Emma: differenze tra le versioni

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''Emma'' è il quarto romanzo della scrittrice britannica Jane Austen, pubblicato anonimo nel 1815. La protagonista è Emma Woodhouse, una giovane e ricca dama di Highbury la cui alta stima di sé causa una serie di fraintendimenti in amore. Riguardo a ''Emma'', l’autrice scrive: “Sto per descrivere un’eroina che non potrà piacere a nessuno, fuorché a me stessa.
''Emma'' è il quarto romanzo della scrittrice britannica Jane Austen, pubblicato anonimo nel 1815. La protagonista è Emma Woodhouse, una giovane e ricca dama di Highbury la cui alta stima di sé causa una serie di fraintendimenti in amore. Riguardo a ''Emma'', l’autrice scrive: «''Sto per descrivere un’eroina che non potrà piacere a nessuno, fuorché a me stessa.''»


==Trama==
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==Critica==
==Critica==
Austen non voleva che Emma fosse una protagonista ordinaria; infatti, scrisse: “Sto per descrivere un’eroina che non potrà piacere a nessuno, fuorché a me stessa.Questa frase venne resa pubblica nel 1870 nella biografia ''Ricordo di Jane Austen'' di James Austen Leigh, nipote di Jane Austen.
Austen non voleva che Emma fosse una protagonista ordinaria; infatti, scrisse: «''Sto per descrivere un’eroina che non potrà piacere a nessuno, fuorché a me stessa.''» Questa frase venne resa pubblica nel 1870 nella biografia ''Ricordo di Jane Austen'' di James Austen Leigh, nipote di Jane Austen.


I primi lettori di ''Emma'' furono principalmente parenti e amici di Austen, che annotò personalmente le loro opinioni. Molte di queste sembrano condizionate dalla reazione istintiva al personaggio di Emma Woodhouse e sono spesso contrastanti tra loro. Per esempio, la nipote Fanny Knight non sopportava Emma, mentre un’altra nipote, Anna, la preferiva a tutte le protagoniste degli altri libri. Per Isabella Harries, una conoscente, Emma rappresentava addirittura un insulto al genere femminile.<ref> Stafford, ''Jane Austen’s'' Emma, pp. 4-5 </ref>  
I primi lettori di ''Emma'' furono principalmente parenti e amici di Austen, che annotò personalmente le loro opinioni. Molte di queste sembrano condizionate dalla reazione istintiva al personaggio di Emma Woodhouse e sono spesso contrastanti tra loro. Per esempio, la nipote Fanny Knight non sopportava Emma, mentre un’altra nipote, Anna, la preferiva a tutte le protagoniste degli altri libri. Per Isabella Harries, una conoscente, Emma rappresentava addirittura un insulto al genere femminile.<ref> Stafford, ''Jane Austen’s'' Emma, pp. 4-5 </ref>  

Versione delle 18:10, 11 gen 2025

Emma è il quarto romanzo della scrittrice britannica Jane Austen, pubblicato anonimo nel 1815. La protagonista è Emma Woodhouse, una giovane e ricca dama di Highbury la cui alta stima di sé causa una serie di fraintendimenti in amore. Riguardo a Emma, l’autrice scrive: «Sto per descrivere un’eroina che non potrà piacere a nessuno, fuorché a me stessa.»

Trama

La storia, ambientata nell'Inghilterra della Reggenza, nel villaggio di Highbury, inizia quando Emma favorisce con successo il matrimonio tra la sua governante, Miss Tylor, e Mr. Weston. Emma crede che i due non si sarebbero sposati se non li avesse presentati e si prende il merito della loro unione, ritenendosi portata per combinare matrimoni. Tuttavia, la partenza di Miss Tylor lascia Emma sola, con il padre ipocondriaco di cui occuparsi. La monotonia si spezza quando Emma incontra Harriet Smith, una ragazza senza dote e di discendenza sconosciuta, che decide di educare per migliorarne il prestigio sociale.

Nonostante le obiezioni di Mr. Knightley, amico e critico di Emma, questa decide di rendere Harriet la moglie ideale per Mr. Elton, il pastore di Highbury, cortese e benestante. Inizia distruggendo l’ammirazione di Harriet per l’umile Mr. Martin, inducendola a rifiutare la sua proposta di matrimonio di quest'ultimo. Emma e Harriet interpretano poi i gesti di Mr. Elton come segni d’amore verso Harriet, che si convince di essere ricambiata. Ma i piani di Emma saltano quando Mr. Elton le si dichiara, screditando Harriet per la sua bassa posizione sociale. Emma lo rifiuta accusandolo di essere arrogante e cerca di consolare Harriet, delusa e ferita.

Successivamente arriva a Highbury Jane Fairfax, nipote della petulante Miss Bates. Rimasta orfana, Jane è bella, riservata e, come Emma, brava a suonare il pianoforte. Emma invidia Jane per la sua perfezione e pensa che la sua riservatezza la renda fredda e scortese. Nello stesso periodo arriva anche Frank Churchill, il figlio di Mr. Weston, che vive con i nonni. Emma nutre per Frank un vago interesse, incentivato dai coniugi Weston, che sperano nel loro fidanzamento.

Emma, cercando di trovare un difetto in Jane, si lascia trasportare dall’immaginazione. Si convince che Jane sia innamorata di Mr. Dixon, marito della figlia del suo tutore, e che stia quindi soggiornando dalla zia per distrarsi dal matrimonio dell’uomo che ama. Frank, condividendo questa ipotesi, comincia a simpatizzare con Emma, che, lusingata dalle sue attenzioni, crede per un po’ di essersene innamorata.

Tuttavia, Emma si ricrede e decide di far fidanzare Frank con Harriet. Quest'ultima crede essere innamorata di Frank da quando questo l’ha salvata da una banda di zingari. Nel frattempo, si sparge la voce che Mr. Knightley sia innamorato di Jane. Emma si scopre turbata al pensiero che Mr. Knightley si sposi.

Durante una gita a Box Hill, Emma insulta Miss Bates per la sua loquacità e Mr. Knightley la rimprovera. Di fronte alle critiche dell’amico, Emma si rende conto delle crudeltà commesse finora e decide di imparare a essere più empatica.

La storia raggiunge il suo climax quando si scopre che Jane e Frank sono segretamente fidanzati da un anno. Frank aveva mantenuto segreto il fidanzamento perché temeva che la sua famiglia non lo avrebbe approvato a causa della povertà di Jane. Emma è scossa dalla notizia perché pensa che Harriet ne soffrirà. Ma Harriet rivela di non essere innamorata di Frank, bensì di Mr. Knightley, e pensa di essere ricambiata. Emma si ingelosisce e capisce di essere sempre stata innamorata di Mr. Knightley.

Emma si allontana da Harriet e riceve la proposta di matrimonio di Mr. Knightley, che era inizialmente riluttante perché credeva che Emma fosse innamorata di Frank. Harriet, libera dall'influenza di Emma, si riavvicina a Mr. Martin, accettando la sua nuova proposta di matrimonio. Seguono le nozze di Emma e di Mr. Knightley e poi quelle di Jane e Frank.

Alla fine, Emma impara che non sempre l’immaginazione corrisponde al vero e che spesso le scelte più umili sono quelle che ci rendono più felici.

Stile

Narratore onnisciente

Emma è narrato da una terza persona onnisciente a cui si alterna una terza persona focalizzata che si esprime col discorso indiretto libero.

Il narratore onnisciente interviene più frequentemente nei capitoli in cui vengono introdotti nuovi personaggi. In questi casi, fornisce direttamente alcune informazioni essenziali su di loro, per poi lasciare che le loro parole e azioni ne sviluppino il carattere. [1] La presentazione del padre di Emma, Mr. Woodhouse, ne è un esempio:

«Era infatti un uomo nervoso, facilmente incline alla depressione, affezionato a chiunque avesse di solito attorno, detestando separarsi da loro come anche qualsiasi cambiamento.»[2]

Questa affermazione viene confermata poche righe dopo da una battuta dello stesso Mr. Woodhouse:

«"Povera signorina Tylor! Vorrei che fosse ancora qui! Che peccato che il signor Weston abbia anche solo pensato a lei!"»[3]

Gli interventi del narratore onnisciente sono segnalati da parole ed espressioni come “infatti”, “in realtà” e “comunque”, che aiutano a distinguere i pensieri dei personaggi dalla realtà. Inoltre, il narratore talvolta pone domande od offre risposte sui sentimenti dei personaggi in determinate situazioni. Questo approccio crea un contatto diretto col lettore, guidandolo nel giudicare i personaggi e gli eventi. [4]

Infatti, il narratore mette in guardia il lettore rispetto ai difetti di Emma, come per suggerire di non fidarsi troppo di lei: [5]

«Tuttavia, i veri mali della situazione di Emma stavano nella possibilità di andare troppo per la propria strada e nell’inclinazione ad avere troppa stima di sé stessa; questi erano gli svantaggi che minacciavano di macchiare i suoi tanti piaceri.»[6]

Discorso indiretto libero

Il discorso indiretto libero consiste nel riferire in terza persona i pensieri di un personaggio, combinandoli con la voce dell’autore.[7]

Austen lo usa per riportare i pensieri di più personaggi, ma soprattutto di Emma, affinché il lettore empatizzi con lei invece di criticarla. Così facendo, il modo in cui Emma mal interpreta gli eventi aiuta il lettore a capirli meglio, cogliendo il velo d’ironia che li copre. Tuttavia, il lettore deve allo stesso tempo giudicare i fatti senza potersi fidare del modo in cui vengono presentati, elaborando costantemente delle proprie interpretazioni.

Grazie al discorso indiretto libero Austen entra ed esce dalle menti dei personaggi con grande libertà, scegliendo cosa rivelare e cosa tacere. Inoltre, crea un lettore ideale che confronta i pensieri dei personaggi con la realtà oggettiva e che mantiene attiva la propria immaginazione.[8]

Un esempio di questa tecnica narrativa è nel seguente passo:

«Se dovevano ballare, era meglio che ballassero a Randalls. Non era mai stato nella stanza del Crown in tutta la sua vita, non conosceva neanche di vista i proprietari dell’albergo... Oh, no!... una pessima idea. Si sarebbero presi peggiori infreddature al Crown che in qualunque altro posto.»[9]

Ironia

Austen induce il lettore a riflettere sui differenti significati dei fatti facendo uso dell’ironia. Le parole del testo hanno spesso un significato diverso da quello letterale, invitando a una lettura critica e interpretativa.

L’ironia emerge attraverso il contrasto tra:

  • i punti di vista dei personaggi;
  • le parole dei personaggi e le loro motivazioni e azioni;
  • il tema di un argomento e il tono con cui è trattato.

Il personaggio di Emma viene presentato ironicamente in più modi; per esempio, attraverso il suo senso di carità verso i poveri, sincero solo all’apparenza. In realtà è motivato dal desiderio di Emma di mantenere una certa immagine di sé. Emma lo dimostra quando respinge i sentimenti di Mr. Elton. Lo giudica arrogante per aver creduto che una donna altolocata come lei avrebbe accettato la sua proposta, ma lo critica per aver screditato la bassa posizione sociale di Harriet, cioè la stessa azione che Emma ha fatto con lui.

Emma viene presentata ironicamente anche attraverso le sue pretese di interpretare i sentimenti altrui pur essendo inconsapevole dei suoi. Inizialmente dichiara di non essere mai stata innamorata e che mai lo sarà, ma alla fine si scopre essere da sempre innamorata di Mr. Knightley.

Anche le preoccupazioni dei personaggi per il denaro e il matrimonio sono presentate ironicamente. È come se l’autrice invitasse il lettore a ridere di chi sovrastima il denaro e vede il matrimonio come un semplice sostegno economico.[10]

Elementi della commedia

Emma presenta alcuni tratti tipici della commedia teatrale.

Uno di questi è la scelta significativa dei nomi dei personaggi. I nomi rispecchiano la loro personalità o anticipano eventi futuri. Un esempio è Harriet Smith, il cui cognome ne indica l’ordinarietà. Il cognome di Miss Bates, invece, ricorda il verbo inglese “to bait”, attirare. Infatti, Miss Bates, col suo carattere fastidioso, attira l'insulto di Emma.

Molti personaggi sono delle caricature basate su certi tipi psicologici, perciò non crescono durante la storia. Comunque, l’umorismo su di loro viene fatto gentilmente, così che i loro tratti negativi suscitino ilarità e compassione, non disprezzo.

Emma, invece, assume il ruolo della protagonista comica che affronta diverse prove prima di maturare e poter essere felice con l’uomo giusto. Ciò che la rende diversa come protagonista comica è che, involontariamente, è lei stessa l’artefice dei suoi ostacoli.

Un altro elemento della tradizione della commedia è l’inserimento di scene emblematiche, cioè situazioni che rendono certi momenti più vividi e memorabili.[11] Questi momenti forniscono uno sfondo che permette ai personaggi di rivelare con sottigliezza i propri tratti e intenzioni. Uno di questi è quando Mr. Elton elogia il ritratto di Harriet fatto da Emma. Sembra attratto dalla bellezza di Harriet, ma in realtà vuole ottenere attenzioni da Emma.

Anche il lieto fine di Emma richiama la commedia, perché è il momento di risoluzione in cui gli equivoci si chiariscono. Le amicizie consolidate, i matrimoni combinati e i problemi risolti sottolineano la visione ottimistica della vita tipica del genere comico.[12]

Storia editoriale

Jane Austen iniziò a scrivere Emma nel gennaio del 1814 e concluse il romanzo nel marzo del 1815. L’autunno dello stesso anno provò a venderlo all’editore John Murray. Murray le offrì quattrocentocinquanta sterline per i diritti d’autore di Emma e due dei suoi romanzi precedenti, Ragione e sentimento e Mansfield Park. Indignata dall’offerta, Jane Austen inizialmente la rifiutò, ma poi pubblicò Emma con Murray autofinanziando la pubblicizzazione e la stampa delle prime duemila copie. La prima edizione del romanzo fu pubblicata anonima in tre volumi nel dicembre del 1815.[13].

Critica

Austen non voleva che Emma fosse una protagonista ordinaria; infatti, scrisse: «Sto per descrivere un’eroina che non potrà piacere a nessuno, fuorché a me stessa.» Questa frase venne resa pubblica nel 1870 nella biografia Ricordo di Jane Austen di James Austen Leigh, nipote di Jane Austen.

I primi lettori di Emma furono principalmente parenti e amici di Austen, che annotò personalmente le loro opinioni. Molte di queste sembrano condizionate dalla reazione istintiva al personaggio di Emma Woodhouse e sono spesso contrastanti tra loro. Per esempio, la nipote Fanny Knight non sopportava Emma, mentre un’altra nipote, Anna, la preferiva a tutte le protagoniste degli altri libri. Per Isabella Harries, una conoscente, Emma rappresentava addirittura un insulto al genere femminile.[14]

Walter Scott, nella sua recensione del 1815, paragona Emma alla pittura fiamminga per la precisione nella caratterizzazione dei personaggi.[15] Elogia la narrazione raffinata e i dialoghi ordinari ma al contempo comici. Critica invece la ridondanza con cui si manifestano i dettagli psicologici dei personaggi più stravaganti, che risultano noiosi nella finzione come nella realtà. Per Scott, inoltre, Emma mostra come nell’alta società i matrimoni siano prematuri e raramente abbiano esiti felici.[16]

Secondo Lionel Trilling, la difficoltà di leggere Emma risiede nell’apprezzare la protagonista. Infatti, paragona il romanzo a una persona, che non deve essere necessariamente compresa o apprezzata da tutti. Trilling pensa che questo sia il motivo per cui il titolo è il nome di una persona. Reputa Emma un personaggio femminile innovativo per la sua fermezza morale, che nell’Ottocento era un tratto tipicamente maschile. Emma ha questa qualità perché ama sé stessa, capacità che, tuttavia, la rende anche crudele e presuntuosa.[17] Inoltre, Trilling la paragona a Don Chisciotte ed Emma Bovary perché lascia che la finzione, in questo caso la sua immaginazione, guidi le sue azioni.[18]

Emma è l’unico romanzo di Austen che affronta il tema del patriottismo, espresso, secondo Brian Southam, nell’antipatia di Mr. Knightley per Frank Churchill. I due personaggi rappresentano stereotipi opposti: Mr. Knightley è il gentiluomo inglese, Frank l’inglese francesizzato. Viene contrapposta l'immagine di un uomo francese poco virile e manipolatore, con maniere artificiose non apprezzabili in Inghilterra, a quella dell’inglese calmo e schietto. Southam pensa che, con Mr. Knightley e Frank, Austen volesse creare una metafora della rivalità tra Inghilterra e Francia.[19]

Traduzioni italiane

  • V. Tedeschi, Roma, La Caravella, 1945
  • M. Praz, Milano, Garzanti, 1951
  • B. Maffi, Milano, Rizzoli, 1954
  • A. Salvadeo, Sesto San Giovanni (MI), Peruzzo, 1986
  • S. Petrignani, Roma, Theoria, 1996
  • P. Meneghelli, Roma, Newton Compton, 1996
  • A. L. Zazo, Milano, Mondadori, 2002
  • S. Donegà, Firenze, Barbès, 2009 (Con il titolo La famiglia Woodhouse)
  • G. Borroni, Siena, Barbera, 2009
  • G. Ierolli, jausten.it, 2012
  • B. Amato, Milano, Feltrinelli, 2017
  • A. Ceni, Firenze, Demetra (Giunti), 2017 [20]

Note

  1. Setiawan, An analysis of Jane Austen’s style in Emma, p. 59.
  2. Austen, Emma, p. 5-6.
  3. Austen, Emma, p. 6.
  4. Setiawan, An analysis of Jane Austen’s style in Emma, p. 61.
  5. Setiawan, An analysis of Jane Austen’s style in Emma, p. 67.
  6. Austen, Emma, pp. 3-4.
  7. Treccani, Discorso indiretto libero
  8. Setiawan, An analysis of Jane Austen’s style in Emma, pp. 61-63.
  9. Austen, Emma, pp. 229-230.
  10. Setiawan, An analysis of Jane Austen’s style in Emma, pp. 63-66.
  11. Cambridge dictionary, Set piece
  12. Cookson e Loughrey, Critical essays on Emma, pp. 93-102.
  13. Britannica, Emma
  14. Stafford, Jane Austen’s Emma, pp. 4-5
  15. Stafford, Jane Austen’s Emma, p. 52.
  16. Stafford, Jane Austen’s Emma, pp. 55-56.
  17. Stafford, Jane Austen’s Emma, pp. 86-89.
  18. Stafford, Jane Austen’s Emma, p. 93.
  19. Stafford, Jane Austen’s Emma, p. 272-275.
  20. Jane Austen Society of Italy, Edizioni italiane, Emma

Bibliografia