Alcesti: differenze tra le versioni
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L'''Alcesti'' è... | L'''Alcesti'' è la più antica tragedia attribuita a Euripide che sia giunta fino ai giorni nostri. | ||
La trama si sviluppa attorno al sacrificio che la protagonista, Alcesti, compie per il marito Admeto, al quale era stata offerta dal dio Apollo la possibilità di sfuggire alla morte, a patto che qualcun altro si immolasse al suo posto. | |||
==Prima rappresentazione== | |||
L’''Alcesti'' è uno degli otto drammi, tra i diciannove euripidei che ci sono pervenuti, ad avere una datazione certa. | |||
Venne rappresentata per la prima volta ad Atene nel 438 a.C. nell’agone tragico che dal 535 a.C. in poi soleva svolgersi in occasione delle Grandi Dionisie. Queste festività avevano luogo nel mese di Elafebolione, corrispondente al periodo che va da metà marzo a metà aprile. | |||
Presentando l’''Alcesti'', Euripide si classificò secondo nella competizione, mentre il primo premio fu assegnato a Sofocle (anche se non è noto con quale opera quest’ultimo trionfò).<ref> Pintacuda e Venuto, 2020, p. 14.</ref> | |||
==Struttura e trama== | |||
La tragedia è suddivisa in tre episodi, preceduti da un prologo espositivo, ovvero che racconta l’antefatto dell’opera. A chiudere gli episodi c’è l’esodo, ossia la conclusione. Ogni passaggio da sezione a sezione è scandito da un intervento del coro. | |||
===Prologo=== | |||
Nel prologo espositivo il dio Apollo racconta l’antefatto dell’opera: egli stesso, a causa di una punizione, ha passato anni al servizio di Admeto, re di Fere, una regione della Tessaglia, sviluppando con lui un rapporto di amicizia. Prima di andarsene, per ringraziarlo dell’ospitalità offerta, fa dono ad Admeto della possibilità di sfuggire alla morte, qualora qualcuno si offra di morire al posto suo. | |||
Compare poi sulla scena Thanatos, la morte, per annunciare che è giunto il momento di portare via con sé Alcesti, moglie di Admeto, l’unica che si sia offerta di morire al suo posto. | |||
===Primo episodio=== | |||
Nel primo intervento del coro (stasimo), gli abitanti di Fere si interrogano di fronte alla reggia silenziosa sul destino della loro regina, se sia già compiuto oppure no. Entra poi la serva di Alcesti, che informa i cittadini sullo stato della padrona, e assieme a loro ne tesse le lodi e racconta come Alcesti e il marito sono disperati al pensiero che tra poco Alcesti morirà. Dopodiché fa la sua comparsa Alcesti con Admeto e i figli. Dopo alcuni lamenti di entrambi, Alcesti comunica al marito le sue ultime volontà: Admeto non deve sposare un’altra donna per paura che ella sia cattiva con i figli di Alcesti. E Admeto accetta, promettendo inoltre di non avere altri figli e di tenere il lutto finché vivrà. Dopo aver salutato i figli, Alcesti muore. Segue anche il lamento del piccolo figlio Eumelo per la morte della madre. | |||
===Secondo episodio=== | |||
Nel secondo stasimo il coro ricorda le virtù di Alcesti. Nel secondo episodio Eracle, in viaggio per compiere una delle sue fatiche, giunge a Fere, e vedendo Admeto con i capelli rasati domanda il motivo, al ché Admeto lo informa con un discorso ambiguo di un destino preoccupante della moglie, ma gli mente, dicendogli che è morta un’estranea nella sua casa, ed è per questo che è in lutto. | |||
===Terzo episodio=== | |||
Admeto chiarisce al coro che non ha voluto allontanare Eracle nonostante la morte della moglie per non risultare inospitale. Il coro ne loda la nobiltà e poi si apre il terzo episodio, dove si svolge il funerale di Alcesti. Compare dunque il padre di Admeto, Ferete, che in precedenza si era rifiutato di morire al posto del figlio, a porgere le sue condoglianze, a consolarlo per la morte della moglie, ringraziando che la morte non abbia portato via suo figlio. Admeto si offende della partecipazione del padre proprio in questo momento, quando stando a lui avrebbe dovuto offrirsi per morire, salvando così sua moglie. Admeto e Ferete hanno dunque una lite, nella quale reciprocamente si accusano di vigliaccheria per non aver voluto troncare prematuramente il gradito tempo da passare sulla terra. Dopo essersi scambiati pesanti offese, Ferete esce. | |||
Intanto Eracle scopre da un servo della casa di Admeto la verità sulla defunta, e grato dell’ospitalità che l’amico gli ha mostrato anche in un momento così difficile, decide di tendere una trappola a Thanatos per recuperare Alcesti e riportarla a casa. | |||
===Esodo=== | |||
Dopo lunghi lamenti di dolore di Admeto e tentativi del coro di consolarlo, si apre l’esodo, nel quale Eracle ricompare con una donna velata. Dopo aver rimproverato Admeto di non avergli rivelato prima l’identità della defunta, gli domanda di offrire ospitalità alla donna, che dice di aver vinto in un agone pubblico. Admeto si mostra inizialmente restio ad accogliere la donna, per non mancare di rispetto ad Alcesti, ma dopo molte insistenze accetta, per scoprire che la donna è proprio Alcesti, che però rimane muta. Admeto ringrazia Eracle, e il coro conclude la vicenda.<ref name="paduano">Paduano, 2021.</ref> | |||
==La questione della tetralogia== | |||
Durante le Grandi Dionisie i concorrenti nell’agone tragico erano tenuti a presentare alla competizione una tetralogia di drammi, composta da tre tragedie e un dramma satiresco. | |||
L'Alcesti occupa il quarto posto della tetralogia che Euripide presentò all’agone del 438 (composta da altri tre testi, i quali, a differenza di essa, sono conservati solo in maniera frammentaria: Le Cretesi, Alcmeone a Psofide e Telefo<ref>Greco, p. 7.</ref>). Questa collocazione risulta però insolita per una tragedia, poiché in genere il quarto posto era riservato al dramma satiresco. | |||
Proprio per questo motivo la natura tragica di Alcesti è stata oggetto di discussione. In passato si riteneva che alcuni elementi dell’opera (come per esempio il lieto fine<ref>Greco, p. 8.</ref>) avessero tratti comici e farseschi, giustificando così il posizionamento inconsueto dell’opera nella tetralogia, ma è possibile che ciò rappresenti semplicemente un primo segnale della tendenza allo sperimentalismo di Euripide.<ref>Pintacuda e Venuto, 2020, pp. 252-253.</ref> | |||
==Alcesti prima di Euripide== | |||
Il mito di Alcesti nasce da un motivo ricorrente nel folklore di molteplici civiltà, ossia quello di una persona che muore al posto di un’altra per sfruttare una concessione divina. | |||
Tale tema seguiva uno schema ben preciso, articolato come segue: | |||
*la Morte veniva a reclamare un’anima nel giorno del matrimonio di questa; | |||
*la vittima riceveva da una divinità il privilegio di poter sacrificare qualcun altro al proprio posto; | |||
*nessuno si offriva per il sacrificio, ad eccezione di quello che sarebbe stato il futuro coniuge; | |||
*il solo essere disposti al sacrificio viene premiato dalla divinità con il condono del debito. | |||
Questo schema del “sacrificio per amore” applicato alla storia di Alcesti viene ripreso precedentemente a Euripide da una sola fonte degna di nota, ossia il tragediografo Frinico, la cui produzione risale al periodo che va dalla fine del VI sec. a.C. all’inizio del V. | |||
L’Alcesti di Frinico non ci è pervenuta, ma ne abbiamo notizia in forma frammentaria tramite citazioni di autori successivi. Da questi rimandi è possibile supporre che Frinico per primo abbia inserito nella narrazione del mito di Alcesti dei personaggi chiave dell’opera di Euripide; in particolar modo che abbia aumentato il numero delle figure divine coinvolte da uno a tre: Apollo, Thanatos ed Eracle (quest’ultimo semi-divino). È inoltre possibile che sia ancora Frinico ad aver introdotto nella trama il ritorno di Alcesti dal regno dei morti.<ref>Griffith e Most, 2013 e Pintacuda e Venuto, 2020, p. 253.</ref> | |||
==Innovazioni di Euripide== | |||
Ciononostante è comunque possibile individuare delle innovazioni anche nella rielaborazione di Euripide: | |||
*la Morte, che si esprime nel prologo, si mostra contraria alla scelta di Apollo di concedere ad Admeto la possibilità di sacrificare qualcuno al suo posto, tuttavia viene costretta ad accettare la volontà del dio con la forza; | |||
*con lo scopo di accrescere l’effetto drammatico, nella tragedia Alcesti non decide di compiere il sacrificio nel giorno delle nozze, ma anni dopo, quando ha già conosciuto le gioie del matrimonio e ha ormai due figli con Admeto. Tutto con lo scopo di rendere la loro separazione ancora più tragica e struggente agli occhi dello spettatore; | |||
*il ruolo di Eracle, oltre a portare indietro Alcesti dal regno dei morti, è anche quello di testare la fedeltà di Admeto con un inganno al momento in cui la regina viene riportata nella casa di Admeto (Alcesti viene infatti condotta velata nella casa di Admeto di ritorno dagli Inferi); | |||
*l’intreccio così costruito anticipa un tema che avrà molto successo in epoca più tarda, ossia il motivo degli amanti che vengono inizialmente separati e che si riuniscono.<ref>Pintacuda e Venuto, 2020, pp. 253-254.</ref> | |||
Sebbene dunque i personaggi del mito di Alcesti fossero già ampiamente noti nel contesto dell’Atene del V sec., le caratteristiche specifiche della rappresentazione di Euripide risultarono nondimeno innovative al pubblico.<ref>Griffith e Most, 2013.</ref> | |||
==Critica dei personaggi== | |||
===Alcesti=== | |||
Su Alcesti e i motivi del suo sacrificio ci sono pareri contrastanti: | |||
*Alcesti si sacrifica “per attaccamento all’οἶκος (òikos), inteso naturalmente non come semplice struttura fisica, ma come complesso di uomini che in esso e per esso vivono e nel quale lei si sente pienamente integrata”, e “la convinzione della giustezza della propria decisione di morte sembra emergere dall'imperturbabilità con cui, all'interno dell'οἶκος, essa fa i suoi preparativi per morire”;<ref>Masaracchia, 1993, p. 66.</ref> | |||
*è molto sicura di sé, a tal punto da risultare egoista, chiedendo al marito di non risposarsi affinché una nuova sposa non disonori la sua memoria di “migliore delle donne” (v. 324, dalla traduzione di G. Paduano<ref>Paduano 2021, p. 81.</ref>); | |||
*il suo è un sacrificio d’amore, e il motivo per cui questo non è dichiarato è culturale, poiché per una giovane donna sarebbe stato inopportuno esternare l’amore per il marito; | |||
*si sacrifica per amore dei figli, e la richiesta di non sposarsi è volta alla loro protezione, soprattutto della figlia (“E certo il maschio ha nel padre una valida difesa, ma tu, figlia mia, come potrai avere un’adolescenza felice?”, vv. 311-313, dalla traduzione di G. Paduano<ref>Paduano, 2021, p. 79.</ref>)<ref name="grecità_254">Pintacuda e Venuto, 2020, p. 254.</ref>. | |||
===Admeto=== | |||
Admeto è considerato quasi dalla totalità della critica come un personaggio negativo, e di lui si mettono in luce il cinismo, l’egoismo e l’ipocrisia, soprattutto del tradimento finale, quando accetta di prendere con sé la donna velata che Eracle gli porta, pur essendo all’oscuro della sua vera identità.<ref name="grecità_254" /> | |||
Non manca però chi ne mette in luce aspetti positivi, come Paduano, per esempio, che sottolinea che “la sua promessa di fedeltà non è in funzione del benessere dei figli, ma della sopravvivenza immortale della coppia”.<ref>Paduano, 1990, p. 979.</ref> | |||
===Eracle=== | |||
Si evolve nella vicenda da personaggio dai tratti “comico-grotteschi”, come l’appetito insaziabile e la baldanza, a eroe quando decide di ringraziare per la cura e l’ospitalità Admeto recuperando Alcesti dalle grinfie di Thanatos.<ref name="grecità_255">Pintacuda e Venuto, 2020, p. 255.</ref> | |||
===Ferete=== | |||
Si rivela nel suo monologo un personaggio atipico per gli standard della tragedia: invece di incarnare gli ideali di saggezza coerenti dei personaggi anziani, rivela una personalità ipocrita e legata ai beni terreni. Inizialmente infatti mostra dolore per la morte della nuora, nonostante sia consapevole che avrebbe potuto evitarla, ma durante la lite col figlio accusa Alcesti di follia.<ref name="grecità_255" /> | |||
==Tradizione manoscritta== | |||
L’''Alcesti'' è presente nei due principali rami della tradizione manoscritta che riguarda Euripide e in maniera estremamente frammentaria nei papiri. | |||
Nel primo ramo, una selezione di dieci tragedie selezionate nel II sec. d.C. con annotazioni, ''Alcesti'' è presente in: | |||
*Parisinus 2713 (B), XI sec.; | |||
*Vaticanus 909 (V),XIII sec.; | |||
*Londiniensis Harleianus 5743 (Q), XV sec. (dal v. 1029 in poi). | |||
Nel secondo ramo, un’edizione che comprende tutti i drammi di Euripide in ordine alfabetico escluse le ''Troiane'', ''Alcesti'' si trova in: | |||
*Lauretianus 32.2 (L), XIV sec., rielaborato da Demetrio Triclinio; | |||
*P, formato da Palatinus 287 e da Laurentianus Conventi Soppressi 172. | |||
I papiri di riferimento sono: | |||
*P. Hibeh 25, III sec. (vv. 1155-1163); | |||
*un papiro di Ossirinco, II-III sec. (vv. 771-9).<ref>Paduano 2021, p. 47.</ref> | |||
==Interpretazioni successive e influenza== | |||
L’influenza che l’Alcesti ha avuto nella letteratura del mondo antico risulta limitata, se non si considerano brevi accenni alla sua storia, che viene utilizzata come esempio di devozione e lealtà della donna, senza però approfondire lo spessore psicologico dei personaggi coinvolti. Due sono le maggiori testimonianze che la tragedia di Euripide abbia avuto riscontro: | |||
il centone Alcesta, di autore incerto ma che comprende costanti citazioni a Virgilio, che fa parte del codice Salmasiano, è scritto in latino, e narra il mito di Alcesti in 162 versi; | |||
l’Alcesti di Barcellona, ovvero 122 esametri (probabilmente almeno 124 nella versione originale) parte del papiro Barcinonensis (risalente alla seconda metà del IV sec. d.C.). | |||
Interpretazioni più recenti del dramma euripideo comprendono opere di vario genere, anche se non tutte hanno come unico argomento la storia di Alcesti. Le più note e rilevanti sono per la maggior parte di opere di teatro. In ordine cronologico, le opere sono: | |||
The Legend of Good Women, Geoffrey Chaucer (XIV sec.) | |||
Alceste ou Le triomphe d'Alcide, di Philippe Quinault (1675, tragedia in musica); | |||
Alceste, di Georg Friedrich Händel (1727, semi-opera); | |||
Alceste, di Christoph Willibald Gluck (1767, opera lirica); | |||
Alceste, di Christoph Martin Wieland (1773, dramma); | |||
Alceste seconda, di Vittorio Alfieri (1806, tragedia); | |||
Alcesti, di Rainer Maria Rilke (1904, poesia); | |||
Cocktail Party, di T. S. Eliot (1949, dramma); | |||
Le Mystère d’Alceste, di Marguerite Yourcenar (1963, atto unico); | |||
L’Alcesti di Samuele e atti unici, di Alberto Savinio (1991, dramma); | |||
Alcesti o La recita dell’esilio, Giovanni Raboni (2002, dramma). | |||
Il dramma di Alcesti ha avuto inoltre riscontro, seppure ristretto, nell’arte figurativa, sia nel mondo antico che nel mondo moderno. | |||
In epoca più recente ne sono stati fatti anche due adattamenti cinematografici (Alcesti, regia di Antonello Falqui (1956), e Dreaming Alcestis, un film di Beatrice Gibson, scritto in collaborazione con il regista Nick Gordon e la saggista Maria Nadotti (2021). | |||
==Note== | |||
<references/> | |||
==Bibliografia== | |||
*[https://www.antonellofalqui.it/curriculum-di-antonello-falqui/ Associazione Antonello Falqui]. | |||
*[https://www.ilgiornaledellarte.com/Mostre/LAlcesti-femminista-di-Beatrice-Gibson Bianca Bozzeda, ''L’Alcesti femminista di Beatrice Gibson'', «Il giornale dell’arte», 10 gennaio 2023]. | |||
*[https://www.treccani.it/enciclopedia/alcesti_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/ Massimo Di Marco, ''Alcesti'', Enciclopedia dei ragazzi, 2005]. | |||
*Euripide, Giovanni Greco (a cura di), ''Alcesti'', Milano, Feltrinelli, 2019. | |||
*[https://books.google.it/books?id=cBMJVRBvlKoC&pg=PA14&dq=Phrynichus+alcestis&hl=it&sa=X&ei=G0nIUrS0BYaLyAOKlIHgBw&ved=0CFYQ6AEwBTgU#v=onepage&q&f=false Euripide, Mark Griffith e Glenn W. Most (a cura di), ''Euripides I: Alcestis, Medea, The Children of Heracles, Hippolytus'', Londra, University of Chicago Press, 2013]. | |||
*[https://books.google.it/books?id=l8UeAAAAIAAJ&printsec=frontcover&dq=ALCESTIS+BARCINONENSIS&source=bl&ots=rQDrihBIvj&sig=gyVHbHu06BvuU0D_1WN0OfBydlc&hl=de&ei=p9jWTJf6MI_Hsway-rHmCA&sa=X&oi=book_result&ct=result&redir_esc=y#v=onepage&q&f=false Miroslav Marcovich, ''Alcestis Barcinonensis'', «Illinois Classical Studies», 9, 1984, p. 1]. | |||
*[https://www.jstor.org/stable/20547212 Emanuela Masaracchia, ''La "Estraneità" di Alcesti'', «Quaderni Urbinati di Cultura Classica», 3, 1993, p. 66] <https://doi.org/10.2307/20547212>. | |||
*Guido Paduano, ''Antologia della letteratura greca'', Zanichelli, Bologna, 1990, vol. 2, p. 979. | |||
*Euripide, Guido Paduano (a cura di), ''Alcesti'', Milano, BUR Rizzoli, 2021. | |||
*Mario Pintacuda e Michela Venuto, ''Il nuovo grecità. Storia e testi della letteratura greca'', vol. 2, Palermo, G. B. Palumbo & C. Editore, 2020, pp. 14, 252-254. | |||
*Elena Rossi Linguanti, ''L'Alcesta. Cento vergilianus e i suoi modelli'', «Maia», 65, 2013, p. 227. | |||
Versione delle 16:07, 30 dic 2024
L'Alcesti è la più antica tragedia attribuita a Euripide che sia giunta fino ai giorni nostri. La trama si sviluppa attorno al sacrificio che la protagonista, Alcesti, compie per il marito Admeto, al quale era stata offerta dal dio Apollo la possibilità di sfuggire alla morte, a patto che qualcun altro si immolasse al suo posto.
Prima rappresentazione
L’Alcesti è uno degli otto drammi, tra i diciannove euripidei che ci sono pervenuti, ad avere una datazione certa. Venne rappresentata per la prima volta ad Atene nel 438 a.C. nell’agone tragico che dal 535 a.C. in poi soleva svolgersi in occasione delle Grandi Dionisie. Queste festività avevano luogo nel mese di Elafebolione, corrispondente al periodo che va da metà marzo a metà aprile. Presentando l’Alcesti, Euripide si classificò secondo nella competizione, mentre il primo premio fu assegnato a Sofocle (anche se non è noto con quale opera quest’ultimo trionfò).[1]
Struttura e trama
La tragedia è suddivisa in tre episodi, preceduti da un prologo espositivo, ovvero che racconta l’antefatto dell’opera. A chiudere gli episodi c’è l’esodo, ossia la conclusione. Ogni passaggio da sezione a sezione è scandito da un intervento del coro.
Prologo
Nel prologo espositivo il dio Apollo racconta l’antefatto dell’opera: egli stesso, a causa di una punizione, ha passato anni al servizio di Admeto, re di Fere, una regione della Tessaglia, sviluppando con lui un rapporto di amicizia. Prima di andarsene, per ringraziarlo dell’ospitalità offerta, fa dono ad Admeto della possibilità di sfuggire alla morte, qualora qualcuno si offra di morire al posto suo. Compare poi sulla scena Thanatos, la morte, per annunciare che è giunto il momento di portare via con sé Alcesti, moglie di Admeto, l’unica che si sia offerta di morire al suo posto.
Primo episodio
Nel primo intervento del coro (stasimo), gli abitanti di Fere si interrogano di fronte alla reggia silenziosa sul destino della loro regina, se sia già compiuto oppure no. Entra poi la serva di Alcesti, che informa i cittadini sullo stato della padrona, e assieme a loro ne tesse le lodi e racconta come Alcesti e il marito sono disperati al pensiero che tra poco Alcesti morirà. Dopodiché fa la sua comparsa Alcesti con Admeto e i figli. Dopo alcuni lamenti di entrambi, Alcesti comunica al marito le sue ultime volontà: Admeto non deve sposare un’altra donna per paura che ella sia cattiva con i figli di Alcesti. E Admeto accetta, promettendo inoltre di non avere altri figli e di tenere il lutto finché vivrà. Dopo aver salutato i figli, Alcesti muore. Segue anche il lamento del piccolo figlio Eumelo per la morte della madre.
Secondo episodio
Nel secondo stasimo il coro ricorda le virtù di Alcesti. Nel secondo episodio Eracle, in viaggio per compiere una delle sue fatiche, giunge a Fere, e vedendo Admeto con i capelli rasati domanda il motivo, al ché Admeto lo informa con un discorso ambiguo di un destino preoccupante della moglie, ma gli mente, dicendogli che è morta un’estranea nella sua casa, ed è per questo che è in lutto.
Terzo episodio
Admeto chiarisce al coro che non ha voluto allontanare Eracle nonostante la morte della moglie per non risultare inospitale. Il coro ne loda la nobiltà e poi si apre il terzo episodio, dove si svolge il funerale di Alcesti. Compare dunque il padre di Admeto, Ferete, che in precedenza si era rifiutato di morire al posto del figlio, a porgere le sue condoglianze, a consolarlo per la morte della moglie, ringraziando che la morte non abbia portato via suo figlio. Admeto si offende della partecipazione del padre proprio in questo momento, quando stando a lui avrebbe dovuto offrirsi per morire, salvando così sua moglie. Admeto e Ferete hanno dunque una lite, nella quale reciprocamente si accusano di vigliaccheria per non aver voluto troncare prematuramente il gradito tempo da passare sulla terra. Dopo essersi scambiati pesanti offese, Ferete esce. Intanto Eracle scopre da un servo della casa di Admeto la verità sulla defunta, e grato dell’ospitalità che l’amico gli ha mostrato anche in un momento così difficile, decide di tendere una trappola a Thanatos per recuperare Alcesti e riportarla a casa.
Esodo
Dopo lunghi lamenti di dolore di Admeto e tentativi del coro di consolarlo, si apre l’esodo, nel quale Eracle ricompare con una donna velata. Dopo aver rimproverato Admeto di non avergli rivelato prima l’identità della defunta, gli domanda di offrire ospitalità alla donna, che dice di aver vinto in un agone pubblico. Admeto si mostra inizialmente restio ad accogliere la donna, per non mancare di rispetto ad Alcesti, ma dopo molte insistenze accetta, per scoprire che la donna è proprio Alcesti, che però rimane muta. Admeto ringrazia Eracle, e il coro conclude la vicenda.[2]
La questione della tetralogia
Durante le Grandi Dionisie i concorrenti nell’agone tragico erano tenuti a presentare alla competizione una tetralogia di drammi, composta da tre tragedie e un dramma satiresco. L'Alcesti occupa il quarto posto della tetralogia che Euripide presentò all’agone del 438 (composta da altri tre testi, i quali, a differenza di essa, sono conservati solo in maniera frammentaria: Le Cretesi, Alcmeone a Psofide e Telefo[3]). Questa collocazione risulta però insolita per una tragedia, poiché in genere il quarto posto era riservato al dramma satiresco. Proprio per questo motivo la natura tragica di Alcesti è stata oggetto di discussione. In passato si riteneva che alcuni elementi dell’opera (come per esempio il lieto fine[4]) avessero tratti comici e farseschi, giustificando così il posizionamento inconsueto dell’opera nella tetralogia, ma è possibile che ciò rappresenti semplicemente un primo segnale della tendenza allo sperimentalismo di Euripide.[5]
Alcesti prima di Euripide
Il mito di Alcesti nasce da un motivo ricorrente nel folklore di molteplici civiltà, ossia quello di una persona che muore al posto di un’altra per sfruttare una concessione divina. Tale tema seguiva uno schema ben preciso, articolato come segue:
- la Morte veniva a reclamare un’anima nel giorno del matrimonio di questa;
- la vittima riceveva da una divinità il privilegio di poter sacrificare qualcun altro al proprio posto;
- nessuno si offriva per il sacrificio, ad eccezione di quello che sarebbe stato il futuro coniuge;
- il solo essere disposti al sacrificio viene premiato dalla divinità con il condono del debito.
Questo schema del “sacrificio per amore” applicato alla storia di Alcesti viene ripreso precedentemente a Euripide da una sola fonte degna di nota, ossia il tragediografo Frinico, la cui produzione risale al periodo che va dalla fine del VI sec. a.C. all’inizio del V. L’Alcesti di Frinico non ci è pervenuta, ma ne abbiamo notizia in forma frammentaria tramite citazioni di autori successivi. Da questi rimandi è possibile supporre che Frinico per primo abbia inserito nella narrazione del mito di Alcesti dei personaggi chiave dell’opera di Euripide; in particolar modo che abbia aumentato il numero delle figure divine coinvolte da uno a tre: Apollo, Thanatos ed Eracle (quest’ultimo semi-divino). È inoltre possibile che sia ancora Frinico ad aver introdotto nella trama il ritorno di Alcesti dal regno dei morti.[6]
Innovazioni di Euripide
Ciononostante è comunque possibile individuare delle innovazioni anche nella rielaborazione di Euripide:
- la Morte, che si esprime nel prologo, si mostra contraria alla scelta di Apollo di concedere ad Admeto la possibilità di sacrificare qualcuno al suo posto, tuttavia viene costretta ad accettare la volontà del dio con la forza;
- con lo scopo di accrescere l’effetto drammatico, nella tragedia Alcesti non decide di compiere il sacrificio nel giorno delle nozze, ma anni dopo, quando ha già conosciuto le gioie del matrimonio e ha ormai due figli con Admeto. Tutto con lo scopo di rendere la loro separazione ancora più tragica e struggente agli occhi dello spettatore;
- il ruolo di Eracle, oltre a portare indietro Alcesti dal regno dei morti, è anche quello di testare la fedeltà di Admeto con un inganno al momento in cui la regina viene riportata nella casa di Admeto (Alcesti viene infatti condotta velata nella casa di Admeto di ritorno dagli Inferi);
- l’intreccio così costruito anticipa un tema che avrà molto successo in epoca più tarda, ossia il motivo degli amanti che vengono inizialmente separati e che si riuniscono.[7]
Sebbene dunque i personaggi del mito di Alcesti fossero già ampiamente noti nel contesto dell’Atene del V sec., le caratteristiche specifiche della rappresentazione di Euripide risultarono nondimeno innovative al pubblico.[8]
Critica dei personaggi
Alcesti
Su Alcesti e i motivi del suo sacrificio ci sono pareri contrastanti:
- Alcesti si sacrifica “per attaccamento all’οἶκος (òikos), inteso naturalmente non come semplice struttura fisica, ma come complesso di uomini che in esso e per esso vivono e nel quale lei si sente pienamente integrata”, e “la convinzione della giustezza della propria decisione di morte sembra emergere dall'imperturbabilità con cui, all'interno dell'οἶκος, essa fa i suoi preparativi per morire”;[9]
- è molto sicura di sé, a tal punto da risultare egoista, chiedendo al marito di non risposarsi affinché una nuova sposa non disonori la sua memoria di “migliore delle donne” (v. 324, dalla traduzione di G. Paduano[10]);
- il suo è un sacrificio d’amore, e il motivo per cui questo non è dichiarato è culturale, poiché per una giovane donna sarebbe stato inopportuno esternare l’amore per il marito;
- si sacrifica per amore dei figli, e la richiesta di non sposarsi è volta alla loro protezione, soprattutto della figlia (“E certo il maschio ha nel padre una valida difesa, ma tu, figlia mia, come potrai avere un’adolescenza felice?”, vv. 311-313, dalla traduzione di G. Paduano[11])[12].
Admeto
Admeto è considerato quasi dalla totalità della critica come un personaggio negativo, e di lui si mettono in luce il cinismo, l’egoismo e l’ipocrisia, soprattutto del tradimento finale, quando accetta di prendere con sé la donna velata che Eracle gli porta, pur essendo all’oscuro della sua vera identità.[12] Non manca però chi ne mette in luce aspetti positivi, come Paduano, per esempio, che sottolinea che “la sua promessa di fedeltà non è in funzione del benessere dei figli, ma della sopravvivenza immortale della coppia”.[13]
Eracle
Si evolve nella vicenda da personaggio dai tratti “comico-grotteschi”, come l’appetito insaziabile e la baldanza, a eroe quando decide di ringraziare per la cura e l’ospitalità Admeto recuperando Alcesti dalle grinfie di Thanatos.[14]
Ferete
Si rivela nel suo monologo un personaggio atipico per gli standard della tragedia: invece di incarnare gli ideali di saggezza coerenti dei personaggi anziani, rivela una personalità ipocrita e legata ai beni terreni. Inizialmente infatti mostra dolore per la morte della nuora, nonostante sia consapevole che avrebbe potuto evitarla, ma durante la lite col figlio accusa Alcesti di follia.[14]
Tradizione manoscritta
L’Alcesti è presente nei due principali rami della tradizione manoscritta che riguarda Euripide e in maniera estremamente frammentaria nei papiri. Nel primo ramo, una selezione di dieci tragedie selezionate nel II sec. d.C. con annotazioni, Alcesti è presente in:
- Parisinus 2713 (B), XI sec.;
- Vaticanus 909 (V),XIII sec.;
- Londiniensis Harleianus 5743 (Q), XV sec. (dal v. 1029 in poi).
Nel secondo ramo, un’edizione che comprende tutti i drammi di Euripide in ordine alfabetico escluse le Troiane, Alcesti si trova in:
- Lauretianus 32.2 (L), XIV sec., rielaborato da Demetrio Triclinio;
- P, formato da Palatinus 287 e da Laurentianus Conventi Soppressi 172.
I papiri di riferimento sono:
- P. Hibeh 25, III sec. (vv. 1155-1163);
- un papiro di Ossirinco, II-III sec. (vv. 771-9).[15]
Interpretazioni successive e influenza
L’influenza che l’Alcesti ha avuto nella letteratura del mondo antico risulta limitata, se non si considerano brevi accenni alla sua storia, che viene utilizzata come esempio di devozione e lealtà della donna, senza però approfondire lo spessore psicologico dei personaggi coinvolti. Due sono le maggiori testimonianze che la tragedia di Euripide abbia avuto riscontro: il centone Alcesta, di autore incerto ma che comprende costanti citazioni a Virgilio, che fa parte del codice Salmasiano, è scritto in latino, e narra il mito di Alcesti in 162 versi; l’Alcesti di Barcellona, ovvero 122 esametri (probabilmente almeno 124 nella versione originale) parte del papiro Barcinonensis (risalente alla seconda metà del IV sec. d.C.).
Interpretazioni più recenti del dramma euripideo comprendono opere di vario genere, anche se non tutte hanno come unico argomento la storia di Alcesti. Le più note e rilevanti sono per la maggior parte di opere di teatro. In ordine cronologico, le opere sono: The Legend of Good Women, Geoffrey Chaucer (XIV sec.) Alceste ou Le triomphe d'Alcide, di Philippe Quinault (1675, tragedia in musica); Alceste, di Georg Friedrich Händel (1727, semi-opera); Alceste, di Christoph Willibald Gluck (1767, opera lirica); Alceste, di Christoph Martin Wieland (1773, dramma); Alceste seconda, di Vittorio Alfieri (1806, tragedia); Alcesti, di Rainer Maria Rilke (1904, poesia); Cocktail Party, di T. S. Eliot (1949, dramma); Le Mystère d’Alceste, di Marguerite Yourcenar (1963, atto unico); L’Alcesti di Samuele e atti unici, di Alberto Savinio (1991, dramma); Alcesti o La recita dell’esilio, Giovanni Raboni (2002, dramma).
Il dramma di Alcesti ha avuto inoltre riscontro, seppure ristretto, nell’arte figurativa, sia nel mondo antico che nel mondo moderno. In epoca più recente ne sono stati fatti anche due adattamenti cinematografici (Alcesti, regia di Antonello Falqui (1956), e Dreaming Alcestis, un film di Beatrice Gibson, scritto in collaborazione con il regista Nick Gordon e la saggista Maria Nadotti (2021).
Note
- ↑ Pintacuda e Venuto, 2020, p. 14.
- ↑ Paduano, 2021.
- ↑ Greco, p. 7.
- ↑ Greco, p. 8.
- ↑ Pintacuda e Venuto, 2020, pp. 252-253.
- ↑ Griffith e Most, 2013 e Pintacuda e Venuto, 2020, p. 253.
- ↑ Pintacuda e Venuto, 2020, pp. 253-254.
- ↑ Griffith e Most, 2013.
- ↑ Masaracchia, 1993, p. 66.
- ↑ Paduano 2021, p. 81.
- ↑ Paduano, 2021, p. 79.
- ↑ 12,0 12,1 Pintacuda e Venuto, 2020, p. 254.
- ↑ Paduano, 1990, p. 979.
- ↑ 14,0 14,1 Pintacuda e Venuto, 2020, p. 255.
- ↑ Paduano 2021, p. 47.
Bibliografia
- Associazione Antonello Falqui.
- Bianca Bozzeda, L’Alcesti femminista di Beatrice Gibson, «Il giornale dell’arte», 10 gennaio 2023.
- Massimo Di Marco, Alcesti, Enciclopedia dei ragazzi, 2005.
- Euripide, Giovanni Greco (a cura di), Alcesti, Milano, Feltrinelli, 2019.
- Euripide, Mark Griffith e Glenn W. Most (a cura di), Euripides I: Alcestis, Medea, The Children of Heracles, Hippolytus, Londra, University of Chicago Press, 2013.
- Miroslav Marcovich, Alcestis Barcinonensis, «Illinois Classical Studies», 9, 1984, p. 1.
- Emanuela Masaracchia, La "Estraneità" di Alcesti, «Quaderni Urbinati di Cultura Classica», 3, 1993, p. 66 <https://doi.org/10.2307/20547212>.
- Guido Paduano, Antologia della letteratura greca, Zanichelli, Bologna, 1990, vol. 2, p. 979.
- Euripide, Guido Paduano (a cura di), Alcesti, Milano, BUR Rizzoli, 2021.
- Mario Pintacuda e Michela Venuto, Il nuovo grecità. Storia e testi della letteratura greca, vol. 2, Palermo, G. B. Palumbo & C. Editore, 2020, pp. 14, 252-254.
- Elena Rossi Linguanti, L'Alcesta. Cento vergilianus e i suoi modelli, «Maia», 65, 2013, p. 227.