Storia della psicologia: differenze tra le versioni
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Wilhelm Wundt è considerato dalla pratica storiografica il padre della psicologia intesa in senso scientifico. Pur esprimendo opinioni eterogenee su questioni di metodo e su cosa dovesse studiare la scienza psicologica, ha contribuito fortemente alla sua genesi e a fornire spunti di ricerca agli studiosi successivi. | Wilhelm Wundt è considerato dalla pratica storiografica il padre della psicologia intesa in senso scientifico. Pur esprimendo opinioni eterogenee su questioni di metodo e su cosa dovesse studiare la scienza psicologica, ha contribuito fortemente alla sua genesi e a fornire spunti di ricerca agli studiosi successivi. | ||
Wundt utilizzò le sue conoscenze in ambito filosofico e medico per formulare nuove prassi: fondò il primo laboratorio di psicologia sperimentale nella storia della scienza, in cui indagava problemi che tipicamente venivano affrontati dalla fisiologia. | Wundt utilizzò le sue conoscenze in ambito filosofico e medico per formulare nuove prassi: fondò il primo laboratorio di psicologia sperimentale nella storia della scienza a Lipsia, in cui indagava problemi che tipicamente venivano affrontati dalla fisiologia. | ||
L'importanza degli studi di Wundt sta nell'aver dato indipendenza alla psicologia rispetto alle altre scienze, e nell'aver codificato con rigore un metodo sperimentale che accogliesse le esigenze dell'indagine psicologica. | L'importanza degli studi di Wundt sta nell'aver dato indipendenza alla psicologia rispetto alle altre scienze, e nell'aver codificato con rigore un metodo sperimentale che accogliesse le esigenze dell'indagine psicologica. | ||
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Come successori prossimi di Wundt, funzionalisti e soprattutto strutturalisti furono fortemente influenzati dalla sua opera: alcuni storiografi considerano Wundt uno strutturalista.<ref name="[2]">Legrenzi, Storia della psicologia, p. 55-58. </ref> | Come successori prossimi di Wundt, funzionalisti e soprattutto strutturalisti furono fortemente influenzati dalla sua opera: alcuni storiografi considerano Wundt uno strutturalista.<ref name="[2]">Legrenzi, Storia della psicologia, p. 55-58. </ref> | ||
==Funzionalismo e strutturalismo== | |||
Lo strutturalismo, chiamato anche «esistenzialismo titcheneriano» o «introspezionismo», è un movimento psicologico nato secondo alcuni storiografi con il laboratorio di Wundt a Lipsia; secondo altre fonti, questo è da ricondursi all'operato di un allievo di Wundt in particolare, Edward Bradford Titchener. | |||
Molti ricercatori erano infatti stati attratti dall'idea di una psicologia sperimentale e indipendente, approdando così al laboratorio di Lipsia. Tra loro, diversi erano americani o avrebbero successivamente lavorato negli Stati Uniti, come per l'appunto Titchener, che ivi giunse nel 1892. | |||
Titchener tradusse l'opera di Wundt in inglese, in maniera volutamente selettiva, a causa di altri influssi culturali, nascondendone di conseguenza l'eclettismo e le componenti non sperimentali. | |||
Successivamente, Titchener giunse a un sistema psicologico personale, chiamato per l'appunto «strutturalismo». | |||
Secondo lo strutturalismo, la psicologia ha come oggetto di studio l'esperienza mediata (concetto già espresso da Wundt), ovvero l'esperienza in quanto condizionata dal soggetto esperiente: un'ora, per il soggetto esperiente, può essere più breve di cinquanta minuti. La mente per gli strutturalisti è l'insieme di tutti i processi mentali nella vita dell'individuo, mentre la coscienza è la mente nel qui e ora. | |||
Per Titchener, l'Io o il Sé non sono oggetto di studio della psicologia scientifica, in quanto non sottoponibili all'indagine sperimentale. | |||
Lo psicologo strutturalista era interessato soprattutto allo studio delle percezioni, delle idee, delle emozioni e dei sentimenti nei loro elementi costitutivi: in particolare, "sensazioni", ovvero stati di coscienza concomitanti alla stimolazione di organi sensoriali periferici; "immagini mentali", ossia ricordi e anticipazioni del futuro; "stati affettivi", cioè elementi costitutivi di emozioni e sentimenti. | |||
Il metodo con cui venivano indagati questi costrutti era l'introspezione, ovvero l'osservazione empirica. Il comportamento rivestiva importanza nella psicologia strutturalista solo nella misura in cui poteva essere interpretata alla luce dell'introspezione. | |||
L'introspezione era praticata in maniera analitica e rigorosa, scomponendo ogni dato cosciente nei suoi elementi più semplici, ossia in quegli elementi che l'introspettore, ovvero l'osservatore di sé stesso, non riusciva a scomporre ulteriormente malgrado un'ostinata analisi dei propri processi mentali. Questa prassi prende il nome di «criterio elementistico» e doveva salvaguardarsi dall'«errore dello stimolo». | |||
Il cosiddetto «errore dello stimolo» costituiva l'attribuzione di significati o valori ai dati analizzati, che dovevano essere semplicemente riportati nella loro esistenzialità (da cui l'espressione «esistenzialismo titcheneriano»). | |||
Un esempio che può aiutare a rendere chiaro quanto studiato dagli strutturalisti e il loro metodo è il seguente: di fronte a un tavolo, un individuo sarebbe spesso portato a riportare, di fronte a un esperimento strutturalista, che "vede un tavolo". Lo psicologo introspezionista avrebbe riferito, invece: "Vedo un colore grigio, una luminosità di media intensità...". | |||
Gli sperimentatori introspezionisti erano dunque portati a descrivere solo gli stimoli nella loro componente elementistica, in virtù di un lungo addestramento preliminare. | |||
Titchener continuò a lavorare alla Cornell University come direttore del laboratorio di psicologia sperimentale. Con la sua morte, avvenuta nel 1927, lo strutturalismo smise fondamentalmente di esistere; i suoi allievi, tra cui Edwin G. Boring, padre della moderna storiografia psicologica, continuarono a lavorare negli Stati Uniti, ma senza avere un'influenza profonda sulla psicologia degli anni '30<ref name="[3]">Legrenzi, Storia della psicologia, p. 58-63. </ref>. | |||
== Note == | == Note == | ||
Versione delle 14:44, 25 ago 2025
La psicologia è la scienza che si occupa di studiare il comportamento, le relazioni sociali e i processi mentali dell’essere umano. Il suo obiettivo è la comprensione della mente in tutti i suoi processi, oltre al miglioramento della vita personale degli individui. Si occupa di come l’essere umano pensa, sente e agisce, sia a livello individuale che di gruppo, e della sua interazione con l’ambiente. La storia della psicologia si occupa dello studio di questa disciplina a livello storiografico.
Definizione della disciplina
La storia della psicologia ha una duplice maniera di essere intesa: da un lato, la psicologia come scienza nasce di recente, con la comparsa del metodo sperimentale; d'altro canto, si possono rintracciare delle "psicologie" o sistemi psicologici anche nella filosofia.
Queste due posizioni e questa duplice maniera di intendere la storia della psicologia ha dato vita a due ipotesi storiografiche in netto contrasto, nessuna delle quali prevale fortemente sull'altra[1].
Wilhelm Wundt
Wilhelm Wundt è considerato dalla pratica storiografica il padre della psicologia intesa in senso scientifico. Pur esprimendo opinioni eterogenee su questioni di metodo e su cosa dovesse studiare la scienza psicologica, ha contribuito fortemente alla sua genesi e a fornire spunti di ricerca agli studiosi successivi.
Wundt utilizzò le sue conoscenze in ambito filosofico e medico per formulare nuove prassi: fondò il primo laboratorio di psicologia sperimentale nella storia della scienza a Lipsia, in cui indagava problemi che tipicamente venivano affrontati dalla fisiologia.
L'importanza degli studi di Wundt sta nell'aver dato indipendenza alla psicologia rispetto alle altre scienze, e nell'aver codificato con rigore un metodo sperimentale che accogliesse le esigenze dell'indagine psicologica.
Molte teorie di Wundt non sono più considerate spiegazioni ottimali da parte della comunità scientifica: ad esempio il cosiddetto «volontarismo», che suddivide in fasi fisse e distinte tra loro ogni processo psichico umano. Ad altre teorie, invece, attingono ancora oggi alcuni sistemi psicologici, come avviene con il «parallelismo psicofisico», secondo cui i processi fisici e mentali dell'essere umano sono paralleli: non si causerebbero necessariamente l'un l'altro, ma a ciascun cambiamento dei primi corrisponderebbe un cambiamento nei secondi.
Come successori prossimi di Wundt, funzionalisti e soprattutto strutturalisti furono fortemente influenzati dalla sua opera: alcuni storiografi considerano Wundt uno strutturalista.[2]
Funzionalismo e strutturalismo
Lo strutturalismo, chiamato anche «esistenzialismo titcheneriano» o «introspezionismo», è un movimento psicologico nato secondo alcuni storiografi con il laboratorio di Wundt a Lipsia; secondo altre fonti, questo è da ricondursi all'operato di un allievo di Wundt in particolare, Edward Bradford Titchener.
Molti ricercatori erano infatti stati attratti dall'idea di una psicologia sperimentale e indipendente, approdando così al laboratorio di Lipsia. Tra loro, diversi erano americani o avrebbero successivamente lavorato negli Stati Uniti, come per l'appunto Titchener, che ivi giunse nel 1892.
Titchener tradusse l'opera di Wundt in inglese, in maniera volutamente selettiva, a causa di altri influssi culturali, nascondendone di conseguenza l'eclettismo e le componenti non sperimentali.
Successivamente, Titchener giunse a un sistema psicologico personale, chiamato per l'appunto «strutturalismo».
Secondo lo strutturalismo, la psicologia ha come oggetto di studio l'esperienza mediata (concetto già espresso da Wundt), ovvero l'esperienza in quanto condizionata dal soggetto esperiente: un'ora, per il soggetto esperiente, può essere più breve di cinquanta minuti. La mente per gli strutturalisti è l'insieme di tutti i processi mentali nella vita dell'individuo, mentre la coscienza è la mente nel qui e ora.
Per Titchener, l'Io o il Sé non sono oggetto di studio della psicologia scientifica, in quanto non sottoponibili all'indagine sperimentale.
Lo psicologo strutturalista era interessato soprattutto allo studio delle percezioni, delle idee, delle emozioni e dei sentimenti nei loro elementi costitutivi: in particolare, "sensazioni", ovvero stati di coscienza concomitanti alla stimolazione di organi sensoriali periferici; "immagini mentali", ossia ricordi e anticipazioni del futuro; "stati affettivi", cioè elementi costitutivi di emozioni e sentimenti.
Il metodo con cui venivano indagati questi costrutti era l'introspezione, ovvero l'osservazione empirica. Il comportamento rivestiva importanza nella psicologia strutturalista solo nella misura in cui poteva essere interpretata alla luce dell'introspezione.
L'introspezione era praticata in maniera analitica e rigorosa, scomponendo ogni dato cosciente nei suoi elementi più semplici, ossia in quegli elementi che l'introspettore, ovvero l'osservatore di sé stesso, non riusciva a scomporre ulteriormente malgrado un'ostinata analisi dei propri processi mentali. Questa prassi prende il nome di «criterio elementistico» e doveva salvaguardarsi dall'«errore dello stimolo».
Il cosiddetto «errore dello stimolo» costituiva l'attribuzione di significati o valori ai dati analizzati, che dovevano essere semplicemente riportati nella loro esistenzialità (da cui l'espressione «esistenzialismo titcheneriano»).
Un esempio che può aiutare a rendere chiaro quanto studiato dagli strutturalisti e il loro metodo è il seguente: di fronte a un tavolo, un individuo sarebbe spesso portato a riportare, di fronte a un esperimento strutturalista, che "vede un tavolo". Lo psicologo introspezionista avrebbe riferito, invece: "Vedo un colore grigio, una luminosità di media intensità...".
Gli sperimentatori introspezionisti erano dunque portati a descrivere solo gli stimoli nella loro componente elementistica, in virtù di un lungo addestramento preliminare.
Titchener continuò a lavorare alla Cornell University come direttore del laboratorio di psicologia sperimentale. Con la sua morte, avvenuta nel 1927, lo strutturalismo smise fondamentalmente di esistere; i suoi allievi, tra cui Edwin G. Boring, padre della moderna storiografia psicologica, continuarono a lavorare negli Stati Uniti, ma senza avere un'influenza profonda sulla psicologia degli anni '30[3].
Note
Bibliografia
- Paolo Legrenzi, Storia della psicologia, Bologna, il Mulino, 2019.