Gabriele D'Annunzio: differenze tra le versioni
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===Le ultime opere=== | ===Le ultime opere=== | ||
Negli ultimi anni D’Annunzio abbandona progressivamente il romanzo tradizionale e si orienta verso forme più autobiografiche e diaristiche. Tra queste si ricordano ''Contemplazione della morte'' (1913), ''Faville del maglio'', ''Leda senza cigno'' (1916-1918) e soprattutto ''Notturno'' (1921), scritto durante la convalescenza seguita alla temporanea perdita della vista. In queste opere lo stile diventa più frammentario, leggero e musicale, segnando una fase di profonda introspezione. | Negli ultimi anni D’Annunzio abbandona progressivamente il romanzo tradizionale e si orienta verso forme più autobiografiche e diaristiche. Tra queste si ricordano ''Contemplazione della morte'' (1913), ''Faville del maglio'', ''Leda senza cigno'' (1916-1918) e soprattutto ''Notturno'' (1921), scritto durante la convalescenza seguita alla temporanea perdita della vista. In queste opere lo stile diventa più frammentario, leggero e musicale, segnando una fase di profonda introspezione. | ||
==Imprese politiche e militari== | |||
Allo scoppio della Prima guerra mondiale, Gabriele D’Annunzio assunse un ruolo di primo piano nella campagna interventista. | |||
Il 5 maggio 1915, a Quarto, dichiarò pubblicamente il proprio intento di entrare nel conflitto, incitando apertamente l’Italia a prendervi parte; tale posizione trovò il suo momento culminante nel discorso pronunciato al Campidoglio il 17 maggio 1915. | |||
Dopo l’entrata in guerra dell’Italia (1915), D’Annunzio partecipò attivamente alle operazioni militari, nonostante l’età non più giovane. Arruolatosi come volontario, prese parte ad azioni particolarmente rischiose, soprattutto nell’ambito dell’aviazione. | |||
Tra le imprese più note si ricordano: | |||
*La beffa di Buccari (1918) | |||
*Il volo su Vienna (1918) | |||
Nel corso della guerra subì anche gravi ferite, tra cui un danno alla vista che influenzò la composizione del ''Notturno''. | |||
Le eroiche imprese del poeta-soldato furono ricompensate con cinque medaglie d’argento, una di bronzo, una d’oro e tre promozioni per merito di guerra. | |||
Nel giugno 1919 lasciò l’esercito, ma poco dopo divenne protagonista della sua più celebre iniziativa politica: l’occupazione di Fiume. Nella notte tra l’11 e il 12 settembre 1919, con 287 volontari, partì da Ronchi alla volta della città, occupandola e ottenendo, due giorni dopo, il ritiro del presidio interalleato. | |||
Divenuto “comandante” della città, instaurò una forma di governo autonomo dando vita alla Reggenza italiana del Carnaro. | |||
Il 13 novembre 1919 occupò anche Veglia, Arbe e Albona, territori che il trattato di Rapallo assegnava alla Jugoslavia; si ritirò solo quando le truppe guidate dal generale Enrico Caviglia ricorsero all’uso delle armi, episodio passato alla storia come il ''Natale di sangue'' (1920). | |||
Dopo questi eventi, D’Annunzio non prese più parte attiva alla vita politica, ritirandosi nella sua villa di Gardone Riviera. Solo il 3 agosto 1922 tornò a parlare pubblicamente, rivolgendosi alla folla milanese dal balcone del palazzo comunale, sottratto dai fascisti all’amministrazione socialista allora in carica. | |||
Versione delle 17:31, 28 dic 2025
Gabriele d'Annunzio poeta, narratore e drammaturgo è stato uno dei maggiori scrittori italiani del Decantetismo. La sua opera è segnata da un forte estetismo, dal culto della bellezza e da una ricerca stilistica raffinata. Accanto all'attività letteraria svolse un ruolo politico e militare di rilievo, partecipando alla Prima guerra mondiale e guidando l'impresa di Fiume.
Vita
Gabriele D’Annunzio nacque a Pescara il 12 marzo 1863 da Francesco Paolo D’Annunzio e Luisa de Benedictis. Il padre, adottato da uno zio benestante, entrò nel notabilato locale e fu per breve tempo sindaco di Pescara; la madre proveniva da una ricca famiglia di Ortona. Le due figure genitoriali, molto diverse tra loro, influenzarono profondamente la sua formazione come emerge anche nei suoi scritti autobiografici, in particolare nel Notturno.
Primo figlio maschio molto atteso, ricevette un’educazione particolarmente curata. Dopo i primi studi a Pescara, frequentò il Collegio Cicognini di Prato (1874-1881), distinguendosi per l’eccellenza negli studi, nelle attività sportive e per l’eleganza personale. In questi anni sviluppò una forte passione per la lettura e subì l’influenza decisiva di Giosuè Carducci. Quest’ultima ebbe un ruolo fondamentale nella sua formazione poetica, lo spinse infatti ad innovare il verso italiano abbandonando la rima tradizionale e introducendo forme metriche più libere.
Nel 1879, ancora studente, pubblicò la sua prima raccolta poetica, Primo vere, che segnò l’inizio della sua carriera letteraria. Trasferitosi a Roma nel 1881 per gli studi universitari, che non concluse, si inserì rapidamente negli ambienti giornalistici e letterari e collaborò alla Cronaca bizantina. Pubblicò Canto novo e Terra vergine e visse anni di intensa mondanità celebrati nell’Intermezzo di rime (1883) raccolta audace e provocatoria.
In un periodo di problemi finanziari sposò la duchessa Maria Hardouin di Gallese, da cui ebbe tre figli, resta incerto se l’unione fu dettata da motivi affettivi o da interessi economici. Negli stessi anni grazie all’aiuto della suocera ottenne un impiego come redattore per La Tribuna. L’attività giornalistica fu per qualche anno intensa e significativa tanto da contribuire al superamento delle difficoltà economiche. In questi anni pubblicò raccolte di novelle e raggiunse il successo con il romanzo Il Piacere (1889), ispirato alla società elegante romana che lo impose come l’interprete dell’estetismo letterario italiano.
Dopo il servizio militare si trasferì a Napoli (1891). Qui intrecciò una relazione con la nobildonna siciliana Maria Gravina Cruyllas dalla quale ebbe altri due figli. A Napoli collaborò con il quotidiano Il Mattino, si avvicinò al pensiero di Nietzsche e pubblicò L’innocente, cui seguì Il trionfo della morte, opera che inaugura la fase del superomismo. Partecipò a una crociera in Grecia e avviò una intensa produzione teatrale: Sogno d’un mattino di Primavera (1897), La Gioconda (1899) e La Gloria (1899) grazie all’incontro con la più grande attrice del tempo, Eleonora Duse con la quale intrecciò una relazione sentimentale.
Eletto deputato nel 1897, ebbe però una breve e poco significativa esperienza politica. Si dedicò quindi quasi esclusivamente alla letteratura, componendo i suoi principali capolavori: Il fuoco, Francesca da Rimini, le Laudi e La figlia di Iorio.
Nel 1910, a causa dei debiti, si rifugiò in Francia, dove scrisse anche in lingua francese e collaborò al cinema, contribuendo al successo di Cabiria. Rientrato in Italia nel 1915, sostenne l’intervento nella Prima guerra mondiale e partecipò a imprese militari celebri come la Beffa di Buccari e il volo su Vienna. Rimasto ferito e quasi ceco, durante la convalescenza scrisse il Notturno.
Nel dopoguerra guidò l’impresa di Fiume (1919-1920), governando la città come Reggente e lasciando come eredità la Carta del Carnaro, costituzione di ispirazione corporativa. Negli ultimi anni visse al Vittoriale degli Italiani, sul Lago di Garda, mantenendo un rapporto ambiguo con il regime fascista. Ricevette importanti onorificenze, tra cui il titolo di principe di Montenevoso e la presidenza dell’Accademia d’Italia.
Morì il 1º marzo 1938 a Gardone Riviera, nel complesso del Vittoriale degli Italiani, lasciando un’eredità culturale vasta e controversa nella letteratura e nella storia italiana.
Opere
Opere giovanili
Le prime esperienze letterarie di Gabriele D’Annunzio sono legate alla rielaborazione dei ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza. Tali motivi compaiono in alcune novelle, tra cui Le vergini, ispirata alle sue prime maestre, e in varie prose memoriali confluite nelle Faville del maglio (1911-1914).
Nel 1879, ancora studente, pubblicò Primo vere, la sua prima raccolta poetica, in cui sono già evidenti l’influenza di Carducci e il gusto per la rappresentazione della natura e delle sensazioni. A questa seguirono Ode a re Umberto e In memoriam (1880), raccolta dedicata alla nonna defunta. Queste opere risentono fortemente del classicismo ottocentesco, ma rivelano anche una precoce tendenza alla sensualità, al paganesimo e all’esaltazione della natura.
Nel 1882 uscì Canto novo, considerato dalla critica il capolavoro della sua giovinezza, in cui emerge una poesia istintiva e panica, profondamente immersa nella natura. Parallelamente alla produzione poetica, D’Annunzio si dedicò anche alla prosa: Terra vergine (1882) e Il libro delle vergini (1884) sono raccolte di novelle in cui il gusto lirico prevale sulla costruzione narrativa tradizionale.
Le novelle abruzzesi
Un momento centrale della produzione giovanile è rappresentato dalle Novelle di San Pantaleone (1886), poi confluite nelle Novelle della Pescara (1902). In questi testi D’Annunzio descrive il mondo contadino abruzzese, dominato da istinti primitivi, sensualità violenta e fatalismo. La natura e il corpo diventano protagonisti assoluti di una visione cupa e tragica dell’esistenza.
L'estetismo e i romanzi
Negli anni ottanta e novanta D’Annunzio si avvicina all’estetismo. A questa fase appartengono opere come Intermezzo di rime (1883), Isotteo e La Chimera (1885-1888), che lo stesso autore definì esercizi, esperimenti e giochi stilistici, caratterizzati da una forte ricerca formale.
Con Il piacere (1889) si ha una svolta decisiva: attraverso la figura di Andrea Sperelli, D’Annunzio costruisce il ritratto dell’esteta raffinato e sensuale, dando vita a una sorta di autobiografia spirituale. Il romanzo offre anche celebri descrizioni della Roma papale e seicentesca ed è considerato uno dei risultati più alti della sua narrativa.
Nei romanzi successivi — Giovanni Episcopo (1892), L’Innocente (1892), Il trionfo della morte (1894), Le vergini delle rocce (1896), Il fuoco (1900) — l’autore sperimenta diverse soluzioni ideologiche (compassione, volontarismo, mito del superuomo), con esiti diseguali. Le pagine più riuscite restano quelle dominate dalla sensualità, dal paesaggio e dalla rappresentazione della decadenza morale e fisica.
Forse che sì forse che no (1910) rappresenta l’estremo approdo dell’estetismo dannunziano: il romanzo mette in scena il conflitto tra sensualità e volontà di dominio, portando all’estremo il mito del superuomo. I personaggi agiscono al di fuori di ogni morale comune e il paesaggio, più che realistico, diventa un’esplosione disordinata di sensazioni.
Teatro
Nel teatro D’Annunzio ottenne alcuni dei suoi risultati migliori. Tra le opere principali figurano Francesca da Rimini (1901), caratterizzata da un linguaggio arcaizzante e musicale, e soprattutto La figlia di Iorio (1904), ambientata in Abruzzo, in cui il vero protagonista è il paesaggio e la cultura popolare più che i singoli personaggi.
Le ultime opere
Negli ultimi anni D’Annunzio abbandona progressivamente il romanzo tradizionale e si orienta verso forme più autobiografiche e diaristiche. Tra queste si ricordano Contemplazione della morte (1913), Faville del maglio, Leda senza cigno (1916-1918) e soprattutto Notturno (1921), scritto durante la convalescenza seguita alla temporanea perdita della vista. In queste opere lo stile diventa più frammentario, leggero e musicale, segnando una fase di profonda introspezione.
Imprese politiche e militari
Allo scoppio della Prima guerra mondiale, Gabriele D’Annunzio assunse un ruolo di primo piano nella campagna interventista.
Il 5 maggio 1915, a Quarto, dichiarò pubblicamente il proprio intento di entrare nel conflitto, incitando apertamente l’Italia a prendervi parte; tale posizione trovò il suo momento culminante nel discorso pronunciato al Campidoglio il 17 maggio 1915. Dopo l’entrata in guerra dell’Italia (1915), D’Annunzio partecipò attivamente alle operazioni militari, nonostante l’età non più giovane. Arruolatosi come volontario, prese parte ad azioni particolarmente rischiose, soprattutto nell’ambito dell’aviazione. Tra le imprese più note si ricordano:
- La beffa di Buccari (1918)
- Il volo su Vienna (1918)
Nel corso della guerra subì anche gravi ferite, tra cui un danno alla vista che influenzò la composizione del Notturno.
Le eroiche imprese del poeta-soldato furono ricompensate con cinque medaglie d’argento, una di bronzo, una d’oro e tre promozioni per merito di guerra.
Nel giugno 1919 lasciò l’esercito, ma poco dopo divenne protagonista della sua più celebre iniziativa politica: l’occupazione di Fiume. Nella notte tra l’11 e il 12 settembre 1919, con 287 volontari, partì da Ronchi alla volta della città, occupandola e ottenendo, due giorni dopo, il ritiro del presidio interalleato. Divenuto “comandante” della città, instaurò una forma di governo autonomo dando vita alla Reggenza italiana del Carnaro.
Il 13 novembre 1919 occupò anche Veglia, Arbe e Albona, territori che il trattato di Rapallo assegnava alla Jugoslavia; si ritirò solo quando le truppe guidate dal generale Enrico Caviglia ricorsero all’uso delle armi, episodio passato alla storia come il Natale di sangue (1920).
Dopo questi eventi, D’Annunzio non prese più parte attiva alla vita politica, ritirandosi nella sua villa di Gardone Riviera. Solo il 3 agosto 1922 tornò a parlare pubblicamente, rivolgendosi alla folla milanese dal balcone del palazzo comunale, sottratto dai fascisti all’amministrazione socialista allora in carica.