Vittorio Emanuele III: differenze tra le versioni
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Alla morte di Umberto I, avvenuta il 29 luglio 1900 in seguito a un attentato anarchico a Monza, Vittorio Emanuele si trovava con la moglie Elena in crociera in Grecia. La coppia rientrò rapidamente in Italia, facendo tappa a Reggio Calabria per poi raggiungere Monza.<ref>Spinosa, ''Vittorio Emanuele III. L'astuzia di un re'', pp. 78-92</ref> Salito al trono, il nuovo sovrano stabilì la residenza della famiglia reale a Villa Ada, riservando il Palazzo del Quirinale prevalentemente alle funzioni istituzionali.<ref>Spinosa, ''Vittorio Emanuele III. L'astuzia di un re'', p. 109</ref> | Alla morte di Umberto I, avvenuta il 29 luglio 1900 in seguito a un attentato anarchico a Monza, Vittorio Emanuele si trovava con la moglie Elena in crociera in Grecia. La coppia rientrò rapidamente in Italia, facendo tappa a Reggio Calabria per poi raggiungere Monza.<ref>Spinosa, ''Vittorio Emanuele III. L'astuzia di un re'', pp. 78-92</ref> Salito al trono, il nuovo sovrano stabilì la residenza della famiglia reale a Villa Ada, riservando il Palazzo del Quirinale prevalentemente alle funzioni istituzionali.<ref>Spinosa, ''Vittorio Emanuele III. L'astuzia di un re'', p. 109</ref> | ||
===Politica interna=== | |||
In ambito di politica interna, Vittorio Emanuele III si discostò in parte dall’impostazione del padre, che aveva sostenuto una linea repressiva nei confronti delle rivendicazioni delle classi lavoratrici. Il nuovo re adottò un atteggiamento più aperto e favorì un progressivo allentamento della repressione sociale.<ref>Spinosa, ''Vittorio Emanuele III. L'astuzia di un re'', pp.93-94</ref>Nel 1901, in seguito alla caduta del governo Saracco, il sovrano affidò l’incarico di presidente del Consiglio a Giuseppe Zanardelli, esponente del centrosinistra, che nominò ministro dell’Interno Giovanni Giolitti. L’azione di governo inaugurò una fase di riforme che caratterizzò il primo decennio del Novecento, spesso definito dalla storiografia come un periodo di relativa stabilità e crescita. In questi anni l’Italia conobbe uno sviluppo industriale significativo, il rafforzamento del sistema scolastico, il raggiungimento della parità aurea, la statalizzazione delle ferrovie, l’introduzione del suffragio universale maschile e un processo di modernizzazione agricola e industriale, con l’affermazione dei principali gruppi dell’industria pesante. | |||
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Versione delle 17:17, 13 gen 2026
Vittorio Emanuele III (Napoli, 1869 - Alessandria d'Egitto, 1947) è stato sovrano d'Italia dal 1900 al 1946, oltre a Imperatore d'Etiopia dal 1936 al 1943 e re d'Albania dal 1939 al 1943. Ha seguito l'Italia in tutte le vicende più drammatiche e significative del '900, dal primo conflitto mondiale fino all'instaurazione della Repubblica nel paese.
Infanzia e giovinezza
Vittorio Emanuele Ferdinando Maria Gennaro di Savoia nacque a Napoli l'11 novembre 1869 dal re Umberto I e la moglie Margherita di Savoia. La scelta della città partenopea, come luogo di nascita del principe, non fu casuale: si voleva cercare di favorire un processo di integrazione fra l’Italia settentrionale e meridionale, in quegli anni profondamente e drammaticamente diverse. Per questo, al piccolo Vittorio fu conferito il titolo di ‘principe di Napoli’.[1]
Durante l’infanzia Vittorio Emanuele presentò una costituzione fisica fragile e una statura minuta, probabilmente anche in relazione alla consanguineità dei genitori, influenzando il suo carattere e alimentando in lui un forte senso di insicurezza.[2] Fu spesso afflitto da dolori alle gambe, che limitarono la sua attività fisica. Tali condizioni lo portarono a dedicarsi con particolare impegno allo studio, sviluppando un profondo interesse per la cultura e la ricerca storica; in più occasioni manifestò il desiderio di rinunciare alla successione al trono per condurre una vita appartata, dedicata all’insegnamento e agli studi.[3]
Il rapporto con i genitori fu distaccato. Durante l’infanzia ebbe come principale figura affettiva la balia Bessie, mentre in adolescenza fu affidato al colonnello Egidio Osio, che gli impose una rigorosa formazione militare. Questo addestramento contribuì al rafforzamento fisico del principe e favorì una rapida carriera nell’esercito, che lo portò a raggiungere il grado di colonnello già nel 1890.[4]
Si sposò tardi per gli standard regali, che fissavano in circa ventiquattro anni l’età massima per il matrimonio, e questo perché il ragazzo mostrò sempre molta insofferenza all’idea di prendere moglie, dando enormi preoccupazioni ai genitori e persino alle corti straniere. Fu Crispi il primo a proporre alla regina Margherita il nome di Elena Montenegro, sesta figlia del principe Nicola. Gli incontri fra Vittorio ed Elena furono abilmente organizzati affinché sembrassero casuali, così da far credere al principe di aver scelto autonomamente la donna da sposare. Con grande gioia della famiglia, Vittorio si fidanzò ufficialmente con Elena il 18 agosto 1896, all’età di ventisette anni. La giovane rinunciò al credo ortodosso e il 24 ottobre 1896 si celebrarono le nozze.[5] I figli arrivarono qualche anno dopo, e numerosi: Jolanda nel 1901, Mafalda nel 1902, Umberto nel 1904, Giovanna nel 1907 e Maria Francesca nel 1914.[6]
Ascesa politica
Alla morte di Umberto I, avvenuta il 29 luglio 1900 in seguito a un attentato anarchico a Monza, Vittorio Emanuele si trovava con la moglie Elena in crociera in Grecia. La coppia rientrò rapidamente in Italia, facendo tappa a Reggio Calabria per poi raggiungere Monza.[7] Salito al trono, il nuovo sovrano stabilì la residenza della famiglia reale a Villa Ada, riservando il Palazzo del Quirinale prevalentemente alle funzioni istituzionali.[8]
Politica interna
In ambito di politica interna, Vittorio Emanuele III si discostò in parte dall’impostazione del padre, che aveva sostenuto una linea repressiva nei confronti delle rivendicazioni delle classi lavoratrici. Il nuovo re adottò un atteggiamento più aperto e favorì un progressivo allentamento della repressione sociale.[9]Nel 1901, in seguito alla caduta del governo Saracco, il sovrano affidò l’incarico di presidente del Consiglio a Giuseppe Zanardelli, esponente del centrosinistra, che nominò ministro dell’Interno Giovanni Giolitti. L’azione di governo inaugurò una fase di riforme che caratterizzò il primo decennio del Novecento, spesso definito dalla storiografia come un periodo di relativa stabilità e crescita. In questi anni l’Italia conobbe uno sviluppo industriale significativo, il rafforzamento del sistema scolastico, il raggiungimento della parità aurea, la statalizzazione delle ferrovie, l’introduzione del suffragio universale maschile e un processo di modernizzazione agricola e industriale, con l’affermazione dei principali gruppi dell’industria pesante.
Note
- ↑ Spinosa, Vittorio Emanuele III. L'astuzia di un re, p. 15
- ↑ Spinosa, Vittorio Emanuele III. L'astuzia di un re, p. 3
- ↑ Spinosa, Vittorio Emanuele III. L'astuzia di un re, p. 31
- ↑ Spinosa, Vittorio Emanuele III. L'astuzia di un re, pp. 27-45
- ↑ Spinosa, Vittorio Emanuele III. L'astuzia di un re, pp. 46-70
- ↑ Paolo Colombo, «Vittorio Emanuele III di Savoia, re d’Italia», in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell’Enciclopedia Italiana – Treccani, https://www.treccani.it/enciclopedia/vittorio-emanuele-iii-di-savoia-re-d-italia_(Dizionario-Biografico)/
- ↑ Spinosa, Vittorio Emanuele III. L'astuzia di un re, pp. 78-92
- ↑ Spinosa, Vittorio Emanuele III. L'astuzia di un re, p. 109
- ↑ Spinosa, Vittorio Emanuele III. L'astuzia di un re, pp.93-94
Bibliografia
- Antonio Spinosa, Vittorio Emanuele III. L'astuzia di un re, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1990
- Paolo Colombo, Vittorio Emanuele III di Savoia, re d’Italia, Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell’Enciclopedia Italiana – Treccani, https://www.treccani.it/enciclopedia/vittorio-emanuele-iii-di-savoia-re-d-italia_(Dizionario-Biografico)/, 2020.