Chiesa e convento di Santa Maria in Selva: differenze tra le versioni

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*Omero Nardini, ''La Chiesa e il Convento di S. Maria in Selva: con alcune notizie storiche tratte da appunti di P. Tullio Zazzeri'', Buggiano, Comune di Buggiano, 2001.
*Omero Nardini, ''La Chiesa e il Convento di S. Maria in Selva: con alcune notizie storiche tratte da appunti di P. Tullio Zazzeri'', Buggiano, Comune di Buggiano, 2001.
*Ministero della Cultura, ''Chiesa di Santa Maria in Selva: Buggiano, 1643 ca - 1648 ca'', <<Catalogo generale dei Beni Culturali>>, <https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/0900375310>

Versione delle 16:12, 3 feb 2025

La chiesa e convento di Santa Maria in Selva sono due edifici religiosi costruiti nel XIII secolo e situati nell’omonima frazione del comune di Buggiano, in provincia di Pistoia.

Storia

L'inurbamento degli Ordini Mendicanti nella seconda metà del XIII secolo ha portato i frati agostiniani dell'Heremotorium de Cerralto a fondare il complesso religioso nella selva della pianura di Buggiano, da cui prese il nome. I frati costruirono la chiesa e il piccolo convento, formato da un chiostro e da una stanza adibita a dormitorio, lungo l'antica strada medievale delle Cerbaie (oggi via Livornese).

Nel XIV secolo, lo sviluppo del complesso è stato rallentato da eventi politici e naturali, quali la Battaglia di Montecatini (1315), il saccheggio della città di Buggiano ad opera di Castruccio Castracani (1316) e l'epidemia di peste nera (1348). Nel XVI secolo, la bonifica granducale della pianura di Buggiano ha favorito la nascita della frazione di Santa Maria in Selva attorno al complesso religioso.

Lo sviluppo urbanistico del XVIII secolo ha portato alla costruzione della Strada Regia Traversa della Valdinievole (oggi via Buggianese) sul lato opposto agli edifici religiosi. L'intersezione di questa strada con quella delle Cerbaie ha definito la forma triangolare del prato adiacente alla chiesa.

Successivamente, gli edifici sono stati ampliati e abbelliti fino alla chiusura del convento, dovuta alla soppressione degli ordini religiosi da parte del governo francese (1808) e italiano (1866). Dopo una lunga trattativa con il comune, il 2 aprile del 1883 Padre Benigno Pera ha ristabilito la comunità dei religiosi, acquistando il convento per 15.000 lire.

Durante il XX secolo, invece, il convento è stato adibito a ospedale militare (dal 1914 al 1918), poi a istituto ecclesiastico (dal 1959 al 1962) e, infine, a scuola elementare (dal 1974 al 1992). Nel 2023 i frati dell'Ordine di Sant'Agostino hanno lasciato definitivamente il convento, ponendo fine a una presenza durata più di 750 anni.

Descrizione convento

Esterno

Prato

Il prato, adiacente al complesso religioso, è stato per lungo tempo conteso tra i frati del convento e il comune di Buggiano. Nel 1765 la contesa della proprietà si è trasformata in un processo giudiziario. In quell’anno, i frati costruirono un muretto perimetrale al prato e il comune protestò, rivendicandone l'uso pubblico. In seguito, entrambe le parti presentarono a processo vari documenti storici, tra i quali: l'elenco dei beni del convento (incluso il prato) da parte dei frati e una delibera del 1723, che confermava l'uso pubblico del prato, da parte del comune. L'accesa discussione tra le parti si interruppe nel 1808 con la soppressione del convento, ma riprese con la riappropriazione del prato da parte della comunità religiosa, ristabilitasi nel convento. Il processo si concluse definitivamente nel 1866 con il passaggio del prato alla proprietà comunale.

Interno

Sala Capitolare

Scoperta nel 1952, la sala capitolare conserva ancora la facciata originale in mattoni. La facciata, in stile romantico, presenta al centro una porta d'ingresso con ai lati due finestre con doppia apertura, sulle quali poggiano archi a tutto sesto. Le finestre laterali sono divise da una colonnina in pietra serena con capitello e basamento decorati con motivi a foglie d'acanto. All'interno della sala si trovano mobili d'epoca, ceramiche e un dipinto seicentesco a olio su tela raffigurante la Vergine Annunziata.

Chiostro

Il chiostro, anche detto "del Brunelleschi", è situato all'interno del convento di Santa Maria in Selva. Probabilmente costruito da Andrea Cavalcanti, detto “il Buggiano”, presenta una pianta quadrata e uno stile rinascimentale. Il chiostro è delimitato da un corridoio coperto da volte a crociera e sostenuto da colonne in pietra serena che sorreggono il piano superiore. Il colonnato poggia su un muro basso, caratterizzato da due aperture. In passato, questo passaggio facilitava il collegamento dagli alloggi dei forestieri alla sala capitolare. La pavimentazione del chiostro è ricoperta da lastre di pietra irregolari che favoriscono lo scorrimento dell'acqua piovana. Sulla parete sud vi sono i resti di un portale monumentale che un tempo collegava il chiostro agli orti del convento. Alla fine del 2001 è stato restaurato e dotato di un sistema di illuminazione.

Descrizione chiesa

Esterno

La chiesa, costruita in laterizio, è stata consacrata nel 1280 dal vescovo di Lucca Paganello da Porcari. Antistanti alla facciata sorgevano un piccolo cimitero e l'antica cappellina dell'Annunciazione, oggi non più visibili. La decorazione esterna seguiva i canoni stilistici dell'arte tardo gotica, come dimostra la traccia, ancora visibile, della finestra originale collocata sul fianco nord. Tra il 1685 e il 1688, invece, sono stati aggiunti dei pilastri di sostegno lungo il fianco nord e sulla facciata della chiesa.

La facciata

La facciata, ultimata nel 1688, è divisa in due parti da una gronda in mattoni. La parte inferiore ospita al centro l'ingresso della chiesa e due pilastri decorativi ai lati. L'ingresso è incorniciato da un arco a tutto sesto ed è formato da un portone in legno massiccio, su cui poggia un architrave in pietra serena. Quest'ultimo è sovrastato da una lunetta decorata da un affresco risalente al 1800, legato al tema dell'Annunciazione. La parte superiore, invece, presenta due finestre moderne e lo stemma degli agostiniani in pietra serena.

Il Campanile

Il campanile, collocato sul fianco nord della chiesa, è stato realizzato assieme alla costruzione dell'edificio religioso. In origine, presentava una conformazione a vela ed era situato tra la parete sinistra e la facciata della chiesa. In seguito ai lavori avvenuti nel 1647, il campanile ha assunto la struttura a torre. Nel 1926 sono stati eseguiti ulteriori interventi, quali l'aggiunta di finestroni con archi a sesto acuto, una copertura ornata con merli ghibellini e un orologio a quattro quadranti.

Affreschi

Sacra Conversazione

L'affresco della Sacra Conversazione è stato dipinto da un autore ignoto nella metà del XVI secolo sulla parete di fondo dell'antica cappellina dell'Annunciazione. Attualmente, è posizionato sulla parete destra della navata ed è incorniciato da finti pilastri decorati con motivi elaborati. La Vergine siede su di un alto gradino in pietra, mentre tiene il Bambino con entrambe le mani. Indossa un abito rosso e un lungo velo celeste che lascia intravedere i piedi incrociati. In basso, si dispongono quattro santi: a sinistra Sant'Agostino e San Giovanni Battista, a destra San Lorenzo e San Nicola da Bari. Un recente restauro ha scoperto alcuni frammenti di un antico disegno preparatorio sottostanti l'affresco. Tale disegno, probabilmente rovinato, è stato sostituito per volere dei frati dalla Sacra Conversazione.

Padre Eterno Benedicente

L'affresco raffigurante l'Eterno Padre Benedicente si colloca all’interno di una lunetta posta al di sopra l'affresco della Sacra Conversazione. Il Padre Eterno emerge dallo sfondo ocra, circondato da cherubini alati e da nuvole bianche. Raffigurato nell'atto di benedire, tiene in mano un libro aperto contenente i simboli dell'Alfa e dell'Omega. L’opera è delimitata da un bordo decorato con motivi geometrici.

S. Agostino trionfante sull'eresia

S. Agostino trionfante sull'eresia (o Gloria di Sant'Agostino con il trionfo della chiesa sull'eresia) è un'opera ad olio su tela realizzata nel 1760 dal pittore pesciatino Innocenzo Ansaldi. L'opera risente le influenze tardobarocche fiorentine unite ad un'iconografia classicheggiante. La figura di Sant'Agostino, in abito vescovile, è circondata da angeli e da cherubini. Il santo volge gli occhi al cielo mentre trionfa sull'eresia, impersonificata da una donna dai capelli serpentiformi.

Sant'Agostino fra Santi

L'affresco di Sant'Agostino fra Santi è datato 1410 e si trova tra il secondo e il terzo altare della parete di destra. Lo stile pittorico del dipinto segue quello tipico della scuola fiorentina dell'Orcagna. Nonostante il recente restauro, l'opera, in passato composta dalle figure di cinque santi, risulta incompleta. Ad oggi, sono ancora visibili tre santi, quali Sant' Agostino (con i simboli episcopali), Santa Caterina d'Alessandria (con i simboli del suo martirio) e San Leonardo de Limoges. Le restanti figure sono andate perdute nel 1643. Inoltre, nel 1642 la parte inferiore dell'affresco è stata distrutta per ricavare la porta di accesso al chiostro.

Ciclo di Affreschi

Nei primi anni del Settecento, le lunette della navata e quelle del soffitto sono state affrescate dal pittore fiorentino Niccolò Nannetti. Il ciclo di affreschi è composto da vari dipinti, quali:

Apoteosi della Madonna
La Madonna in gloria sorregge il Bambino col braccio sinistro mentre mostra una cintura con la mano destra. Al centro della scena, la figura emerge da uno sfondo luminoso, circondata da nuvole e da un gruppo di angeli e putti alati
Sant'Agostino e il Mistero della Trinità
Rappresenta l'incontro avvenuto tra Sant'Agostino e un fanciullo intento a svuotare il mare con una conchiglia. Il dipinto simboleggia l'incapacità dell'uomo a comprendere pienamente il mistero divino
San Tommaso da Villanova
Ritratto del santo mentre aiuta i bisognosi

Inoltre, Niccolò Nannetti ha realizzato altre due decorazioni: quella delle volte della navata e quella della lunetta sopra il secondo altare di sinistra e di destra. Quella di sinistra raffigura l'episodio del Miracolo di Cordoba, accaduto nel 1602. Quella di destra, invece, ritrae la messa celebrata da S. Nicola da Tolentino per aiutare a ridurre la permanenza delle anime dei defunti in Purgatorio.

Cronotassi dei priori in carica dal 1936 al 2022

Priore Periodo
Vitalino Balestri da Vernio 1936 - 1942
Giovanni Fagni da Cecina di Larciano 1942 - 1945
Vitalino Balestri da Vernio 1945 - 1948
Giorgio Canè da Bologna 1948 - 1951
Renzo Spadoni da Borgo a Buggiano 1951 – 1967
Mario Giglioli da San Gimignano 1957 – 1963
Giuseppe Cisana da Ponte San Pietro-Bergamo 1963 – 1966
Mario Giglioli 1966 – 1969
Giuseppe Cisana 1969 – 1977
Umberto Romano Morelli 1977 – 1981
Giuseppino Romani da Monsummano Terme 1981 – 1985
Mario Giglioli 1985 – 1989
Giuseppino Romani da Monsummano Terme 1989 – 2022

Fiera in Selva

La fiera di Santa Maria in Selva è un evento popolare che si svolge dal 25 al 27 marzo di ogni anno lungo le due vie principali che circondano il complesso religioso. La sua origine, sebbene sconosciuta, sembra essere legata al culto del tabernacolo dell'Annunicazione custodito nell'antica cappellina. Nel 1376, l'umanista Lino Coluccio Salutati ha attribuito alla fiera una funzione mercantile. Questo nuovo aspetto, sommato a quello religioso, ha rafforzato la posizione strategica della fiera all'interno del territorio. In seguito, ha attraversato un periodo di declino dovuto ai ripetuti conflitti tra i mercanti e i frati del convento. Nel 1800, però, ha riacquisito la sua importanza, distinguendosi dalle altre fiere per l'ampia offerta di prodotti enogastronomici e botanici esposti dai commercianti. Nonostante la scomparsa di alcune tradizioni popolari, la fiera continua a coinvolgere gli abitanti della zona e numerosi visitatori con bancarelle e giostre.

Note


Bibliografia

  • Celeste Funicelli, Gli affreschi cinquecenteschi di Santa Maria in Selva a Borgo a Buggiano: una proposta per lo Scalabrino pistoiese, in: Nicola Bottari Scarfantoni (a cura di), «Bullettino Storico Pistoiese», vol. 122, Pistoia, 2020, (terza serie LV), pp.91-119. Bullettino 2020


  • Omero Nardini, La Chiesa e il Convento di S. Maria in Selva: con alcune notizie storiche tratte da appunti di P. Tullio Zazzeri, Buggiano, Comune di Buggiano, 2001.