Coco Chanel: differenze tra le versioni

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Contemporaneamente al suo lavoro all’ atelier, Gabrielle trovò un altro impiego serale per ottenere un guadagno aggiuntivo. Lavorava in un locale di Moulins chiamato “La Rotonde” dove si esibiva come cantante. Fu durante questo periodo che, in seguito alle sue frequenti esecuzioni della canzone “Qui qu’a vu Coco”, il pubblico le attribuì il nome d’arte “Coco”. Il suo soprannome divenne presto un simbolo di rinascita, di libertà e di autorealizzazione.  
Contemporaneamente al suo lavoro all’ atelier, Gabrielle trovò un altro impiego serale per ottenere un guadagno aggiuntivo. Lavorava in un locale di Moulins chiamato “La Rotonde” dove si esibiva come cantante. Fu durante questo periodo che, in seguito alle sue frequenti esecuzioni della canzone “Qui qu’a vu Coco”, il pubblico le attribuì il nome d’arte “Coco”. Il suo soprannome divenne presto un simbolo di rinascita, di libertà e di autorealizzazione.  
Importante fu per Gabrielle l’incontro in un caffè di Moulins con Étienne de Balsan nel 1904, ufficiale di cavalleria nato in una famiglia benestante di imprenditori tessili e personaggio noto nell’alta società parigina. I due iniziarono una relazione che durò sei anni e durante i quali Gabrielle si trasferì nel suo castello a Royallieu, dove incominciò a frequentare la vita mondana e il lussuoso mondo dell’alta società parigina. Coco in questo periodo realizzò le prime creazioni di cappelleria e riscontrò un immediato successo tra le amiche di Étienne, stimolando una domanda che anticipò il futuro successo commerciale della stilista.
Importante fu per Gabrielle l’incontro in un caffè di Moulins con Étienne de Balsan nel 1904, ufficiale di cavalleria nato in una famiglia benestante di imprenditori tessili e personaggio noto nell’alta società parigina. I due iniziarono una relazione che durò sei anni e durante i quali Gabrielle si trasferì nel suo castello a Royallieu, dove incominciò a frequentare la vita mondana e il lussuoso mondo dell’alta società parigina. Coco in questo periodo realizzò le prime creazioni di cappelleria e riscontrò un immediato successo tra le amiche di Étienne, stimolando una domanda che anticipò il futuro successo commerciale della stilista.<ref>Henry Gidel, Coco Chanel la biografia, pp. 49-66.</ref>
===L'apertura dei primi negozi===
===L'apertura dei primi negozi===
Dopo la fine della relazione con Balsan, Gabrielle incontrò l’amore della sua vita Arthur Edward Capel, un esponente dell’alta borghesia che si occupava di esportazione di carbone. La loro storia fu uno dei periodi più significativi e tormentati della vita di Coco. Il loro incontro fu per Chanel un punto di svolta sia personale che professionale in quanto Capel fu il primo a finanziare, nel 1910,  l’apertura del suo primo negozio di cappelli in rue Cambon 21 a Parigi che chiamò “Chanel Modes”; questo fu l’inizio del suo viaggio nel mondo della moda. La scelta di un negozio di capelli fu più una necessità che un desiderio, visto che richiedeva un investimento iniziale meno gravoso rispetto a quello degli abiti. Il negozio era piccolo ma elegante e raffinato, Gabrielle si occupava personalmente di tutto il processo di creazione di ogni singolo cappello, dando vita a delle opere d’arte in miniatura. Il successo non fu immediato, ma con il tempo Coco iniziò a costruire la sua reputazione come stilista. Il suo cappello “cloche”, a forma di campana, con il suo design semplice e sofisticato, ma allo stesso tempo audace ed innovativo, divenne un simbolo del suo stile unico.<ref>Alessandro Luce, Coco Chanel la donna che ha rivoluzionato la moda, pp. 17-20.</ref>
Dopo la fine della relazione con Balsan, Gabrielle incontrò l’amore della sua vita Arthur Edward Capel, un esponente dell’alta borghesia che si occupava di esportazione di carbone. La loro storia fu uno dei periodi più significativi e tormentati della vita di Coco. Il loro incontro fu per Chanel un punto di svolta sia personale che professionale in quanto Capel fu il primo a finanziare, nel 1910,  l’apertura del suo primo negozio di cappelli in rue Cambon 21 a Parigi che chiamò “Chanel Modes”; questo fu l’inizio del suo viaggio nel mondo della moda. La scelta di un negozio di capelli fu più una necessità che un desiderio, visto che richiedeva un investimento iniziale meno gravoso rispetto a quello degli abiti. Il negozio era piccolo ma elegante e raffinato, Gabrielle si occupava personalmente di tutto il processo di creazione di ogni singolo cappello, dando vita a delle opere d’arte in miniatura. Il successo non fu immediato, ma con il tempo Coco iniziò a costruire la sua reputazione come stilista. Il suo cappello “cloche”, a forma di campana, con il suo design semplice e sofisticato, ma allo stesso tempo audace ed innovativo, divenne un simbolo del suo stile unico.<ref>Alessandro Luce, Coco Chanel la donna che ha rivoluzionato la moda, pp. 17-20.</ref>

Versione delle 14:24, 28 dic 2024

Infanzia e adolescenza

Il 19 agosto 1883 nacque Gabrielle Bonheur Chanel in un ospizio dei poveri a Saumur, nella regione francese della Loira. Era la seconda genita di cinque figli, di Jeanne De Volle e Henri-Albert Chanel. La madre, una stiratrice, contribuiva al sostentamento della famiglia con il suo modesto stipendio, mentre il padre era un venditore ambulante che viveva alla giornata vendendo abbigliamento. A causa del lavoro che lo portava spesso lontano da casa per periodi prolungati, egli non era presente al momento della nascita di Gabrielle.

L’ambiente familiare in cui Gabrielle crebbe rifletteva le difficoltà socio-economiche della fine del XIX secolo; questi anni di indigenza ebbero un profondo impatto su Gabrielle, la povertà le insegnò a essere resiliente e adattabile. Nel febbraio del 1895, all’età di dodici anni, Gabrielle trovò la madre deceduta in camera a causa della tubercolosi e delle sue precarie condizioni di salute. Albert dopo la morte della moglie si trovò sopraffatto dai debiti e incapace di far fronte alle necessità dei suoi cinque figli; pertanto, decise di mandare i suoi due figli maschi in una fattoria per lavorare come braccianti, mentre Gabrielle e le sue due sorelle, furono affidate alle suore della Congregazione del Sacro Cuore presso l’orfanotrofio dell’Abbazia di Aubazine.[1]

Gli anni di formazione in convento

Durante i sei anni trascorsi in orfanotrofio, Gabrielle visse una vita caratterizzata da rigide regole e disciplina severa; tale ambiente contrastava con la libertà e il disordine della sua vita precedente. Durante questi anni in convento Gabrielle apprese i valori come la disciplina, la perseveranza, l’indipendenza e l’austerità che influenzarono il suo pensiero. La sua permanenza in orfanotrofio le permise di apprendere l’arte del cucito, dedicando molte ore allo studio delle varie tecniche. Il cucito non era considerato solo un passatempo ma un’abilità pratica, un mestiere che poteva fornire un rifugio economico alle giovani orfane una volta uscite dal convento. Inoltre, il lavoro manuale era considerato essenziale per l’educazione delle ragazze. Durante la sua formazione Gabrielle dimostrò notevoli abilità creative, assorbendo tutto ciò che poteva dai maestri di cucito. Gli anni trascorsi in orfanotrofio non solo dotarono Gabrielle delle competenze pratiche necessarie per intraprendere la sua carriera, ma plasmarono anche il suo stile distintivo; ella cominciò a sviluppare una visione unica della moda ricercando la bellezza nella semplicità. Gabrielle prediligeva tessuti sobri e duraturi con linee semplici e funzionali, rifiutava l’eccesso e le sue creazioni ricordavano gli abiti indossati dalle suore.[2]

L'ingresso nel mondo del lavoro

Nel 1901, all’età di diciotto anni, Gabrielle lasciò l’orfanotrofio e iniziò a lavorare come commessa presso la Maison Grampayre, un rinomato atelier situato nella città di Moulins. L’esperienza lavorativa si rivelò fondamentale per lo sviluppo professionale di Gabrielle, consentendole di acquisire tecniche sartoriali più sofisticate e di osservare da vicino il funzionamento dell’industria della moda. A Moulins, Gabrielle si ritrovò immersa in un ambiente molto diverso da quello del convento, la vita sociale era viva, ricca di artisti, militari e civili benestanti.

Contemporaneamente al suo lavoro all’ atelier, Gabrielle trovò un altro impiego serale per ottenere un guadagno aggiuntivo. Lavorava in un locale di Moulins chiamato “La Rotonde” dove si esibiva come cantante. Fu durante questo periodo che, in seguito alle sue frequenti esecuzioni della canzone “Qui qu’a vu Coco”, il pubblico le attribuì il nome d’arte “Coco”. Il suo soprannome divenne presto un simbolo di rinascita, di libertà e di autorealizzazione. Importante fu per Gabrielle l’incontro in un caffè di Moulins con Étienne de Balsan nel 1904, ufficiale di cavalleria nato in una famiglia benestante di imprenditori tessili e personaggio noto nell’alta società parigina. I due iniziarono una relazione che durò sei anni e durante i quali Gabrielle si trasferì nel suo castello a Royallieu, dove incominciò a frequentare la vita mondana e il lussuoso mondo dell’alta società parigina. Coco in questo periodo realizzò le prime creazioni di cappelleria e riscontrò un immediato successo tra le amiche di Étienne, stimolando una domanda che anticipò il futuro successo commerciale della stilista.[3]

L'apertura dei primi negozi

Dopo la fine della relazione con Balsan, Gabrielle incontrò l’amore della sua vita Arthur Edward Capel, un esponente dell’alta borghesia che si occupava di esportazione di carbone. La loro storia fu uno dei periodi più significativi e tormentati della vita di Coco. Il loro incontro fu per Chanel un punto di svolta sia personale che professionale in quanto Capel fu il primo a finanziare, nel 1910, l’apertura del suo primo negozio di cappelli in rue Cambon 21 a Parigi che chiamò “Chanel Modes”; questo fu l’inizio del suo viaggio nel mondo della moda. La scelta di un negozio di capelli fu più una necessità che un desiderio, visto che richiedeva un investimento iniziale meno gravoso rispetto a quello degli abiti. Il negozio era piccolo ma elegante e raffinato, Gabrielle si occupava personalmente di tutto il processo di creazione di ogni singolo cappello, dando vita a delle opere d’arte in miniatura. Il successo non fu immediato, ma con il tempo Coco iniziò a costruire la sua reputazione come stilista. Il suo cappello “cloche”, a forma di campana, con il suo design semplice e sofisticato, ma allo stesso tempo audace ed innovativo, divenne un simbolo del suo stile unico.[4]

Nel 1913 aprì il secondo negozio in Rue Gontaut-Biron, nella località balneare di Deauville, molto frequentata dall’alta società francese. In questo nuovo negozio non vendeva solamente capelli ma espanse la sua produzione anche a capi di vestiario. Presentò una collezione completa di vestiti sportswear in jersey introducendo il concetto di abbigliamento sportivo e casual per le donne. L’influenza di Capel sul lavoro di Chanel, si manifestò in particolare nell’introduzione di elementi stilistici tipicamente maschili all’interno del guardaroba femminile, contribuendo a rivoluzionare i canoni estetici dell’epoca. Fu a Deauville che prese ispirazione anche dalle uniformi dei marinai e delle cavallerizze, introducendo capi come i pantaloni da donna, i maglioni a righe e le giacche dal taglio rigoroso. Questa combinazione tra maschile e femminile fu un tratto distintivo della sua moda.[5]

Chanel nel 1915 scelse di aprire la sua prima Maison de Couture sulla costa Atlantica a Biarritz in Francia. Nel 1918 Chanel acquistò l’intero edifico situato al numero 31 di Rue Cambon a Parigi, per trasformarlo nella sua Maison di moda. Fu qui che inventò il suo concetto di boutique moderna. La struttura era suddivisa in modo funzionale tra la boutique al piano terra, dedicata alla vendita al dettaglio, e la grande sala al primo piano, destinata alle presentazioni della Haute Couture. Una scalinata conduceva al suo appartamento al secondo piano, il terzo piano ospitava lo studio e gli ateliers. Questa configurazione del palazzo esiste ancora oggi. Durante il 1920, Chanel si ampliò lungo la strada fino ad occupare, nel 1927, cinque edifici in rue Cambon.[6]

Il 22 dicembre del 1919 morì Arthur Capel a causa di un incidente d’auto, questa tragedia segnò in modo indelebile la vita della stilista.

Moda e stile

Coco Chanel aveva una visione della moda ben precisa, diversa da quella del suo tempo che era opulenta, caratterizzata da siluette rigide e pesanti, corsetti stretti e gonne ampie. Per Chanel la moda era eleganza e semplicità. Voleva liberare le donne dai vincoli simbolici dei loro abiti con creazioni sia semplici e pratiche, che eleganti e sofisticate. Proponeva tessuti morbidi e fluidi con tagli di vestiario che facilitassero il movimento. Stava creando un nuovo modo di essere donna attraverso la moda. Chanel prese ispirazione anche dall’abbigliamento maschile, che aveva un design sobrio ed elegante, portandola a creare capi androgeni con tessuti tipicamente maschili come il tweed ed il jersey. Al centro della sua estetica c’era il semplice binomio bianco e nero, simbolo di purezza e sofisticatezza. Questa combinazione di colori divenne un segno distintivo del marchio Chanel. Il suo stile e le sue creazioni avrebbero rivoluzionato la moda.

Le creazioni rivoluzionarie

Nel 1917 Coco Chanel realizzò il primo modello base del tailleur. Questa creazione non ebbe l’immediato successo e apprezzamento che giunsero nel 1954 quando venne rilanciato. Il tailleur era una reinterpretazione nuova del classico abito maschile, che divenne un punto di riferimento dello stile Chanel. Era composto da una giacca senza colletto e una gonna al ginocchio dalle linee sottili che garantiva la libertà di movimento. Per il tessuto scelse un materiale tradizionalmente utilizzato per l’abbigliamento maschile, ovvero il tweed e lo rese più femminile declinandolo in nuovi colori e trame. Il tailleur di Chanel divenne un’icona di eleganza, amato da una grande fascia di donne. Nel 1926 Chanel presentò una creazione che diventò un classico senza tempo, il tubino nero, un abito nero semplice ma raffinato, con lunghezza al ginocchio. Incarnava l’essenza del suo stile: eleganza senza sforzo e comfort. Abito adatto a qualsiasi occasione, che divenne un caposaldo dell’abbigliamento femminile.

Nel 1955 Coco Chanel presentò una nuova tipologia di borsa, che chiamò Chanel 2.55. Era un accessorio versatile e confortevole che si adattava alle nuove esigenze della donna degli anni ’50. La borsa Chanel 2.55 aveva la chiusura a doppia C intrecciata e una tasca interna con zip. La novità fu la catena di metallo dorata regolabile che permetteva di poter portare la borsa in spalla o a tracolla, questo dettaglio consentiva di avere le mani libere mentre si indossava. Le prime borse furono realizzate in jersey, mentre successivamente venne adoperata la pelle di agnello plongè. Ancora oggi questa borsa è sinonimo di eleganza e raffinatezza.

Nel 1932 Coco Chanel presentò la sua prima collezione di gioielli, “Bijoux de Diamants; fu la prima stilista di moda a lanciare una collezione di alta gioielleria. I diamanti erano inseriti in semplici montature di platino, per mettere in risalto la loro luminosità e purezza. Chanel disegnò i suoi gioielli pensando a loro come ad ornamenti e non come simboli di status e ricchezza. Volle creare dei gioielli che potevano essere indossati tutti i giorni, non solo nelle occasioni speciali e che esaltassero la bellezza di chi li portava.

Chanel N°5

Dal 1920 al 1921 Coco Chanel ebbe una relazione con il granduca russo Dimitri Pavlovic. Durante il loro periodo insieme, viaggiarono molto, fu proprio in uno di questi viaggi nel 1920 in Costa Azzurra a Grasse che Dimitri presentò a Gabrielle Ernest Beaux, rinomato profumiere russo che lavorava in Francia. Era conosciuto per la sua capacità di combinare ingredienti insoliti per creare fragranze affascinanti e innovative. Gabrielle voleva creare una fragranza complessa e sfaccettata che simboleggiasse la sua visione della femminilità moderna, in contrapposizione con le fragranze floreali, dolci e pesanti che dominavano l’industria del profumo dell’epoca. Ernest le propose di sperimentare l’uso delle aldeidi, sostanze sintetiche che prolungavano la durata del profumo sulla pelle. Nel corso del 1921 il chimico Beaux propose a Chanel una serie di campioni numerati da 1 a 5 e da 20 a 24. Scelse il numero 5 come primo profumo da mettere in vendita.

Scelta del nome

Gabrielle scelse il nome del campione che aveva selezionato, il numero 5, abbinandolo al suo cognome che in quegli anni era diventato sempre più conosciuto. Il nome Chanel N°5 era semplice, diretto e facilmente riconoscibile. Anche con questa scelta, Gabrielle si allontanò dalla tradizione dell’epoca che favoriva nomi più romantici e descrittivi.

La boccetta

Fu rivoluzionario anche il design del packaging, diverso da quelli proposti fino ad allora che erano caratterizzati da flaconi fantasiosi e carichi di ornamenti. Gabrielle invece creò un flacone che divenne un’icona di stile e raffinatezza rappresentando in pieno l’estetica minimalista della sua moda. Volle valorizzare il contenuto e non il contenitore, sviluppando una boccetta semplice e lineare, a forma di parallelepipedo. Il tappo aveva un taglio a smeraldo che si ispirava alla forma geometrica del Place Vendôme di Parigi. Il flacone era decorato da un’etichetta rettangolare sui toni del bianco e del nero. Tutta la boccetta era stata creata per mettere in risalto il liquido dorato che racchiudeva.

La campagna pubblicitaria

Gabrielle decise di mettere in commercio il profumo il 5 maggio 1921 adottando una strategia di marketing rivoluzionaria, efficace ed incisiva. Fece ricorso alla fotografia, una novità nel campo della pubblicità, associando la sua immagine a quella del profumo per rafforzare il legame tra lei e il suo prodotto. In seguito, nelle sue campagne pubblicitarie, fece ricorso all’uso di testimonial famosi. La celebrità più nota associata a Chanel N°5 fu Marylin Monroe. Il prodotto divenne non solo un profumo, ma un simbolo di lusso, eleganza e desiderio universale.

La battaglia legale

Nel 1924 Gabrielle decise di espandere la produzione e la diffusione del suo profumo al di fuori della Francia, per questo entrò in società con i fratelli Paul e Pierre Wertheimer, proprietari della casa di profumi e cosmesi “Les Parfumeries Bourjois”, che acquistarono i diritti sulla produzione dei profumi di marchio Chanel. Dopo l’enorme successo riscontrato da Chanel N°5, Gabrielle rivendicò i suoi diritti iniziando una lotta legale che durò fino al 1947 quando raggiunsero un accordo.

L'attività di Chanel durante la guerra

Il periodo della Seconda Guerra Mondiale fu uno dei momenti più controversi e misteriosi della vita di Chanel. Nel 1939 Chanel chiuse i suoi negozi tranne la boutique a 31 Rue Cambon che rimase aperta alla vendita di profumi e gioielli di marchio Chanel. All’inizio della guerra, Coco era una figura di spicco nel mondo della moda. Nel 1940, con l’invasione della Francia da parte dei tedeschi, Coco decise di chiudere temporaneamente la sua casa di moda. Durante quel periodo si trasferì all’Hotel Ritz di Parigi, noto come quartier generale degli alti ufficiali tedeschi. Le connessioni interpersonali di Coco Chanel con figure di spicco del Terzo Reich, tra cui Hans Gunther von Dincklage, ufficiale dell’intelligence militare tedesca con il quale intrattenne una relazione sentimentale, generarono un ampio dibattito storiografico sulle sue attività durante la Seconda Guerra Mondiale. Le teorie formulate a partire da queste relazioni, hanno portato a interpretazioni contrastanti sulla natura della sua collaborazione con il regime Nazista, alimentando speculazioni riguardo al suo ruolo e ai suoi obbiettivi.

L'esilio in Svizzera

Al termine della Seconda Guerra Mondiale Chanel si ritrovò al centro di una serie di controversie e le accuse di collaborazionismo erano troppo numerose per essere ignorate rendendo la sua posizione in Francia insostenibile. Così nel 1945 decise di auto-esiliarsi in Svizzera, un paese neutro. Fu un periodo di inattività imposta che la costrinse ad una profonda riflessione sulle sue scelte future professionali e sull’immagine del suo marchio.

Gli ultimi anni

Nonostante la sua reputazione fosse stata danneggiata dalle accuse di collaborazionismo con i nazisti, il 5 febbraio del 1954, a 71 anni Coco fece il suo ritorno nel mondo della moda dopo la pausa durata per tutti gli anni della guerra; lanciò una nuova collezione, che portò freschezza e novità in un periodo in cui la moda era dominata da abiti voluminosi e poco pratici. Coco fu in grado di dare una nuova direzione alla moda postbellica, optando sulla semplicità sofisticata che prediligeva la funzionalità e praticità. In Europa suscitò opinioni contrastanti, mentre negli Stati Uniti la Maison Chanel e Chanel stessa erano già simbolo di eleganza. Il contesto socio-culturale del dopo guerra, caratterizzato da un diffuso bisogno di rinascita, favorì l’affermazione di nuovi modelli estetici, tra cui lo stile di Chanel, percepito come espressione di modernità e dinamismo. Le donne americane avevano bisogno di abiti pratici, funzionali ma anche alla moda, perché stavano entrando nel mondo del lavoro. Coco visse i suoi ultimi anni nell’elegante suite del Ritz Hotel a Parigi e continuò a progettare nuove collezioni. Il 10 gennaio 1971, all’età di 87 anni, Coco Chanel morì nel sonno. Il giorno del suo funerale tutte le boutique Chanel di tutto il mondo rimasero chiuse. Venne sepolta nel cimitero di Bois-de-Vaux a Losanna, in Svizzera.

Note

  1. Alessandro Luce, Coco Chanel la donna che ha rivoluzionato la moda, pp. 1-3.
  2. Alessandro Luce, Coco Chanel la donna che ha rivoluzionato la moda, pp. 3-5.
  3. Henry Gidel, Coco Chanel la biografia, pp. 49-66.
  4. Alessandro Luce, Coco Chanel la donna che ha rivoluzionato la moda, pp. 17-20.
  5. Gabrielle Chanel e Deauville https://www.chanel.com/it/moda/news/2014/08/gabrielle-chanel-and-deauville.html
  6. La storia della Maison Chanel https://www.chanel.com/it/about-chanel/la-storia

Bibliografia