Incidente di Černobyl′: differenze tra le versioni
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Il 9 settembre 1982 si verificò un incidente che provocò il crollo di una parte dell’Unità 1, episodio che venne tenuto nascosto per anni; ciò fu causato da una valvola di raffreddamento difettosa, la quale causò il surriscaldamento di un tubo e il danneggiamento della grafite presente nel reattore. Le conseguenze di questo primo incidente furono la fuoriuscita di combustibile e grafite dai tubi, che provocarono notevoli radiazioni. Nonostante la causa reale dell'incidente fosse la scarsa qualità di un componente del reattore, la colpa fu attribuita a un ingegnere. | Il 9 settembre 1982 si verificò un incidente che provocò il crollo di una parte dell’Unità 1, episodio che venne tenuto nascosto per anni; ciò fu causato da una valvola di raffreddamento difettosa, la quale causò il surriscaldamento di un tubo e il danneggiamento della grafite presente nel reattore. Le conseguenze di questo primo incidente furono la fuoriuscita di combustibile e grafite dai tubi, che provocarono notevoli radiazioni. Nonostante la causa reale dell'incidente fosse la scarsa qualità di un componente del reattore, la colpa fu attribuita a un ingegnere. | ||
==Le cause dell'incidente== | |||
===Test dell'unità 4=== | |||
Pochi minuti dopo l'una del mattino del 26 aprile 1986, nello stabilimento dell’Unità 4 erano presenti centosettantasei addetti, mentre a pochi metri di distanza, nell’Unità 5, si trovavano altri duecentosettantasei operai. In quel momento, il reattore RBMK dell’Unità 4 di Černobyl′ stava per essere sottoposto a un test che consisteva nel provare una funzione di sicurezza che avrebbe dovuto autoalimentare la centrale per un minuto in caso di blackout di corrente. Infatti, nell’eventualità di un’interruzione di corrente, le turbine avrebbero dovuto continuare a girare e, di conseguenza, a produrre energia elettrica in quantità sufficiente ad alimentare le pompe per il tempo necessario all’accensione del generatore di sicurezza. Questo test in realtà sarebbe dovuto essere effettuato 3 anni prima ma il direttore Viktor Brjuchanov sottoscrisse di aver effettuato tutti i test per anticipare l’apertura dell’impianto, con la promessa di svolgerli in futuro. | |||
Per iniziare il test, un operatore avrebbe dovuto diminuire la potenza dell’impianto per poter inserire duecentoundici barre di controllo che avrebbero simulato il blackout, ma fin da subito iniziarono i problemi dovuti alla scarsa preparazione degli operatori del turno notturno, ai quali erano stati affidati degli appunti scritti a mano con numerose cancellature. | |||
===Errore umano=== | |||
Alle 00:28 l’operatore Leonid Toptunov commise un errore fatale mentre si apprestava ad abbassare la potenza, abbassando a 30 megawatt termici il livello della potenza, che non sarebbe dovuto essere inferiore ai 1500 megawatt; a causa di questo enorme abbassamento, il reattore non riuscì a produrre la potenza necessaria all’accensione del generatore di sicurezza. Nonostante ciò, il responsabile del test Anatolij Djatlov prese la decisione di non interromperlo, ed ordinò agli operatori di rialzare i livelli di potenza del reattore; Toptunov inizialmente si rifiutò di eseguire l’ordine poiché avrebbe violato le procedure di sicurezza, ma in seguito accettò la richiesta del responsabile, riuscendo a rialzare la potenza del reattore a circa 200 megawatt dopo circa mezz’ora, ritraendo la metà delle barre di controllo che erano state inserite per simulare il blackout. | |||
La potenza raggiunta era comunque insufficiente per eseguire il test; perciò, Djatlov e l’ingegnere Aleksandr Akimov rialzarono manualmente le rimanenti barre di controllo (lasciandone inserite solamente otto invece di quindici, numero minimo consentito) e collegarono al reattore le otto pompe che trasportavano acqua refrigerante, violando per la seconda volta le norme di sicurezza e creando così una diminuzione di vapore con conseguente rallentamento della turbina. | |||
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L’incidente di Černobyl′ è avvenuto nella notte del 26 aprile del 1986 a causa del fallimento del test di sicurezza del reattore numero 4 della centrale, causando l’incidente nucleare più grave della storia, il quale ha provocato numerose morti e sfollamenti degli abitanti delle zone limitrofe, oltre a numerose ripercussioni negli anni seguenti dovute alle radiazioni sprigionate dall’esplosione.
La centrale
Funzionamento della centrale nucleare
Il funzionamento di una centrale nucleare si basa sulla fissione nucleare, un processo in cui i nuclei di atomi pesanti, come l'uranio, vengono scissi in due nuclei più leggeri, liberando una grande quantità di energia termica, la quale viene utilizzata per riscaldare l'acqua, trasformandola in vapore. Il vapore ad alta pressione viene poi indirizzato verso delle turbine, che fanno girare un generatore producendo così energia elettrica. Successivamente, il vapore viene raffreddato e condensato nuovamente in acqua per essere riutilizzato nel processo, creando un ciclo che produce continuamente energia.
In questo processo sono quindi distinguibili cinque fasi:
- fissione nucleare all’interno del reattore
- produzione di calore
- generazione di vapore
- generazione di energia elettrica per mezzo del moto delle turbine
- raffreddamento del vapore che verrà riutilizzato
Centrale nucleare V.I. Lenin di Černobyl′
La costruzione della centrale nucleare V.I. Lenin venne avviata nel 1970 dal ministero dell'Energia dell’URSS a quindici chilometri a nord di Černobyl′, in una zona isolata vicina al confine settentrionale dell’Ucraina e al fiume Pripyat. Allo stesso tempo, per ospitare più di cinquantamila operatori e alle loro famiglie, a tre chilometri dalla centrale venne costruita la città di Pripyat. La costruzione fu affidata all’esperto di turbine Viktor Brjuchanov, che si occupò di supervisionare la costruzione, assumere operai e acquistare macchine e materiali edilizi.
Nonostante numerose complicazioni dovute alla scarsa qualità dei macchinari, il 26 novembre del 1977 venne completata la costruzione del primo reattore definito come “Unità 1”, ed in seguito vennero ultimati altri tre reattori: l’Unità 2 nel 1978, l’Unità 3 nel 1981 e l’Unità 4 nel 1983. Tutti i reattori avevano le stesse dimensioni: 7 metri di altezza e 11,8 metri di larghezza. Questi erano reattori di grande potenza (RBMK-1000), in grado di produrre mille megawatt di energia elettrica tramite due turbogeneratori a vapore, utilizzando l’uranio come combustibile; inoltre, le Unità 5 e 6, che al momento del disastro erano in fase di costruzione, non furono mai ultimate.
A causa di questioni economiche però la struttura che ospitava il reattore RBMK di Černobyl′ non fu mai dotata di tutti i sistemi di sicurezza necessari, e quindi, nonostante non si sarebbe dovuta approvare la costruzione di un impianto sprovvisto di questi parametri fondamentali, i ministri sovietici decisero che non erano necessarie misure di sicurezza maggiori. Alcuni scienziati e ingegneri dell'epoca erano in totale disaccordo con questa decisione, come ad esempio Anatolij Djatlov, capo della centrale di Chernobyl, il quale, dopo l'incidente, dichiarò che “il reattore RBMK era destinato ad esplodere”.
Incidente del 1982
Il 9 settembre 1982 si verificò un incidente che provocò il crollo di una parte dell’Unità 1, episodio che venne tenuto nascosto per anni; ciò fu causato da una valvola di raffreddamento difettosa, la quale causò il surriscaldamento di un tubo e il danneggiamento della grafite presente nel reattore. Le conseguenze di questo primo incidente furono la fuoriuscita di combustibile e grafite dai tubi, che provocarono notevoli radiazioni. Nonostante la causa reale dell'incidente fosse la scarsa qualità di un componente del reattore, la colpa fu attribuita a un ingegnere.
Le cause dell'incidente
Test dell'unità 4
Pochi minuti dopo l'una del mattino del 26 aprile 1986, nello stabilimento dell’Unità 4 erano presenti centosettantasei addetti, mentre a pochi metri di distanza, nell’Unità 5, si trovavano altri duecentosettantasei operai. In quel momento, il reattore RBMK dell’Unità 4 di Černobyl′ stava per essere sottoposto a un test che consisteva nel provare una funzione di sicurezza che avrebbe dovuto autoalimentare la centrale per un minuto in caso di blackout di corrente. Infatti, nell’eventualità di un’interruzione di corrente, le turbine avrebbero dovuto continuare a girare e, di conseguenza, a produrre energia elettrica in quantità sufficiente ad alimentare le pompe per il tempo necessario all’accensione del generatore di sicurezza. Questo test in realtà sarebbe dovuto essere effettuato 3 anni prima ma il direttore Viktor Brjuchanov sottoscrisse di aver effettuato tutti i test per anticipare l’apertura dell’impianto, con la promessa di svolgerli in futuro. Per iniziare il test, un operatore avrebbe dovuto diminuire la potenza dell’impianto per poter inserire duecentoundici barre di controllo che avrebbero simulato il blackout, ma fin da subito iniziarono i problemi dovuti alla scarsa preparazione degli operatori del turno notturno, ai quali erano stati affidati degli appunti scritti a mano con numerose cancellature.
Errore umano
Alle 00:28 l’operatore Leonid Toptunov commise un errore fatale mentre si apprestava ad abbassare la potenza, abbassando a 30 megawatt termici il livello della potenza, che non sarebbe dovuto essere inferiore ai 1500 megawatt; a causa di questo enorme abbassamento, il reattore non riuscì a produrre la potenza necessaria all’accensione del generatore di sicurezza. Nonostante ciò, il responsabile del test Anatolij Djatlov prese la decisione di non interromperlo, ed ordinò agli operatori di rialzare i livelli di potenza del reattore; Toptunov inizialmente si rifiutò di eseguire l’ordine poiché avrebbe violato le procedure di sicurezza, ma in seguito accettò la richiesta del responsabile, riuscendo a rialzare la potenza del reattore a circa 200 megawatt dopo circa mezz’ora, ritraendo la metà delle barre di controllo che erano state inserite per simulare il blackout. La potenza raggiunta era comunque insufficiente per eseguire il test; perciò, Djatlov e l’ingegnere Aleksandr Akimov rialzarono manualmente le rimanenti barre di controllo (lasciandone inserite solamente otto invece di quindici, numero minimo consentito) e collegarono al reattore le otto pompe che trasportavano acqua refrigerante, violando per la seconda volta le norme di sicurezza e creando così una diminuzione di vapore con conseguente rallentamento della turbina.