Gioco del ponte: differenze tra le versioni

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==Magistrature==
==Magistrature==
'''STORIA pg 228'''
 
Le 12 magistrature rappresentano nel gioco ognuna una zona diversa della città. Nel corso delle edizioni storiche variavano di anno in anno sia in numero sia nei nomi.
Le 12 magistrature rappresentano nel gioco ognuna una zona diversa della città. Nel corso delle edizioni storiche variavano di anno in anno sia in numero sia nei nomi.
Con il tempo alcune si sono stabilizzate ed hanno gli stessi nomi, simboli e colori delle edizioni storiche mentre altre hanno subito delle variazioni anche nei ripristini del Gioco moderno.  
Con il tempo alcune si sono stabilizzate ed hanno gli stessi nomi, simboli e colori delle edizioni storiche mentre altre hanno subito delle variazioni anche nei ripristini del Gioco moderno.  
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«''Senza temer tempesta''» è il suo motto e come insegna ha un delfino. I colori rappresentativi sono il giallo e il blu riportati nella bandiera sono rimasti invariati in tutta la storia della magistratura.
«''Senza temer tempesta''» è il suo motto e come insegna ha un delfino. I colori rappresentativi sono il giallo e il blu riportati nella bandiera sono rimasti invariati in tutta la storia della magistratura.
le modifiche riguardanti il 1947 sono da '''STORIA pg 228'''
l'origine da il gioco delponte pp36-37


==Note==
==Note==

Versione delle 17:26, 23 dic 2023

Il Gioco del Ponte è una tradizionale competizione sportiva che si svolge nella città di Pisa. Annualmente nel giugno pisano le due fazioni della città, divisa dal fiume Arno, si affrontano sul Ponte di Mezzo. È una sfida di forza e resistenza in cui le dodici magistrature, sei per parte, si scontrano in sei combattimenti, più spareggio se necessario, in cui ogni vittoria guadagna un punto per la rispettiva fazione. Questi punti verranno accumulati durante il torneo, fino a determinare il vincitore dell'anno.

Gioco storico: le origini del Gioco

la prima edizione del gioco conosciuta e certa fu il 22 febbraio 1568 La nascita del gioco del ponte avvenne nell’età del Gran Ducato di Toscana, seconda metà del XVI secolo, quando l’allora duca Ferdinando de medici decise di sostituire la precedente tradizione della mazza e scudo con la Battagli del Ponte. La precedente manifestazione del Mazzascudo avveniva cada 17 gennaio in Piazza dei Cavalieri, allora piazza degli Anziani, dove le due fazione della città, quella del Gallo e della Gazza si scontravano in combattimenti fisici dotati armatura, mazza e scudo, ma essa rappresentava la forza degli armamenti dell’indipendente Pisa di un tempo. La battaglia del ponte si rifaceva alla battaglia dei sassi che avveniva tradizionalmente a Firenze, oltre al cambio di location, vide sostituire le due fazioni che presero la suddivisone attualmente ancora utilizzata, ovvero Mezzogiorno per la parte della città a sud del fiume Arno e Tramontana per la fazione a Nord, e le armi non più mazza e scudo ma un Targone, ovvero una bastone con un estremità larga ed una stretta per essere impugnata, che riportava i colori delle magistrature di ogni combattente. 1785 da Battaglia a Gioco per la visita dei reali d'Austria a cui si voleva presentare qualcosa che intrattiene come un gioco e non violento come una battaglia. L’ultimo combattimento avvenne il 6 Febbraio 1807 quando vi assistette la regina d’Etruria Maria Luisa che con l’affermazione che segue ne decise la sospensione a causa della crudeltà che esso metteva in atto “per gioco è troppo, per guerra è poco”. //vedi manuale sulla storia//

la battagliaccia si svolgeva il 17 gennaio, giorno si sant'Antonio abate


Gioco moderno: dal 1935 ad oggi

Dopo quasi 130 anni il gioco fu ripristinato. Nel 1935 venne ripreso con il suo svolgimento originale: uno scontro diretto fra armati di targone della durata di 45 minuti, la vittoria sarebbe stata della frazione che allo scadere del tempo aveva occupato maggior territorio del campo avversario. Quell’anno il combattimento durò meno del previsto, per un incidente ad un combattente il gioco fu bloccato e assegnata la vittoria alla fazione opposta. Per questa ragione nell'edizione successiva, quella del 1937 siccome quella del 1936 non fu svolta a causa della guerra in Etiopia, fu redatto il primo regolamento del Gioco nel XX secolo con modifiche alla finalità della lotta: la battaglia durava 30 minuti, si svolgeva fra 150 uomini per parte e l’obbiettivo era di impadronirsi delle 6 bandiere avversarie (rappresentanti i 6 rioni della fazione) poste in 6 zone in cui veniva suddiviso ogni metà del ponte. Nell’edizione di tale anno risultò poco chiaro lo svolgimento del combattimento per gli spettatori per cui nell’edizione del 1938 fu posto un solo vessillo per parte. Il gioco fu sospeso durante la seconda guerra mondiale tra il 1939 e il 1946, periodo in cui disgraziatamente il ponte di mezzo fu bombardato e distrutto. Inoltre andò perduta la maggior parte della documentazione delle tre edizioni avvenute.

Nel 1947 per risollevare la città dopo la guerra il comune si adoperò per far tornare in vita la manifestazione, tanto apprezzata dalla cittadinanza nel pre-guerra, ma con alcuni cambiamenti.[1] Il luogo del combattimento fu spostato su un ponte di legno fittizio nell'Arena Garibaldi; sfortunatamente a causa della limitata capacità e la grande affluenza fu deciso di non svolgere di nuovo la manifestazioni fino al ripristino del ponte e dei lungarni. Il cambiamento notevole che incise sulla storia del gioco fu nel metodo di combattimento; gli scontri diretti, corpo a corpo, dovevano essere sostituiti. In primo lungo fu chiesto alla cittadinanza di proporre idee ma non fu una mossa fruttuosa per cui fu creata una commissione di esperti in cui Ferruccio Giovannini, storico personaggio pisano [2], propose e vinse con l'idea di un congegno meccanico: il carrello a spinta frontale con scorrimento laterale. L'idea fu messa subito in pratica ma il congegno si inceppò dopo due combattimenti lasciando lo scontro in parità e malcontento tra il pubblico. [3] L’8 Giugno 1950 con l’inaugurazione del nuovo ponte si ebbe il ritorno della manifestazione con un nuovo carrello che resistette fino alla fine del Gioco mostrandone la nuova struttura. Gli scontri passarono da uno a cinque con l’opporsi di 5 squadre per fazione composte da 24 uomini l’una; la vittoria sarebbe stata assegnata in ogni scontro alla squadra che allo scadere di 5 minuiti si fosse trovata con il carrello in vantaggio territoriale oppure lo avesse spinto al limite opposto facendo cadere la bandiera avversaria. Il gioco veniva vinto dalla fazione che accumulava più vittorie. In aggiunta ci fu un articolo dedicato al caso in cui le squadre in lizza fossero state sei si sarebbero svolti sei combattimenti e in caso di parità delle parti si sarebbe svolto un settimo combattimento senza limiti di tempo e con squadre a scelta di ogni fazione, anche mista, per decretare il vincitore, esattamente come accade oggi. Tale articolo fu ignorato nel 1952 quando le squadre aumentarono a 6 per fazione ma fu designato che i combattimenti rimanessero a 5. In più in tale edizione i minuti di gioco, per ogni scontro, furono aumentati ad 8, la vittoria non per caduta della bandiera avveniva solo in caso di almeno 25cm di vantaggio territoriale altrimenti si aveva la parità. Per tale ragione fu necessario inserire lo spareggio, nelle modalità già sopra elencate. Per la prima volta in questa edizione la data dello scontro, in precedenza era in un casuale giorno di giugno, fu fissata alla prima domenica del mese. Due anni dopo fu rimosso il limite di tempo ed imposta come unica possibilità di vittoria la caduta della bandiera opposta. [4] Senza più grandi modifiche il gioco si svolse fino al 1963 che fu l’ultima edizione prima di una pausa di 18 anni a causa di problemi nell'organizzazione e del calo nell'interesse del pubblico. L'edizione del 1960 fu fatta in trasferta a Roma come evento conclusivo delle olimpiadi, per tale ragione la celebrazione non avvenne a Giugno ma a Settembre. [5]

Durante la pausa dagli anni sessanta agli ottanta ci fu un crescendo di persone aderenti ad associazioni per il ripristino del gioco. Essi poterono cantar vittoria quando nel 1981 l'amministrazione comunale annunciò il ritorno della manifestazione per l'anno seguente. Ripreso il vecchio regolamento avvennero modifiche nella struttura organizzativa e per la sicurezza della manifestazione, negli ultimi anni essa più volte aveva scatenato scontri violenti che furono mal gestiti. Il cambiamento maggiore avvenne di nuovo nello svolgimento dei combattimenti, Il carrello ideato da Giovannini non era considerato più adatto alla manifestazione. Ci furono varie proposte tra cui quella di tornare allo scontro corpo a corpo ma furono tutte scartate e alla fine fu scelto un nuovo congegno: un carrello a scorrimento centrale dove i lottatori non applicavano più una spinta frontale ma con la schiena. In più fu creata una struttura per sopraelevare il carrello dal piano stradale per renderlo più visibile al pubblico presente sui lungarni. Le squadre furono composte da 20 componenti l'una e gli scontri divennero sei più lo spareggio se necessario. [6]

Grazie al grande successo dell'edizione del 1982 il gioco è riuscito a sopravvivere con tale struttura fino ad oggi con solo tre edizioni non disputate. Nel 2005 il gioco non fu disputato a causa dell'ammutinamento della parte di mezzogiorno e le edizioni del 2020 e 2021 furono sospese a causa della pandemia. [7]


Magistrature

Le 12 magistrature rappresentano nel gioco ognuna una zona diversa della città. Nel corso delle edizioni storiche variavano di anno in anno sia in numero sia nei nomi. Con il tempo alcune si sono stabilizzate ed hanno gli stessi nomi, simboli e colori delle edizioni storiche mentre altre hanno subito delle variazioni anche nei ripristini del Gioco moderno.

Ogni magistratura è caratterizzata da un insegna, ovvero un simbolo che la rappresenta, un motto e dei colori che sono riportati sulle cotte, soprabito rappresentativo dei combattenti, e sulle bandiere.

Tramontana

Parte della città a nord dell'Arno.

Motto: «Numquam Retrorsum»

stesso motto della magistratura di Calci, la traduzione letterale dal latino è: già mai retrocedere.


Santa Maria

La Magistratura di Santa Maria rappresenta l'omonimo quartiere della città.

«Alla giornata» è il suo motto e come insegna ha la Dea Flora, nel periodo storico a volte sostituito da un fiore stilizzato e per l'edizione del 1947 fu sostituita da un angelo. I colori rappresentativi sono il bianco e l'azzurro riportati nella bandiera sono rimasti invariati nella storia della magistratura.

San Francesco

La Magistratura di San Francesco rappresenta l'omonimo quartiere della città.

«M'arde d'onor la fiamma» è il suo motto e come insegna ha una stella a otto punte dei colori rappresentativi, il bianco e il rosso.

La magistratura non era presente nel periodo storico del gioco, ma è discendente dell'antica magistratura di San Michele di cui prese i colori nel ripristino del 1950, mentre nel 1947 il rosso fu sostituito dall'arancio. L'insegna nelle antiche edizioni si alternavano tra la stella e una composizione di una spada e una bilancia che però fu scartata

San Michele

La Magistratura di San Michele rappresenta il quartiere omonimo e quelli delle Piagge, Cisanello, Pisanova e San Biagio.

«Melius dare quam accipere» è il suo motto latino che significa: meglio dare che ricevere.

Nel periodo storico i colori rappresentativi erano il bianco e il rosso ma con il ripristino del 1950 furono assegnati alla magistratura di San Francesco. I colori attuali, il giallo e il nero, come l'insegna, l'aquila bicipite, erano storicamente rappresentativi della Calcesana di cui può essere considerata discendente: la magistratura rappresentava i medesimi quartieri dell'attuale magistratura di San Michele ad esclusione di San Michele degli scalzi che denominava la magistratura storica.

Mattaccini

La Magistratura dei Mattaccini rappresenta i quartieri Porta a Lucca e I Passi. Il nome gli fu cambiato in Porta a Lucca nelle edizioni tra il 1947 e il 1963.

«Vincere bisogna» è il suo motto e come insegna ha il mattaccino, ovvero il buffone dell'omonima danza usuale nel XVI secolo, invariato nella storia della magistratura. I colori rappresentativi sono il bianco, l'azzurro e il fior di pesco che subirono un mutamento solo per l'edizione del 1947 in cui furono sostituiti dal giallo scuro.

Satiri

La Magistratura dei Satiri rappresenta i quartieri Barbaricina, San Rossore e la zona tra la ferrovia Pisa-Genova e l'Aurelia. Il nome le fu cambiato in Porta Nuova per le edizioni del dopo guerra, fino al ripristino del 1982 in cui tornò al nome originale.

«Vecchio e decrepito sono, ma portami rispetto o ti bastono » è il suo motto e come insegna ha un satiro armato di clava e scudo, simbolo ricorrente nelle manifestazioni storiche da cui si pensa abbia origine. I colori rappresentativi sono il nero e il rosso riportati nella bandiera sono rimasti invariati in tutta la storia della magistratura tranne che per l'edizione del 1947 in cui furono sostituiti dal verde e giallo.

Calci

La Magistratura di Calci rappresenta l'omonimo comune.

«Numquam retrorsum» è il suo motto e come insegna ha la Dea Fama, divinità dotata di ali e con una tromba alla bocca, nella mitologia romana rappresenta la voce pubblica, diffondeva gli annunci del dio Giove. Nella storia tale simbolo si alternava con quello più stilizzato composto solo da un cerchio d'alloro e delle trombe incrociate. I colori rappresentativi sono il verde, il bianco e il dorè.

Tale magistratura mantenne i suoi colori e l'insegna dall'edizioni storiche. Nel ripristino del 1982 venne rinominata come la storica magistratura di Calcesana, oggi non più esistente, nel 1990 si riappropriò del suo nome originale.

Mezzogiorno

Parte della città a sud dell'Arno.

Motto: «Ultra Dimidium»

Significa oltre la metà, indicando la metà del ponte da superare nel gioco.


Sant’Antonio

La Magistratura di Sant'Antonio rappresenta l'omonimo quartiere della città.

«Pisa a pugnar invitta, a vincer nata» è il suo motto e significa che la città è invincibile e nata per vincere.

Sulla bandiera riporta come insegna un cinghiale ed il colore rappresentativo dalle edizioni storiche è il rosso che fu cambiato in arancione solo per l'edizione del 1947.

San Martino

La Magistratura di San Martino rappresenta l'omonimo quartiere della città.

«Pisa tremar fa l'acqua e la terra» è il suo motto. I colori rappresentativi sono il rosso, il nero e il bianco riportati nella bandiera insieme con l'insegna, un cavallo bianco galoppante. Nella storia della magistratura non è mai cambiata tale simbologia tranne per la mancanza del colore bianco solo nell'edizione del 1947.

San Marco

La Magistratura di San Marco rappresenta l'omonimo quartiere e quello di San Giusto.

«Forte Pisa alle prove» è il suo motto. Come insegna ha il leone alato, simbolo dell'evangelista Marco, a volte nella storia si alternava con un fiore dei colori della squadra. I colori rappresentativi sono il bianco e l'oro riportati nella bandiera sono rimasti invariati in tutta la storia della magistratura.

Leoni

La Magistratura dei Leoni rappresenta i quartieri di Porta Fiorentina, da cui prese il nome nelle edizioni del dopoguerra, e la Cella più le fazioni tra Sant'Ermete, Riglione e Coltano.

«Virtus unita fortis» è il suo motto e richiama una locazione latina che significa all'incirca che la virtù è più forte nell'unione.

Come insegna ha un leone rampante incoronato, probabilmente ripreso dai costumi dei figuranti che erano presenti nelle manifestazioni storiche. I colori rappresentativi sono il bianco e il nero riportati nella bandiera sono rimasti invariati in tutta la storia della magistratura.

Dragoni

La Magistratura dei Dragoni rappresenta le fazioni de La Vettola e San Piero a Grado, di quest'ultima prese il nome nelle edizioni del periodo postbellico.

«Sum felix velix» è il suo motto e significa "Sono felice, sono vittorioso".

Come insegna ha un drago alato, di cui non sappiamo l'origine. I colori rappresentativi sono il bianco e il verde riportati nella bandiera sono rimasti invariati in tutta la storia del Gioco.

Delfini

La Magistratura dei Delfini rappresenta il tratto di comune da Marina di Pisa fino al confine con Livorno. Il nome le fu cambiato Marina per le edizioni del dopo guerra.

«Senza temer tempesta» è il suo motto e come insegna ha un delfino. I colori rappresentativi sono il giallo e il blu riportati nella bandiera sono rimasti invariati in tutta la storia della magistratura.


le modifiche riguardanti il 1947 sono da STORIA pg 228 l'origine da il gioco delponte pp36-37

Note

  1. Zampieri, Testimonianze del Gioco del Ponte, pp. 8-32
  2. https://www.quinewspisa.it/amp/intitolata-una-via-a-ferruccio-giovannini.htm
  3. Zampieri, Testimonianze del Gioco del Ponte, pp. 181-190
  4. Zampieri, Testimonianze del Gioco del Ponte, pp. 8-21
  5. Zampieri, Storia del Gioco del Ponte, pp. 213-215
  6. Zampieri, Testimonianze del Gioco del Ponte, pp. 193-197
  7. https://www.stilepisano.it/giocoponte.html

Bibliografia

  • Il gioco del ponte di Pisa: memoria e ricordo in una città, Firenze, Vallecchi, 1980
  • Alberto Zampieri, Storia del Gioco del Ponte: «Arte di guerra, arte d'incanto», Branco ambrosiano veneto, 1995
  • Alberto Zampieri, Testimonianze del Gioco del Ponte, Branco ambrosiano veneto, 1997