Storia vera: differenze tra le versioni
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Luciano iniziò poi a fare il conferenziere itinerante girando di città in città e guadagnando compensi presumibilmente vistosi, data la sua vita dispendiosa e la sua vicinanza a personaggi anche molto ricchi, non senza riscontrare difficoltà a causa della sua indole spigolosa che non sempre gli procurava simpatie. Un’altra fonte di guadagno per Luciano deve essere stata l’attività d’insegnante, specialmente nei primi anni delle sue peregrinazioni. | Luciano iniziò poi a fare il conferenziere itinerante girando di città in città e guadagnando compensi presumibilmente vistosi, data la sua vita dispendiosa e la sua vicinanza a personaggi anche molto ricchi, non senza riscontrare difficoltà a causa della sua indole spigolosa che non sempre gli procurava simpatie. Un’altra fonte di guadagno per Luciano deve essere stata l’attività d’insegnante, specialmente nei primi anni delle sue peregrinazioni. | ||
Verso il 163 d.C. Luciano si stabilì ad Atene, dove svolse (a suo dire)<ref>Luciano di Samosata e Quintino Cataudella (a cura di), ''Storia vera'', Milano, Rizzoli, 1990, p. 8.</ref> | Verso il 163 d.C. Luciano si stabilì ad Atene, dove svolse (a suo dire) ''attività più seria e vera''<ref>Luciano di Samosata e Quintino Cataudella (a cura di), ''Storia vera'', Milano, Rizzoli, 1990, p. 8.</ref>. Qui imparò ad apprezzare la filosofia mettendo da parte la retorica. Questo cambiamento potrebbe essere dovuto all’incontro avvenuto a Roma con il filosofo platonico Nigrino. Negli anni trascorsi ad Atene è probabile che Luciano abbia continuato l’attività di conferenziere includendo nuovi temi meno frivoli e più impegnati. Verso la fine della sua carriera Luciano si spostò in Egitto dove venne investito dal governatore romano della carica di sovraintendente agli affari giudiziari. Infine, Luciano mori'attorno al 190 d.C. ad Atene. | ||
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Versione delle 10:09, 9 feb 2025
La Storia vera è un'opera narrativa greca scritta da Luciano di Samosata intorno al secondo secolo d.C. Si tratta di un romanzo fantasioso in forma autobiografica e con intento parodistico, in cui si narra delle avventure di un gruppo di uomini che, capitanati dall'autore stesso, decidono di attraversare le Colonne d'Ercole.
L'autore
Luciano di Samosata è stato uno scrittore, retore, filosofo e conferenziere greco del II secolo d.C., celebre per la sua arguzia ed irriverenza a sfondo umoristico e satirico. Occorre grande cautela nel ricostruire la vita di Luciano attraverso i suoi scritti autobiografici, in quanto non sempre si trova un indizio certo per distinguere il fatto reale dalla finzione.
Nato intorno all’anno 120 d.C. a Samosata, capitale della Commagene[1], è possibile che Luciano non fosse propriamente greco d’origine, ma che la sua famiglia fosse grecoromana, mentre il nome (derivato dal latino Lucius) fa pensare che fosse il discendente di un liberto romano.
Come viene raccontato nel Sogno, Luciano venne indirizzato sotto la guida dello zio alla carriera da scultore. Nell’opera viene anche descritto di un incontro onirico nel quale appaiono due donne, la Statuaria e l’Istruzione, ciascuna delle quali tenta di adescare Luciano decantando la bellezza e i vantaggi della vita che gli prospetta. A prescindere dalla veridicità di tale aneddoto, restano valide le motivazioni per le quali l’Istruzione ebbe causa vinta, motivazioni che persuasero Luciano a intraprendere gli studi letterari, invece che proseguire l’apprendimento dell’arte statuaria presso la bottega dello zio.
La carriera
Probabilmente Luciano ha ricevuto la sua prima educazione in patria o in qualche città vicina, per poi approfondire i suoi studi retorici ad Antiochia, dove inizialmente tentò con scarso successo la carriera d’avvocato. Luciano iniziò poi a fare il conferenziere itinerante girando di città in città e guadagnando compensi presumibilmente vistosi, data la sua vita dispendiosa e la sua vicinanza a personaggi anche molto ricchi, non senza riscontrare difficoltà a causa della sua indole spigolosa che non sempre gli procurava simpatie. Un’altra fonte di guadagno per Luciano deve essere stata l’attività d’insegnante, specialmente nei primi anni delle sue peregrinazioni.
Verso il 163 d.C. Luciano si stabilì ad Atene, dove svolse (a suo dire) attività più seria e vera[2]. Qui imparò ad apprezzare la filosofia mettendo da parte la retorica. Questo cambiamento potrebbe essere dovuto all’incontro avvenuto a Roma con il filosofo platonico Nigrino. Negli anni trascorsi ad Atene è probabile che Luciano abbia continuato l’attività di conferenziere includendo nuovi temi meno frivoli e più impegnati. Verso la fine della sua carriera Luciano si spostò in Egitto dove venne investito dal governatore romano della carica di sovraintendente agli affari giudiziari. Infine, Luciano mori'attorno al 190 d.C. ad Atene.
Le opere
L’attività letteraria di Luciano fu molto vasta. Il corpus delle opere a lui attribuite ammonta a più di 80 scritti; tuttavia, diversi di questi, per esempio il Charidemus o l’Halcyon, sono evidentemente di suoi imitatori. La forma di queste opere è spesso dialogica, alla maniera platonica, ma anche dieghematica ed epistolare.
In mancanza di una precisa datazione, è difficile risalire ad una cronologia dei testi di Luciano. Lo studioso Taddeo Sinko[3] distingue l’attività letteraria di Luciano in un periodo giovanile e in un periodo senile, attribuendo a un periodo centrale le opere non appartenenti ai due periodi estremi e caratterizzate da un interesse maggiore per la filosofia. Un'ulteriore suddivisione riguarda l’affinità di tali opere. Distinguiamo quindi i prodotti dell’attività del retore e maestro di stile come l’Apologia, il Bacchus o l’Hercules; la produzione semifilosofica, composta per esempio dal De Luctu, De sacrificiis (una critica contro l’assurdità di certe pratiche religiose) o il Nigrinus (un dialogo riguardante il filoso Nigrino). Non mancano le parodie e le satire come il Quomodo historia conscribenda (un tentativo di fissare le regole della storiografia), il Convivium seu Lapithae (un dialogo che parla di un banchetto di nozze in cui i filosofi di tutte le scuole si rivelano ingordi e impudenti) o la Vera Historia (una parodia che sfrutta la narrazione di carattere avventuroso).[4]
Trama
Libro primo
La Storia vera racconta di un viaggio immaginoso verso l’estremo occidente, al di là delle colonne d’Ercole che un tempo segnavano il limite della conoscenza umana del mondo.
Mosso dal desiderio di scoprire cose nuove, Luciano si imbarca assieme ad una cinquantina di uomini verso l’Oceano occidentale, ma una tempesta sballotta la loro nave fin quando l’equipaggio non riesce a sbarcare su un’isola misteriosa. Sull’isola scoprono un fiume di vino popolato da creature che hanno forma di viti dai fianchi in giù e forma di donne nella parte alta del corpo; le creature rapiscono due membri dell’equipaggio.
Lasciata l’isola la nave si imbatte in un’altra tempesta che la solleva a 3000 stadi di altezza portandola sulla Luna. Raggiunta la Luna Luciano ed i suoi compagni vengono catturati dagli ippogrifi e portati al cospetto del re dei seleniti, Endimione. Questo accoglie gli avventurieri e racconta loro della battaglia che si sarebbe svolta all’indomani contro il re del Sole Fetonte, invitandoli a partecipare allo scontro. La battaglia viene vinta dall’esercito del Sole e Luciano ed i suoi compagni vengono fatti prigionieri. Una volta liberato, l’equipaggio decide di proseguire il proprio viaggio tornando sulla Terra, dove viene inghiottito da una balena gigante popolata da alcune tribù di creature marine.
Libro secondo
Dopo un lungo periodo di tempo Luciano decide di abbandonare la balena fuggendo dalla bocca.
Ripresa la navigazione, la nave si imbatte in altre assurdità, finché, attratto da un forte profumo, l’equipaggio non decide di attraccare su quella che si rivelerà esser chiamata l’isola dei beati, governata dal cretese Radamanto (giudice dei morti). Qui si trovano alcuni personaggi famosi defunti, come Ulisse, Omero, Socrate e Pitagora.
Successivamente la nave raggiunge l’isola dei sogni per poi arrivare all’isola di Ogigia. Qui Luciano trova Calipso alla quale cede una lettera che Omero nell’isola dei Beati si era raccomandato di consegnarle. Proseguendo per mare la nave si imbatte prima in strani pirati poi in una fittissima selva in mezzo all’oceano.
Luciano e i suoi uomini, dopo aver scoperto nuove isole misteriose, finalmente raggiungono i pressi del continente agli antipodi del mondo. Mentre l’equipaggio discute sul da farsi una tempesta sbatte la nave contro la riva lasciando gli avventurieri su quella nuova terra. Il racconto si conclude all’improvviso con la promessa di continuare la storia nei libri che seguiranno.[5]
Analisi dell'opera
Periodo storico
Gli studiosi non sono affatto concordi nel collocare la Storia vera nella cronologia, anche relativa, dello scrittore. Alcuni studiosi, come Artiside Colonna[6] e Quintino Cataudella[7], attribuiscono l'opera alla tarda età di Luciano, a un periodo che segue la spedizione di Marco Aurelio contro i Parti, ovvero dopo il 180 d.C.
Altre fonti, come una memoria pubblicata negli Atti dell'Accademia Polacca[8] di Taddeo Sinko, collocano la Storia vera nel periodo giovanile dell'attività artistica di Luciano.
Un'ulteriore discordia tra gli studiosi riguarda la possibilità che i due libri che compongono l'opera siano stati prodotti in periodi diversi. Questa ipotesi giustificherebbe la maturità di conoscenze e il particolare possesso di strumenti espressivi acquisiti nella stesura del secondo libro.
Tecniche narrative
La Storia vera è un’opera narrativa autobiografica suddivisa in due libri. Come dichiara Luciano stesso nel prologo[9], solo una cosa di quest’opera è vera, ovvero il fatto che in essa non ci sia proprio nulla di vero. Dal principio l’autore dichiara il suo intento, cioè quello di procurare nel lettore un momento di relax. Non mancano i riferimenti alle opere affini alla sua nell’inventare cose del tutto fuori dalla realtà, e Luciano offre una parodia di queste opere.
La formula artistica della Storia vera, come si nota già nei primi episodi, è nell’esagerazione, ma un’esagerazione che non mira, come accade nell’epica, a sbalordire il lettore, bensì a farlo ridere. Così Luciano scrive di pulci-sagittario grosse quanto dodici elefanti, della pancia della balena capace di contenere una città di diecimila abitanti, o dell’esercito del sole costituito da sessanta milioni di unità. All’esagerazione iperbolica viene accostata un’altra tecnica espressiva, che è l’opposto dell’esagerazione, ovvero la precisazione e la descrizione minuziosa dei dati evidentemente esagerati. Questo accostamento crea un contrasto che mette in risalto l’aspetto grottesco della narrazione. Un altro espediente utilizzato da Luciano è quello di rievocare i personaggi e le divinità del passato riproponendoli in una dimensione più umana (per esempio quando Calipso dopo la lettura della lettera di Ulisse chiede se Penelope fosse realmente così tanto bella come lui diceva, o quando Tersite fa causa ad Omero per diffamazione).[10]
Giudizi critici
Renzo Nuti scrive in Il romanzo classico[11]:
"Anche nella monografia Come si debba scrivere la storia Luciano entra in polemica, con tanto buon senso, cogli storici del suo tempo, che si atteggiavano a tanti Erodoto, Tuclidide o Senofonte. Ma quella che, nell'opera testé citata, è polemica condotta con serietà, nella Storia vera è caricatura, è parodia che supera i limiti della storiografia contemporanea per risalire fino a Erodoto, esce dal campo della storiografia per estendersi a quello della filosofia, abbandona i generi letterari tradizionali per investire il nuovo genere del romanzo."
Altri autori, come Emile Chambry, osservano come la Storia vera sia[12]
"una parodia dei racconti favolosi di Ulisse alla corte di Alcinoo, e di altri racconti dello stesso genere.".
In generale, l'opera attesta l'ingegno e la creatività di Luciano; Giuseppe Lojacono scrive in proposito[13]:
"Ma espressione creativa esso pure di un ingegno originale, di uno spirito bizzarmente intuitivo, rappresenta il finale motivo classico della letteratura greca nel suo tramonto.".
Influenze culturali
La Storia vera si può considerare un precursore del romanzi di fantascienza moderni. Alcune opere ispirate allo scritto lucianeo sono: i Viaggi di Gulliver di Swift, l' Utopia di T. Moro, l' Ile des plaisirs di Fénelon, L'autre Monde ou les Estats et empires de la Lune et du Soleil di Cryano de Bergerac, le Ventimila leghe sotto i mari di J. Verne, il Gargantua et Pantagruel di Rabelais e anche l' Orlando Furioso e Pinocchio.
Tuttavia difficilmente si troverà una sopravvivenza della Storia vera di Luciano nel folclore medievale o moderno.[14]
Note
- ↑ Nicola Festa, Luciano di Samosata, Enciclopedia italiana, 1934
- ↑ Luciano di Samosata e Quintino Cataudella (a cura di), Storia vera, Milano, Rizzoli, 1990, p. 8.
- ↑ Taddeo Sinko, Atti dell'Accademia Polacca, Krakow, 1947, tomo LXVII, n. 5, Symbolae chronologicae ad scripta Plutarchi etLuciani, pp. 35-69.
- ↑ Luciano di Samosata e Quintino Cataudella (a cura di), Storia vera, Milano, Rizzoli, 1990, pp. 5-18.
- ↑ Luciano di Samosata e Quintino Cataudella (a cura di), Storia vera, Milano, Rizzoli, 1990, pp. 53-159.
- ↑ Artiside Colonna, Letteratura greca, Torino, Lattes, 1962, pp. 736-744.
- ↑ Luciano di Samosata e Quintino Cataudella (a cura di), Storia vera, Milano, Rizzoli, 1990, p. 29.
- ↑ Taddeo Sinko, Atti dell'Accademia Polacca, Krakow, 1947, tomo LXVII, n. 5, Symbolae chronologicae ad scripta Plutarchi etLuciani, pp. 35-69.
- ↑ Luciano di Samosata e Quintino Cataudella (a cura di), Storia vera, Milano, Rizzoli, 1990, pp. 53-57.
- ↑ Luciano di Samosata e Quintino Cataudella (a cura di), Storia vera, Milano, Rizzoli, 1990, pp. 19-27.
- ↑ Renzo Nuti, Quintino Cataudella (a cura di), Il romanzo classico, p. 270.
- ↑ Emile Chambry, Lucien, Oeuvres complètes, vol. I, pp. 14.
- ↑ Giuseppe Lojacono, Il riso di Luciano, Catania, 1932, pp.247.
- ↑ Luciano di Samosata e Quintino Cataudella (a cura di), Storia vera, Milano, Rizzoli, 1990, p. 36.
bibliografia
- Luciano di Samosata e Quintino Cataudella (a cura di), Storia vera, Milano, Rizzoli, 1990.
- Nicola Festa, Luciano di Samosata, Enciclopedia italiana, 1934
- Artiside Colonna, Letteratura greca, Torino, Lattes, 1962.
- Taddeo Sinko, Atti dell'Accademia Polacca, Krakow, 1947.