. Verso la fine della sua carriera Luciano si spostò in Egitto dove venne investito dal governatore romano della carica di sovraintendente agli affari giudiziari. Infine, Luciano muore verso l’anno 190 d. Cristo ad Atene.
L’attività letteraria di Luciano fu molto vasta, il corpus delle opere a lui attribuite ammonta a più di 80 scritti, ma non tutti sono realmente suoi, alcuni sono evidentemente di suoi imitatori, come, ad esempio, il Charidemus o l’Halcyon. La forma di queste opere è spesso dialogica, alla maniera platonica, ma anche dieghematica ed epistolare. In mancanza di una precisa datazione, è difficile risalire ad una cronologia dei testi di Luciano. Lo studioso Taddeo Sinko distingue l’attività letteraria di Luciano in un periodo giovanile e in un periodo senile, attribuendo ad un periodo centrale le opere non appartenenti ai due periodi estremi e caratterizzate da un interesse maggiore per la filosofia. Un ulteriore suddivisione può riguardare l’affinità di tali opere. Distinguiamo quindi i prodotti dell’attività del retore e maestro di stile come l’Apologia, il Bacchus o l’Hercules; la produzione semifilosofica, composta ad esempio dal De Luctu, De sacrificiis (una critica contro l’assurdità di certe pratiche religiose) o il Nigrinus (un dialogo riguardante il filoso Nigrino). Non mancano le parodie e le satire come il Quomodo historia conscribenda (un tentativo di fissare le regole della storiografia) o il Convivium seu Lapithae (un dialogo che parla di un banchetto di nozze in cui i filosofi di tutte le scuole si rivelano ingordi e impudenti).
Uno scritto in particolare rientra tra le parodie sfruttando la narrazione di carattere avventuroso, ovvero la Vera Historia (la Storia vera).

Versione delle 11:04, 26 gen 2025

La Storia vera è un'opera narrativa appartenente alla letteratura greca, scritta da Luciano di Samosata intorno al secondo secolo d.C. Si tratta di un romanzo fantasioso in forma autobiografica con intento parodistico, in cui si narra delle avventure di un gruppo di uomini che, capitanati dall'autore stesso, decidono di attraversare le Colonne d'Ercole.

Vita e opere di Luciano di Samosata

Luciano di Samosata è stato uno scrittore, retore, filosofo e conferenziere della Grecia del II secolo d. Cristo, celebre per la sua arguzia ed irriverenza a sfondo umoristico e satirico. Occorre grande cautela nel ricostruire la vita di Luciano attraverso i suoi scritti autobiografici, in quanto non sempre si trova un indizio certo per distinguere il fatto reale dalla finzione. Nato intorno all’anno 120 d. Cristo a Samosata, capitale della Commagene, è possibile che Luciano non fosse propriamente greco d’origine, ma che la sua famiglia fosse grecoromana, mentre il nome (derivato dal latino Lucius) fa pensare a provenienza da un liberto romano. Come viene raccontato nel Sogno, Luciano venne indirizzato sotto la guida dello zio alla carriera da scultore. Nell’opera viene anche descritto di un incontro onirico nel quale appaiono due donne, la Statuaria e l’Istruzione, ciascuna delle quali tenta di adescare Luciano decantando la bellezza ed i vantaggi della vita che gli prospetta. A prescindere dalla veridicità di tale aneddoto, restano valide le motivazioni per le quali l’Istruzione ebbe causa vinta, motivazioni che persuasero la famiglia del giovane Luciano e del ragazzo stesso ad intraprendere i suoi studi letterari, invece che proseguire l’apprendimento dell’arte statuaria presso la bottega dello zio. Per quanto riguarda l’istruzione di Luciano, è possibile che abbia ricevuto la sua prima educazione in patria o in qualche città vicina, per poi approfondire i suoi studi retorici ad Antiochia, dove inizialmente tentò con scarso successo la carriera d’avvocato.

Luciano fece quindi il conferenziere itinerante girando di città in città e guadagnando compensi presumibilmente vistosi, data la sua vita dispendiosa e la sua vicinanza a personaggi anche molto ricchi, non senza riscontrare difficoltà a causa della sua indole spigolosa che non sempre gli procurava simpatie. Un’altra fonte di guadagno per Luciano deve essere stata l’attività d’insegnante, specialmente nei primi anni delle sue peregrinazioni.

Verso il 163 d. Cristo Luciano si stabilì ad Atene, dove svolse (a suo dire) attività più seria e vera. Qui imparò ad apprezzare la filosofia mettendo da parte la retorica. Questo cambiamento potrebbe essere dovuto all’incontro avvenuto a Roma con il filosofo platonico Nigrino. Negli anni trascorsi ad Atene è probabile che Luciano abbia continuato l’attività di conferenziere includendo nuovi temi meno frivoli e più impegnati. Verso la fine della sua carriera Luciano si spostò in Egitto dove venne investito dal governatore romano della carica di sovraintendente agli affari giudiziari. Infine, Luciano muore verso l’anno 190 d. Cristo ad Atene.

L’attività letteraria di Luciano fu molto vasta, il corpus delle opere a lui attribuite ammonta a più di 80 scritti, ma non tutti sono realmente suoi, alcuni sono evidentemente di suoi imitatori, come, ad esempio, il Charidemus o l’Halcyon. La forma di queste opere è spesso dialogica, alla maniera platonica, ma anche dieghematica ed epistolare. In mancanza di una precisa datazione, è difficile risalire ad una cronologia dei testi di Luciano. Lo studioso Taddeo Sinko distingue l’attività letteraria di Luciano in un periodo giovanile e in un periodo senile, attribuendo ad un periodo centrale le opere non appartenenti ai due periodi estremi e caratterizzate da un interesse maggiore per la filosofia. Un ulteriore suddivisione può riguardare l’affinità di tali opere. Distinguiamo quindi i prodotti dell’attività del retore e maestro di stile come l’Apologia, il Bacchus o l’Hercules; la produzione semifilosofica, composta ad esempio dal De Luctu, De sacrificiis (una critica contro l’assurdità di certe pratiche religiose) o il Nigrinus (un dialogo riguardante il filoso Nigrino). Non mancano le parodie e le satire come il Quomodo historia conscribenda (un tentativo di fissare le regole della storiografia) o il Convivium seu Lapithae (un dialogo che parla di un banchetto di nozze in cui i filosofi di tutte le scuole si rivelano ingordi e impudenti). Uno scritto in particolare rientra tra le parodie sfruttando la narrazione di carattere avventuroso, ovvero la Vera Historia (la Storia vera).